- Ricordi di sabbia -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo primo: pagine e speranze -

Il deserto somigliava sempre più ad un mostro dalle mille gobbe. Ma la principessa non si dava per vinta.
Le dune di sabbia finissima la facevano cadere e ricadere, il vento le scompigliava i lunghi capelli biondi, il caldo le bruciava il volto e la gola. Ma lei doveva continuare.
Non avrebbe mai rinunciato.
Non voleva.
Il suo destino le sembrava stupido, privo di senso, così come la sua vita.
Ma la vita di lui... Quella era importante, quella era vitale. E per ritrovarlo, avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Riportò alla mente le ultime parole che il padre le aveva detto prima di lasciarla andare.
Le sembrava passato un secolo, da allora.
Magari era davvero passato così tanto tempo...
Ormai sapeva solo una cosa: voleva ritrovare lui.

Ma suo padre non aveva voluto lasciarla partire.
E così aveva deciso di scappare: aveva legato una corda al davanzale della finestra e si era calata giù.
Ma ad aspettarla c'era proprio il Re.
- Come... – aveva tentato di dire Zelda, ma il padre l'aveva interrotta:
- Ti conosco troppo bene, figlia mia. –
Si erano abbracciati e il Re aveva detto, piano, come se avesse avuto paura di disturbare il silenzio:
- Se vuoi veramente ritrovarlo, io non ti posso fermare. Non sarebbe giusto. Sappi, però, che potrai tornare qui in qualunque momento. Io ti aspetterò fino alla morte. E ogni volta che sentirò la tua mancanza, mi basterà pensare al sole: luminoso, sicuro e deciso come te. A presto, figlia. –
- A presto, padre mio. –
Il loro ultimo dialogo.
La rendeva ancora felice. Ma da una parte la rattristava terribilmente.
Strano che fosse uno dei pochi ricordi che ancora ricordava così distintamente.
Forse il deserto era una prigione maligna, che tramutava le persone in corpi vuoti, senza anima e senza ricordi...
In effetti, da quando si trovava lì, Zelda sentiva qualcosa di importante, di veramente bello, attraversarle la mente e uscirne fuori per scomparire tra le dune del deserto.
I suoi ricordi?
Possibile che non se ne fosse accorta prima? Era stata troppo occupata a proteggere l'immagine di lui vivo e salvo, per pensare a salvare i suoi ricordi?

Sì, doveva essere andata così...

Che stupida era stata.
Quasi non ricordava più chi fosse...
Zelda. La principessa di Hyrule.

Continuò a camminare. Il sole stava tramontando e cominciava a fare freddo. Si avvolse nella lunga coperta che si era portata dietro. Si sentì meglio, ma il freddo continuava lo stesso ad entrare nei vestiti leggeri come un serpente malvagio, che aspettava il momento migliore per mordere la propria preda.
Non si fermò neppure quando il sole scomparve del tutto dietro le alte dune di sabbia.
La luna illuminava il suo cammino, ma allo stesso tempo creava ombre strane e brutte che apparivano nei punti più improbabili. Sembrava quasi che stessero seguendo la principessa.

D'improvviso, dal nulla, apparve una piccola baracca di legno.
Sembrava disabitata.
Zelda bussò tre volte, ma non aprì nessuno. Spinse, allora, la porta mezza marcia e sbirciò dentro. C'era una grande confusione: tre sedie era gettate a terra, rotte; un tavolo giaceva appoggiato al muro; l'unico letto della stanza era sfondato.
Per terra, fogli e pezzi di legno bruciati. Le finestre erano senza vetri e il tetto aveva un buco enorme, da dove entrava, ogni tanto, un po' di sabbia, sospinta dal vento.
Stanca e affranta, la principessa si gettò sul letto e si addormentò, con il freddo nel cuore.
E mentre riposava, si spense in lei il ricordo della sua fanciullezza.

Quando si svegliò, era ormai giorno. Nella baracca, il caldo sembrava sciogliere ogni cosa.
Scendendo dal letto, si accorse che accanto ad una delle sedie, giaceva qualcosa.
Lo raccolse: era un piccolo quaderno.
Lo aprì e cominciò a sfogliarne le pagine.
Molte erano bianche, ma su di alcune spiccava una scrittura chiara e ordinata.
Curiosa, la principessa lesse la prima pagina che aveva trovato scritta. Se la ricordava bene, perché in un angolo c'era una grande macchia di inchiostro.

18 maggio, giorno

Questo quaderno è stato una manna dal cielo! Girovagando come un'anima in pena per il deserto, mi sono accorto che qui aleggia qualcosa di oscuro e... malvagio.
Un qualcosa che toglie i ricordi dalla mente delle persone.
Se non voglio dimenticare nulla della mia vita passata, devo scrivere da qualche parte ciò che ancora riesco a ricordare.
Per questo, il quaderno nel quale sto scrivendo è un vero e proprio tesoro.
Comincerò con lo scrivere i ricordi della mia infanzia.
Sono stati belli e pieni di avventure. Nel vero senso della parola!
E ho scoperto di essere

Qui la persona misteriosa aveva finito di scrivere. Probabilmente, qualcosa lo aveva interrotto.
Ma cosa?
E poi, cosa più importante, chi aveva scritto quelle righe?
Lui?
La scrittura sembrava quella di un maschio.
E le ultime tre righe facevano pensare proprio a colui che Zelda stava cercando senza sosta...
Guardò di nuovo la data: 18 maggio.
"Tre giorni fa", pensò la principessa.
Decise di tenersi il quadernetto: c'erano altre pagine da leggere e da scoprire...
E poi, il metodo usato dal ragazzo (perché Zelda aveva deciso che "lo scrittore" era un maschio) le sembrava molto furbo. C'erano delle pagine bianche che avrebbero raccolto i suoi ricordi.
Anche se gliene erano rimasti davvero pochi.
Trovò per terra una matita e la infilò in tasca.
Poi uscì, provando quasi nostalgia e tristezza nel lasciare la casupola.

Solo qualche ora più tardi, si accorse di non ricordare più nulla della sua infanzia.
Ciò la spaventò molto, ma ormai non poteva fare più nulla: continuò a camminare, e, sebbene il caldo fosse opprimente, avvertì un brivido freddo lungo la schiena.

Passarono tre giorni, durante i quali la principessa scrisse sul quaderno e continuò a camminare per ore.
Le scorte di acqua e cibo stavano per finire, ma per fortuna vide una bellissima oasi, in lontananza. Arrivata alla pozza d'acqua, riempì le tre borracce fino all'orlo e raccolse molti datteri dalle palme basse.
Poi riprese il viaggio, con la speranza che lasciava posto ai dubbi.

CONTINUA NEL SECONDO E ULTIMO CAPITOLO