- Il vecchio -

Racconto di Lafaiette

- PROLOGO -

Dopo un'era durante la quale il mare inghiottì le Antiche terre di Hyrule, le città furono velate da foglie e muschio.
Le isole divennero ombre, su cui pesava l'acqua gelida e vuota.
E l'arte della scrittura fu cancellata dalle menti.
Ma in questa Hyrule ormai dimenticata dalle Dee che, una volta, la crescevano come una di loro, c'era una persona, un vecchio solitario, che ricordava ancora la storia del giovane Eroe partito per salvare la sorella.
Erano passati mille anni.
Link, Nem, Aril...
Tre fratelli.
Il vecchio ricordava bene la loro storia.
Ma erano rimaste poche persone a cui raccontarla.
Il vecchio viaggiava per quelle terre desolate e riconosceva, grazie alla sua cultura, le rovine dove un tempo si innalzava il mulino o la torre di una città.
La barchetta gialla, piena di dipinti simili a mostri, era il suo mezzo per attraversare Hyrule.
Si poteva viaggiare solo con barche e navi.
Eppure - sapeva il vecchio - un tempo quelle onde erano prati e quei pochi pesci che vedeva ogni tanto erano uccelli.
Tutto questo millecento anni prima.
Il vecchio spesso veniva chiamato nei
pèrfu, i rifugi di Hyrule, dove gruppi di persone si stanziavano per la vita.
I
pèrfu erano quasi sempre grotte ricavate da colonne enormi sopravvissute all'inabissamento delle isole.
Le grotte erano piccole, ma dato che molti cercavano riparo dai flutti freddi e senza pietà, erano sempre colme di gente.
Il vecchio, chiamato da qualche messaggero coraggioso, seguiva quest'ultimo sino al
pèrfu dove occorreva la sua presenza e si metteva all'opera.
Dove serviva una medicazione, lui provvedeva; se c'era bisogno di un consiglio saggio, il vecchio rifletteva ore e alla fine si pronunciava; dove la scrittura era necessaria per qualche motivo di cui il vecchio non si impicciava, ecco la sua mano frugare nel suo sacco e tirarne fuori penna e calamaio.
Tutti lo chiamavano "l'Anziano".
Lui preferiva non essere chiamato.
Desiderava solo apprendere e far apprendere.
La sua mente era così piena di informazioni, date e avvenimenti che non c'era più posto per i ricordi.
E così, aveva dimenticato.
Tutto.
Sapeva - o meglio, ricordava - solo una cosa sul suo passato: non aveva mai avuto un padre.
Morto?
Chissà: forse fuggito.
Ma sua madre - che non poteva essere definita un ricordo, bensì una parte della sua anima e della sua mente - l'aveva sempre davanti agli occhi: magra, pallida, ma sempre felice.
Perchè?
Chi lo rammentava più...
E anche se lo rammentava, aveva rinchiuso quella informazione in una parte sconosciuta del suo cuore.

Un giorno, mentre viaggiava per Hyrule, un ragazzo su di una misera barcaccia si avvicinò alla sua.
Lo chiamò con un "Ehi!" e gli fece un cenno con la mano.
Il vecchio lo guardò con i suoi profondi occhi neri, simili a carbone, e attese.
Quegli occhi così vivi sembravano voler dire: "Parla, ti ascolto, ma sii veloce!".
Il ragazzo, la folta zazzera rossa scomposta dal vento, capì e gli disse di seguirlo.
Il vecchio pronunciò una sola parola: "
Pèrfu?".
Il giovane annuì, quasi esitando; se gli occhi del vecchio erano dolci, la sua voce era fredda e impaziente.
Durante il viaggio, il vecchio parlò solo due volte.
Prima chiese il nome del ragazzo, poi se sapesse scrivere.
"Mi chiamo Iato. Ma l'arte del saper scrivere è ormai andata persa. So solo leggere, signore."
Il vecchio borbottò qualcosa e non parlò più.
Dopo qualche ora, giunsero ad una colonna gigantesca, le cui fondamenta sprofondavano nel mare.
Era stata scavata una grotta piuttosto grande e il vecchio vide una donna, un uomo e due bambini seduti intorno ad un minuscolo tavolo.
"È la mia famiglia." disse il ragazzo e attraccarono le barche, legando due corde ad un gancio che sporgeva dalla colonna.
Il vecchio entrò nella grotta.
La donna, rossa in viso, lo fissò con quello sguardo tipico delle madri timide e poco autoritarie.
L'uomo, invece, sembrava contento di vederlo e lo fece sedere, senza una parola, su un cuscino.
I due bambini si aggrapparono alle gambe del fratello maggiore e risero, negli occhi l'innocenza tipica dei piccini.
"Cosa volete? Avete bisogno di uno scrivano? I bambini sono malati?" chiese il vecchio, stringendo il suo bastone.
L'uomo scosse la testa; era un tipo dall'aria intelligente, aveva i capelli rossi e irti, il viso smunto e pallido e una folta barba.
"Cosa volete, allora? Il ragazzo desidera forse imparare a scrivere?"
Questa volta, fu la donna a negare.
Era molto graziosa: aveva gli occhi verdi, il naso a patatina e una corta chioma di capelli biondicci le incorniciava il viso paffutello.
Il vecchio mantenne la calma, ma nel profondo del cuore era seccato.
"Cosa volete, dunque?"
Iato mise sul tavolo una tazza e una brocca verde e servì una tisana amara al vecchio, ma questi la rifiutò.
Finalmente, l'uomo parlò.
"Sappiamo che nessuno vi ha mai chiesto nulla del genere. Abbiamo riflettuto molto prima di farvi portare qui."
"Nostra figlia è scomparsa." continuò la donna, con una voce soave e spaventata. "Da più di tre giorni. Era uscita con la sua barca, per pescare qualcosa, ma non è tornata. L'abbiamo cercata ovunque!"
Il vecchio alzò di più il capo, gli occhi divenuti inespressivi.
"Voi... siete l'unico che può ritrovarla!" disse l'uomo. "Vi scongiuro, riporti qui Rida!"
Il vecchio si alzò e uscì dalla grotta senza dire una parola.
La donna urlò e gli corse dietro.
Lo afferrò per la veste azzurra.
"La prego, non può rifiutare! Chi mi ridarà la mia bambina??"
La poveretta scoppiò in lacrime e cadde in ginocchio sul piccolo spiazzo di sabbia che circondava la colonna; il vecchio sciolse la corda che teneva legata la sua barca e partì, senza voltarsi.