- Il vecchio -

Racconto di Lafaiette

- CAPITOLO UNO -

Il vecchio tornò nel suo pèrfu.
Doveva pensare.
Non aveva mai affrontato una situazione del genere.
Ritrovare una bambina!
Il Mare era vastissimo. Ci avrebbe messo troppo.
Non sapeva neppure l'età della fanciulla.
Poteva avere quattordici anni - età che il vecchio reputava colma di indipendenza e maturità -, ma poteva averne anche cinque o sei.
E se era così piccola, non poteva abbandonarla...
Lì a Hyrule, però, ormai si maturava in fretta.
Il Mare costringeva a lasciare l'infanzia prima del dovuto e a sprofondare nelle preoccupazioni che affliggono gli adulti.
Si poteva vedere tutti i giorni qualche bambino serio ma spaventato pescare alla ricerca di cibo sostanzioso.
Cibo che arrivava raramente: il Mare era divenuto poco pescoso e a causa del notevole tempo passato su imbarcazioni, il popolo di Hyrule non sapeva più nuotare.
Si diceva che gli unici a saperlo ancora fare, fossero gli Zora, ma non si vedevano da più di millecento anni.
I Goron si erano estinti da più di mille anni: le acque non erano fatte per loro.
Il vecchio sapeva che, un tempo, in quella terra desolata, dove il sole era perennemente coperto da nubi grigiastre, la vita era abbondante e le razze vivevano felici. Peccato non essere vissuti durante quella era.
I Falchi Viaggiatori erano volati via.
Gli umani erano rimasti soli.
Senza nessuno a cui chiedere aiuto.
Fuggire verso le terre vicine era impossibile: una fitta nebbia circondava i confini di Hyrule, come una muraglia invalicabile.
Il vecchio desiderava tornare indietro nel tempo, per poter finalmente vedere Hyrule viva, piena di sole e felicità.
Sapendo che una volta era meraviglioso, aveva finito per odiare quel mondo così lugubre e triste.
La sua unica consolazione era ridare un po' di gioia a quella gente che, più di mille anni prima, era in perfetto legame con le Dee.
Sapere di discendere da una razza nobile e intelligente come gli Hylia, riempiva il vecchio di orgoglio e vergogna insieme.
Se l'avessero visti!
Ormai gli umani era divenuti animali: costretti a vivere in sudicie grotte, senza saper leggere e nuotare in un mondo dove l'acqua abbondava!
Il vecchio a volte si pentiva di sapere così tanto a proposito dei tempi precedenti.
La sua cultura gli donava solo nostalgia - come se fosse vissuto in quelle epoche! - e solitudine.
Seduto nel suo rifugio, pensava a tutto ciò.
Per l'ennesima volta.
Poi, la sua mente cambiò argomento: la bambina.
Doveva ritrovarla o lasciare perdere?
E la sua fama di uomo saggio e buono? Cosa sarebbe accaduto alla sua reputazione, alla sua figura che tutti prendevano come esempio?
Pensando di essere l'unico con un po' di cultura e cervello, il vecchio era divenuto superbo, anche se non lo dava a vedere.
Credeva di essere una persona importantissima, idolatrata da tutti per le sue conoscenze e per i suoi consigli.
In realtà, gli abitanti di Hyrule lo rispettavano, ma nulla di più; per loro era solo un vecchio molto colto, ma burbero.
Pensando alla sua reputazione, il vecchio si decise e il giorno dopo tornò dalla famiglia della bimba.
La madre, vedendolo, si illuminò di una gioia indicibile e l'uomo dai capelli rossi sorrise soddisfatto.
Sapeva che il vecchio avrebbe accettato.
"Gli anni della bambina." disse il vecchio con la sua voce rude e fredda.
"Tredici." rispose la donna. "Compiuti due giorni fa."
Il vecchio annuì e volle la descrizione completa della fanciulla.
Gli dissero che era una ragazza alta, magra come un chiodo, dai capelli biondicci e gli occhi scuri; il naso dritto e sottile, la fronte alta e la bocca carnosa.
"Quando la vedrà, la riconoscerà subito." disse Iato. "I suoi occhi sono sempre tristi."
Il vecchio brontolò qualcosa che suonava come: "Triste? Perchè mai?"
Iato osò rispondere, anche se non era sicuro delle parole pronunciate dal vecchio.
"Beh, non sappiamo il perchè, Anziano. Si mette sempre in un angolo, pensierosa, e non parla con nessuno per moltissime ore. È il suo carattere."
Il vecchio guardò il ragazzo con i suoi occhi indecifrabili e partì, senza salutare.
Disse solo "Peccato." con un tono di voce molto deluso.
Nessuno capì.

Da dove cominciare?
Il Mare era immenso.
Come poteva trovare una ragazzina?
Seduto nella sua barchetta, il vecchio rifletteva.
La madre di Rida gli aveva detto che la figlia, il giorno in cui scomparve, era andata a pescare.
Dove?
Lì vicino, le era parso di aver visto qualcosa muoversi nell'acqua.
Se erano pesci, aveva detto la fanciulla, tanto meglio.
Se era stata solo una sua impressione, nulla di grave. Ci era abituata.
Così aveva detto ed era partita sulla sua barca bianca.
La madre l'aveva osservata dalla grotta per qualche minuto, poi si era addormentata.
Quando aveva riaperto gli occhi, la figlia era svanita.
All'inizio, la donna aveva pensato che fosse andata a fare un breve giro, ma quando era calata la sera, aveva capito che qualcosa non andava.
Iato e suo padre erano partiti alla ricerca di Rida, ma invano.
Non l'avevano trovata.
"Quanto dormì?" aveva chiesto il vecchio alla madre.
"Non saprei. Forse mezz'ora... non so dirle."
"E i suoi tre figli e suo marito? Loro non osservavano la fanciulla?"
"No, perchè erano andati da alcuni amici. Ero sola."
Dove poteva essersi cacciata?
Il vecchio ispezionò i dintorni.
Non vide nulla.
Nessuna traccia, un indizio, niente.
Poi girò in vari pèrfu, chiedendo della ragazza.
Ma nessuno l'aveva vista.
Quando scese la sera, il vecchio tornò nella sua grotta.
Non aveva trovato niente.
Non sapeva cosa pensare.
Non aveva mai affrontato situazioni del genere.
Per consolarsi, cominciò a leggere un libro.

Era l'unico abitante di Hyrule a possederne.
Non li prestava a nessuno, erano i suoi unici amici.
La sera, si sedeva su un cuscino, con accanto alcune candele e leggeva per ore.
Da lontano, il suo rifugio sembrava una luce formata da tante piccole Fate.
I libri del vecchio erano esclusivamente storici.
Ecco come sapeva tutte quelle cose sui Tempi Antichi.
Conosceva anche l'Antica e l'Antichissima Lingua e questa era, secondo lui, una conoscenza indispensabile per essere definiti "colti".
Nessuno sapeva dove li avesse trovati: i libri, a Hyrule, erano scomparsi da più di mille anni, distrutti dall'umidità e da alcuni incendi.
Ma si narrava, di pèrfu in pèrfu, che alcuni di quei volumi, scampati miracolosamente ai disastri naturali e caduti nelle mani del vecchio, appartenessero alla Biblioteca Reale di Hyrule, la quale era stata sommersa durante la Grande Inondazione.
Il vecchio aveva finito per credere a queste parole e spesso, forse senza volerlo, si vantava di avere tra le mani gli stessi libri che millecento anni prima il Re aveva toccato.
Quella sera, prese un volume piuttosto piccolo e cominciò a leggere.
Era l'unico libro che gli restava da leggere: gli altri li aveva letti da cima a fondo.
Ma era così complicato - era scritto nella Lingua Antichissima - che doveva interrompersi continuamente per tradurre una parola o per capire il senso di una frase che, di significati, poteva averne a migliaia.
Quel volume era diverso dagli altri.
C'erano alcuni volumi che parlavano solo della Famiglia Reale, altri che descrivevano solo gli avvenimenti delle varie epoche e infine c'erano quelli che informavano su tutti e due gli argomenti.
Ma quel tomo era completamente differente: non parlava né della Famiglia Reale né degli eventi storici.
Parlava di un ragazzo.
Parlava dell'Eroe prescelto dalle Dee millecento anni prima.
Come tutti gli Eroi, si chiamava Link.
Il libro diceva che, prima di scoprire la sua vera identità, era un semplice contadino che aspirava a diventare capo del villaggio.
Il vecchio, all'inizio, credeva di aver tradotto male.
Poteva un contadino divenire un Eroe?
Perchè le Dee non avevano scelto un generale dell'esercito?
Il vecchio non capiva: cosa aveva tanto di speciale quel contadino da poter divenire Eroe?
Anche il giovane che era stato prescelto mille anni prima era solo un pescatore.
Tutti coloro che non avevano un briciolo di sangue nobile nelle vene, erano diventati Eroi.
Possibile?
Dove erano finiti i generali o i coraggiosi nobili che si sacrificavano per il bene di Hyrule?
Possibile che più di mille anni prima, Hyrule veniva salvata da... sempliciotti?
Il vecchio aveva una mentalità ben strana, come si può vedere.
Solo più tardi avrebbe compreso.
Ma sarebbe passato molto tempo...

Il libro si era rivelato sia storico sia narrativo.
Leggendo a fondo, si poteva capire che Hyrule, nel periodo in cui vi era questo Eroe contadino, stava attraversando un brutto momento.
Tra le varie tribù, c'erano problemi di razzismo.
Il vecchio immaginava che millecento anni prima, la pace fosse di casa a Hyrule e quando scoprì il contrario provò un po' di delusione.
La Lingua di quel volume gli stava dando alla testa: era complicatissima e c'erano addirittura giochi di parole intraducibili nella lingua corrente.
Mentre era alle prese con una parola ben strana, udì un rumore.
Si alzò e guardò davanti a sé.
Vedeva qualcosa.
Una barca?
"Chi c'è?" urlò.
Udì un gemito e corse alla sua barchetta.
Si avvicinò a quella che si dirigeva verso il suo rifugio.
Anche se era buio, notò il colore della barca: era bianca.
Capì chi era la figura immobile accasciata nell'imbarcazione e chiamò, con voce incredibilmente dolce:
"Rida..."
La figura si mosse, alzò il capo.
"L'Anziano?" sussurrò la ragazzina; poi svenne.

La famiglia fu felicissima di rivedere la bambina.
L'uomo volle ripagare il vecchio.
"Cosa desidera? Ci chieda qualunque cosa!"
Ma il vecchio non voleva niente.
Voleva solo capire.
Quando si riprese, Rida si ritrovò a rispondere alle domande del vecchio.
"Dove sei stata?"
"Non lo ricordo."
"Hai visto qualcuno? Mostri? Persone?"
"Rammento solo una voce, Anziano."
Il vecchio segnava tutto su un quaderno trovato solo lui sa dove, con la sua grafia elegante e minuscola.
"Una voce? Puoi descriverla?"
"Era molto dolce. Sembrava quella di una donna. Mi diceva di stare calma."
"Non udivi altro?"
Rida scosse la testa.
"Mi spiace. Niente."
Il vecchio tornò nel suo pèrfu e vi rimase molto tempo, per riflettere su quella voce.

Qualche giorno dopo, vide comparire Rida.
"Cosa vuoi?" le chiese, piuttosto sgarbato.
Voleva imparare a scrivere, rispose la fanciulla. Era rimasta affascinata dalle lettere che creava il vecchio sulla carta.
Il vecchio acconsentì.
Spesso, molti giovani si presentavano da lui chiedendo lezioni.
Questo lo rendeva felice: desiderava vedere Hyrule come una terra di persone colte e intelligenti.
La ragazzina cominciò subito: apprendeva velocemente e il vecchio ne era soddisfatto.
"Tuo fratello?" chiese il giorno dopo. "Lui non vuole imparare a scrivere?"
"No." rispose sinceramente la fanciulla. "Lui preferisce pescare."
Il vecchio sospirò, deluso.
I giorni passarono.
Alla fine del mese, Rida sapeva scrivere piuttosto velocemente.
"Sai leggere?" le chiese il vecchio.
"Certo."
"E ti piace?"
"Moltissimo!"
Il vecchio non la fece esercitare per quel giorno e le permise di vedere un libro che narrava della Grande Inondazione.
"Posso portarlo a casa?" domandò, speranzosa, la fanciulla, conoscendo già la risposta.
"Assolutamente no!" esclamò infatti il vecchio. "Questi sono libri preziosissimi! Se ti piacciono così tanto, verrai a leggere qualche pagina ogni giorno."
Così fecero.
Nessun allievo del vecchio, dopo aver imparato a scrivere, era più tornato per accrescere la sua cultura.
Questo dispiaceva molto al vecchio, ma ora quella ragazzina si dimostrava diversa.
Lei adorava imparare.
Non si stancava mai, faceva mille domande.
Il vecchio rispondeva senza alcun fastidio: anzi, era impaziente di mostrare a quella fanciulla tutto il suo sapere.
Un pomeriggio, la ragazzina scoppiò in lacrime.
Il vecchio ci rimase di sasso.
"Che ti prende?" chiese, spaesato.
"Tutte quelle razze...! E non possiamo vederle più! Oh, come vorrei vedere uno Zora! E un Goron!"
"Piangi per questo?"
Rida annuì, gli occhi rossi.
"Già... molto triste, vero? Anch'io vorrei vivere nel passato. Ma non si può tornare indietro. Dobbiamo vivere qui, in questo mondo."
"Come è divenuta, la nostra Hyrule..." sospirò la ragazzina. "Chissà come doveva essere bella, millecento anni fa. E sarei curiosa di vedere anche l'Isola Taura che, fino a mille anni fa, illuminava queste acque con il suo faro. Lei no, Anziano?"
"Sarebbe bello, sì." concordò il vecchio.

Dopo qualche mese, Rida mostrò un suo disegno al vecchio.
Era molto brava con la matita.
Il vecchio le aveva regalato qualche foglio di carta - raccolti in chissà quali luoghi! - e una matita.
"Per gli sforzi fatti." le aveva detto. Non aveva mai fatto un regalo a nessuno dei suoi allievi.
Il disegno di Rida era bello.
Raffigurava la Hyrule di mille anni prima, con le isole e gli Arcipelaghi.
"Brava." fu l'unico commento del vecchio.
Rida, un po' delusa, gli regalò il disegno e tornò a leggere la storia di Hyrule.

Il giorno dopo, il vecchio si accorse che, per tutti quei mesi, Rida aveva parlato pochissimo.
Faceva solo domande, ma non parlava mai di altro.
Da una parte, era meglio così. Le chiacchiere inutili era meglio lasciarle perdere, pensava il vecchio.
Ma da un'altra parte, era preoccupato: il silenzio di Rida confermava ciò che aveva detto il fratello.
Il vecchio, sebbene di malavoglia, andò a parlare alla ragazzina, che, seduta su un cuscino, leggeva.
"Senti..." cominciò il vecchio. "Che cosa ti prende? Ti dispiace ancora di vivere in questa Hyrule?"
Rida alzò gli occhi dal libro, sorpresa.
"Non capisco." mormorò.
"Sei sempre strana. Lo dice anche tuo fratello, lo scansafatiche."
La fanciulla rise, sentendo l'aggettivo che era stato dato a Iato, ma poi tornò subito seria.
"Non ho niente. Davvero. Cosa le ha detto mio fratello?"
Il vecchio alzò le magre spalle.
"Dice che il tuo carattere ti costringe a rimanere zitta per ore ed ore e i tuoi occhi sono sempre tristi e lugubri. Ha ragione."
La ragazzina non rispose e riportò gli occhi sul libro.
Il vecchio si offese e, pensando di aver fatto il suo dovere di insegnante, tornò ai suoi studi.

Due giorni dopo, Rida finì il libro che tanto l'aveva appassionata e informò il vecchio di una sua decisione.
"Grazie per il tempo che mi ha concesso. Da oggi, non verrò più a disturbarla."
Il vecchio ci rimase molto male: pensava - o forse sperava? - che la fanciulla sarebbe rimasta ancora per molto tempo.
Non lo aveva ancora capito, ma ormai Rida era diventata, per lui, una sorta di nipotina.
Non diede a vedere la sua delusione e mormorò:
"Come vuoi. Addio, ragazzina."

CONTINUA NEL CAPITOLO DUE