- L'altra parte -

Racconto di Lafaiette

Sapeva di averla persa.
Dopo tutto quello che avevano passato, lei lo aveva lasciato.
Con un sorriso dolce e deciso, era tornata da dove era venuta.
Aveva versato una sola lacrima, quando lui ne stava versando ancora mille.
Perchè non l'aveva fermata?
Sarebbe stato facilissimo: sarebbe bastato correre e prenderla per mano, pregandola di non andare.
Ma forse... sarebbe stato inutile.
Forse il suo amore - se mai lo aveva amato - non l'avrebbe trattenuta.
Lei lo reputava solo un amico, ne era certo.
Erano così diversi...
Non poteva provare nulla per lui, se non affetto.
Semplice affetto.
Questa idea gli bruciava come un fuoco, impossibile da spegnere.
Non riusciva a trovare pace: voleva rivederla, ma da un'altra parte non voleva.
Gli avrebbe procurato solo dolore, sapendo ormai come stavano veramente le cose.
Per di più, la principessa gli aveva assicurato che non c'era più un modo per rivedere l'altra parte.
Ecco, doveva solo rassegnarsi.
Non sarebbe tornata.
E lui non poteva raggiungerla.

Avevano girato tutta Hyrule, insieme.
Cavalcare era diventato un inferno.
Tutto gli ricordava lei.
Spronava sempre la povera Epona, per mutare il paesaggio in chiazze di colore confuse.
Non voleva ricordare, non poteva.
Aveva una missione.
Tutti lo chiamavano "Eroe".
Ma non desiderava questa nomina.
Era un ragazzo semplice, non abituato a momenti di celebrità.
La gente voleva sempre regalargli qualcosa.
Ma lui desiderava solo una cosa e ora non poteva più averla.

Aveva cercato sui libri più antichi, un altro modo per tornare lì.
Ma a quanto pare, ne esisteva solo uno, oltre a quello che ormai doveva scartare.
Fare un sacrificio alle Dee.
I libri non dicevano nulla su quale tipo di sacrificio andasse fatto, ma gli sembrava improbabile un sacrificio umano.
Forse bastava del cibo o qualcosa caro alla persona che richiedeva l'aiuto delle Divinità.
Cosa poteva sacrificare lui?
Possedeva solo una cosa a cui teneva veramente: il borsellino.
Era un ricordo di suo padre.
Poteva dare quello alle Dee.

Si recò al Tempio di Calbarico.
Chiese di restare solo e iniziò le preghiere.
Attese senza sosta un segno, una luce, una voce, ma niente.
Riprese il borsellino, deluso e disperato, e tornò a viaggiare.
La notte era vicina, doveva accamparsi.
Ma proprio mentre tirava fuori la tenda, sentì la tristezza tornare.
Lasciò cadere tutto a terra e, come in uno strano sogno, si allontanò da Epona e dalle sue cose.
Camminò per ore e ore, senza capire i propri desideri, senza preoccuparsi di ciò che poteva accadergli essendo disarmato.
Quando giunse l'alba, i raggi del sole lo risvegliarono, procurandogli un grande dolore agli occhi ormai abituati all'oscurità.
Capì di aver commesso un grave errore e decise di tornare indietro.
Ma solo allora si rese conto di essere nel deserto, quella infinita distesa di sabbia, morte e solitudine.
Il cielo, ancora colorato di rosa, non gli dava più la sensazione di serenità di un tempo e ora che le stelle erano scomparse, non riusciva ad orientarsi.
Si guardò attorno: dove andare?
Aveva sete, le gambe reclamavano un po' di riposo e la testa gli girava.
Doveva trovare un rifugio.
Ordinò alle gambe di muoversi e si guardò attorno.
Ah, il deserto! Come lo odiava!
Lei se n'era andata proprio lì, infatti: aveva giurato di non tornare più in quel luogo maledetto.
Con grande difficoltà, superò una duna piuttosto alta e solo allora capì.
Si trovava nei pressi dell'Arena...
Come aveva fatto a non notarlo prima?
Disperato, cadde a terra.
Perchè? Perchè doveva soffrire così?
Il rimpianto di non averla fermata tornò, più forte delle volte precedenti, e decise di farla finita.
Si alzò e continuò verso l'Arena, mentre un peso gli distruggeva il cuore.

Attraversare il Tempio non fu facilissimo, ma riuscì a superare le trappole e raggiunse la Parte Alta.
Eccola lì, la pietra nera, quella maledetta pietra che mai più si sarebbe illuminata.
Sempre più triste, si avvicinò.
Cosa poteva fare?
Nulla.
Semplicemente nulla.
Volle fare un ultimo tentativo: tirò fuori il borsellino e ripeté le preghiere.
Nulla.
Le Dee disprezzavano il suo dolore.
O forse, il borsellino era una cosa che non potevano accettare. Era troppo futile, stupido.
Serviva qualcosa di più importante.
Si guardò intorno.
Doveva trovare qualcosa... con cui sacrificare.
Una pietra? No, come avrebbe fatto...
Perchè non aveva portato la spada?! Sarebbe stato tutto molto più facile.
Cercò un'arma adatta alle sue esigenze e ad un tratto, la trovò.
La trovò in quella natura che tanto aveva amato.
Una pianta.
Sembrava innocua, ma in realtà possedeva un veleno pericolosissimo.
Con due pietre, schiacciò le foglie sino a creare una pasta verdastra.
La prese in mano e la portò alla bocca.
"Dee che vivete nei cieli, nei mari e nelle terre, vi prego, esaudite il mio desiderio! In cambio, avrete la mia vita!"
Inghiottì la pasta e attese i bruciori.
Ma arrivò, invece, un gran gelo e le membra non risposero più ai suoi comandi.
La vista si annebbiò, ma invece di spaventarsi, si sentì finalmente felice.
Chiuse gli occhi e si lasciò andare.

"Maestà, abbiamo trovato qualcuno, nei pressi della collina."
"Davvero? Chi è, lo sai?"
"Indossa gli abiti del nostro mondo, ma il suo viso è assai diverso dal nostro!"
"È ferito?"
"Sembra di no, Maestà."
"È cosciente?"
"Sì, Vostra Maestà. Si guarda attorno con aria confusa, ma sembra felicissimo di essere qui."
"Uhm..."
"Ha gli occhi viola, ma a volte sembrano blu. I capelli sono biondi e indossa uno strano cappuccio con una tunica. Sopra ha un mantello. Tutto però riporta i nostri simboli, Vostra Grazia."
"Una... tunica?"
"Sì, Maestà. È molto giovane."
La principessa si alzò, frastornata.
Non poteva essere...
Non ci credeva, era impossibile.
Uscì dal Palazzo, le lacrime agli occhi.
Si era spesso ripetuta di aver sbagliato.
Perchè lo aveva rotto?? Era stata una stupida!
Ma lui era venuto, era riuscito a trovare un altro modo.
Era venuto per lei, per starle vicino per sempre.
Sentì la felicità renderla leggera come l'aria e raggiunse la collina.
"Deve essere lui!"
Seduto a terra, c'era un giovane, che parlava con due abitanti.
Quando la vide arrivare, i suoi occhi si illuminarono e si alzò lentamente.
"È lui..."
"È lei..."
Restarono così per qualche secondo, poi lei trovò il coraggio di corrergli incontro.
E piansero.

FINE