- Il vecchio -

Racconto di Lafaiette

- CAPITOLO DUE -

"Sono tornati!"
"Ci salveranno!"
"Dee, grazie! Ce la faremo!"
Il vecchio aprì gli occhi.
Cosa stava accadendo?
Mai il Mare era stato così rumoroso.
Si alzò con fatica e salì sulla sua barca.
Andò verso il luogo ove il rumore era più forte: un cerchio di colonne altissime ornate da felci.
C'erano tantissime barchette, tutte diverse: ma al centro di quella folla, c'era un gruppo di persone identiche tra loro.
Zora.
Il vecchio non credeva ai suoi occhi, come tutti, del resto.
I tre Zora circondati dalle barche sembravano tranquilli e non badavano molto alle domande incessanti delle persone.
A volte, uno di loro rispondeva con un cenno del capo, ma raramente con le parole.
Il vecchio intimò a coloro che gli stavano davanti di lasciarlo subito passare e si recò immediatamente dagli Zora.
"La vostra razza... è stata attesa per molto..." mormorò, con gentilezza. Era stupito: non immaginava gli Zora così belli ed eleganti.
"Come avete fatto a sopravvivere a questo orrore?" chiese lo Zora più giovane.
"Ve ne rendete conto, nevvero?" sospirò il vecchio. "Hyrule non è più quella di un tempo. C'è solo acqua. Ma niente pesci e una muraglia circonda il nostro Regno. Come ci avete trovato, infatti?"
Lo Zora più anziano tirò fuori una bottiglia.
"Dove ci troviamo ora, è difficile trovarne." disse. "Non le fabbrica più nessuno. E abbiamo capito che poteva provenire solo da voi."
"Ma nessuno ricordava più la strada per tornare a Hyrule." continuò lo Zora più bello. "Abbiamo cercato per molti mesi la strada. Poi abbiamo udito un canto che andava oltre qualsiasi cosa Zora o umana. Il canto ci ha condotto qui."
Il vecchio scosse la testa.
"Impossibile!" replicò. "Nessuno canta più a Hyrule. Questo Regno è colmo di tristezza, come si può cantare qui?"
"Chi ha detto che il canto esprimeva gioia o speranza? Quella voce così soave narrava solo infelicità e morte." spiegò lo Zora più anziano.
Il vecchio annuì lentamente. Con un gesto del braccio, invitò gli Zora a seguirlo.
Era eccitato.
Stava per cambiare tutto, lo sentiva.
Gli Zora li avrebbero aiutati, ne era certo!
E quando tutto sarebbe tornato normale, quelle creature meravigliose avrebbero insegnato agli abitanti di Hyrule le Antiche Conoscenze.
Hyrule sarebbe tornata al suo splendore.
Finalmente.

Una volta seduti nel piccolo pèrfu del vecchio, gli Zora gli chiesero il suo nome.
Ma lui, ricordandosi di una promessa, non rispose.
Le creature, allora, gli dissero i loro.
Il più bello si chiamava Celus.
Il più giovane, Raler.
Il più vecchio, Bemus.
Celus tirò fuori la bottiglia: al suo interno, c'era un messaggio.
"Questa lettera ci ha fatto partire." spiegò Raler. "È colma di speranza."
Il vecchio prese il messaggio e lo lesse.
Quando finì, sembrava molto soddisfatto.
"Cosa succede?" chiese Celus.
"So chi ha scritto ciò." rispose il vecchio. "L'unica persona che può possedere della carta, oltre a me."
Gli Zora lo guardarono sorpresi.
"Nessuno sa più scrivere, qui??" esclamò Bemus. "Oh, povera Hyrule..."
"Solo le persone che io ho istruito sanno farlo." disse il vecchio, vergognandosi del suo stesso Regno.
"Come può capire, quindi, chi ha scritto ciò?" disse Celus.
"Riconosco la calligrafia." spiegò, il vecchio, concedendo agli Zora un suo rarissimo sorriso.
"Chi è stato, dunque?"
"Rida, una bambina molto sveglia."
Raler sembrò divertito.
"Una bambina che ha il coraggio di sfidare i flutti con una misera bottiglia... Non lo avrei immaginato."
"Può chiamarla?" chiese Bemus. "Vorremmo conoscerla."
Il vecchio annuì e salì sulla barchetta.
Tornò poco dopo, ma recava brutte notizie.
Rida era malata e non poteva alzarsi.
Il vecchio l'aveva visitata e si era reso conto che non poteva avere grandi emozioni: presentarle gli Zora poteva aggravare la situazione.
"Peccato, ci sarebbe piaciuto conoscerla." disse Bemus. "Ma se è così, non possiamo fare molto."
Il vecchio fu sorpreso da quelle parole.
"Voi non possedete le Antiche Conoscenze? Non c'è un modo per guarire subito quella giovane?"
Raler rise.
"Credete che Hyrule, in passato, sia stata un luogo perfetto, dove non esistevano problemi? Vi sbagliate, non era mica il Sacro Reame! Alcune cose erano possibili solo alle Dee."
L'Anziano annuì, ma sembrava meno convinto di prima.
Raler proseguì: "Quando siamo giunti qui, abbiamo capito che dovevamo aiutarvi. Hyrule è distrutta. Poche sono le possibilità che torni come un tempo. La Famiglia Reale ormai è un lontano ricordo."
Il vecchio annuì.
"Ma" intervenne Celus "voi potete cambiare le cose, grazie al nostro aiuto. Vi condurremo dal nostro capo, oltre la barriera. Lui vi dirà cosa fare."
"Come farò ad attraversarla? Non è possibile ciò che dite!"
"Non preoccupatevi. C'è una breccia, nascosta benissimo ai vostri occhi, grazie alla quale potrete seguirci. L'abbiamo intravista grazie alla voce."
Il vecchio non capì.
"Quando ci siamo avvicinati alla breccia, senza rendercene conto, la voce è divenuta più triste, ma anche più insistente. È stato allora che abbiamo visto lo spazio. E siamo entrati in questo Regno distrutto." spiegò Bemus.
"Capisco." disse il vecchio, sollevato. "Partiamo subito, vi prego! Voglio vedere il mondo che circonda Hyrule."
"Le condizioni di vita sono migliori, ma ci sono ugualmente problemi piuttosto gravi." disse Raler.
"Tipo?"
"Ci sono dei mostri. E ciò non promette nulla di buono. Il Male non deve tornare ora, poiché l'Eroe prescelto dalle Dee non è ancora nato qui a Hyrule. La Triforza è unita, per adesso, la Dama Zora lo sente."
L'Anziano rimase sorpreso.
"Dama Zora? Non conosco nulla in proposito."
Bemus rise.
"Voi la chiamereste regina. Ha un grande potere, può percepire lo stato della Triforza. Purtroppo, negli ultimi tempi non ci ha dato buone notizie. La Sacra Triforza è instabile, qualcosa vuole conquistarla, ma non ci riesce. Questo "qualcosa" è malvagio e la Triforza è destinata, quindi, a spezzarsi."
Il vecchio allungò un braccio e afferrò quello di Bemus.
"Ma... questa è una bellissima notizia! L'Eroe e il detentore della Saggezza potrebbero risolvere le cose immediatamente, con il loro potere!"
Bemus si liberò dalla stretta, con gentilezza.
"Non è una bella notizia. In un mondo del genere, non si pensa che a se stessi. L'Eroe potrebbe peggiorare le cose. Non possiamo fidarci di nessuno! Dobbiamo vincere noi questa battaglia contro il Male che offusca queste terre!"
"La Sacra Triforza non si affiderebbe mai a dei malvagi! Sceglierebbe due persone coraggiose e buone e l'altra parte sarebbe costretta ad andare a colui che l'ha sfiorata! È sempre stato così!" replicò il vecchio, irato.
Ma Celus scosse la testa.
"La credevamo più preparato." commentò. "Non conosce dunque la caratteristica della Triforza?"
"Caratteristica?" ripeté il vecchio, cadendo dalle nuvole.
"È così. La Triforza non distingue il Bene dal Male. È il Destino a scegliere a chi andranno i due frammenti. In questa era, l'Eroe giusto e coraggioso del passato non esiste. Sono tutti egoisti, malvagi. Nessuno sarebbe degno di possedere un solo frammento! La Triforza non deve spezzarsi! Non possiamo correre un rischio del genere. Nascerebbero dei Tiranni..."
Il vecchio rabbrividì.
"La Triforza deve essere toccata da un cuore puro." sospirò Raler. "Hyrule e le terre vicine torneranno come un tempo, così facendo. L'Eroe Supremo, colui che possiede la Triforza completa, può farlo..."
"Dunque, la nostra missione è trovare questa persona dal cuore puro e farle toccare la Triforza? Ma è un'impresa...!"
Il vecchio non poté concludere, perchè Bemus lo interruppe con un cenno della mano palmata.
"Il nostro capo e la Dama Zora vi diranno cosa fare. Ma immagino che, sì, la nostra missione sarà questa, sebbene sembri molto ardua da portare a termine."
Il vecchio sospirò, la fronte madida di sudore.
La Triforza era la cosa più importante.
Dovevano trovare la persona dal cuore puro.
Subito.

CONTINUA NEL CAPITOLO TRE