- Il vecchio -

Racconto di Lafaiette

- CAPITOLO TRE -

Rida venne a conoscenza dell'arrivo degli Zora.
Fu suo fratello a informarla.
Volle alzarsi ad ogni costo, senza pensare alle parole del vecchio.
Salì sulla sua barchetta, dopo aver indossato un numero spaventoso di coperte (volontà della madre), e partì.
Le voci dicevano che il vecchio stava per partire e sarebbe tornato con un Eroe, il Supremo, colui che avrebbe risolto tutto.
La bambina navigò per qualche minuto e giunse alle colonne dove erano stati visti gli Zora.
Lì, seduto sulla sua barca, c'era il vecchio, che parlava con una creatura bellissima.
Rida la ammirò a lungo: era ricoperta da scaglie d'argento e gli occhi erano dorati e un po' infantili, ma nel profondo celavano una saggezza infinita, nata dai numerosi pericoli che avevano osservato, forse senza sosta.
Lo Zora fece un cenno al vecchio e si tuffò nell'acqua torbida con infinita grazia, lungi da fare qualsiasi rumore.
L'Anziano salutò la folla riunita intorno alle colonne e cominciò a muoversi.
"Aspetti!"
Si voltarono tutti e dall'acqua uscirono ben tre creature argentate.
Il vecchio borbottò.
"Stupida ragazzina. Ti avevo detto di riposare."
Rida si avvicinò alla barca dell'Anziano.
"Se ne va davvero? Con... gli Zora?". Sembrava incredula.
Il vecchio annuì.
"Ma tornerà?"
"Dobbiamo tornare. Con una persona in più."
"Lei è davvero crudele. Sì, crudele."
Il vecchio rimase di stucco, ma gli Zora e alcune persone lì intorno risero, divertiti dal broncio della bambina.
Celus toccò la barca di Rida e le disse, con un sorriso dolce e benevolo:
"Ci rechiamo in un posto pericoloso. Non puoi accompagnarci. E se me lo permetti, saresti solo un peso."
Rida arrossì, non solo per la bellezza e il sorriso dello Zora, ma anche per le sue ultime parole.
"Ha ragione." disse Raler. "Resta qui, sebbene anche questo sia un luogo pericoloso. Non allontanarti dalla tua... casa."
I due Zora si tuffarono nuovamente in acqua, ma Bemus rimase in superficie.
"Io credo" disse "che questa bambina ci sarà molto utile. Che venga pure!"
Rida batté le mani, entusiasta, ma il vecchio scosse la testa.
"Non se ne parla. Su questo sono irremovibile."
La bambina lo attaccò duramente: "Osa mettere in dubbio la saggezza degli Zora?? Come può farlo?"
Il vecchio la guardò con occhi infuocati.
"A te non importa della loro saggezza! Tu vuoi solo impicciarti di cose che non ti riguardano, come tutti i mocciosi!"
Bemus rise.
"Suvvia! Non fate così. È male litigare prima di un viaggio importante. Vecchio, la bambina sarà sotto la mia custodia. Non preoccuparti, ci penserò io. Starà sulle mie spalle. Si bagnerà un poco, ma a quanto vedo affronterebbe un drago pur di venire con noi!"
Il vecchio scosse nuovamente la testa, ma non osò dire altro.
Raler si fece dire dalla ragazzina la strada per arrivare al suo pèrfu e andò ad avvertire i genitori, cercando nella mente parole capaci di rassicurarli.

Poco dopo, quando il sole debole era ormai alto nel cielo e la folla impaziente, partirono.
Il vecchio, seduto sulla sua barchetta troppo piccola, cercava di trovare una posizione comoda.
"Quanto durerà il viaggio?"
Celus uscì dall'acqua, sorridendo.
"Non si preoccupi di questo. Pensi a guardarsi intorno, una volta uscito, lei che non ha mai visto i territori vicini!"
L'Anziano annuì.
L'eccitazione cominciava a crescere in lui: aveva letto, nei suoi libri, di un'altra grande prateria, oltre a quella di Hyrule, dove strani animali attaccavano gli uomini per rubare loro oggetti e denaro.
Frugò nel suo sacco.
Ecco, aveva portato tutto, anche l'unico ricordo materiale della sua infanzia.
Lo guardò per un attimo, poi lo ripose.

Rida, al sommo della gioia, seduta sulle scaglie argentate dello Zora, si guardava attorno.
C'era solo una fitta nebbia.
La muraglia.
Il vento freddo e ostile non soffiava più, ma l'aria era divenuta quasi pesante, come un mantello fastidioso.
L'acqua, prima scura ma abbastanza pulita, ora era solo una brodaglia calda e putrida e il sole era scomparso, sebbene ci fosse ancora molta luce; tuttavia, non poteva squarciare il muro di nebbia.
"Dov'è la breccia?" chiese Rida, informata dal vecchio della loro missione. Trovare questo Eroe Supremo rendeva le cose ancora più affascinanti, secondo lei.
"Manca poco." rispose Raler. "Sapete, quando siamo arrivati qui, mi è sembrato di scorgere una donna, su quella roccia laggiù."
Rida e il vecchio si voltarono a guardare un grande masso che usciva maestoso dall'acqua.
Ripresero il viaggio, ma Rida continuò a guardare la roccia, come se l'avesse incantata.
All'improvviso, la breccia apparve.
Una fessura quasi invisibile tagliava la nebbia, permettendo di vedere le terre successive.
Il vecchio allungò una mano e toccò la sostanza misteriosa, ma lanciò un grido: non era semplice nebbia, era un soffio gelido, uscito dalle profondità marine per ghiacciare la vita.
La mano del vecchio divenne bianca e rifiutò di eseguire altri ordini.
Bemus scosse la testa, disapprovando quello stupido gesto, ma non commentò.
Superata la breccia, il paesaggio non cambiò molto.
Ancora mare, ma questa volta l'acqua era grigia e fredda, popolata da strani pesci che non avevano il coraggio di entrare a Hyrule.
Si limitavano a nuotare placidi attorno alla barriera, muti spettatori di un mondo in rovina.
Ad ovest, si ergevano strane palafitte ricoperte di alghe, con delle bandiere ornate di conchiglie.
Di fronte ai viaggiatori, si poteva vedere solo una grande roccia, nera, liscia e bagnata.
Sulla cima completamente piatta, un palazzo, splendente sotto i raggi del sole ancora debole.
Lungo la roccia, si vedevano delle iscrizioni nella Lingua Antica; il vecchio volle avvicinarsi per leggerle.
"Avete costruito voi quel palazzo?" chiese il vecchio, alzando il volto verso la sommità della roccia, alta qualche decina di metri.
"No." rispose Bemus. "Tanto tempo fa, quando i nostri antenati fuggirono da Hyrule, lo trovarono qui, rovinato e ricolmo di ossa umane.
Lo pulirono e lo ricostruirono. Ma ora non ci viene più nessuno."
"Perchè?" domandò Rida, curiosa, accarezzando le iscrizioni.
"Il palazzo non è per noi. C'è qualcosa al suo interno che incute tristezza, quasi terrore. Nelle nostre terre, c'è già abbastanza preoccupazione. E così, poco tempo fa, la Dama vietò a chiunque di tornarvi. Era un tempio, per noi. Lo usavamo per pregare le Dee."
Il vecchio sorrise.
"Era l'abitazione di un nobile, invece." disse, con tono saccente, una mano posata sulle incisioni. "Un amico della Famiglia Reale, a quanto pare. Recò numerosi servigi ai Reali e questi lo ricompensarono con il palazzo."
"Successe qualcosa di terribile, però." intervenne Raler. "Nelle nostre scritture, infatti, sono riportate parole funeste.
Nel controllare il palazzo, i nostri antenati ritrovarono delle ossa. Centinaia di ossa umane. Doveva essere accaduto qualcosa."
"Indubbiamente. Ma non so nulla di questo episodio. Nei miei libri, non c'è scritto niente riguardo questa storia."
Bemus, stranamente inquieto, intimò agli amici di proseguire.
"Cosa ti succede, amico mio?" chiese Celus. "Non ti ho visto mai in questo stato."
"È solo tristezza. L'ho già detto. Questo luogo porta solo sventure. Andiamo dalla Dama Zora."
Rida fu d'accordo con lui. La storia delle ossa non le era piaciuta per niente.

Viaggiarono molto, in direzione nord.
Il sole comparve di nuovo nel suo splendore e le acque divennero più calme e pulite.
I pesci aumentarono, ma con loro anche una strana atmosfera, simile ad un'attesa spossante.
Non si poteva spiegare in un altro modo e gli Zora erano silenziosi e cauti.
Ad un certo punto, Bemus fece un cenno ai due compagni e si misero a parlare a bassa voce.
Così bassa che, sebbene seduta sulle spalle di uno di loro, Rida non riuscì ad origliare.
Dopo quella breve pausa, ripresero il viaggio, ma il vecchio si era ormai incuriosito.
"Cosa accade?"
Raler sorrise.
"Mostri. Ci stanno spiando dalle profondità del mare, ma non hanno il coraggio di attaccare."
Rida deglutì.
Sotto di loro, c'erano dei mostri, molto probabilmente anche affamati.
Cominciava a pentirsi della sua scelta.
Il vecchio, invece, non sembrava molto spaventato; si limitò ad annuire e tornò a guardare davanti a sé. Fu allora che vide.
"Ma..."
Di fronte a lui, si ergeva un edificio gigantesco, le cui fondamenta raggiungevano gli abissi marini.
Era completamente rivestito di conchiglie e coralli, con piccole torrette costruite - così sembrava - a caso.
Un ponte di corallo inciso a fiori e frutti si allungava sino a delle colonne di marmo, che fuoriuscivano dall'acqua, su cui erano stati costruiti dei balconi. Si arrivava ad essi attraverso le fondamenta delle colonne; in questo modo, solo gli Zora e pochi mostri potevano giungerci.
Gli Zora evitavano così, in caso di attacco, di trovarsi in svantaggio a causa delle loro stesse costruzioni.
Vicino al ponte di corallo, c'erano due statue.
Una raffigurava uno Zora alto, dall'aria severa e fredda, dai lineamenti marcati e un po' rozzi.
L'altra, invece, mostrava le fattezze di una meravigliosa Zora, dai capelli corti e gli occhi tristi.
Più si avvicinavano e più gli le guardie ai balconi aumentavano.
Ad un certo punto, una di loro si tuffò in acqua e li raggiunse.
"Siete tornati!" esclamò, riconoscendo gli Zora. "Avete trovato gli Hylian! Questa è una buona e gioiosa notizia! Vado ad avvertire la Dama Zora!"
Nuotò via, veloce come un fulmine, diretto alla Reggia.
"Perchè nominano solo la regina? Non c'è anche un re?" chiese Rida.
Raler ridacchiò.
"È un re, sì, ma anche un fantoccio."
Il vecchio lo guardò, severo.
"Non parlare così del tuo sovrano." lo ammonì. "Non tocca a te giudicare."
"Neppure a te, vecchio." replicò Raler, seccato.
"Basta!" esclamò Celus. "La Dama Zora sa leggere nei cuori e potrebbe adirarsi, scoprendo i vostri stupidi litigi."
La guardia ritornò.
"Seguitemi. La Dama vi attende."
Una volta arrivati al ponte, il vecchio scese dalla barca e la legò ad un palo.
Poi raggiunse i compagni ad un portone d'avorio intarsiato.
"È qui." mormorò Bemus.
Bussò tre volte e il portone si aprì.
"Entrate prima voi." disse Celus rivolto a Rida e al vecchio. "Noi saremo dietro."
L'Anziano e la ragazzina misero piede in una sala meravigliosa.
Tre canali d'acqua si univano per giungere a due troni di vetro.
Sopra di essi, c'era una cupola da cui pendevano tende di seta e fiori di tutti i colori.
Il pavimento era semplice corallo rosa intrecciato per formare un solido sostegno.
Seduti sui troni, simili alle statue che si trovavano all'esterno, c'erano i sovrani.
Il re, dall'espressione fredda e distaccata, e la sua sposa, la Dama Zora, il cui potere era conosciuto molto in quella lande.
Il vecchio si inchinò profondamente e Rida seguì il suo esempio.
Il re reclinò dolcemente la testa per dire qualcosa alla Dama, ma questa non sembrò rispondere.
Il suo sguardo era assente, triste e un po' confuso, come se non potesse credere alla sua alta carica.
Arrivarono anche Bemus, Raler e Celus e fecero una riverenza.
"Sono loro?" chiese la voce altezzosa del re.
"Sì, Maestà." rispose Bemus. "Abbiamo trovato Hyrule."
La Dama sussultò, a quelle parole, e guardò Bemus con maggiore intensità.
"E...?" intimò il re.
"È ridotta in uno stato pietoso." proseguì Bemus.
Il vecchio non poté fare a meno di sentirsi un po' offeso.
La regina sospirò, ma non pronunciò parola.
"La gente non sa più scrivere e leggere e vive in rifugi costruiti alla bell'e meglio. Tutto è morto, tutto è grigio."
"Lo immaginavo." mormorò il re. Guardò il vecchio e la bambina.
"I vostri nomi, per favore." disse, con un tono che mal si accostava al "per favore".
"Mi chiamo Rida... Maestà." rispose la ragazzina, diventando rossa.
Il vecchio non aprì bocca.
Il sovrano sembrò seccato da questo e stava per dire qualcosa, ma la Dama gli sfiorò il braccio con una mano.
Poi, con un gesto elegante, si alzò e fissò il vecchio.
Lo sguardo non era più confuso né triste, ma possedeva invece una forza straordinaria.
"Vecchio solo e saggio, il tuo cuore è rivestito da una potente armatura." proferì la regina, la cui voce era simile al gorgogliare lento delle acque.
L'Anziano divenne rosso, ma continuò il suo mutismo.
"Sapete cosa cercare." proseguì la Dama Zora. "L'unico aiuto che posso darvi è questo."
Aprì una mano e ci fu una debole luce.
Sul palmo della regina, apparve un ciondolo.
La Dama scese i tre scalini che la separavano dal gruppo e porse a Rida il gioiello.
"Questo è lo Zaffiro Zora. Le regine di questo popolo se lo tramandano da tempo immemorabile."
Rida scosse la testa.
"Allora io non posso prenderlo."
La regina sorrise e divenne ancora più bella.
"Questo non lo devi decidere tu." replicò dolcemente. "È tuo. Se proprio non ti piace, lo restituirai quando tornerete qui."
Rida ridacchiò e prese il ciondolo.
Era formato da tre meravigliosi zaffiri, divisi da un piccolo triangolo d'oro puro.
Bemus, Celus e Raler sembravano esterrefatti.
"Maestà! Non può darle..."
Il re interruppe Raler.
"Taci! Se la regina vuole questo..." si voltò a guardare la sposa, quasi deluso dal suo comportamento.
"...questo deve essere."
La Dama non rispose: si limitò a tornare al trono e sospirò.
"Se troverete la persona adatta, questo mondo tornerà quello di un tempo." disse la sovrana. "Tutto... tornerà come prima. Ed io sarò la prima a ringraziarvi. Riposate pure qui, per stanotte. Ma vi prego di partire domani, poco dopo l'alba. A nessuno è concesso indugiare, di questi tempi. Io stessa sono rimasta qui, ignorando i problemi più gravi."
Celus scosse la testa.
"Non è colpa di nessuno, Maestà." disse. "Voi avete svolto un buon lavoro. Non sentitevi in colpa."
Il re annuì, ma la Dama chinò il capo.
"Cominciate le vostre ricerche dal palazzo." mormorò con voce flebile. "Dicono che lì ci sia uno strano Zora, una sorta di medico che cura i feriti. Forse, una persona con un cuore così gentile, può rivelarsi la persona adatta per toccarLa."
Il vecchio capì che si stava riferendo alla Triforza e azzardò:
"Maestà, è mia grande curiosità chiedere a voi, che siete così legata ad essa, qualcosa sulla Sacra Triforza."
Il re prese la mano della sua sposa e la strinse forte.
"La regina non è..." cominciò, ma la Dama lo interruppe.
"No! Che venga a sapere ciò che vuole!"
Guardò il vecchio, con uno strano sorriso sulle labbra.
"Cosa vuoi chiedermi, misterioso uomo il cui cuore è una dura gabbia di metallo?"
A quelle parole, il vecchio avvampò e non riuscì ad articolare nulla.
Cosa intendeva?
"Ebbene?"
"Io... volevo... sapere cosa si prova ad essere legati alla Triforza. Cosa sente?"
La regina portò l'indice della mano destra sulla guancia e mise il pollice sotto il mento.
"È assai complicato da spiegare. Quando la Triforza è instabile, il mio cuore trema e sto male.
Quando tutto è tranquillo, la mia mente è calma e la mia anima riposa, in attesa di un nuovo contatto con la Sacra."
"La Triforza, in questi giorni, è molto inquieta. Qualcosa turba il suo stato normale, qualcuno la vuole." continuò il re.
"A causa di ciò, la regina non sta bene. Vi prego quindi di lasciarla e di andare anche voi a riposare. Domani comincerà la missione."
Il vecchio aveva altre domande, ma non voleva disturbare oltre la regina.
Un giovane Zora li condusse ad una porta, che conduceva a degli appartamenti.
Prima di varcare la soglia, il vecchio si voltò a guardare un' ultima volta la Dama.
Gli occhi chiusi, sembrava riposare, seduta sul trono con il capo sul petto.
Nonostante quella posa un po' infantile, la sua bellezza era ancora più accentuata, ma con essa anche un po' di tristezza, che la stanchezza della sovrana non riusciva a nascondere.

CONTINUA NEL CAPITOLO QUATTRO