- Il vecchio -

Racconto di Lafaiette

- CAPITOLO CINQUE -

La folla di Zora lanciò in aria fiori bianchi, in segno di saluto.
Da una terrazza, il re e la regina osservarono in silenzio la partenza del gruppo.
Questo era cupo e triste: la partenza era infatti dolorosa.
Sapevano che il Prescelto non poteva essere quel misterioso Zora medico: troppo facile.
La loro missione sarebbe stata di gran lunga più difficile.
Partirono senza voltarsi e il vecchio lottò duramente.
Da una parte, desiderava vedere un'ultima volta il viso della regina, ma da un'altra sapeva che gli avrebbe solo fatto del male.
"Cosa direbbero," pensava guardando i suoi compagni di viaggio, "se sapessero che, con il compimento della nostra missione, la regina morirà?"
Chiuse gli occhi e cercò di non pensarci più.

Tornarono alla roccia.
Era quasi sera e le prime stelle illuminavano come potevano il maestoso palazzo.
"Come faremo ad arrivare lassù?" disse Celus.
"Ci deve essere un modo." mormorò il vecchio ed esaminò la pietra con occhio vigile, ma non trovò nessuna sporgenza.
Raler nascose una risatina sotto una mano, ma Rida notò lo stesso.
"Cosa c'è?"
"C'è un unico modo per chiamare quello Zora medico." dichiarò Raler. Si tolse il ciondolo dal collo e urlò:
"Scendi, in nome della Dama! Dobbiamo parlarti! Sappiamo che c'è qualcuno!"
I tre zaffiri brillarono, esposti alla luce, e Bemus lanciò un grido.
Con uno strattone, tolse di mano a Raler il prezioso.
"Pazzo!" lo ammonì. "Non esporre la Pietra in queste acque maligne!"
Ma, mentre discutevano, si udì un rumore.
Uno scricchiolio...
Alzarono le teste e videro una figura vestita di bianco affacciarsi da un grande balcone del palazzo.
"Chi siete?" chiese una voce giovane e calma.
Raler sorrise, credendosi fin troppo importante.
"Dobbiamo portare a termine un'importante missione. Tu forse puoi aiutarci."
La figura scosse la testa.
"Se non siete feriti, non posso farvi entrare." affermò.
Il vecchio intervenne.
"Perché mai? Cosa te lo impedisce? Smettila di fare lo stupido!"
"Mi spiace. Lui non vuole."
"Lui?"
"Il mio..." ma mentre stava per pronunciare qualcos'altro, una voce imperiosa lo richiamò all'interno.
"Scusate." disse il misterioso personaggio. "Devo andare. Che le Dee vi proteggano!"
Scomparve.
"Che strano." commentò Celus. "A quanto pare, lì ci sono due persone."
"Forse anche di più..." azzardò il vecchio. "Chi può saperlo?"
Rialzò lo sguardo verso il palazzo e gridò:
"Torna qui! La bambina sta male!"
Rida lo guardò, sorpresa.
"Ma io sto benissimo!"
"Zitta." la riprese il vecchio. "Fingi di star male. È l'unico modo per entrare lì e parlare con lo Zora che ci interessa."
Si affacciò di nuovo una figura con cappuccio.
La sua voce era diversa e questo confermava le parole del vecchio.
- La bambina...? -
- Sì. - disse Raler. - Per favore, fateci entrare. -
La figura rientrò all'interno e, pochi istanti dopo, si sentì il suono di una porta che si apriva.
Lungo la pietra, scivolò una lunga scala di corda.
- Riuscite a salire? - chiese una voce dall'alto.
- Sì, grazie. - rispose il vecchio.
Celus si mise in spalla Rida e salì per primo; lo seguivano il vecchio, Raler e Bemus.
Una volta arrivati in cima, rimasero a bocca aperta.
Il palazzo era bellissimo, completamente ripulito.
Il portone principale era spalancato e si poteva quindi vedere tutto quello che avveniva all'interno: c'erano strane persone incappucciate, in vita portavano una cintura a cui erano legate ampolle colorate e le mane erano ricoperte di guanti neri, di pelle.
Per terra, distese su preziosi mosaici, si potevano vedere candide coperte.
Le figure camminavano tra queste, prendendo quelli che sembravano appunti.
Vicino al portone, c'era il personaggio vestito di bianco che li aveva notati per primo. Era più basso di quanto sembrasse.
- Venite. - disse con un cenno della mano. - Fatemi vedere la bimba. -
Si avvicinarono e la figura si tolse il cappuccio.
Era un bambino. Aveva i capelli rossi e gli occhi verdi e sul collo portava un tatuaggio, simile ad una lucciola rossa.
- Piacere. - sorrise. - Io sono Femir. -
Il vecchio trattenne il respiro, quasi scioccato.
Come poteva esserci un Hylian lì?
- Tu... Non puoi... - balbettò il vecchio.
Femir lo osservò, con i suoi caldi occhi verdi.
- Non si preoccupi. Io non sono un Hylian. Sono un Kokiri. L'ultimo rimasto. -
L'Anziano rimase di sasso.
Aveva letto di quei bambini immortali; credeva fossero scomparsi da tempo e invece ne esisteva ancora uno.
- Ma come hai fatto ad arrivare sin qui? I Kokiri fanno parte del Regno di Hyrule e questo significa che devi aver trovato la breccia... -
Femir scosse la testa.
- Non lo so. - rispose. - Mi spiace. Ora fatemi vedere la bambina. -
- Aspetta! - lo interruppe Bemus. - Secondo le nostre scritture, i Kokiri non potevano abbandonare la loro foresta. Tu... -
Femir sembrò seccato da quelle domande e tese le mani verso Rida, che fingeva di avere forti dolori allo stomaco.
Le toccò la fronte e le braccia e sospirò.
- Venite dentro. -
L'atrio del palazzo era immenso, invaso da coperte e tavoli di legno scuro.
Tutti i "medici" si voltarono a guardarli per un istante, poi tornarono ai loro misteriosi affari.
C'erano delle scale che conducevano ai piani superiori, ma Femir non li condusse lì; adagiò, invece, Rida su una coperta e andò a prendere "delle medicine importantissime.".
- Avete visto? - disse Celus.
- Certo che abbiamo visto. Un Kokiri! Incredibile. - esclamò Raler.
- No, non intendo quello. - replicò l'amico. - Al polso... porta un bracciale molto curioso. -
- Quella pietra verde così vistosa? Sì, l'ho vista anche io. - disse Rida.
Celus scosse la testa, pensieroso.
Il Kokiri ritornò con una ampolla in mano, accompagnato da uno Zora giovane e muscoloso.
- Lui è Gamir. - lo presentò Femir. - È uno dei medici più esperti. -
Gamir si avvicinò lentamente alla bambina e le toccò delicatamente la pancia.
- Qui? - chiese con voce roca.
- Emh... sì. - mentì Rida.
Mentre Gamir controllava la bimba, Femir armeggiava con le ampolle legate in vita.
- Ragazzo... - mormorò l'Anziano.
- Sì? -
- Chi è il capo, qui? -
Femir alzò lo sguardo dalle ampolle e lo posò sul vecchio.
- Non posso dirlo. -
- So che è uno Zora, ma vorrei conoscerlo. Vedi, forse lui può aiutarci nella nostra missione. -
Femir si fece più attento e si fermò.
- Quale missione? - chiese curioso.
- Dobbiamo... salvarLa. -
Femir non capì e si limitò a scuotere la testa.
- Solo i malati più gravi possono giungere al suo cospetto. E la bambina non sta così male. Mi spiace. -
Il vecchio scosse la testa, deluso, e guardò le scalinate.
Sentiva che lo Zora che cercavano si trovava lì; ma come raggiungerlo?

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