- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Prologo -

Costruito ai piedi di un'anziana montagna, si ergeva un piccolo villaggio.
Poco conosciuto, la vita al suo interno trascorreva pacifica.
Ogni giorno, si potevano ascoltare le risate dei bambini, le chiacchiere delle donne che andavano a prendere l'acqua al fiume vicino e il canto degli uomini al lavoro.
Un paese come tanti, con il suo sindaco dai baffi bianchi, il suo sacerdote che passava quasi tutta la giornata a pregare le Dee, il mercante di spezie con la sua bottega che litigava con il fabbro...
Sembra quasi un luogo noioso, vero?
Sarebbe così, se non ci fosse un avvenimento importante, che si ripete ogni mese.
I bambini lo aspettavano con gioia, gli adulti con gratitudine.
A rompere la solita routine, era lo scalpiccio confuso di un cavallo al galoppo.
A quel suono, i ragazzini smettevano di giocare e uscivano dalle loro case o dai piccoli campi di erba per correre alle porte del villaggio.
Le grida diventavano più festose, quando il cavaliere scendeva dal destriero.
Portava con sé dei regali, uno per ogni bimbo.
Erano molto semplici, quasi sempre di legno, ma possedevano una rara bellezza, quella che si trova nei doni fatti con il cuore.
Dopo i fanciulli, arrivavano le madri, con le mani sporche di farina, o i padri, con gli attrezzi da lavoro.
Infine, il sindaco si avvicinava con un gran sorriso al cavaliere e gli stringeva la mano.
Il misterioso ospite che ogni mese faceva visita a questo villaggio, era solo un ragazzo, dai capelli biondi e gli occhi azzurri, che indossava una tunica verde e portava uno scudo e una spada sulla schiena.
Lo sguardo era dolce, ma un po' malinconico, come se gli mancasse qualcosa, ma nessuno ci faceva caso. L'importante era averlo accanto, con il suo sorriso gentile e i suoi modi educati.
Il sindaco, dopo i saluti, lo portava in casa e parlava con lui, per un po', di argomenti che sembravano interessargli molto.
Se c'era tempo, bevevano qualcosa, altrimenti lo accompagnava alla locanda del paese. Ovviamente, non lo facevano pagare.
Era l'Eroe, colui che aveva salvato il Regno.
Ogni mese, faceva visita a quel villaggio per essere sicuro che non ci fossero problemi, ma visitava anche il resto del Regno, con la stessa identica missione. Non aveva mai dimenticato una visita e a Hyrule la sua bontà e le sue gesta erano raccontate in lungo e largo.
Giravano parecchie voci su di lui: alcuni dicevano che poteva trasformarsi in lupo, altri che aveva avuto una storia d'amore con una misteriosa principessa...
Quando gli venivano rivolte domande strane, l'Eroe sorrideva con fare misterioso.
Anche il suo cavallo era famoso: si chiamava Epona ed era incredibilmente veloce.
Le bambine del villaggio le volevano molto bene e pregavano sempre l'Eroe di farle montare sulla sella per fare un giretto.

Era passato un mese e l'Eroe era di nuovo tornato.
Di solito, restava lì per due giorni e poi ripartiva, ma questa volta diceva che sarebbe restato una settimana intera.
Quando era arrivato, molti si erano accorti dei vestiti sporchi e delle scarpe macchiate di rosso. Nessuno, però, aveva azzardato una domanda.
Sembrava stanco, amareggiato e i bambini cercavano di tirarlo su di morale, invano. Tutto quello che ricavavano era un sorriso mesto e una carezza distratta sulle testoline già arruffate.
- Lasciatelo in pace! - aveva gridato il gestore della locanda. - Ha bisogno di riposo, povero ragazzo! - Rivolto all'Eroe, con uno dei suoi migliori occhiolini, aveva aggiunto: - Porti troppi regali a questi mocciosi, finirai con il viziarli! -
Era ormai il tramonto e l'Eroe, affacciato alla finestra di una delle stanze della locanda, osservava la vicina montagna.
Passò un uomo, lo vide affacciato e gli gridò: - Ehi, Link! Scendi, c'è una persona che vuole vederti! - L'Eroe abbassò lo sguardo e annuì.
Uscì dalla locanda e l'uomo lo condusse ad una piccola fattoria, nei pressi di una foresta. L'erba, mossa dal vento fresco, splendeva ancora sotto i deboli raggi del sole e una fontanella rilasciava placidamente dell'acqua.
Alla porta della casa, era seduta una figura con un cappuccio nero. Non appena vide Link, si alzò in piedi e gli corse incontro.
- Eccoti - disse. La sua voce era maschile, un po' dura e fredda. Si rivolse all'uomo che aveva accompagnato Link e allungò una mano pallida.
- Lei vada. - sussurrò spingendolo.
Link e il misterioso personaggio rimasero soli.
- E così... tu sei l'Eroe. - disse l'incappucciato. - Non ti immaginavo così giovane. Hai davvero salvato il Regno? -
Il viso ricoperto si abbassò, per guardare le mani del ragazzo.
- Se è così... possiedi sicuramente... -
L'Eroe fece un passo indietro, mostrando un sorriso nervoso, che vietava all'uomo un' ulteriore allusione. L'incappucciato portò le sue mani al petto, come per dire "non lo farei mai!" e riprese a parlare: - Ti inviterei volentieri all'interno di questa umile casetta, ma è ancora in disordine e non amo fare brutte figure. -
Ridacchiò.
- Sì, mi sono appena trasferito. Bel posto, ma un po' bucolico. Purtroppo, sono costretto a restarci. Così è la vita. - Con un sospirò, indicò la foresta lì vicina.
- Una passeggiata? - suggerì. - È un ottimo modo per fare amicizia. -
L'Eroe annuì, ma non sembrava molto convinto.
La foresta, invasa dal tramonto, trasmetteva pace e benessere.
Gli uccellini non cantavano più, i grilli avevano preso il loro posto.
Camminando pochi passi più indietro, Link potè osservare meglio il misterioso personaggio.
Il cappuccio si trasformava, scendendo verso il basso, in un ampio mantello con più sfumature di rosso e indossava dei morbidi stivali.
I pantaloni erano neri e aderenti, il busto era ricoperto da una rozza maglia di lino.
Chi era?
Si fermarono vicino ad una polla d'acqua e l'uomo si inginocchiò vicino ad essa per dissetarsi. Poi si rialzò e si strofinò le mani.
- Non hai famiglia? - chiese con tono indifferente.
Link scosse la testa.
- Bene. Meno preoccupazioni. Chi ha una famiglia, deve sempre stare attento a non farla angosciare, altrimenti arrivano i sensi di colpa e le punizioni. Tu non hai questo problema. E neppure io, per fortuna. -
L'Eroe sembrò disgustato a quelle parole e l'uomo rise.
- Oh andiamo! Cosa avrò mai detto? - Si strinse nelle spalle e si avvicinò all'Eroe.
- Tu hai una responsabilità ben maggiore. Non ti pesa? -
Istintivamente, Link si strinse la mano destra.
- Già, già. - ridacchiò l'uomo. - La Triforza del Coraggio. Quale onore, eh? -
Ora nel suo tono c'era solo... invidia?
- Non è troppo per te? In fondo, sei solo un ragazzo. Potresti vivere in tutta tranquillità e invece... sei costretto a questa vita di schiavitù. -
Allungò la mano, proprio come aveva fatto con il paesano.
Ma questa volta, non voleva spingere nessuno. La sua mano voleva, attendeva qualcosa. Le lunghe dita si muovevano, impazienti.
- Io ti posso aiutare. - disse. - Il peso che porti... lascialo a me. E potrai vivere come un qualunque ragazzo della tua età. Non è meglio così? Chi ha una responsabilità troppo grande, alla fine combina solo pasticci. -
Link arretrò, con i pugni chiusi. La mano dell'uomo, al contrario, continuava ad attendere, sempre più impaziente.
Poi, l'incappucciato la ritrasse, sospirando.
- Cosa mi costringi a fare... -
Schioccò le dita e apparve in aria una lunga lama nera; l'afferrò e la puntò contro Link. Rise, soddisfatto.
- Hai dimenticato le armi... Peccato, speravo in qualcosa di avvincente. -
La lama brillò per un attimo, poi, senza che Link potesse fuggire o difendersi in qualche modo, l'uomo lo attaccò.
Tutto divenne nero, ma prima di svenire a causa del colpo (non poteva dire se l'aveva ferito gravemente o solo stordito) l'Eroe si rese conto che qualcosa di molto importante lo stava lasciando, prosciugando così le sue energie. Sentì una risata, lontana, languida, felice.
Voleva raggiungerla, perchè sapeva che così facendo avrebbe raggiunto anche quella cosa, ma le forze gli mancavano.
Fu allora che non vide più e si lasciò cadere inevitabilmente nel buio.

Fine