- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo uno: sei mesi dopo -

Il ragazzo adagiò la schiena contro l'albero e guardò il cielo stellato.
Si era perso.
Doveva cercare qualcosa da mangiare, ma era presto scesa la notte e non era riuscito a trovare la via di casa.
Come fare?
Non si era mai allontanato così tanto e temeva gli animali feroci.
Niente armi, niente certezze... Era in pericolo.
Era stanco, ma aveva paura anche del sonno ristoratore.
Mentre cercava di ricordare gli insegnamenti di suo nonno per trovare il nord grazie alle stelle, sentì uno strano odore.
Si alzò e provò a seguirlo.
Da qualche parte doveva provenire, no?
Camminò per qualche minuto, poi riconobbe il tanto amato sentiero che conduceva al suo villaggio.
Prese a correre, ma si accorse che l'odore era più forte e più fastidioso.
Sembrava... puzza di bruciato.
Ma poteva veramente qualcuno bruciare qualcosa a quell'ora della notte?
Scosse la testa, in preda ai dubbi, e solo allora notò che il suo villaggio, visibile anche da lì, era avvolto in una strana luce.
Il nero cielo punteggiato di stelle, sembrava muoversi ogni tanto e gli uccelli notturni abbandonavano i loro alberi per fuggire lontano.
Il ragazzo capì e cominciò una corsa sfrenata verso il suo villaggio.
Perché?
Arrivato, senza fiato, alle porte del paese, cadde in ginocchio.
Davanti a lui, non più candide abitazioni, ma rovine in fiamme.
Non più le risate dei bambini, ma gemiti e urla di dolore.
Ombre minacciose e furtive, si aggiravano tra le fiamme, che sembravano raggiungere la pallida luna.
Il giovane trovò la forza di tirarsi su e di entrare.
Il fumo gli impediva di respirare bene, ma lui continuò coraggiosamente ad avanzare. Doveva trovare il nonno. Doveva salvarlo!
Durante la sua marcia, ebbe l'occasione di vedere strane creature dagli occhi grigi che si nascondevano dietro il fuoco; lo guardavano con terrore e non si avvicinavano molto.
Ma c'erano altri mostri, neri e agili, che appiccavano il fuoco, anche a quelle case già sommerse dalle fiamme. Ridevano e si spintonavano per prendere gli oggetti caduti a terra.
Non appena vedevano il ragazzo, stringevano gli occhi a fessura e correvano via.
Il povero giovane cercava di ignorare tutto ciò, ma invano. La paura lo attanagliava, ma allo stesso tempo gli dava la forza per continuare la sua ricerca.
Mentre camminava, la maglia di lino tirata su fino al naso per non respirare troppo fumo, vide una spada a terra. La riconobbe.
Era del sindaco.
Le lacrime gli vennero agli occhi, ma le cacciò e raccolse l'arma.
Riprese la sua ricerca. Non riusciva a orientarsi. Il fuoco aveva cambiato ogni cosa, il fumo gli annebbiava la vista e la mente.
Gemette e proseguì, a caso.
Finalmente, vide la torre del piccolo tempio del villaggio.
La sua casa. Suo nonno, il sacerdote, lo aveva cresciuto lì, tra salmi e incenso.
Corse verso il portone, ma due creature nere gli si pararono davanti.
- Fermo... - gli dissero con voce acuta.
Il giovane urlò e alzò la spada, per colpirne uno.
Ma i mostri si spostarono e scoppiarono a ridere.
- Lento! Lento! - gridavano, mostrando i loro denti acuminati.
Una voce, proveniente da chissà dove, li bloccò.
Le due creature si inchinarono e fuggirono via.
Apparve un uomo incappucciato. Il mantello rosso era ricoperto di fuliggine, le mani si muovevano senza tregua, come se attendessero qualcosa.
Una era ricoperta da un guanto nero e ogni tanto emanava una strana luce dorata.
Il ragazzo capì che la causa di tutto era quell'uomo; la rabbia prese il posto della disperazione e cominciò a piangere.
Continuava, però, a guardare il viso ricoperto di quel misterioso personaggio.
Quest'ultimo si avvicinò, portando le mani dietro la schiena.
- Sei l'unico rimasto. - mormorò, con un tono quasi deluso.
Il giovane strinse con forza la spada e rispose:
- Chi sei? Rispondi, maledetto! Perchè lo hai fatto? -
L'uomo ridacchiò.
- Si fanno tante cose nella vita. Ma, chissà perchè, nessuno si dà la pena di chiedere perchè sono state fatte. Poi, quando si esagera un po', ecco che tutti si infuriano e pretendono risposte. -
Mosse la mano guantata con gesto teatrale.
- Come siete sciocchi! -
- Stai zitto! - gridò il ragazzo. - Sei... sei... -
L'uomo fece qualche passo avanti.
- Gli somigli. Preoccupante. Per un attimo, ho creduto di averlo di nuovo davanti. -
Il giovane tossì, a causa del fumo, ma questo non gli impedì di chiedere:
- Di cosa parli? A chi somiglio?? -
L'incappucciato scosse la testa e si tolse lentamente il guanto.
Il giovane vide una luce scaturire dalla mano dell'uomo e chiuse gli occhi, accecato.
Quando li riaprì, l'incappucciato era sparito.
- Dove sei?? - gridò il ragazzo, furente. - Torna qui, maledetto! -
La voce dell'uomo risuonò nell'aria: proveniva dappertutto, ma anche da nessun luogo.
- Ti lascio vivere solo perchè ho deciso di farti vedere la nuova Hyrule! Ben presto, tutto sarà diverso! Tutti si inchineranno a me! A Moroalt! -
Il giovane si guardò attorno, gli occhi colmi di lacrime di rabbia e tristezza.
Poi, udì delle voci. Non sembravano quelle dei paesani, ma ispiravano comunque fiducia. Si mise a gridare nella loro direzione e vide uscire, da uno spesso muro di fumo, quattro cavalieri.
Indossavano l'armatura delle Guardie Reali e le loro spade erano sporche di sangue.
- Ehi, tu! - gridarono non appena videro il giovane.
Gli corsero incontro e fu allora che il ragazzo si sentì svenire. Cadde a terra, ma sentì subito delle braccia che lo sorreggevano.
Aprì lentamente gli occhi e tossì. Si sentiva male.
- Portiamolo via... - mormorò la Guardia che lo stringeva.
Lo alzò e cominciarono ad avviarsi.
Sentiva il fuoco continuare a divorare ogni cosa e prima di perdere completamente i sensi, riuscì a intravedere tra le colonne di fumo il cielo, con le sue stelle
che sembravano salutarlo con compassione.

CONTINUA NEL CAPITOLO DUE