- Ricordi di sabbia -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo secondo: e così sia... -

Il sole.
Le ricordava suo padre. E questo era un bene.
Erano passate molte settimane.
La principessa non aveva fatto altro che camminare, scrivere, camminare, scrivere...
Alla fine, il quaderno aveva esaurito le pagine.
Dato che non poteva più scrivere, per passare il tempo durante le soste Zelda si mise a leggere i ricordi del ragazzo misterioso.
Non trovò nessuna prova che lo potesse collegare a lui.
Cercò di ricordarsi il volto del giovane che andava cercando.
Il deserto, però, le aveva tolto anche quel ricordo.
Rammentava solo due bellissimi occhi azzurri.
Disperata, la fanciulla ricercò nel quaderno la descrizione del ragazzo, che aveva scritto la settimana precedente.
Non la trovò.
Eppure era sicura di averla scritta! Cercò meglio e con orrore si accorse che, alla data 18 maggio, la pagina era bianca.
Dove erano finiti i ricordi del ragazzo?
A quanto pare, non c'era alcun modo per salvare i ricordi.
Il deserto maledetto divorava tutto: anche la carta.
Anche la speranza.

Dopo cinque giorni, Zelda arrivò finalmente ai margini del deserto.
Ma ormai non ricordava più nulla.
La sua anima era vuota.

Verso sera, la fanciulla senza nome arrivò in un piccolo villaggio di Gerudo.
La squadrarono con disprezzo, ma non le dissero nulla. La lasciarono in pace.
Solo una, la più giovane, le si avvicinò e le chiese: - Chi sei? –
Zelda non rispose. Non lo sapeva.
- Ah, ho capito... – fece la ragazza. – Sei una di quelle povere anime che vengono dal Deserto del Ricordo, vero? –
Zelda assentì. Questo se lo ricordava!
- Vieni, sorella. Ti aiuteremo noi. -

La principessa venne chiamata Emèrald. Le Gerudo pensavano che questo fosse un nome molto bello. La fanciulla non si oppose. In fondo, le ladre le stavano simpatiche e desiderava diventare una di loro.
La Gerudo che le aveva parlato per prima si chiamava Hoska e la trattava come una sorellina minore.
- Dovrai imparare l'arte del combattimento, ma soprattutto dovrai nasconderti nell'ombra molto velocemente e senza farti notare. – le disse la nuova amica. – Domani si terrà la Cerimonia; dopo di essa, sarai una ladra Gerudo a tutti gli effetti! –

La sera successiva, le Gerudo allestirono un grande altare al centro della piazza principale.
Zelda fu vestita con un lungo abito rosso e le misero un velo sulla bocca.
Sembrava un'odalisca.
Poi, Hoska e un'altra Gerudo la accompagnarono all'altare, dietro al quale sedeva la Regina Gerudo, Unn.
La Regina la squadrò con attenzione, poi declamò: - Noi ti abbiamo accolto nella nostra comunità per un puro atto di pietà e, sì, anche di affetto. Ora, tu dovrai ripagarci aiutandoci nei furti e dando una mano qui nel villaggio. Accetti? –
Zelda non rispose.
Hoska le diede un leggero colpetto con il braccio e le sussurrò nell'orecchio: - Rispondi di sì o verrai cacciata! –
La principessa, a quelle parole, esclamò: - Accetto, mia Signora! –
La Regina si alzò, girò intorno all'altare e porse un bellissimo ciondolo alla fanciulla.
- Indossalo sempre. Ora sei una vera Gerudo! -
Le ladre cominciarono a battere le mani, entusiaste.
Ma Zelda sentiva che le mancava qualcosa...
Qualcuno...

Passarono molti giorni.
Zelda era divenuta una ladra: se la cavava bene e le altre Gerudo la rispettavano e le volevano bene. Un giorno, dopo aver razziato un villaggio vicino, Hoska e la principessa si misero a parlare del più e del meno.
- Io odio i maschi! – esclamò Hoska. – Sono la sventura di noi Gerudo! –
- Ne hai conosciuti molti? – domandò Zelda.
- Oh, sì! Un sacco! Ma sicuramente il peggiore che io abbia mai incontrato, è stato sicuramente il ragazzo biondo che è arrivato qui parecchi giorni fa: qualche giorno prima che arrivassi tu.
A queste parole, qualcosa si risvegliò in Zelda.
Ragazzo biondo?
- E... Adesso dov'è? – chiese la fanciulla con voce tremante.
- Lo abbiamo cacciato, ovvio! I maschi non sono degni di calpestare questo suolo! –
Zelda si sentì un gran peso sulla testa e riuscì solo a mormorare: - Me lo puoi descrivere? Ti prego... –
Hoska la osservò con curiosità, ma si limitò a dire: - Certo. Dunque, se non sbaglio, era vestito da Kokiri: che buffo, un adulto vestito da bambino immortale! Era ferito e quasi disidratato. Non potevamo lasciarlo morire e così lo abbiamo curato, gli abbiamo dato da bere e da mangiare; poi, però, quando ha cominciato a migliorare, si è messo a vaneggiare: parlava della principessa Zelda, della Pianura di Hyrule... Diceva di voler tornare a casa insieme alla sua amata principessa. Devo ammettere che era molto romantico! Ma alla fine lo abbiamo cacciato: ci stava dando fastidio, non faceva altro che urlare, giorno e notte. Il deserto lo aveva reso pazzo! Era biondo, con gli occhi azzurri. Carino, in fondo, ma veramente insopportabile! –
La fanciulla si sentì mancare.
I ricordi, i suoi ricordi, le stavano tornando in mente.
E con essi, rivide il volto... di Link.
Si alzò e corse via, mentre Hoska le gridava dietro: - Ma dove vai? Emèrald! –
Non andò verso il deserto, ma dalla parte opposta, dove c'era una strada che portava a tre villaggi piccoli e quasi sconosciuti, nel Regno.
Senza fermarsi, senza pensare, la fanciulla percorse la strada, arrivò al primo villaggio e si comprò dei nuovi abiti con le poche monete che aveva in tasca.
Nessuno la riconobbe come la principessa di Hyrule.
Chiese notizie di un ragazzo straniero, biondo e vestito da Kokiri.
Ma nessuno le diede rispose soddisfacenti.

Quando arrivò al secondo villaggio, chiese nuovamente di Link e questa volta la sua fatica fu ripagata.
L'Eroe del Tempo era stato ricoverato in un piccolo ospedale; vaneggiava e non faceva altro che nominare nel sonno la principessa Zelda.
Cioè lei.
Combaciava con ciò che le aveva detto Hoska.
La fanciulla corse all'ospedale e chiese di poter vedere il giovane.
Le diedero il permesso e la fecero entrare in una grande camera bianca, luminosa e pulita.
Pallido e magro, Link giaceva in un letto azzurro, gli occhi tristi che osservavano il soffitto.
- Link! – gridò Zelda, correndo verso il letto.
Il guerriero si alzò a sedere e il suo viso si illuminò di una gioia immensa.
Si abbracciarono e piansero molto, fino a non avere più lacrime.
Poi si raccontarono a vicenda la propria storia.
Link era quasi diventato pazzo nel deserto, perché aveva lottato con tutte le sue forze per non perdere i propri ricordi; quando era arrivato al villaggio delle Gerudo, era sull'orlo della follia. Ma i suoi ricordi era riuscito a proteggerli dal deserto e questo lo aveva consolato non poco durante le sue agonie nel villaggio delle ladre.
Poi, quando era stato cacciato, aveva viaggiato a lungo, perdendosi decine e decine di volte: questo perché la semi-follia lo aveva reso quasi cieco.
Quando finalmente era giunto al primo paese, tutti lo avevano scostato, affibbiandogli il soprannome di "Pazzoverde".
Invece, nel secondo villaggio, era stato accolto e curato con affetto e aveva riacquistato la vista e la salute mentale.
Solo quando la nostalgia per Zelda diventava insopportabile, diceva cose senza senso e parlava nel sonno.
La principessa pianse, udendo ciò, ma Link la consolò subito. Quando si fu calmata, la fanciulla gli mostrò il quaderno e gli chiese: - Prima, c'erano scritti i ricordi di un ragazzo. Ma ora sono scomparsi, a causa del deserto. Hai scritto tu, qui? –
Link fece segno di no con la testa.
- Ma allora chi può essere stato? – domandò a voce alta Zelda.
Decise comunque di tenerlo.
Di tenerlo come ricordo.

Nell'ultima pagina, comparvero alcune parole, scritte da mano invisibile...

8 giugno, giorno

La mia missione non è finita. È appena cominciata. E quando potrò di nuovo guardare il mondo con occhi umani e non d'anima, mi preparerò per affrontare ciò che mi aspetta.
Fino ad allora, resterò sabbia sciolta in lacrime di speranza e di amore...