- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo due -

Si svegliò immerso in uno strano silenzio.
La testa gli pesava e sentiva uno strano sapore in bocca.
Non ricordava molto. Solo fiamme. Che cosa era successo?
Si accorse di stare tra le braccia di qualcuno.
Ma non era il nonno, bensì qualcuno più forte e dalla presa più vigorosa.
Alzò lo sguardo. Era buio, riusciva a vedere solo un'ombra confusa e qualche lucina che la contornava.
Aprì e chiuse gli occhi più volte e la vista cominciò ad essere più chiara.
- Ti sei svegliato. - disse una voce.
Provò ad aprire la bocca, ma sentì un grande dolore e rinunciò.
Si limitò ad annuire lentamente.
- Come ti senti? - continuò la voce. Proveniva dall'ombra.
Annuì di nuovo e avvicinò con fatica una mano al viso, toccandosi la bocca.
Non era sporca di sangue e non sentiva ferite. Allora perchè non riusciva a parlare?
Improvvisamente, una luce illuminò l'ombra e potè vedere il suo benefattore.
Era un soldato: indossava un'armatura lucente, ma in alcuni punti era macchiata di sangue e non si scorgeva bene il simbolo della Famiglia Reale.
Ma il ragazzo sapeva che era una Guardia Reale e ringraziò le Dee, nel cuore.
Gli occhi della Guardia lo fissavano attraverso le fessure dell'elmo ed esprimevano compassione.
- Hai sete, vero? -
Annuì.
- Un attimo. -
Lo posò su qualcosa di morbido e se ne andò, scomparendo tra le tenebre.
Tornò poco dopo, con una brocca in mano.
Gliela avvicinò alla bocca e il giovane cominciò a bere.
Piano piano, i ricordi cominciavano a tornare e sentì un grande dolore premergli nell'anima. Quei mostri... e quell'uomo...
L'acqua divenne amara e con un gesto impaziente spostò la brocca dalle labbra.
La guardia notò il suo cambiamento e sospirò.
- Mi spiace, ragazzo. - disse con il capo chino. - Non siamo arrivati in tempo. -
Una porta si aprì e ci fu di nuovo luce.
Il giovane si guardò attorno.
Si trovava in una stanza calda e accogliente, disteso su un letto.
Vicino ad un vecchio tavolo, sedeva un'altra Guardia, profondamente addormentata, il capo reclinato sul petto.
Dove sono?
Sulla soglia della porta, c'era un altro soldato, alto e dall'aria severa, con in mano l'elmo.
Gli occhi castani erano puntati sul ragazzo e, dopo un attimo di esitazione, si avvicinò, con un'espressione più gentile.
- Ehi. - mormorò, cercando di sorridere, anche se sembrava piuttosto scosso.
Allungò una mano e toccò la spalla del giovane.
Quest'ultimo girò la testa verso il muro, assente da ogni tenerezza.
- È l'unico? - chiese con voce triste il soldato.
- Sì. - rispose colui che aveva accudito il ragazzo. - Solo lui. -
A quelle parole, il giovane cominciò a tremare e a stringere forte le coperte.
La seconda Guardia gli accarezzò i capelli e si presentò:
- Io sono Thomas. Non vuoi dirmi il tuo nome? -
Il ragazzo scosse la testa e indicò la bocca. Era diventato muto.
Thomas capì e gli strinse forte una mano; poi si alzò e fece cenno all'amico di uscire.
Il giovane rimase lì, con la sola compagnia dell'altra Guardia addormentata.
Alzò lo sguardo: il letto era illuminato da una piccola finestra.
Provò a muovere una gamba: non sentì nulla e, speranzoso, mosse anche l'altra.
Quando si rese conto di poter camminare, si alzò lentamente e si avvicinò al soldato caduto nel mondo dei sogni.
La spada era poggiata vicino ad un mobiletto e, cercando di non fare rumore, il giovane la prese.
Leggera, un po' usata forse, ma perfetta. Non aveva mai usato un'arma, ma quando si trovava nel villaggio gli era venuto spontaneo, quasi naturale, prenderne una in mano.
Anche ora, trovava che la spada fosse adatta alle sue esigenze. Il nonno gli aveva insegnato che le Dee non amavano la violenza, ma quella stessa brutalità era stata usata contro i suoi cari.
Allora, perchè non vendicarsi? La vendetta non era violenza.
La vendetta. Ora voleva solo questo.
Quella parola, prima così brutta alle sue orecchie, gli suonava come un ritornello stonato, ma simpatico.
E avrebbe continuato a cantare, finché non avesse trovato pace...

La finestra era grande abbastanza da lasciar passare uno come lui e riuscì a fuggire da quello che sembrava un piccolo, malinconico casale.
Respirò a pieni polmoni la fresca arietta serale e si incamminò.
Trovare quell'uomo. Ecco la sua missione.
Ma proprio mentre cercava di ricordarsi il suo nome, che aveva pronunciato una sola volta, sentì delle voci, piuttosto vicine.
Si nascose dietro un alto masso e guardò verso un gruppo di luci.
Era una carrozza che procedeva lentamente in direzione del casale, accompagnata da un drappello di uomini con fiaccole.
La carrozza si fermò sul piazzale davanti all'edificio e ne uscì una fanciulla accompagnata da un vecchio signore.
Dal casale, uscirono invece le due Guardie e si inchinarono alla ragazza.
- Maestà... - dissero.
Il ragazzo impallidì.
La principessa... ?
- Mi è giunta notizia che c'è un unico sopravvissuto. - disse la fanciulla, con voce leggiadra, ma severa. - Sta bene? -
- Maestà... noi... è successa una cosa... - balbettò Thomas.
- Ovvero? - La principessa sembrò innalzarsi e sovrastare la Guardia, i lunghi capelli mossi dal vento e il tono furioso.
- È... fuggito. Maestà, lo cercheremo ovunque, glielo prometto! -
La Guardia si inchinò e, con un cenno, ordinò ai soldati di mettersi alla ricerca del giovane, il quale, dopo un attimo di esitazione, cominciò a correre in direzione di una foresta. Forse era quella vicina al suo villaggio... voleva tornare lì per trovare indizi, tracce... ma con i soldati alle calcagna, doveva stare ancora più attento.
Perchè mi cercano? Cosa vogliono da me?
Cominciò a correre, quando sentì una fitta alla gamba.
Abbassò lo sguardo: si era tagliato! Come aveva fatto?
Il dolore era molto forte e non riusciva a camminare bene.
Così lo avrebbero trovato subito!
Stanco, disperato e solo, il ragazzo si lasciò cadere contro un albero e attese le guardie. Non gli andava più di fare niente ormai.
Anche se fosse sfuggito ai soldati e avesse trovato l'uomo, come avrebbe potuto combattere e vendicarsi, con quel dolore che gli lacerava il corpo e la mente?
Passò poco tempo e fu scoperto dallo stesso Thomas.
La guardia lo guardò con disapprovazione e lo condusse alla principessa, che aveva aspettato nel carro, con il viso rivolto alle stelle.
- Tu... - mormorò Zelda.
Il ragazzo chinò il capo, quasi mortificato. La principessa era molto bella ed era venuta solo per vederlo, e lui era fuggito come un ladruncolo.
- Come gli somigli... - continuò Zelda, le lacrime agli occhi. - A parte i capelli, più lunghi, tu sei proprio come lui... -
Chi? chiese lo sguardo del ragazzo.
La principessa alzò il mento, severa e maestosa.
- L'Eroe. - disse.
Il giovane sgranò gli occhi.
L'Eroe veniva puntualmente nel suo villaggio, ma mai nessuno aveva detto una cosa del genere.
Lui lo aveva sempre ammirato molto, aveva spesso fantasticato sulle sue gesta e desiderato di diventare come lui.
Ma era da un po' che l'Eroe non si faceva più vedere. Nessuno era riuscito a capire il perchè di tale scomparsa.
La principessa allungò una mano verso il giovane e gli toccò la fronte.
Ci fu una luce, la stessa che era comparsa sulla mano dell'uomo incappucciato, e il ragazzo si ritrasse bruscamente, scosso dai ricordi.
- Cosa c'è? - chiese Zelda, sorpresa.
Il giovane chinò nuovamente il capo: cominciava a diventare un'abitudine...
Scosse la testa, le lacrime che scendevano impetuose lungo le lacrime.
- Portate della carta, dell'inchiostro e una penna! - gridò Zelda.
- Ma Altezza, non è in grado... - si oppose Thomas, ma fu interrotto:
- Taci! So io cosa fare! -
La fanciulla porse l'occorrente al ragazzo e gli ordinò di scrivere ciò che era accaduto nel villaggio: cosa aveva visto, udito...
Per un attimo, il giovane decise di rifiutarsi: possibile che quella viziata fosse la principessa del Regno??
Ma poi, guardandola negli occhi, velati dalle lacrime, non ebbe il coraggio.
A quanto pare, per lei era molto importante avere quelle informazioni.
Cominciò a scrivere, rosso dalla rabbia e dalla tristezza.
Quando finì, porse il foglio alla principessa, che lesse le parole a velocità incredibile, esaminando ogni particolare.
Alla fine, sospirò e disse: - Moroalt... è questo il suo nome... il Ladro... -
Il Ladro?
- Sì! - gridò la principessa, piangendo calde lacrime. - Colui che ha fatto cadere in un sonno profondo l'Eroe! Colui che gli ha tolto il Potere! -
Il ragazzo trattenne il respiro.
Il Potere? L'Eroe... non ha più la Triforza del Coraggio?
- È così. Moroalt gli ha tolto la Triforza e lo ha fatto cadere in un sonno profondo.
Solo ciò che gli è stato tolto potrà risvegliarlo... ora si trova... -
La principessa tacque.
- Non è sicuro parlarne. Mi spiace, ma dovrai scoprirlo da solo. -
Cosa c'entro io?
Zelda sorrise cupamente.
- Hai visto cosa è successo quando ti ho toccato? Come dovresti sapere, anche io possiedo una parte della Triforza, quella della Saggezza.
Con questo potere, ho percepito che tu sei Prescelto. Tu risveglierai l'Eroe!
Tu lo farai tornare! -
Il ragazzo scosse la testa, pallido.
Impossibile!
Lui? No. Si sbagliava.
Però quella luce...
- Come ti chiami? -
Il ragazzo scrisse qualcosa su un foglio e lo tese a Zelda.
Noiva.
- Bene, Noiva. - mormorò la fanciulla. - Io ti chiedo di trovare e sconfiggere Moroalt, riprendere la Triforza del Coraggio e restituirla all'Eroe!
Sebbene tu non abbia alcun Potere, riuscirai ugualmente nell'impresa perché sei il Prescelto e le Dee ti sono vicine. -
Noiva annuì lentamente.
- Grazie. - continuò la principessa, riprendendo il suo sorriso cupo. - Hyrule... non può rimanere senza il suo Eroe. E un potere del genere, non deve trovarsi tra le mani di un tale individuo... -
Zelda pose le mani sulla testa del giovane e pronunciò:
- Oh Dee, vegliate su Noiva. Proteggetelo con il vostro abbraccio, donategli forza e speranza con il vostro soffio, soccorretelo se necessario. Io vi prego! -
La principessa tolse le candide mani e disse a Thomas:
- Dagli un'arma migliore, uno scudo e qualche provvista. - Poi, rivolgendosi a Noiva: - Dopo aver recuperato la Triforza del Coraggio, dovrai riportarla all'Eroe. Non posso dirti dove si trova, non è affatto sicuro, ma posso darti un indizio. Lo troverai in un luogo dove, nei tempi antichi, il Tempo era eterno e controllava il mondo mortale e divino. Vai, ora. -
Noiva si inchinò goffamente e si voltò, pallido e incredulo.

CONTINUA NEL CAPITOLO TRE