- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo tre -

E così, partì. La spada e lo scudo sulla schiena, dei panini e un'ampolla di acqua nelle tasche, la gamba ferita avvolta in una fascia stretta.
Mai si era sentito così solo, vulnerabile, ma al tempo stesso coraggioso.
Avrebbe scalato il Monte Morte, attraversato le fredde acque del Lago Hylia pur di ritrovare Moroalt il Ladro.
La Triforza del Coraggio occupava una piccola parte dei suoi pensieri; quello che veramente gli interessava era vedere l'assassino a terra, in una pozza di sangue, ucciso da un suo colpo di spada.
Noiva il Prescelto.
Non era neppure un vero Eroe. Doveva solo risvegliarne uno.
La principessa sembrava così preoccupata.
Ma non per lui, per Noiva.
Era l'Eroe che le interessava.
Lui, quel ragazzino che aveva perso famiglia in una sola notte, non contava niente.
Poteva pure tornare senza un braccio o una gamba, l'importante era che portasse a termine quella missione.
Se non si fosse trattato di Moroalt, ne avrebbe dette quattro a quella smorfiosa di una principessa.
Ma visto che il suo nemico, era anche nemico del Regno, perchè non vendicarsi e al tempo stesso essere celebrato come colui che aveva ridato la vita all'Eroe della Luce?
Dov'era il Ladro?
Si trovava in qualche villaggio per dare nuovamente fuoco a case di gente innocente oppure si beava in qualche rifugio segreto?
Forse in Città c'erano notizie di uno strano individuo incappucciato...
Noiva era spesso stato in quel borgo così allegro, che poteva vantarsi di ospitare il Castello, in compagnia di suo nonno. Lo conosceva bene e aveva stretto amicizia con Telma, la proprietaria dell'osteria.
Forse sapeva qualcosa.
Il suo viaggio cominciò all'alba.
La spada pesava, lo scudo gli premeva dolorosamente, ma lui continuò.
Quando si recava in Città con il nonno, ammirava il paesaggio, inseguiva per un breve tratto gli animali per giocare...
Ora camminava a passo svelto, desideroso di arrivare il prima possibile.
E quando intravide le alte mura della Città, il suo cuore fece un salto per la felicità.
Sì, Telma doveva sapere qualcosa.
Le notizie giravano velocemente e qualcuno doveva aver sentito di un forestiero...
Non appena entrato, si ritrovò immerso nella caotica folla che sommergeva il Mercato.
Gli odori, le risate, i rumori gradevoli lo riportarono indietro nel tempo, quando era ancora un ragazzino e non uno strumento per risvegliare un Eroe.
Scese le ripide scalette che conducevano alla taverna e bussò alla porta.
- Avanti! - gridò una voce familiare.
Noiva entrò, pallido e con l'affanno, e corse ad abbracciare Telma, l'unica che riusciva a infondergli l'illusione di avere una madre.
- Ehi, giovanotto! Che succede? -
La prosperosa Hylian lo allontanò da sé e lo osservò attentamente.
- Per le Dee, somigli tanto all'Eroe, lo sai? Con quella spada e quello scudo sulla schiena, poi! -
Noiva cercò di formulare un sorriso, ma invano.
Telma gli fece l'occhiolino e lo accompagnò al bancone.
- Come sta il nonno? - gli chiese, mentre accarezzava la sua amata gatta.
A quelle parole, Noiva chinò il capo e giocherellò con un pezzetto di vetro abbandonato sul legno.
- Ehi! -
Telma gli scompigliò i capelli.
- Ragazzo? Che è successo? -
In quel mentre, entrò qualcuno. Il postino.
- Signora Telma, una lettera per lei. - disse con tono professionale e quando l'ebbe depositata nelle mani della donna, se ne andò correndo come un fulmine.
Telma aprì la busta e cominciò a leggere, lanciando ogni tanto occhiate a Noiva.
Poi, represse un grido.
- Oh Dee... -
Posò una mano sulla testa del ragazzo e mormorò dolcemente:
- Tesoro... mi dispiace molto. Ma le notizie... non potevo... -
Noiva scosse la testa, comprensivo, e indicò con la testa la busta.
- È un messaggio rivolto a tutti i cittadini. Riporta ciò che è accaduto nel tuo villaggio. Mi dispiace, o Noiva, mi dispiace! -
Il ragazzo posò la testa sul duro legno e non proferì verbo.
- Cosa vuoi fare con quell'arma? - si preoccupò improvvisamente la donna.
- Non vorrai vendicarti? Ascolta, lascia questo lavoro alle Guardie. Loro troveranno questo... - si interruppe e rilesse la lettera alla ricerca del nome.
- ... Moroalt il Ladro. - concluse, con tono deciso e perentorio.
A quel nome, Noiva si animò e guardò ansiosamente Telma.
- Cosa c'è? - fece quest'ultima, a disagio sotto quello sguardo.
Noiva aprì bocca, ma le parole non uscirono.
Deluso, indicò alla donna un calamaio e un pezzo di carta posati su un tavolino.
- Non puoi neppure parlare?? - Telma si portò una mano alla bocca.
Sospirando, andò a prendere l'occorrente per scrivere e lo porse al giovane.
Conosci un uomo con un cappuccio e mantello rossi? scrisse.
Telma, dopo aver letto, sospirò.
- È quel tizio? Moroalt? Ragazzo, ascolta... -
Ma Noiva la interruppe battendo con forza una mano sul bancone.
Gli occhi si erano trasformati: era diventati due fessure blu, gelide e cattive.
Telma strinse con forza il pezzo di carta e annuì.
- Ho sentito qualcosa su un personaggio del genere. Dicono che abiti in un piccolo paese quasi sconosciuto. Non si sa altro. Dicono che sia un mago. -
Telma sorrise.
- È un mostro, visto ciò che ha fatto al tuo villaggio, ma l'Eroe gli darà una bella lezione, vedrai! -
Noiva sorrise delle illusioni di Telma: se avesse saputo...
Si alzò e ringraziò con lo sguardo, nuovamente dolce, la donna.
Uscì, dopo un abbraccio dolce per il cuore e distruttivo per le ossa, e si diresse verso bottega della Città. Anche lì le notizie giravano.
Forse avrebbe trovato le informazioni che cercava su "il piccolo paese quasi sconosciuto".
Ad accoglierlo, c'era il commesso allegro e pimpante, con il suo bizzarro cappello e i suoi movimenti simili ad una trottola che non trova pace.
- Benvenuto! Benvenuto! Prego, entra! Ragazzo, oggi abbiamo un sacco di... -
ma Noiva lo interruppe bruscamente con un gesto della mano e la trottola sembrò rallentare.
- Sì? - mormorò l'uomo, un po' sorpreso.
Noiva notò della vernice lì, sul bancone, e intinse un dito nel colore; poi cominciò a scrivere qualcosa sulla superficie del banco.
- Ehi, no! Non lì, giovanotto! - gridò il mercante, cercando di fermarlo.
Ma il giovane lo scansò con decisione e finì la sua opera.
Aveva disegnato un semplice schizzo di Moroalt e lo indicò con cipiglio arrogante.
Il mercante si chinò sul disegno e si strofinò il mento.
- Umh... sì, in effetti mi ricorda qualcuno. Credo di aver già visto una simile persona. - Sembrò illuminarsi ed esclamò: - Ma certo! È il forestiero! Gli ho venduto la casa! Ora ricordo! -
Noiva si fece più attento e il suo sguardo glaciale intimò l'uomo a continuare.
- Sì, gli ho venduto la mia vecchia casa di campagna, a Taura, un piccolo paese piuttosto distante da qui. Era da un po' che la volevo vendere e quando è arrivato questo tizio deciso ad acquistarla, quasi non ci credevo.
Non è un'abitazione facile da gestire. Abita ancora lì, certo. È diventato piuttosto famoso, dicono sia un mago. -
Noiva lo interruppe educatamente con una mano e lo ringraziò con un cenno gentile del capo.
Se ne andò, lasciando l'uomo alle prese con la vernice.
Aveva fretta e non gli era passato per la testa di chiedere un pezzo di carta.
Era cambiato.
Era divenuto cattivo, egoista.
Scusa, nonno.

Noleggiò un cavallo con gli spiccioli che gli aveva donato Zelda e partì, diretto a Taura.
Sapeva dove si trovava.
Una volta, vi era andato per visitare la foresta, insieme al nonno.
Era bellissima e si mormorava che, proprio immersa in quelle chiazze di verde, tantissimi anni prima, quando Hyrule era ancora giovane, la Spada Sacra vi si era trovata, per poi essere riposta nel Tempio del Tempo, ancora più antico.

Il ragazzo si fermò solo per far riposare un po' il cavallo.
Quando giunse al paese, il sole se ne era appena andato.
C'erano dei bambini che giocavano lì intorno e, quando lo videro, gli corsero intorno.
- L'Eroe! L'Eroe! - gridarono.
Ma rimasero delusi riconoscendo in lui un'altra persona.
- Non è Link. - disse una bambina, chinando il capo.
Noiva strinse le redini sino a far diventare le nocche bianche.
Ora basta! Lui non somigliava all'Eroe e cominciava anche detestarlo.
Perché doveva correre lui dei rischi per risvegliarlo?
Cosa aveva fatto per meritarsi un simile viaggio? Certo, voleva vendicarsi, ma non aveva nessuna voglia di cercare un misterioso luogo che, magari, era anche colmo di pericoli.
E lui era solo un contadino! Un ragazzo! Non aveva neppure un Frammento!
Come poteva riuscire nella missione? Era caduto in una trappola.
Ma cosa aveva fatto alla principessa?
Perché lei lo aveva spedito verso morte certa?
Scosse la testa, capendo che tutto ciò andava oltre la sua comprensione.
Si erano avvicinati, intanto, anche due uomini con vanga.
Lo squadrarono ben bene e poi uno di loro disse:
- Somigli molto a Link, da lontano, sai? Solo che... tu hai i capelli lunghi sino alle spalle. E il tuo sguardo è decisamente diverso. -
Noiva scese da cavallo e si chinò sulla calda terra.
Disegnò di nuovo Moroalt sulla polvere e l'uomo annuì più volte.
- Sì, sì. È il forestiero. Abita laggiù. - Il contadino gli indicò una piccola casa ai margini della foresta che Noiva aveva visitato tanto tempo prima.
Il giovane ringraziò con il suo nuovo modo e corse verso la casupola.
Bussò alla porta con forza, con rabbia, odio.
Ma nessuno aprì.
Con un calcio e un grido d'ira, sfondò quella misera barriera che lo separava dalla vita di Moroalt il Ladro.
Lo scenario che si aprì davanti ai suoi occhi, lo meravigliò.
Si era aspettato un ambiente scuro, lugubre, invaso da chissà quali orrori.
Invece era finito in una semplice ma graziosa casa, più precisamente nel salotto.
Un tavolo ricoperto da una tovaglia rossa, con accanto una sedia in vimini, una libreria con pochi volumi, dei piccoli quadri appesi alle pareti ricoperte da una vernice bianca e un vaso celeste.
Era tutto, ma quella sobrietà calmò lo spirito di Noiva, il quale mise piede nella stanza con un atteggiamento simile alla delicatezza.
Si guardò attorno e notò una porta.
L'aprì: conduceva in cucina, piccola e pulita.
Dalla cucina, si poteva arrivare nella camera di Moroalt.
Quella vista, fece tornare Noiva nell'irritazione.
La stanza da letto era così sfarzosa e lussuosa da disgustarlo.
Nessun angolino era stato risparmiato da ordinati mucchi di vestiti colorati e incredibilmente frivoli.
Il letto a baldacchino era ricoperto da fogli colorati, pennelli, tele sporche.
Un pittore? rise in sé Noiva.
Si guardò ancora un po' attorno, poi decise di tornare in salotto.
Ma, mentre stava per richiudere la porta, notò qualcosa che spuntava da sotto il letto. Si avvicinò e vide che era una lettera.
Doveva essere molto vecchia, perchè la carta scricchiolò non appena la prese ed era giallastra, ricoperta da piccole macchie.
Il testo era breve, ma estremamente interessante.

Ladro!
Così mi chiamano ora!
Ma io gliela farò pagare. Sì, pagheranno per quello che mi hanno fatto.
Tradimento!
Così hanno gridato. Ed io ascoltavo, fremente di rabbia.
Assassino!
Sono loro ad avermi ucciso!
Capiranno, però, che non perdonerò.
Ruberò loro il respiro, il battito del cuore, come hanno fatto con me!
Niente sarà più lo stesso, a Hyrule.

Noiva deglutì.
Chi aveva scritto quelle righe? Moroalt?
Girò il foglio e scoprì qualcos'altro.
Un disegno.
Una torre circondata da un muro con archi.
Cosa significava?
Si mise il foglio in tasca, più confuso di prima.

Il Ladro non era lì. Dove si era cacciato?
Sospirò e uscì dalla casa, il cuore in tumulto, la mente vuota.

CONTINUA NEL CAPITOLO QUATTRO