- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo cinque -

Era l'alba.
Noiva aveva cercato in tutti i modi di trovare una soluzione, un'uscita.
Ma il suo cervello non aveva tirato fuori nulla di buono.
Il martello ora gli sembrava un gingillo inutile, un peso senza valore.
Lo gettò dall'altra parte della stanza, la fronte imperlata di sudore.
Gli mancava l'aria e l'odore di zolfo gli appannava la mente.

- Siamo pronti. - disse Dalboss.
Moroalt si strofinò pensieroso il mento. Poi annuì, lentamente.
- Sta bene. -
I Goron davanti a lui indossavano guanti di ferro e bronzo e piccole corazze per proteggere il petto e il collo.
- Dove sono gli aiuti di cui parlavi? - chiese Don Ardesio, sospettoso.
- Oh, sono sempre con me. - rise malignamente il Ladro. - Non mi lasciano mai. Non possono lasciarmi. -
Pronunciò qualcosa in una lingua sconosciuta e delle ombre grigiastre spuntarono dal terreno.
La loro forma era umana, ma gli occhi...
Quelli erano diversi da qualsiasi altra cosa.
Piccoli e rossi, sembravano possedere una saggezza infinita, ma era sapienza malvagia, creatasi dopo secoli di orrore.
Ma in fondo a quella luce diabolica, si leggeva un pianto eterno, doloroso per chi lo viveva e per chi lo ascoltava.
I Goron non riuscirono, infatti, a osservare a lungo quelle creature.
Tutti distolsero lo sguardo.
Tutti tranne Moroalt, che continuò a guardare quei mostri tranquillamente.
- Sono i miei Dannati. Ci saranno di grande aiuto. Nessuno può resistere alla loro forza e crudeltà. -
- Sei un mostro! - sibilò Don Ardesio. - Usi come arma le anime senza pace che vagano in questo mondo, anzichè cercare di dar loro tranquillità! -
Moroalt non mostrò il minimo segno di offesa.
Si strinse nelle spalle e fece un cenno a Dalboss.
- Dobbiamo prenderli di sorpresa. - disse. - Dobbiamo essere veloci. E voi non lo siete. Partiamo ora, quindi. -
Si voltò e fece per uscire, seguito dalle schiere di Goron, ma un rumore lo fermò.
- Cos'è? - chiese con una nota di curiosità nella voce.
Don Ardesio sbuffò e rispose, brusco:
- Un prigioniero Hylian. Deve essere una spia. -
Moroalt si voltò.
Nonostante il cappuccio, i Goron capirono ugualmente che era infuriato.
- Perché non sono stato avvertito?! - urlò infatti. - Sciocchi! -
- Non è importante. Dopo la guerra, lo libereremo. È solo un ragazzo. -
Moroalt si calmò improvvisamente.
Scoppiò a ridere, la sua solita risata cattiva, ma allegra.
- Un moccioso, eh? Come si chiama? -
- Non lo sappiamo. Non appena è arrivato, è finito in cella. - rispose Dalboss.
- Voglio vederlo. -
- Ma... cosa ti importa? È solo un ragazzo! - replicò Don Ardesio.
Moroalt lo spinse via e si diresse verso la porta da cui proveniva il rumore.
Bussò con forza e non udì più nulla.
C'era una chiave, appesa al muro.
La prese e aprì lentamente la porta.

La luce si fece strada nella stanza.
Noiva strabuzzò gli occhi, cercando di non rimanere accecato.
Vedeva qualcuno, sulla soglia, ma non riusciva a distinguere bene.
Oltretutto, l'aria nei suoi polmoni era ridotta agli sgoccioli e pertanto non vedeva bene. Il mondo era diventato tutto macchie.
Chi è?
Per un attimo, pensò a Thomas.
Ma no, impossibile.
Come faceva a sapere che era prigioniero dei Goron?
Si alzò, barcollando vistosamente.
Allungò una mano e arrancò verso lo sconosciuto.
Piano piano, la luce non gli diede più fastidio e l'aria cominciò a circolare, sebbene ancora impregnata dell'odore di zolfo.
Noiva sentì il sangue abbandonare il viso.
No!

Moroalt, vedendo il ragazzino allungare una mano per toccarlo, indietreggiò.
Che coincidenza. Era proprio lui.
Sorrise e i suoi occhi brillarono più che mai, al buio.
Sentiva gli sguardi dei Goron su di sé, in attesa di qualche sua mossa.
Fece un altro passo indietro.
Il ragazzino, pallido e sudato, aprì la bocca, come per parlare.
Mi ha riconosciuto, si rese conto Moroalt.
Ridacchiò e questo fece muovere il ragazzo.

Noiva si slanciò verso la porta, gridando di rabbia.
È lui!
Ma il Ladro richiuse in tempo la porta, impedendogli di afferrarlo.
No! No!
Noiva cadde in ginocchio, le mani premute contro il freddo metallo.
Lo aveva trovato. Era lì. Dall'altra parte di quella fredda roccia.
Poteva prenderlo!
C'era un modo per uscire! Ci doveva essere!
Corse a cercare il martello.
Lo afferrò con tutte e due le mani e cominciò a colpire i cardini della porta.
Ogni colpo gridava Apriti! Apriti!. Ogni colpo era disperato.
Aveva fretta.
Moroalt poteva andarsene in qualunque momento.
Non si chiese neppure perchè si trovava lì.
Voleva solo raggiungerlo e vendicarsi.

Il Ladro si sistemò il mantello.
- Perfetto. Andiamo. - disse ai Goron.
- Hai soddisfatto la tua curiosità? - gli chiese sarcastico Don Ardesio.
- Oh sì. - rispose Moroalt. - Sono rimasto molto soddisfatto. -
- Ma cosa sono questi colpi? - domandò un Goron, voltandosi verso la porta.
- Nulla. - fece il Ladro. - È un po' nervoso. -
Uscirono tutti dalla Sala, mentre i colpi diventavano sempre più forti.

La Piana di Hyrule era più bella del solito, quel giorno.
L'erba si muoveva dolcemente sotto i colpi del vento e il cielo era sereno.
Il sole era sorto da poco, ma già illuminava i campi, trasformando le chiome degli alberi in cascate dorate.
L'esercito dei Goron era stato teletrasportato da Moroalt sino al Ponte del Canale del Castello.
Le mura bianche e antiche come la stessa Hyrule, abbracciavano la Città.
Ma ora erano inutili.
Moroalt le osservò per un po', pensieroso, poi si tolse lentamente il guanto che gli copriva una mano.
Il simbolo di Hyrule brillò per un attimo, per spegnersi subito.
Don Ardesio impallidì.
- Cos'hai lì?? - gridò.
Gli afferrò il polso e guardò con sgomento il marchio della Triforza.
Il Frammento del Coraggio era più luminoso delle altre due parti della Sacra.
Don Ardesio fu colto da un terribile dubbio.
Alzò lo sguardo su Moroalt.
Riuscì a intravedere solo gli occhi, gialli e spaventosi, nonostante la calda luce del sole che svettava nel cielo.
- Chi sei tu? - mormorò il Goron, sempre più pallido.
Il Ladro si liberò dalla presa dell'anziana creatura e ripose il guanto in tasca.
- Lo sai chi sono. Lasciami fare, ora. -
- Non ti lascio fare proprio niente! - urlò Don Ardesio.
Molti Goron si voltarono per osservare la scena.
- Come fai a possedere quel Frammento?? Appartiene a Link, non a te! -
Moroalt rise e avvicinò il suo volto a quello del Goron.
Questa volta, non solo gli occhi, ma tutto il viso fu visibile a Don Ardesio.
Era un volto pallido, quasi bianco, giovane e virile.
Ma anche assurdamente vecchio, colpito dagli anni e dagli affanni.
Il naso era dritto e piccolo, le labbra sottili e biancastre, tanto da non vedersi.
Alcuni ciuffi di capelli spiccavano sulla pelle: erano infatti neri, lisci.
- Lasciami fare. - ripetè con più decisione l'uomo. - Link non è più, ora. -
Don Ardesio chiuse gli occhi, incapace di sostenere quello sguardo.
Ma le parole di Moroalt gli arrivarono lo stesso alla mente, nonostante lo sconcerto. Riaprì gli occhi di scatto.
- Tu! - esclamò il Goron. - Cosa hai fatto all'Eroe? -
Moroalt si allontanò di qualche passo.
- Non si vede da mesi, ormai! - gridò Don Ardesio. - Cosa gli hai fatto? L'hai fatto sparire tu, vero? Parla! -
Il Ladro, però, non aprì bocca.
Si limitò ad ammirare il Castello, le mani intrecciate dietro la schiena.
Don Ardesio fremette di rabbia, poi si voltò verso i suoi Goron.
- Non mi fido di questo individuo! Dobbiamo avvertire la principessa! Scommetto che non è nostra nemica! È tutta una bugia di questo mostro! Lui ha fatto sparire il nostro amato Eroe! Zelda deve sapere! -
I Goron seguirono con lo sguardo ciò che Don Ardesio indicava loro: la Triforza del Coraggio brillava sulla mano di Moroalt.
Le creature della roccia s'infuriarono e guardarono con odio il Ladro.
Ma non potevano nulla contro di lui: possedeva una parte del Potere.
Ma Zelda possedeva un altro Frammento. Lei poteva fare qualcosa!
- Fate pure. - disse Moroalt. - Non mi serve il vostro aiuto per prendere ciò che mi spetta. Vi volevo usare per creare ancora più scompiglio. Non dovevo togliermi subito il guanto... -
Si osservò la mano con un sospiro tragicomico e scosse la testa.
Dalboss lo afferrò per un braccio, furente.
- Dov'è il ragazzo? Non l'avrai ucciso?? - gli sputò in faccia.
L'uomo riprese il suo mutismo.
Ma, mentre l'ex-boss della tribù lo strattonava, bisbigliò quelle parole incomprensibili con cui aveva evocato i Dannati.
E questi tornarono, non più grigi, ma neri come la pece.
Si avventarono su Dalboss, cercando di strangolarlo con le loro lunghe dita.
I Goron andarono subito in soccorso del loro amico, ma i Dannati aumentarono e li sommersero.
Era impossibile colpire quelle ombre: il popolo della roccia era destinato a soccombere.
Per fortuna, Don Ardesio si rese conto subito che avrebbero perso, contro avversari del genere, e non perse tempo.
Chiamò in ritirata la sua amata tribù e fuggirono, verso il Castello.
Zelda doveva sapere.
Era l'unica che poteva aiutare Hyrule, ora che Link...
Alcuni Goron, però, erano intrappolati dai Dannati, che li schiacciarono a terra, terribilmente più forti, anche se, fisicamente, erano mingherlini.
Soffocati da quel misterioso peso, quella manciata di Goron morì, ma Moroalt ne salvò uno, fermando con una mano i suoi servitori senza pace.
- Verrai scortato sino al vostro Monte. I miei Dannati ti terranno d'occhio.
Libera quel ragazzo e digli che Moroalt il Ladro lo aspetta al Ghiacciaio.
Sono stato chiaro? -
Il Goron, sanguinante e spaventato a morte, annuì più volte.
- Bene. Vai a piedi. Ti farà bene. E bada, non dire niente a coloro che incontrerai.
Altrimenti, i miei Dannati uccideranno te e le persone con cui avrai parlato. -
Il Goron deglutì e si mise in marcia, zoppicando, seguito dalle ombre.
Moroalt ridacchiò e si rimise il guanto.
Il Castello, in lontananza, sembrava così piccolo...
Ma Moroalt sapeva che nascondeva così tante stanze, così tante porte...
Così tanti segreti.
Si tolse il cappuccio, mostrando al sole il suo volto.
Sorrideva ancora.

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