- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo sei -

La porta si aprì di nuovo.
Noiva, le mani sporche di sangue, alzò lo sguardo, speranzoso.
Ma si accorse subito che, la figura sulla soglia, non poteva appartenere a Moroalt.
Chinò il capo, deluso.
- Ragazzo... esci. Il Ladro ti aspetta al Ghiacciaio. -
A quelle parole, Noiva si alzò, gli occhi ridotti a fessure.
Uscì lentamente dalla cella e gridò.
Delle ombre nere e maligne, si muovevano dietro al Goron che gli aveva aperto la porta.
- Ho fatto quello che mi è stato chiesto. - mormorò quest'ultimo ai Dannati.
- Lasciatemi in pace, ora! -
Le ombre annuirono e sparirono con un sibilo.
- Vai, ragazzo. Ti aspetta lì. - ripeté il Goron.
Noiva annuì lentamente e corse fuori dalla Sala.

Riprese il cavallo e si diresse verso le cime innevate di Hyrule.
Solo uno Yeti e sua moglie ci vivevano, almeno così si raccontava.
L'aria, prima calda e irrespirabile, divenne fredda e creava un leggero solletico nella gola.
Noiva aveva lasciato il cavallo dagli Zora, il popolo dell'acqua, e aveva cominciato la scalata. Il principe Rals, colui che governava gli Zora, gli aveva dato un mantello pesante per proteggersi dal freddo.
Il terreno si apriva in più punti e dell'acqua gelida fuoriusciva, senza alcuna forma di vita.
Lì era tutto morto, la neve non aveva pietà.
Ma Noiva non si preoccupava del gelo: dov'era il Ladro?
Lo aspettava in qualche andito per tendergli una trappola?
Oppure non si trovava affatto lì e aveva architettato uno stupido scherzo...?
Proprio mentre il dubbio si insinuava, si udì una risata.
Forse una delle poche che si udivano, tra quelle montagne.
Si guardò attorno, freneticamente.
Dove sei??
Cadde un sasso, pochi passi più in là.
Guardò in alto.
Su una sporgenza della roccia ghiacciata, era seduto Moroalt.
Battè le mani: sembrava un bambino che ha ritrovato il suo giocattolo preferito.
- Sei arrivato, finalmente! Qui fa freddo, sai? È stata dura pazientare. -
Il Ladro si alzò e si pulì i pantaloni sporchi di neve.
- Hyrule è caduta nel caos. I Goron sono andati da Zelda a riferirle ciò che ho fatto. Stolti. È proprio quello che voglio. -
Moroalt cominciò a passeggiare sulla sporgenza, le mani dietro la schiena, il capo alzato verso il cielo.
Noiva gli augurò di cadere, con tutto il cuore.
- Non possono combattere contro di me. Neppure quella stupida principessa. Nessuno può farmi nulla! -
Si voltò di scatto, guardando Noiva con i suoi terribili occhi gialli.
Sembrava furioso.
- Tu non mi cerchi solo per vendetta. Ti manda Zelda, vero? "Cerca il Ladro e risveglia l'Eroe!". Scommetto ti ha detto una cosa del genere. -
Il ragazzo rimase impassibile. Moroalt continuò, più tranquillo.
- Devi ritenerti fortunato. Sei rimasto vivo solo per pura pietà.
Sono curioso di vedere la tua faccia quando Hyrule sarà cambiata.
Se sarà simile a quella che hai fatto vedendo il tuo villaggio in fiamme, sappi che mi offenderò terribilmente. -
Il Ladro rise, la sua solita risata crudele e insana.
Quando si calmò, sembrò quasi stanco.
- Ma potresti crearmi dei problemi. Chissà, forse sei più furbo di quello che sembri. Non voglio imperfezioni nel mio piano. Ci lavoro da troppo. Pertanto... -
Con un balzo, scese dalla sporgenza e si avvicinò lentamente al giovane.
Noiva estrasse la spada, ma troppo tardi.
Moroalt gli aveva puntato alla gola un'altra lama, bella, terribile, assetata di sangue. Era nera e sembrava piuttosto pesante.
Noiva deglutì, diviso tra la rabbia e la paura.
- Lascia l'arma. - gli ordinò Moroalt.
Ma visto che il ragazzo non si decideva, allungò l'altra mano e gliela sfilò con forza. Poi, la gettò lontano, nella neve gelida.
- Ho cambiato idea. Non mi farò mettere i bastoni tra le ruote da un moccioso come te. Anche se... - ridacchiò. - ... non riesco a immaginare come tu possa fare. Sei solo un bambino. Ma è meglio non correre rischi. -
Alzò la spada per colpire, ma Noiva questa volta fu veloce.
Gli si lanciò contro e caddero nella neve.
Dimenticò la Triforza del Coraggio: lui voleva vendetta! Solo quella!
Non aveva tempo per recuperare la sua spada: allungò il braccio e afferrò la lama nera di Moroalt.
Ma il Ladro, con un grido, si alzò prima che Noiva lo potesse colpire.
Lo prese per il collo e lo alzò, con assoluta facilità.
- Stupido ragazzino... - sibilò con odio. - Lo sapevo. Dovevo ucciderti al villaggio. Come ho fatto con tutti quei maledetti paesani! -
Strinse la presa.
- Raggiungi pure i tuoi amici. Non avrai la vendetta che cerchi. -
L'aria... pensò Noiva. Ho bisogno d'aria...
Mentre Moroalt lo portava lentamente alla morte, il ragazzo ripensò al nonno. Alle fiamme nel villaggio.
E poi, gli vennero in mente quelle creature strane, che si aggiravano tra le case ormai in rovina, con la paura negli occhi, cercando di evitarlo.
Le aveva dimenticate, sino ad allora.
Solo nel momento in cui stava per morire, si rese conto che sarebbe diventato come loro.
Un fantasma... Non esisterò più...?
Così giovane... perché morire? Perché?
Non avrebbe trovato pace. Avrebbe vagato per l'eternità.
Moroalt sarebbe diventato il padrone assoluto.
Non poteva permetterlo.
Il Ladro sarebbe morto.
E lui, Noiva, avrebbe vendicato il nonno e tutte le persone che aveva amato, ma che gli erano state crudelmente tolte.
Non morirò... non io!
Il mondo cominciava a diventare sempre più scuro, sempre più...
Ormai si trovava al limite. Quel limite che separa l'anima dal corpo, che le dà finalmente l'agognata pace.
Afferrò il polso di Moroalt. Sentì che indossava un braccialetto con un ciondolo attaccato.
Come posso fare?
Mentre cercava di liberarsi, provò un piccolo dolore alla mano.
Si rese conto che era stato il ciondolo: un'estremità era molto sottile, simile ad uno spillo.
Ecco la soluzione.
Prese il ciondolo tra il pollice e l'indice e lo conficcò con forza nel polso senza difese del Ladro, prima che quest'ultimo potesse capire.
L'uomo mollò immediatamente la presa, urlando.
Noiva cadde sulla neve fresca, annaspando, alla ricerca di ogni più piccola particella d'aria.
La vista gli tornò quasi subito e potè vedere del sangue cadere, macchiando l'immacolata neve.
Sta sanguinando! esultò il ragazzo.
Si alzò subito, Moroalt che si stringeva il polso con piccoli urli di dolore e ira.
Prese la sua spada e corse verso l'uomo, pronto ad ucciderlo.
Il Ladro, però, distolse l'attenzione dalla sua ferita e allungò la mano verso il ragazzo che gli veniva incontro con la spada alzata.
Ci fu una luce e le gambe di Noiva si congelarono all'istante.
Non poteva più muoversi. Rischiava molto, così, e cercò di rompere il ghiaccio con la spada.
Non ci riuscì.
- Maledetto... mi hai veramente stufato! - urlò Moroalt.
Proprio in quel momento, un'ombra identica a quelle che Noiva aveva visto in compagnia del Goron, apparve.
- Mio signore... - disse la creatura. - La villa. -
Bastò questa semplice parola per calmare Moroalt.
- È andato tutto come previsto? - chiese il Ladro.
- Sì, mio signore. Abbiamo conquistato anche la villa. Può utilizzarla quando vuole. -
- Perfetto. -
Moroalt si rivolse a Noiva.
- Spiacente. Devo andare. Non preoccuparti, però. Ora non sei l'unico ad avere un conto in sospeso. -
Schioccò le dita e scomparve in una luce dorata.
L'ombra sibilò qualcosa e fece per allontanarsi.
Fu un urlo disperato a fermarla.
Si voltò.
- Ragazzo... ragazzo... - sussurrò, gli occhi a fessura.
Noiva provò a parlare, ma non ci riuscì.
La creatura, nonostante il suo mutismo, capì che voleva essere liberato da quel ghiaccio. Rise.
- Mi credi così potente? Sei stato intrappolato dal potere della Triforza del Coraggio.
Io non posso competere, sciocco! Rimani pure a marcire lì! -
Con queste parole, l'ombra si allontanò, con movimenti simili a quelli di un pazzo furioso.
Proprio quando la disperazione stava per abbattersi nuovamente su Noiva, il ghiaccio si crepò, sino a spezzarsi.
A quanto pare, Moroalt voleva ucciderlo personalmente, senza servirsi del gelo e della fame.
Oppure l'incantesimo aveva quella specifica durata perchè il Ladro non sapeva ancora controllare bene i suoi nuovi poteri...?
Comunque fosse, Noiva non aveva tempo per pensarci.
Aveva sentito parlare di una villa.
Forse la leggenda sugli Yeti era vera...
Doveva trovare quel maniero e uccidere Moroalt.
Solo questo importava.

Si guardò le mani. Senza volerlo, quando era caduto a terra dopo aver ferito Moroalt, si era sporcato con il suo sangue.
Solo ora si accorse che era strano. Non era completamente rosso.
C'erano delle sfumature nere, simili a piccole onde.
Si chinò ad osservare le macchie sulla neve.
Anche quelle presentavano quegli strani disegni nerastri.
Cosa significava?
Il Ladro era forse malato? Avvelenato?
Se è così, forse posso sfruttare la situazione a mio vantaggio...
Si pulì le mani con il mantello e cominciò la ricerca.

CONTINUA NEL CAPITOLO SETTE