- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo otto -

Tornò al villaggio degli Zora.
Zelda era ancora lì, alle cascate.
- La Sacra! Questo vuol dire...! - esclamò vedendo la sua mano.
Noiva annuì.
Ma la sua testa non era lì.
Risvegliarlo o no? Il Vero Potere o la vita di una persona?
La principessa sorrise.
- Forse... posso dirti dove si trova. Lo abbiamo portato lì perché nessuno possa trovarlo. È al sicuro. -
Zelda si chinò e gli parlò all'orecchio.
Ciò che Noiva apprese lo riempì di stupore.
C'era davvero una cosa del genere sotto la Città di Hyrule?
Zelda annuì lentamente.
- Sì. Risveglialo. -
Noiva guardò la Triforza.
- È questa la volontà delle Dee. - aggiunse Zelda, come se avesse percepito la sua esitazione.
La volontà delle Dee... è davvero così importante?
Pensò a quello che sarebbe successo.
Una volta risvegliato, Link sarebbe stato ancora più acclamato, amato, riempito d'onori ed elogi.
Ed io?
Lui invece sarebbe stato dimenticato, messo da parte, stupido strumento...
di quella volontà di cui non gli importava più nulla.
Si rese conto che quei pensieri, tempo prima, non gli sarebbero passati neppure per l'anticamera del cervello.
Cosa avrebbe detto il nonno?
Sicuramente, lo avrebbe osservato con i suoi dolci occhi verdi e gli avrebbe parlato, forse per ore, cercando di capirlo, ma anche di fargli capire.
Ma ora non il nonno non c'è più... Non c'è più nessuno!
Di chi era la colpa?
Di Moroalt.
Ma chi aveva permesso tutto ciò?
Le Dee...
False sovrane di un Regno che avevano creato per capriccio.
Osservò Zelda.
Annuì.
In sé, però, chinò il capo, disperato.
La ricerca è finita. A me cosa rimane?

La Città gli sembrò meno caotica del solito.
Forse perché non gli interessava più come le altre volte.
La Triforza era ben nascosta sotto una benda, ma le ferite si vedevano bene.
Molti si voltarono ad osservarlo, bisbigliando parole di disappunto o pietà.
Zelda aveva detto che un uomo conosceva il passaggio.
Il suo tutore.
Rafael.
Lo poteva trovare alla taverna di Telma. Così aveva detto Zelda.
Ma Noiva non aveva nessuna intenzione di vedere la donna, di ascoltare le sue chiacchiere e lamentele.
Per la prima volta, Noiva cominciò a provare un certo odio nei suoi confronti.
Chiese ad un ragazzino di andare a chiamare l'uomo e aspettò al Mercato.
Rafael arrivò quasi subito.
- Mi cerchi tu, ragazzo? -
Noiva annuì. Si voltò verso il muro e con il dito tracciò un disegno invisibile, come gli aveva detto di fare la principessa.
L'uomo capì subito e lo fissò a lungo.
- Sei tu... colui di cui mi ha parlato, allora. - mormorò. - Sorprendente. -
Gli fece cenno di seguirlo e lo condusse ad una casetta abbandonata, nella piazza della Città.
L'interno era completamente spoglio, non c'era nulla.
Solo ragnatele e qualche topolino.
- Qui. - disse Rafael indicando una botola. - Sai la storia? -
Il ragazzo scosse il capo più volte.
- Molti anni fa, all'epoca dell'Eroe del Tempo, ci fu un terremoto. Orribile. Potentissimo. La Città venne ingoiata e si trova ancora lì sotto, immersa nelle stalagmiti e nella desolazione. Tutto si è conservato piuttosto bene. Puoi vedere le case, i negozi dell'epoca... e il Tempio... solo il castello riuscì, per miracolo, a rimanere sotto il cielo. -
Rafael sospirò.
- Ci sono delle aperture che lasciano passare dell'aria, ma è consigliabile non restarci molto. Non è prudente. -
Aprì la botola e cominciò a scendere dei ripidi scalini.
Noiva lo seguì, curioso.
L'uomo accese una lanterna, così da poter vedere il cammino, e marciarono per quelle che sembrarono ore.
Quando arrivarono all'ultimo gradino, Noiva era madido di sudore freddo.
Venne accecato da una forte luce e quando riaprì gli occhi, si ritrovò in una seconda città.
C'erano moltissime torce che illuminavano l'ambiente, conferendogli un'aria spettrale.
Le case erano diroccate, ma alcune si tenevano in piedi e presentavano addirittura tracce di vetri, seppur infranti.
Una misera fontanella si ergeva al centro di quella che sembrava la piazza di un mercatino.

Con orrore, Noiva si accorse che c'erano delle ossa umane, lì vicino.
- Non abbiamo toccato nulla. Abbiamo solo portato la luce. - sussurrò Rafael, soffiando sulla lanterna, spegnendola. - Per rispetto. -
L'unico edificio che, nella gigantesca grotta, toccava quasi il soffitto era quello che sembrava un tempio.
Reso maestoso dalla sua semplicità, si manteneva ancora benissimo.
L'uomo intercettò lo sguardo del giovane e sorrise.
- Se Zelda ti ha detto di venire qui, vuol dire che puoi risvegliarlo. Lo troverai lì. Quello è il Tempio del Tempo, dove tantissimi anni fa la Spada Sacra risiedeva. E dove l'Eroe del Tempo varcava le soglie del Sacro Reame... -
Tacque, gli occhi colmi di ammirazione.
Noiva si ricordò di non dover rimanere troppo lì e si avviò veloce verso il Tempio.
Ad ogni passo, cresceva la sua inquietudine.

La sala del Tempio era molto vasta. Il pavimento, un tempo, era ricoperto da una guida rossa, ormai consunta e sporca.
C'era un altare di pietra nera e, dietro, pochi scalini, che conducevano ad una porta. Sopra di essa, c'era il simbolo di Hyrule.
La Triforza.
La Triforza...
Noiva si avvicinò all'altare, sfiorandolo con una mano.
Intravedeva delle scritte, ma non si leggevano bene.
Alzò lo sguardo verso la porta.
Conduceva ad un'altra sala.
Non riusciva a vederla con chiarezza, però.
Ti trovi lì, Eroe?
Salì le scale e si addentrò nell'oscurità, ben presto spazzata via da lanterne poggiate a terra.
Ed eccolo lì, l'Eroe della Luce, adagiato su una coperta di seta.
Il viso giovane pallido e marmoreo, senza segno di vita.
Vicino a lui, un piedistallo, su cui era incisa la Triforza.
Tutto rievocava il potere delle Dee.
Tutto sembrava a Noiva così pesante, così difficile da fare...
A passi lenti, si avvicinò all'Eroe.
Le mani sul cuore stringevano la Spada Suprema.
Noiva si chinò ad osservarla, poi il suo sguardo cadde sul volto dell'Eroe.
Link...
Bastava un gesto, una breve concentrazione e avrebbe perso il Vero Potere, riportando alla vita una persona.
Era quello il volere delle Dee.
Prese delicatamente la mano dell'Eroe.
Potere o dono?
La strinse.
Eterna gloria o arido destino?
Chiuse gli occhi.
Che cosa devo fare?
Lasciò andare la mano, che ricadde con un tonfo sordo.
No... non posso lasciarlo così. Ma non voglio neppure perdere la Vera Forza.
Forse con questa il nonno può tornare!

Aprì la bocca.
E parlò. A Link.
- Tu sei legato alla Luce. Ma nonostante questo, Moroalt è riuscito a toglierti il tuo Frammento. Cosa vuol dire questo? L'Oscurità è più forte della Luce? -
Si alzò, le ginocchia doloranti.
- Riprenditi la tua Luce, allora. -
Unì le mani a coppa e chiuse gli occhi.
Cercò l'Oscurità che sembrava possedere Moroalt, quell'Oscurità che sembrava essere più forte di qualsiasi altro potere.
E mentre cercava, il viscidume che aveva provato quando aveva ottenuto la Sacra divenne più forte, arrivando sino alla bocca, dove Noiva sentì un orribile sapore. Che cos'era??
Aprì gli occhi e cadde al suolo, vicino all'Eroe, spaventato.
Ma si fece forza e continuò, senza sosta, fino a quando qualcosa in lui non si spezzò. La Luce lo fuggì e l'Oscurità divenne libera dalla sua prigione, e si attaccò al suo cuore, simile a pece.
Scosso da tremori, Noiva arrancò verso la mano di Link. L'afferrò e pronunciò:
- Prendi la Luce e torna in vita. Ma se oserai combattermi per la mia Oscurità, morirai perchè ho una missione da compiere! -
Nonno...
L'Oscurità rise e una fiamma bianca abbandonò il corpo di Noiva e si unì a Link.
Si sentiva così potente...
Tutti sarebbero tornati!
Rivide il sorriso del nonno, i suoi occhi verdi...
Ma il viscidume non scomparve, anzi divenne più forte e lo fece gridare.
Posso sopportare... non voglio la Luce... voglio l'Ombra!
Solo l'Ombra farà tornare il nonno!

Link intanto era avvolto dalla fiamma bianca, simile... ad un angelo.
Noiva si premette una mano sul torace e cercò di respirare meglio.
Resisti... resisti...
Poi, finalmente, l'agonia cessò.
L'Ombra si calmò in lui, godendosi ogni attimo in quel corpo giovane.
Non c'era più Luce che potesse disturbarla! Che gioia!
Noiva rimase fermo per un po', osservando l'Eroe avvolto nella Luce.
Si guardò la mano.
Ti sei divisa... benvenuta...
La Triforza brillò, ma questa volta il suo bagliore non era dorato, bensì nero.
Tornò ad osservare Link.
- Tu... - mormorò.
La fiamma si spense lentamente.
Gli abiti dell'Eroe erano cambiati.
La sua tunica ora era bianca come la neve, con lievi disegni d'argento. La fronte era ricoperta da un semplice quanto prezioso diadema.
- Luce... -
Link si mosse, dapprima solo le mani, poi anche il viso e un piede.
Infine, aprì lentamente gli occhi.
- Ah... - mormorò Noiva.
Si alzò di scatto, ma l'Eroe sembrò non averlo visto.
Continuò a fissare il soffitto rovinato con aria assente.
- Svegliati! - urlò Noiva, con rabbia.
L'Eroe, questa volta, si voltò a guardarlo.
Noiva, impreparato, si spaventò.
Arretrò, temendo la sua Luce.
Non dovrebbe essere così... Lui deve temere me!
Gli occhi di Link sembravano inespressivi.
Due specchi che non riflettevano nulla.
Noiva mormorò il suo nome più volte.
Link ebbe un fremito e il suo sguardo si illuminò di vita.
Osservò con curiosità Noiva e si alzò, ma solo fino a rimanere ancora seduto.
Nei suoi occhi c'era una domanda: chi sei?
Noiva però scosse la testa e arretrò ancora.
- Non... - sussurrò. - Non... -
Voglio andarmene! Ora!
Gli occhi di Link ancora osservavano i suoi.
Ora!!
Ci fu un lampo scuro e Noiva scomparve.
Link sussultò.
Lentamente, si osservò i vestiti.
Che era successo?
Soffocò un grido quando notò la Triforza completa, avvolta nella sua calda luce dorata.
La Spada Suprema si illuminò, a contatto con la Sacra, e Link cercò di calmare il cuore, che andava a mille.
Si guardò intorno.
Dove si trovava?
E chi era quel ragazzo?
Si alzò, le gambe tremanti.
Barcollò leggermente e raccolse la Spada.
Voleva uscire. Gli mancava l'aria.
E gli mancavano risposte.

CONTINUA NEL CAPITOLO NOVE