- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo nove -

Che posto è questo? si chiese l'Eroe.
Un'enorme grotta con all'interno una città quasi distrutta.
C'era un'aria cattiva lì dentro, pervasa da morte e dal soffio di un tempo che era stato malvagio.
Fece alcuni passi, scendendo le scale di quello che, presumeva, era un tempio.
Quando si fu allontanato un po', sentì una voce.
- Link! -
Un uomo si avvicinava a grandi passi, una lanterna spenta in mano.
- Link! - ripetè.
L'Eroe sorrise, riconoscendo il suo amico.
Rafael lo abbracciò, ma la sua espressione passò dal felice al sorpreso.
- Cosa ti è successo? - chiese, squadrandolo perplesso. - Sei... diverso. -
Il suo sguardo notò la Triforza completa.
Rimase un attimo in silenzio, attonito.
- Non capisco. - mormorò alla fine.
Link scosse la testa, per indicare che anche lui non ne sapeva nulla.
Ripensò al misterioso ragazzo che aveva fissato per qualche istante.
Sembrava così spaventato... e strano.
- Dov'è il giovane? - chiese Rafael.
Link lo fissò.
Lo conosceva?
- Quel biondino. Ti ha risvegliato lui. -
Risvegliato?
L'uomo si grattò la testa, a disagio. Poi prese per un braccio l'Eroe e lo condusse fuori, spiegandogli che lì l'aria non si poteva respirare per molto.
Sbucarono nella casa abbandonata, i rumori della Città che provenivano forti dall'esterno.
- È lungo da spiegare. Non ricordi proprio nulla? -
Link annuì lentamente, poco sicuro.
Qualcosa di nero. Una risata.
Sospirò e si portò una mano alla tempia.
- Non preoccuparti. Ti tornerà in mente tutto quando... -
Rafael fu interrotto da un boato.
Corsero fuori, mentre la gente urlava, scappando ovunque.
- I mostri! I mostri! - urlava la folla.
Link strinse la spada.
Vedeva delle ombre scure, dagli occhi rossi come rubini, distruggere ogni cosa.
Erano di diverse dimensioni: alcune piccole e mingherline, dagli arti incredibilmente lunghi e acuminati, altre grosse e pesanti, ma con una forza spaventosa. Link trattenne il fiato, quando uno di quei mostri lo individuò.
La creatura sibilò, ma lo lasciò perdere, come se non fosse abbastanza importante.
Ma Link non lasciò perdere.
Corse incontro al mostro e lo attaccò con la Spada Suprema.
L'ombra ruggì e cadde a terra, apparentemente morta.
L'Eroe, pieno di una furia che non conosceva, cominciò ad attaccare le altre misteriose creature. Solo dopo averne uccise una dozzina, si accorse di uomo incappucciato che correva al portone del Castello.
Un uomo con cappuccio?
Strinse i pugni, sino a farli diventare bianchi.
Si ricordava di una cosa del genere...
Lo inseguì, con in mente uno strano bagliore nero.

Moroalt sorrise, mentre i suoi Dannati distruggevano la città.
Rivedere il Castello non lo rendeva felice, ma sapere che presto anche quell'odiato edificio sarebbe stato raso al suolo, oh, quello sì che lo rendeva contento.
I due soldati davanti al portone tremavano come conigli.
Uno dei due, però, quello che sembrava il più anziano a giudicare dagli occhi stanchi, acciuffò un po' di coraggio e mormorò:
- Io... ti ho già visto...? -
Sembrava quasi una domanda.
- Forse. - rispose Moroalt, la spada nera in mano. Sembrò pensare a qualcosa, poi scosse la testa.
- Non voglio farvi del male. Andate via. -
Le due Guardie non se lo fecero ripetere, ma ad aspettarli alla fine delle scale c'erano dei Dannati che, non appena li videro, non permisero loro di fuggire ancora.
- Peccato. - mormorò il Ladro.
Spinse leggermente il portone ed entrò nel cortile immenso del Castello.
- Quanto disturbo per un semplice ospite! - esclamò, trovandosi davanti un esercito Hylian pronto ad uscire per aiutare la Città.
C'erano anche i Goron, corsi ad avvertire Zelda.
E la principessa stessa guidava il suo esercito, maestosa sul suo cavallo bianco.
- Moroalt. - disse con disprezzo, stringendo con forza la sua spada.
Il Ladro fece un buffo inchino.
- Maestà. - pronunciò con ironia l'uomo. - Un tempo non mi avresti chiamato per nome, mia cara. -
- Un tempo. - sottolineò Zelda. Sembrava combattuta da qualcosa.
Don Ardesio, che guidava le sue truppe Goron, la osservò con attenzione.
Che potere aveva il Ladro sulla ragazza...?
- Ora sei un nemico, Moroalt. - continuò la principessa. - Un nemico che ruba le anime e ne ricava dei mostri! -
Si stava infervorando. La mano che stringeva la spada tremava.
- Non voglio ucciderti. - mormorò Moroalt. I suoi occhi ebbero un lampo.
Di cosa? pensò Don Ardesio con amarezza. Odio? Disprezzo?
- Non ucciderai nessun altro. - replicò Zelda. - Morirai tu. L'Eroe è stato risvegliato. Ci aiuterà anche lui e tu non hai niente! Niente! -
Moroalt si osservò la mano.
Il ragazzino gli aveva tolto i Frammenti, era vero.
Ma l'Oscurità era dalla sua parte.
- Molto bene. Come vuoi. -
Si inchinò di nuovo e fu allora che scattò.
La lama nera apparve subito e, prima che qualcuno potesse fare qualcosa, si trovava già sotto la gola di Zelda, sebbene quest'ultima si trovasse sul cavallo bianco.
- Ora mi dirai dov'è nascosto il corpo dell'Eroe. Io l'ho lasciato in quella radura, l'hanno trovato e...? -
Avvicinò ancora di più la punta della spada alla gola della principessa.
I soldati guardavano, impotenti.
- Non c'è altro da dire. - disse in un soffio Zelda.
Moroalt strinse gli occhi, furibondo. Il sole che accarezzava il cortile non era in grado di illuminargli il volto nell'ombra, ma gli occhi splendevano come gemme.
- Vuoi farmi credere - sibilò - che l'Eroe della Luce è stato lasciato in un paese di contadini, vecchie e capre, in attesa del Risveglio?? -
Zelda annuì lentamente, per niente sicura di quello che faceva.
- Sì... era più sicuro. -
Moroalt ruggì e alzò la spada per colpirla.
Ci fu un lampo grigio e il Ladro si ritrovò a terra, la mano ferita e la lama nera conficcata nel terreno, pochi metri più in là.
- Prendetelo! - gridò Don Ardesio.
Moroalt, però, si alzò di scatto e con un salto sovrumano si posò su un albero lì vicino, guardandosi attorno, gli occhi colmi di sorpresa e odio.
Zelda, il fiato corto, pallida e spaventata, vide un ragazzo vestito di nero avvicinarsi dall'entrata est del cortile.
- Noiva? - sussurrò, incredula.

Le ombre non volevano togliersi dalla sua strada.
Link ne colpì tre con un attacco rotante e finalmente ebbe la strada libera.
L'incappucciato doveva ormai essere arrivato al Castello.
Diede un'occhiata addolorata ai cadaveri di due Guardie e salì le scale che conducevano al portone.
Si fermò di colpo.
Un esercito di Hylian e Goron, tutti rivolti verso un'entrata del cortile, e l'incappucciato sui rami di un albero. Ecco cosa vide.
Si avvicinò di qualche passo, senza farsi notare, per vedere anche lui.
Lo riconobbe. Il ragazzo del tempio.

- Noiva... - ripetè Zelda, portandosi una mano alla bocca.
Era cambiato.
I suoi abiti era divenuti neri, così come i capelli, non più biondi.
E una mano emanava una strana luce.
Cosa era accaduto?
- Quello è il prigioniero! - sussurrò Dalboss a Don Ardesio. - Sa usare la magia? Ma allora perché non si è liberato? -
- È lui, ma non è più lui. - rispose il vecchio Goron. - C'è qualcosa di diverso. Di malvagio. Somiglia... somiglia a Moroalt. -
Il Ladro in questione scese dall'albero, accarezzandosi la mano ferita.
- Che piacere rivederti, moccioso. -
Sorrise, anche se nessuno lo notò.
- Il castello è mio. - pronunciò il ragazzo, avvicinandosi sempre più.
Zelda trasalì sentendo la sua voce e scosse la testa.
Era mutato. Non era più Noiva. Cos'era diventato?
Capì che la risposta si trovava sulla mano del giovane.
- Cosa hai lì, amico mio? - chiese la principessa.
Noiva la guardò appena, un'espressione ferita negli occhi.
- Moroalt... - sussurrò il ragazzo, pronunciando quel nome come se fosse intriso di veleno. - Non eri morto, tu? -
Il Ladro fece un gesto teatrale con la mano, portando una gamba dietro l'altra.
- Come vedi, al mio sangue non piace lasciarmi. Non posso morire dissanguato.
È uno dei miei tanti privilegi. - Ridacchiò. - Privilegi che ora hai anche tu. -
Zelda deglutì, provando a convincersi che non era vero.
- Noiva, ti prego, dimmi cos'hai lì! - urlò, la voce rotta dalle calde lacrime.
Il giovane questa volta la osservò a lungo.
- Link sta bene, credo. - mormorò, il tono più dolce. - Molto bene. Credimi. -
La principessa sentì una parte del peso spezzarsi.
- Ma tu? - insistette. - Cosa ti è successo? -
Moroalt sbuffò.
- Cara, mi sembra ovvio. Ha fatto quello che ho fatto io. Ha rinunciato alla Luce. Ma lui non ha rinunciato solo alla sua Luce. Ha rinunciato anche a quella... - rise malignamente. -... della Sacra. -
Il peso sul cuore di Zelda si fece più forte di prima.
- Noiva... Cosa hai fatto? - mormorò, pallida come la luna.
Il ragazzo mostrò la mano. La Triforza nera era incorniciata nella sua luce di tenebre.
- Solo l'Ombra farà tornare il nonno. Me lo ha dimostrato il Ladruncolo. -
- Ladro, prego. Un po' di rispetto, moccioso. - si intromise Moroalt, il tono finto-offeso.
Noiva non gli diede minimamente retta e continuò:
- Link ha la Triforza della Luce. Chiamiamola così. Io ho la sua metà malvagia. Non mi importa. Doveva andare così. Il nonno tornerà. -
In quell'ultima frase, c'era una speranza così grande che i presenti, escluso Moroalt, si sentirono commossi e tristi.
- Per favore! - esclamò il Ladro, disgustato. - Cosa ti credi? Un dio? Sei solo un moccioso! Possiedi la Vera Forza dell'Ombra, è vero, ma non riporterà in vita nessuno! -
- Il potere si può controllare. - disse Noiva, lanciandogli un'occhiata colma di veleno. - Io imparerò a farlo. -
Moroalt scoppiò a ridere.
- Idiota! - gridò, gli occhi gialli pieni di divertimento sadico. - Non hai capito? Nonostante il suo enorme potere, la Triforza non è le Dee. Non ha potere di vita e di morte. Può fare mille altre cose, ma non risvegliare i morti. Ora sei legato all'Oscurità, alla dannazione eterna! -
Riprese a ridere. - E per cosa? Per niente! -
La sicurezza di Noiva sembrò sbriciolarsi.
- Tu... menti! Menti! -
Moroalt scosse la testa.
- Pure verità, moccioso. Troppo tardi. Ormai sei dannato. L'Ombra ti divorerà, se non impari a controllarla. - Diede un'ultima risata.
- Tranquillo. Morirai prima. Perché mi prenderò quella Triforza! -
Si scagliò contro il ragazzo, il cuore colmo di bramosia.
Noiva, però, non era cambiato solo esternamente.
Con un salto, si ritrovò alle spalle di Moroalt e lo colpì alla nuca con un pugno.
- Fermateli! - gridò Zelda, disperata.
Il Ladro fece apparire la spada nera e attaccò il giovane, che era disarmato.
Stava quasi per colpirlo, quando avvertì un forte dolore al fianco.
- Quante interruzioni, oggi. - borbottò, tornando con un balzo sull'albero.
- Link! - gridò la principessa.
L'Eroe della Luce porse la mano a Noiva, per aiutarlo a tirarsi su.
Ma il ragazzo ignorò la mano e si alzò da solo.
Provò di nuovo l'oscura paura della sua Luce Sacra e si allontanò di qualche passo.
- Zelda... - mormorò, la voce tremante. - Dammi il castello. Ha mentito. Il nonno tornerà... Dammi il castello! -
La principessa lo guardò con gli occhi sbarrati.
- Noiva.... ascolta... -
- Sì, ascoltala, Noiva! - urlò improvvisamente Moroalt. - Ti parlerà sicuramente come faceva suo padre! Non è cambiato nulla, qui! -
Scese dall'albero, il fianco e la mano sanguinanti.
Era furioso.
- Ladro! Traditore! Assassino! Gridarono così! Mi cacciarono! Ed io volevo solo aiutare! Aiutare dei poveri stolti! -
Calciò con rabbia un sasso lì vicino, mandandolo vicino i piedi di Don Ardesio.
- Cacciato come un inetto! Guardato male da tutti! Solo perché avevo scelto una strada diversa! -
Si fermò per riprendere fiato.
Zelda chinò il capo e Don Ardesio, pallido in volto, si avvicinò lentamente.
- Moroalt... Forse mi ricordo di te. -
Il Ladro lo fissò con odio crescente.
- Ti ricordi? Cosa ne sai tu? Quel giorno, non c'eri. -
- No... mi ricordo... di altre occasioni. - replicò il Goron.
- Altre occasioni? - Gli occhi di Moroalt ebbero un attimo di calma.
- Tu facevi parte della corte Reale, vero? -
L'uomo mostrò alzò le mani al cielo.
- Finalmente qualcuno ha il mio ricordo! Qualcuno diverso dalla principessina! -
Noiva scosse la testa.
- Faceva parte della corte Reale?! Lui? -
Moroalt sputò a terra.
- Sì! Sì! Io! Esatto. Sono nato lì! -
- Taci! -
Era stata Zelda a urlare. Piangeva.
- Link... Ti prego. Uccidilo. È una piaga per Hyrule. -
Gli occhi del Ladro, per la prima volta, divennero tristi.
Era uno strano spettacolo a vedersi.
- Cosa ti hanno fatto, Zelda? - disse con tono sinceramente ferito.
- Non ricordi più... i giochi che facevamo qui, nel cortile? -
Zelda sostenne il suo sguardo, continuando a piangere, ma mantenendo un'aria fredda e austera.
- Ricordo solo i giochi con la palla assieme a Rafael. -
- Ma prima che arrivasse quel vecchio? Non ricordi... -
- Taci! - ripetè la principessa. - Non voglio ricordarti! -
- Perché? - urlò Moroalt. - Perché non vuoi ricordarmi? -
La principessa scese da cavallo, gli occhi rossi e il viso rigato di lacrime.
- Eroe della Luce... - mormorò rivolta a Link. - Ti prego di ucciderlo. -
- Zelda... - continuò Moroalt, il tono supplichevole. - Ascoltami. -
- Non ascolterò le tue bugie. Non ancora. Tu... tu che... -
- Zelda... -
- ... tu che hai ucciso mamma e papà! - gridò la principessa, gettando la spada a terra, con fare impotente e disperato.
Un cupo silenzio scese sul cortile.
I soldati chinarono la testa, Don Ardesio trattenne il fiato.
Link e Noiva distolsero lo sguardo dalla figura di Zelda e Moroalt.
I due, intanto, si guardavano negli occhi.
Lei li aveva freddi e pieni di orrore; lui tristi... e soli.
- Credi ciò che vuoi. - disse infine il Ladro.
Noiva fece un passo avanti.
- Zelda, non mi importa quello che passa tra voi due. -
Mostrò la Triforza del Male.
- Dammi il castello. Ora. -
La principessa sospirò, esausta e schiacciata dai ricordi.
- Perché? - chiese. - E metti via quella Triforza, non la sai usare. -
Noiva sorrise.
- Imparerò. Il castello sarà la mia base. Io... io... -
- Cosa vuoi fare, ragazzino? - intervenne Don Ardesio. - Una base? A cosa ti serve? -
Noiva lo guardò con risentimento, ricordandosi della prigionia.
- Lo vedrete. -
- Non tornerà nessuno. - ripetè Moroalt. La sua voce sembrava calma e lontana, come se provenisse da un sogno.
- Stai zitto! - sibilò il ragazzo. - Giuro che ti ucciderò, cane! Per tutto quello che hai fatto! - Si guardò attorno, i capelli ormai neri che gli cadevano sugli occhi. - Ma non qui. Non ora. Manca poco, però. -
Strinse i pugni e scomparve.
- Scommetto che è entrato nel castello. - disse una voce.
Si voltarono tutti.
- Rafael! - esclamò la principessa. - La Città... -
- I Dannati sono scomparsi. Sono morte poche persone... abbiamo evitato un disastro. -
- Io ho evitato un disastro. - ribattè il Ladro. Il suo tono era tornato cattivo.
Rafael lo fissò con attenzione.
- Salve, Moroalt. -
- Li ho fermati io, con il pensiero. - continuò l'uomo, senza ricambiare il saluto. - Siete stati fortunati. Ma vi prometto che la prossima volta non sarò così buono. - Guardò Zelda. - Non sarò mai più buono. -
Schioccò le dita e scomparve.
Dal castello, provenne un forte boato.
- Accidenti, cosa sta combinando con quei poteri? - borbottò Don Ardesio.
- Ho sentito tutto. - disse Rafael. - Il Castello può anche essere distrutto, ma Moroalt è stato chiaro. Il ragazzino non è in grado di controllare quell'Ombra così potente. Distruggerà Hyrule. E questo, non va bene. -
- Anche il Ladro non va bene. - intervenne Dalboss. - Anche lui è una minaccia per Hyrule. -
Cadde un lungo silenzio.
Poi, Zelda disse:
- Dobbiamo risanare Noiva. È lui che Moroalt vuole. Ha il Vero Potere dell'Ombra, il potere che interessa enormemente al Ladro. -
Si rivolse a Link. - Io... ti prego di aiutare Noiva. Tu puoi farlo. Hai la Vera Forza della Luce! Puoi liberarlo dalla dannazione! -
Link osservò il Castello. Sbagliava, o si stava colorando di un grigio scuro?
Annuì.
Sì, avrebbe aiutato Noiva. Lo aveva risvegliato, dopotutto.
- Link... tu sei... l'Eroe Supremo, ora. - disse Rafael.
- Sì. - sorrise Don Ardesio, quando vide la sua espressione incredula.
- L'Eroe Supremo... "che può trasformare il mondo in un paradiso." -
- Se liberi Noiva, sicuramente la parte maligna della Triforza tornerà dalla sua gemella. E allora, non dovremo più temere nulla, perché Moroalt non ha speranze contro la Luce Suprema! - continuò Zelda.
Link sorrise debolmente.
Si sentiva al centro dell'attenzione.
Forse doveva cominciare a farci l'abitudine.

CONTINUA NEL CAPITOLO DIECI