- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo dieci -

- Zelda! -
- Cos'è tutta questa confusione? Che succede? -
- Zelda... promettimi che sarai forte... Per papà... -
- Cos'ha papà?! Sta male come la mamma? -
- No... papà sta bene. È di tua madre che devo... -
- Mamma?! Cosa succede?! -
- Zelda... la mamma è... -

La principessa si riscosse dai ricordi.
Il giorno in cui era morta la mamma.
Lo ricordava così bene...
Le lacrime di suo padre, l'abbraccio che aveva dato a quel corpo ormai senza vita...
E ricordava lui.
Era stato in disparte, piangendo come tutti, il capo chino e le braccia incrociate.
Gli aveva chiesto perché la mamma era morta - al papà no, era spaventata dal suo stato disperato - e lui l'aveva guardata a lungo, gli occhi rossi a furia di piangere e strofinare.
Poi si era chinato, per raggiungere la sua altezza, e le aveva detto:
- La mamma era perfetta e le Dee la volevano di nuovo con loro. -
- Allora anche tu e il papà andrete via? -
- No, noi resteremo sempre con te. -
- Sempre? Promesso? -
- Promesso. Sempre sempre. -

Traditore!
Chiuse gli occhi, ma una voce interruppe di nuovo il flusso dei suoi pensieri.
- Maestà... -
Si voltò.
- Dalboss. Ti ascolto, dimmi. -
- Maestà... Don Ardesio ed io ci siamo finalmente ricordati dove abbiamo visto Moroalt... Alle riunioni che si tenevano anni fa, quando... il Re... -
si fermò per un attimo, a disagio, e concluse: -... c'era ancora. -
Zelda distolse lo sguardo dal viso del Goron.
- Lei lo conosce. È veramente... -
- Dalboss. - lo interruppe Zelda. - Informa tutti che chiunque chiederà o darà informazioni su quell'individuo riceverà una giusta punizione. -
Dopo queste parole, si allontanò, la spada ancora stretta in mano.

Il castello non era cambiato solo all'esterno.
Dai muri ricoperti di intarsi, si levavano voci minacciose, sussurri diabolici e altre mille cose sgradevoli.
Link era giunto alla sala dei terrazzi; si guardava attorno, alla ricerca di Noiva.
Stava per salire le scale, quando, da una delle porte, uscì il ragazzo.
- Cosa ci fai, tu, qui? - esclamò, chiudendo lentamente la porta.
Sembrava spaventato.
Link cercò di sorridere, ma in realtà provava solo un'intensa voglia di andarsene, allontanarsi da quel giovane che emanava... qualcosa di strano.
Noiva notò il suo malore e sorrise in sé.
Mi teme? Meglio così. Non mi darà fastidio. Nessuno mi fermerà!
Alzò un braccio e indicò l'ambiente circostante.
- E così, in questo luogo è nato e cresciuto quel cane... - Parlava con disprezzo.
- Giorni sfortunati... -
Si interruppe per osservare Link. Non riusciva a nascondere il terrore.
Tremava, solo guardando la Triforza della Luce e gli abiti splendenti di Link. Per un attimo, solo per una frazione di secondo, pensò che forse aveva sbagliato, che forse non doveva andare veramente così, come aveva invece detto alla principessa...
Ma il pensiero svanì come polvere, dando il posto ad una determinazione di cui non si credeva capace.
- Vai via, Link. - mormorò, scuotendo la testa. - Non voglio farti del male. -
Male.
Lui apparteneva al Male, ora. Lo aveva detto anche il Ladruncolo.
Ciò non lo spaventò. Anzi, sorrise, soddisfatto.
Link si inquietò ancora di più e strinse la Spada Suprema.
Questa, a contatto con la Sacra, si illuminò come un piccolo sole.
Noiva urlò.
- Smettila! Allontanala! -
Link la ripose nel fodero, con cura.
- Hai paura, moccioso? - fece una voce. Proveniva da tutti i punti della sala, ma anche da nessun luogo.
- Moroalt... - sussurrò Noiva, toccando la porta, alle sue spalle, con la schiena.
Si guardava attorno. Non era più spaventato. Solo furioso.

- Buongiorno, signorino Moroalt! -
- Buongiorno! -
- Il Re voleva vederla. -
- Lo so. Daphnes ha sempre bisogno del mio aiuto! -
- Vedo che c'è anche la piccola Zelda con lei! Buongiorno, principessina! -
- Buongiorno, Rafael! -
- Dove è andata di bello? -
- A giocare! Con la palla! -
La porta che si apre.
- Papà! -

Moroalt riprese fiato.
Quella sala... i ricordi lo avevano attaccato come un'onda gigantesca.
Per un attimo, aveva messo da parte i due mocciosi e si era abbandonato alle immagini di tanti anni prima, quando Zelda aveva solo sei anni.
La sala non era così buia, a quel tempo, al contrario.
C'era tanto sole, persone felici, risate...
E lui era ancora amato.
Si morse il labbro inferiore.
Che sciocco, che era. Non poteva, non doveva essere così debole.
Ormai faceva tutto parte del passato. Non poteva recuperare niente.
E poi, ci teneva davvero a recuperare qualcosa di quei giorni distanti?
Uscì dall'ombra e si mostrò a Link e a Noiva, cercando di conferire al suo sguardo un'ombra di malvagità e sicurezza.
In realtà, solo trovarsi lì dentro lo distraeva e lo rendeva nervoso.
Guardava qualunque cosa, affamato di ricordi che voleva riaccendere, e questo lo rendeva estremamente seccato verso se stesso.
Riconobbe le scale dove, mille e mille volte, aveva tenuto per mano Zelda, con la paura di una sua caduta, la palla sotto un braccio.
I quadri che la bambina voleva toccare per sentire i colori ad olio e vedere se c'erano Minish dietro la cornice...
Si mise quasi a ridere pensando che non ne avevano trovato nemmeno uno.
Con un grande sforzo, riportò l'attenzione sui due ragazzi.
- Eccoci qui. - disse, cercando di non far trapelare l'emozione dalla voce.
Perché si sentiva così? Doveva calmarsi! Ad ogni costo!
Noiva lo guardò con odio.
- Non avrai mai la Triforza del Male! È mia! -
Moroalt tirò fuori la sua spada nera, dal nulla, come al solito.
- Io appartengo al Male da anni. - disse con rabbia. - Ormai so come controllarlo. Con quella Triforza, i miei poteri saranno centuplicati! Tu invece... ne sei soggiogato già ora... ti ucciderà. Ti consumerà fino alla fine... io posso darti una morte decisamente migliore. -
Squadrò Link, con uno sguardo strano.
- Tu stammi lontano, Eroe Supremo. Non voglio avvicinarmi alla tua Luce Sacra. -
Ma Link estrasse di nuovo la Spada Suprema e non gli permise di avvicinarsi.
La lama sacra si illuminò di nuovo.
Moroalt sputò a terra e arretrò, la sua lama nera davanti al volto, come per proteggersi.
- Vuoi proteggerlo? Ma lui ti è nemico! Possiede il Male nella sua forma più... "pura".... -
Scosse la testa.
- Dovresti ammazzarci... E invece... -
Tirò fuori la sua solita risata crudele.
- Sei troppo buono, moccioso. -

- Cosa succede, Daph? Volevi vedermi, no? -
- Sì, Moroalt. Prima però... dov'è Zelda? -
- Nel cortile, come sempre. Con Rafael. -
- Bene. Ti devo parlare di una cosa molto importante. Non adatta alle orecchie di una bambina. -
Un cenno con la testa.
- Mi è giunta una voce che non mi ha reso per niente felice. -
- Quale voce? -
- Hai cominciato a praticare delle Arti Oscure, Moroalt? -
Una breve pausa. Un altro cenno con la testa.
- Sì. -
Un grugnito di disapprovazione.
- Come ti è venuta in mente una cosa del genere? Ti rendi conto? Non puoi studiare le arti legate all'Oscurità, tu che credi nelle Dee, tessitrici di Luce Sacra! -
Un dubbio negli occhi.
- Tu credi ancora nelle Dee, vero? -
- Certo! La mia è semplice curiosità! Perché ti sembra così brutto interessarsi anche a qualcosa in cui non crediamo, che odiamo, addirittura? Può rivelarsi estremamente utile! -
Un pugno sbattuto con forza su un tavolo.
- Utile? Utile?! Non capisci cosa stai blaterando? È pericoloso, dannatamente pericoloso, accostarsi alle arti dell'Oscurità! Finirai con il rimanerne affascinato e alla fine apparterrai a quel mondo di demoni! -
Una testa scossa con decisione.
- No! Non sono così stupido! Per chi mi hai preso? Io voglio solo saperne di più! Non immagini quante cose ho scoperto! -
Altro pugno sbattuto con rabbia.
- E ti è piaciuto, Moroalt? Ti piacciono quelle conoscenze? È pericoloso. Ti farai del male. E farai del male anche alle persone che ti stanno intorno. Lascia perdere tutto, cerca di interessarti a qualche altra cosa. -
- Perché?! Conoscere il proprio nemico è la prima mossa per vincere! E io comincio a conoscere quell'Oscurità che sempre ha minacciato queste terre! -
- Moroalt... conoscere l'Oscurità non è una mossa astuta! Devi starne lontano il più possibile! Metterai in pericolo tutti! -
- Non ti fidi? Di me? -
- Sei solo un uomo. Non puoi nulla contro la tentazione del Male. Per favore, smettila con questi studi! -
Una testa chinata. Pugni stretti.
- Ma... io voglio solo... trovare un modo per aiutare il nostro Regno. Non possiamo sempre attendere che arrivi un Eroe pronto a salvarci! C'è un altro modo per sconfiggere il Male! Lo so! Un modo che lo eliminerà per sempre e allora il nostro Regno vivrà in pace per l'eternità! Fidati di me, Daphnes! -
Occhi blu, profondi, sbarrati.
- Cosa dici, Moroalt? L'Eroe è una figura sacra. Non puoi pensare di debellare per sempre il Male, tu, che sei un semplice Hylian, quando gli Eroi di Hyrule non ci sono mai riusciti! Sei impazzito! -
- Daphnes, ascoltami! Io lo so! Esiste questo modo! -
- Basta, Moroalt. Non voglio sentire altro. Promettimi solo che non praticherai più questi pericolosissimi studi. -
- Ma...! -
- Prometti! Non voglio che ti succeda nulla! E non voglio neppure che il mio Regno corra eventuali rischi legati alla tua stupida curiosità di conoscere il Male! Prometti! -
- Io... -
Occhi blu, profondi, in attesa.
- Prometto. -

Cosa succede al Ladro? A giudicare dal suo sguardo, sembra abbia visto un fantasma...
Noiva si sporse dal terrazzo.
- Ehi, Ladruncolo! Cos'è, hai paura? -
Moroalt lo fissò con disprezzo, per tornare al ricordo.
Aveva fatto di tutto per dimenticare, ma dopo essere rientrato lì, in quel Castello, tutto il passato lo aveva trascinato via, lontano dal presente che stava vivendo.
Notò lo sguardo quasi preoccupato di Link.
- Di cosa ti impicci? -
Si accorse di tremare.
Sono impazzito? Che mi prende? Sono solo ricordi! Ricordi!
Improvvisamente, gli sembrò che il Castello si restringesse, soffocandolo.
Devo uscire di qui...
Pronunciò qualcosa e apparvero due Dannati, dalle ombre della stanza.
- Portatemi... il ragazzo con i capelli neri... vivo... - mormorò, senza fiato.
Gli mancava l'aria.
Schioccò le dita e sparì.
Link si avvicinò ai due esseri, che osservavano con sgomento la Spada Sacra.
- Luce.... - sibilò uno dei Dannati.
- Cattiva Luce... Via! Via! - ruggì l'altro.
Link menò un fendente in aria. Le creature urlarono e sparirono.
- Che avversari difficili... - disse ironicamente Noiva.
Ripensò allo strano comportamento del Ladro.
Cosa gli è successo? Sembrava star molto male.

- Eccolo, principessa! Sta arrivando. -
- Finalmente! Ehi, ma... cosa succede? Hai una faccia... -
- Niente, Zelda. Sto bene. -
- Sei tanto pallido... -
- È normale. Tranquilla. -
- Possiamo andare a giocare a palla, ora? -
- Sì. Certo. Grazie per averla tenuto d'occhio, Rafael. -
- Si figuri, signorino Moroalt. Però... la bambina ha ragione. È molto pallido. È sicuro di stare bene? -
- Ho scoperto una cosa molto dolorosa. -
- È forse accaduto qualcosa di spiacevole? -
- Non preoccuparti. Grazie ancora. Andiamo, Zelda. -
- Sì! Questa sera, mi fai vedere le stelle dalla torre? Il telescopio è così potente, mi ha detto papà! -
- Certo. Ci andremo. -
- Davvero? Non hai impegni... come papà? -
- No. Io non sono il mica il Re! Ho un sacco di tempo libero! Lo sai. -
- Papà ha sempre tanto da fare, invece... -
- Il Re è un grande egoista, a volte. -
- Se parli così piano, non ti sento! Cosa hai detto? -
- Nulla, Zelda. Ti prometto che stasera andremo a vedere le stelle. Contenta? -
- Grazie, grazie! Sei lo zio migliore del mondo! -

La principessa alzò lo sguardo al cielo.
C'erano alcune stelle.

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