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Racconto di Lafaiette
Noiva si sporse dal terrazzo.
- Eroe.... vattene. Non voglio il tuo aiuto. Voglio solo che tutto torni come prima. Rivoglio il nonno. Lasciami fare. -
Link scosse la testa. Non sembrava spaventato.
Noiva, invece, lo temeva moltissimo. Non sopportava quella Luce.
- Rinfodera la Spada. - Il suo tono suonava come una preghiera.
No, dissero gli occhi di Link, prima devi venire tu.
- Idiota, non posso... - si interruppe e correse la frase. -... non voglio avvicinarmi a te. Ormai la Luce mi fa ribrezzo. -
Stava per aggiungere altro, quando emise un lungo gemito e cadde.
Link salì di corsa le scale e lo raggiunse, il fiato corto.
Noiva tremava e si premeva il petto, i capelli neri che gli coprivano il volto.
Link posò a terra la Spada e sfiorò con la mano che portava la Sacra, il volto del ragazzo; questi urlò, come scottato, e lo colpì in viso con uno schiaffo.
- Stammi lontano, Eroe! - gridò con una voce che non era la sua.
Link tentò di calmarlo, ma Noiva non si lasciava toccare. A furia di scappare, finì dall'altra parte del piccolo terrazzo.
Si appoggiò alla balaustra, ansante, e lo fissò con odio.
- Tu... credi di poterlo guarire? -
Chi sta parlando? Il Male? Link deglutì, sgomento.
Noiva rise, la voce gutturale e diabolica.
- Sciocco ragazzo... Non l'hai capito? Luce e Ombra sono la stessa cosa... non possono vivere l'una senza l'altra... dovresti saperlo meglio di tutti. -
L'Eroe afferrò la Spada.
- Il Male è eterno... così come la Luce. Ma si può scegliere a quale delle due parti votarsi. Questo moccioso e Moroalt hanno scelto me! L'Oscurità! - Rise. - Per di più, questo ragazzino ha scelto la mia parte peggiore... Quella parte che neppure l'Eroe Leggendario può debellare... Perché io... -
Noiva strisciò verso Link, gli occhi indemoniati.
- ... io sono la gemella della Luce. Ci apparteniamo... non puoi distruggermi! -
Noiva chinò il capo, ansimando. Poco dopo, era tornato se stesso.
La mano era ancora premuta sul petto.
Link riprese a respirare normalmente. Aveva ascoltato il Male nella sua forma peggiore. Allungò una mano verso il ragazzo.
Quest'ultimo alzò lo sguardo.
- Link... - disse. - Io... -
Riportò l'attenzione sul suo petto.
All'altezza del cuore, si notava, attraverso la sottile maglietta, una macchia nera.
- Cos'è, Link? Cos'è? - Noiva sembrava disperato.
L'Eroe scosse la testa. Forse era un segnale che il Male stava infettando il ragazzo.
La Triforza si illuminò quando avvicinò la mano alla macchia.
Noiva gemette, ma non si ritrasse.
- Non tornerà nessuno, vero? Moroalt aveva ragione... -
Il ragazzo battè un pugno a terra.
Piangeva.
- Ho fatto tutto questo per niente... - mormorò. - Il nonno... non tornerà. -
Guardò Link, con tristezza.
- Neppure tu puoi fare niente. Non puoi liberarmi. Luce e Ombra sono ugualmente potenti... si annullano a vicenda, in questo caso. -
Guardò la sua Triforza del Male. Poi quella di Link.
- Così simili. Eppure così diverse. -
L'Eroe Supremo gli prese la mano e la strinse.
Le due Triforze brillarono e cominciarono a bruciare la pelle.
- Ahi! -
Noiva si liberò dalla stretta.
Lanciò un'occhiataccia a Link, ma si pentì subito notando il sorriso del ragazzo.
Ti aiuterò, dicevano i suoi occhi.
Ricordi, ricordi...
Quella parola stava letteralmente uccidendo Moroalt.
Quanti ricordi ho ritrovato in quel Castello? Quante promesse?
Promesse...
Ricordava ancora quel giorno nella stanza del Re.
- Prometto. - aveva detto.
Ma non aveva mantenuto.
Si era aggrappato alle sue idee, alle sue motivazioni, e le aveva protette da coloro che non le accettavano.
Poi, pochi giorni dopo la morte della Regina, lo avevano chiamato.
C'erano i Saggi. E il Re.
- Cosa è successo? - aveva chiesto, ancora protetto dal mantello dell'ignoranza.
- Moroalt. - Nel tono del Re, c'era odio.
- Cosa? -
Uno dei Saggi si era alzato.
- Sei accusato di aver ucciso la Regina. -
Assassino!
Così gli avevano gridato, alla fine del "processo".
Lui, pallido e tremante, sull'orlo delle lacrime, fissava il Re, incredulo.
- Hai qualcosa da dire, prima di ascoltare la tua condanna? -
Aveva annuito, le mani che stringevano con forza inaudita la sedia che gli avevano portato, al centro della sala del trono.
- Parla, allora. -
- Io non ho ucciso nessuno. - aveva mormorato.
- Non abbiamo sentito. Ripeti più forte. -
- Non ho ucciso nessuno. -
- Ripeti! -
Si era alzato, urlando, la sedia che cadeva a terra.
- Non - ho - ucciso - nessuno!! -
Guardava solo il Re.
Ma lui non aveva pietà, negli occhi.
- Abbiamo scoperto che la Regina è stata consumata da una forza maligna potentissima. - aveva detto lentamente uno dei Saggi. - Tutti sanno che tu pratichi le Arte Oscure. A causa dei tuoi studi, qualcosa di maligno è entrato nel Castello e si è impossessato della già debole Regina. Sei tu la causa della sua morte! -
- No! No! -
Si era avvicinato a Daphnes.
- Ascoltami! Tu sai che non è così! Lo sai! -
Gli aveva preso una mano, cadendo in ginocchio.
- Non... ho fatto nulla... non l'ho uccisa io! -
Ma mentre parlava, un dubbio si era infiltrato nella sua mente.
Come fai a saperlo?
Il Re si era accorto della sua esitazione e il suo odio, negli occhi, era aumentato.
Con freddezza, si era liberato dalla stretta e gli aveva detto, calmo:
- Tu non sei più mio fratello. -
E mentre lui riceveva quella pugnalata all'anima, il Re si era rivolto ai Saggi.
- La condanna. -
Si erano alzati.
In coro, avevano detto:
- Esiliato. Per sempre. -
Il Re era rimasto in silenzio un attimo.
- Così sia. -
Venne accompagnato da alcune Guardie.
Nessuno doveva sospettare niente, ma alcuni si erano voltati lo stesso, in Città, per via di quel curioso spettacolo.
Doveva sparire, così, nel nulla.
Tanto nessuno avrebbe pensato al fratello del Re, pochi giorni dopo la morte della Regina.
Esiliato...
Poi, in mezzo al trambusto, aveva udito una voce terribilmente familiare.
Si era voltato, ma le Guardie lo avevano strattonato.
- Fermo! Cosa vuoi fare? - gli aveva sibilato una nell'orecchio.
- Aspettate... devo... vedere una cosa! -
- Cosa? Non siamo scemi. Forza, muoviti. -
- Aspettate! -
Eccola di nuovo.
- Zio! Zio! Dove lo portate? -
- Zelda! -
Aveva spinto una delle Guardie ed era fuggito, inseguendo la voce.
Aveva appena intravisto la piccola figura della principessina, quando qualcosa lo aveva colpito ad una gamba.
Urlando, era caduto a terra.
- Zio! No! -
Una delle Guardie aveva scoccato una freccia, per fermarlo.
Ormai tutti li osservavano, attoniti.
I soldati lo raggiunsero e lo tirarono su di peso, estraendo la freccia dalla gamba ferita.
Anche Zelda era stata raggiunta: da Rafael.
- Zio! Non portatelo via! Zio! -
- Zelda... -
Moroalt si avvicinò ad uno specchio.
Vedeva solo i suoi occhi gialli, un tempo scuri come la notte.
Ma lui sapeva cosa c'era oltre a quello sguardo.
Toccò la superficie dello specchio.
Il giorno in cui aveva stretto il patto con il Demone...
- Sei tornato, umano. Ci hai ripensato? -
- Sì. -
Il Demone aveva riso.
- Mi hai conosciuto grazie ai tuoi studi, ma quando ti ho offerto l'immortalità e grandi poteri in cambio di un piccolo favore, ti sei rifiutato. Ora, d'un tratto, hai cambiato idea. Perché? -
- Perché non ho più niente da perdere. -
Il Demone aveva mugolato qualcosa, pensieroso.
- Sai che io appartengo all'Oscurità, vero? E sai anche che il favore che ti chiedo, in cambio della vita eterna e di meravigliosi poteri, è abitare in te... vero? -
- Sì. Lo so. -
Il Demone lo aveva guardato un po' sorpreso.
- E ti va bene? Vuoi davvero avere il Male, in te? -
- Sì. -
- Accetti, allora? -
- Accetto. -
Il Ladro barcollò verso un letto.
Ormai lo sapeva controllare.
Aveva fatto un buon affare.
Si gettò tra le coperte e si portò una mano al petto.
Ogni tanto faceva male.
Ma non avrebbe provato mai più il dolore di quel giorno.
Tu non sei più mio fratello.
Strinse il cuscino.
Avevano cambiato anche Zelda, in quegli anni.
Ma ormai... cosa gli importava?
Era passato. Tutto passato.
Ora c'era solo quel Male oscuro che covava nel suo cuore e il ragazzino con la Triforza Oscura.
Quello era importante.
Non i ricordi di un debole.
Chiuse gli occhi e fece scivolare il cappuccio.
- Zelda... non piangere... -
- Papà... lo zio... dove lo hanno portato...? Perché? -
- Lo zio non esiste più, Zelda. Dimenticalo. -
- Perché?! -
- Lo zio è cattivo, Zelda. Ora ascoltami, devo dirti una cosa importante. -
- Ma... -
- Lo zio... ha ucciso la mamma. Lo zio è cattivo, Zelda. Lo devi dimenticare. -
La bambina sbarrò gli occhi.
- No... lo zio... non lo avrebbe fatto... la mamma era malata. -
- Lo zio l'ha fatta ammalare... -
- No.. Lo zio è buono. -
Il Re le strinse una mano.
- No, Zelda. Lo zio è un uomo malvagio, egoista. Devi dimenticare tutto quello che ti ha detto. Dimenticalo! -
La principessa sospirò.
Ancora ricordi.
Le era tornato in mente proprio il più doloroso.
Si alzò e osservò il Castello, chiedendosi cosa stava accadendo tra Link e Noiva.
Stava pensando di entrare, quando vide i due ragazzi uscire.
Noiva camminava piuttosto distante da Link, ma sembrava più sereno, tranquillo.
L'Eroe Supremo aveva in volto l'ombra di un sorriso.
CONTINUA NEL CAPITOLO DODICI
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