- La pioggia di Hyrule -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo quattro: Notte di fiamme -

Link aveva lasciato il castello con il cuore a pezzi.
La prima litigata con Zelda... Non gli era piaciuta per niente. Lo rendeva triste.
Ma da una parte, era anche arrabbiato con la principessa. Per un momento, gli era sembrata una piccola viziata, ma quel pensiero l’aveva abbandonato subito.
Tornò al villaggio cercando di non pensare a quello stupido diadema.

Quando giunse a Toaru, Corin, un ragazzino che lo ammirava tantissimo, gli corse incontro.
Corin era sempre stato molto timido e si vergognava sempre di parlare a Link. Aveva paura di fare la figura del bambino piccolo.
Ma quel giorno, dimenticò per un attimo di essere impacciato e introverso, e si trasformò in un ragazzino saggio ma spaventato.
- Link! Link! – gridò con voce tremante. – Li hai visti? Sono lì fuori? –
L'Eroe del Tempo fissò il ragazzo con un'espressione preoccupata.
- Che cosa dici? – fece il guerriero. – Io non ho visto nessuno, Cor.
- Ma Bill giura di aver visto dei Goblin, lì fuori! Tanti, tanti Goblin! Pronti a mangiucchiare carne umana alla prima occasione! –
Corin sospirò, sempre più spaventato, ma cercando di rimanere calmo.
- Cor, se ci fossero stati davvero dei Goblin, appena vistomi, mi avrebbero subito ucciso e... mangiato. Ma non l'hanno fatto! Perché secondo te? –
Il bambino rispose, diventando rosso: - Perché sono stupidi. –
Link scoppiò a ridere e lo prese in braccio.
- Sei uno spasso, Corin! – esclamò. – No, secondo me, non mi hanno ucciso perché sono stupidi. Non lo hanno fatto semplicemente perché non ci sono! –
- Sei sicuro? – Corin divenne ancora più scarlatto.
- Sicurissimo! Ora andiamo. – Ma Link si sbagliava.
E di grosso.

Quella notte, proprio mentre sognava di far pace con Zelda, qualcuno bussò alla porta della sua casa.
Il guerriero, che aveva un sonno molto leggero, si svegliò di soprassalto ed andò ad aprire.
- Corin! Che ci fai qui?? –
Il bambino chinò la testa e rimase in silenzio.
A Link sembrò quasi di poter avvertire la sua paura.
Si chinò per arrivare all'altezza del bambino e gli chiese: - Forza, piccolo, che ti succede? –
Sebbene esitando, il bimbo rispose: - Ho paura... Ma i miei genitori non mi danno retta... Così sono venuto da te... Scusami... –
- Paura di cosa? – domandò Link. Poi capì.
- Oh, Cor, non penserai mica ai Goblin! –
Come risposta, il bimbo scoppiò in singhiozzi.
- Li ho visti! Dalle finestre! Hanno gli occhi gialli e le zanne lunghe! Ma mamma e papà non mi credono! –
Lo spadaccino lo prese in braccio e rientrò in casa, chiudendosi dolcemente la porta alle spalle.

Preparò un po' di camomilla per calmare il bambino.
- Ecco, prendi e bevi. Ti farà bene. – disse, porgendo al piccolo una tazza fumante.
L'ambiente era stato illuminato da tante candele colorate; a Corin piacevano e le osservò parecchio mentre sorseggiava la tisana.
Quando ebbe finito, Link lo infilò sotto le coperte.
- E tu dove dormirai? – domandò il bimbo, sentendosi un po' in colpa.
- Non preoccuparti, non ho sonno. Non avrei dormito comunque. –
Grande bugia...
Il piccino si addormentò subito, il visetto angelico illuminato dalle candele.

E fu in quel momento che Link sentì arrivare i Goblin.

Dapprima, udì solo un rumore strascicato, trasportato dal vento.
Poi, riconobbe il suono: lo aveva sentito milioni di volte.
Cavalli.
E sembravano pure tanti!
Uscì di casa e corse ai cancelli del villaggio, dove intanto erano accorsi il sindaco ed altri paesani dall'udito fine.
Possibile che...?
Forse Bill e Corin non si erano sbagliati...
I cancelli furono socchiusi per osservare ciò che accadeva oltre le mura.
E videro un'orda di immonde creature che cavalcavano cavalli di razza, venire verso il villaggio, armate di asce, torce, spade e lance.
- Richiudete i cancelli! – gridò il sindaco, poi si rivolse ai paesani: - Avvertite gli altri. Dobbiamo fuggire. –

Ma quasi nessuno si salvò quella notte.

Link fece appena in tempo ad arrivare a casa per svegliare Corin, che gli orribili mostri erano già penetrati nel villaggio.
Diedero fuoco a tutte le abitazioni che incontrarono, rapirono animali e rubarono tutto il cibo su cui riuscivano a mettere le loro sporche zampacce.
Link, con in braccio Corin tremante, si diresse alle stalle, dove già si trovavano molti paesani che cercavano disperatamente di trovare un cavallo veloce per fuggire.
- Link, voglio la mamma! – mormorò Corin, piangendo.
- Presto la rivedrai, piccolo. – rispose il guerriero, sperando con tutto il suo cuore che ciò si avverasse.
Una volta nelle stalle, cercò Epona e, quando la trovò, felice che nessuno l'avesse presa, ci fece salire Cor e poi ci montò sopra lui.
- Yaah, Epona, al galoppo! – la spronò.
Doveva mettere in salvo Corin. Era una sua responsabilità.
Ma non poteva lasciar distruggere il villaggio!
Cosa doveva fare?
Toaru si era trasformato in un paese di morte, distruzione e ovunque aleggiava l'odore del sangue.
Cosa poteva fare? Anche se era l’Eroe del Tempo, non poteva fare miracoli.
Poteva, però, salvare la vita di un bambino innocente.
Spronò ancora di più Epona e sguainò la spada.
Ogni qualvolta che incontrava un Goblin, lo attaccava; di solito, con un solo colpo di spada, riusciva ad ucciderne tre. I Goblin lottavano compatti, in gruppi.
Intravide i cancelli aperti.
Le grida di dolore degli abitanti gli trafiggevano il cuore, ma non poteva fermarsi.
Doveva farlo per quel ragazzino tremante e terrorizzato che piangeva sulla sua spalla.
- Siamo quasi fuori, Corin! – gridò Link per sovrastare le urla e le risate dei mostri.
- Manca poco! – aggiunse.
I cancelli erano vicinissimi.
Quando...

Link sentì un fischio vicino all'orecchio e Corin gridare di dolore.
- Cor! –
Una freccia, scoccata da un Goblin che li aveva visti fuggire, aveva colpito il povero bambino.
- No! No! Corin, resisti, ti prego! –
Qualcosa di caldo gli attraversò il dorso della mano con cui cingeva il ragazzino.
No!
- Cor, tieni duro! –
Il bambino mugolò.
Finalmente superarono i cancelli e l'aria acre di fumo e calda li abbandonò, per lasciar posto ad un venticello fresco e profumato di pini.

Si allontanarono il più possibile dal villaggio, sino ad arrivare ad una piccola radura dove scorreva un torrente.
Link scese da cavallo, con in braccio il bambino, e lo avvicinò all'acqua; il piccolo aveva gli occhi chiusi, ma respirava ancora.
Gli lavò la ferita, ma le cose non migliorarono.
- Cor... ti prego, Corin, apri gli occhi... -
Il bambino ubbidì e mormorò: - Link, siamo salvi? –
- Sì, Corin, siamo salvi. Come ti senti? –
- Mi fa male dappertutto. – rispose il bambino.
- Ora ti passa... Riposa, adesso... –

Con il cuore triste e abbattuto, rimontò in sella e si diresse verso la Città di Hyrule.
Corin dormiva profondamente, dalla ferita non usciva più sangue.
Questo rassicurò Link; spronò Epona e sospirò, pregando gli Spiriti di salvare quel povero bambino...

CONTINUA NEL CAPITOLO CINQUE