- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo quattordici -

Link, forse con una punta di delusione per il rifiuto di Moroalt, andò a prendere Epona, pronta per il viaggio.
Noiva lo aspettava vicino al tronco cavo, pensieroso.
- Link. - disse quando lo vide arrivare. - Cosa sai? -
L'Eroe lo guardò, perplesso.
- Su Moroalt. Sai qualcosa, vero? Che ti ha detto, quando eravate in ginocchio, per terra? -
Link scosse la testa.
Non poteva dire nulla.
Erano segreti inviolabili, senza il dovuto consenso.
Quel giorno, era riuscito a capire molte cose.
E nessuna gli sembrava bella.
Prima di partire, salutò i Kokiri, provando una grande tristezza mentre, con dolcezza, li abbracciava uno ad uno.
Rimanevano soli un'altra volta, senza più legami con il tempo a cui erano appartenuti.
La Triforza del Coraggio riprese a brillare sulle altre, come un sole accecante, ma privo di calore.
La tristezza che provava, ormai Link lo aveva capito, apparteneva non solo a lui, ma anche all'Eroe del Tempo.
Sebbene non capisse perfettamente, Link sapeva che era così.
Una simbiosi misteriosa, che lo legava a colui che aveva posseduto quel Frammento leggendario cento anni prima.
Questo significava che avrebbe provato anche i sentimenti della principessa che aveva preceduto l'attuale e quelli di Ganondorf Dragmire...?
Sempre più sconcertato da quelle verità, diede un ultimo buffetto sul viso spettrale dei Kokiri e partirono.

Con sua grande preoccupazione, Noiva si accorse di sentire un gran peso sul cuore.
Scostò il mantello.
La macchia era più grande, più densa e se la toccava provava dolore.
Il Male stava vincendo?
Forse Moroalt aveva ragione.
Forse non ce l'avrebbe fatta a combatterlo...
Scosse la testa, per scacciare i pensieri.
No. Link lo avrebbe aiutato, ne era certo.
Ma prima di tornare un semplice ragazzo, doveva uccidere il Ladro.
Doveva farlo per il nonno.
Mise a posto il mantello e picchiettò sulla spalla di Link.
- Ehi, quanto manca ancora? -
L'Eroe sorrise e indicò una vasta distesa di sabbia davanti a loro.
- Il Deserto... eccolo... - sussurrò Noiva. Non c'era mai stato.
- Come faremo a trovare l'eremita? - aggiunse.
Link si strinse nelle spalle, con il suo fare positivo e fiducioso.
In realtà, si sentiva terribilmente solo.

Camminavano solo da qualche minuto, quando accadde.
Con un gemito, Noiva scivolò da cavallo, una mano premuta sul cuore.
Link lo sollevò delicatamente e lo scosse.
Il ragazzo cercava di dire qualcosa.
- Le... le.... ombre... -
Link lo riportò in sella al cavallo e salì dietro di lui, deciso a cercare aiuto.
Spronò Epona e galopparono verso il Lago Hylia, che era possibile vedere da quella duna di sabbia.
- Aspetta! - gridò una voce.
Link fermò il cavallo e si voltò.
Un vecchio magro e sporco, che come unico vestito aveva un panno attorno al bacino, gli fece un cenno con la mano.
Da dove era uscito?
- Quel ragazzo... - mormorò il vecchio, puntando un dito ossuto contro Noiva, che gemeva senza sosta nella sua agonia. - Portalo qui. -
Link tornò indietro, ubbidiente.
Adagiarono Noiva su una coperta, posta sotto un masso che sporgeva da una duna.
Il vecchio gli tolse il mantello e spostò la maglia, esaminando la macchia.
Link si accorse con sorpresa che lo strano personaggio non sembrava né spaventato né schifato.
Piuttosto, la sua espressione era pensierosa: stava chiaramente riflettendo su ciò che andava fatto.
- Eroe... - disse il vecchio, all'improvviso. - Allontanati un attimo, per favore. -
Link annuì, anche se poco sicuro.
Si alzò dalla sabbia calda e fece alcuni passi indietro.
Con orrore, si accorse che le pene di Noiva diminuivano.
Era lui la causa del suo dolore?
- Il Male rifiuta la Luce Sacra che tu porti, Eroe. - spiegò il vecchio, sfiorando con le dita la macchia scura. - Per di più, questo ragazzo non ha molto da vivere. Che tu gli stia vicino o no, perirà ugualmente. -
L'uomo si pulì le mani con un lembo della coperta e si alzò.
- Il Male che c'è in lui è così potente... che sono rimasto molto sorpreso nel vederlo ancora in vita. -
Scosse il capo.
- Avevo avvertito due forze scontrarsi tra di loro. La fine di Hyrule è quindi giunta? -
Link non capiva.
Il vecchio parve comprendere la sua confusione e lo invitò a sedersi poco più in là, sotto un'altra pietra.
- Ascoltami, Eroe. - gli disse, con tono deciso e preoccupato.
- Il Potere della Triforza ti scorre nelle vene, ma dal momento in cui quel giovane ha rifiutato la Luce, voi non potete neppure pensare di stare vicini. Il Male aumenterà il suo processo distruttivo su di lui per essere abbastanza forte contro la tua Luce, e dovrete combattere. E se questo dovesse accadere... -
Scosse nuovamente la testa.
- Bene e Male sono ugualmente potenti. L'uno non può debellare per sempre l'altro. Solo indebolirlo temporaneamente, dopodiché esso tornerà. In questo caso, però, se dovesse crearsi una guerra guidata da voi due, i due Eroi della Luce e dell'Oscurità, probabilmente nessuno sopravviverà. -
Link strinse i pugni.
Ecco di nuovo il punto cruciale: fare in modo che il Male non avesse la meglio su Noiva.
L'eremita - perché di lui si trattava - aveva ragione.
Gli effetti di una guerra tra due fazioni del genere, sarebbero stati catastrofici.
Gli occhi di Link domandarono al vecchio di una possibile cura.
Ma l'eremita si limitò a sospirare.
- Qualcuno può davvero liberarsi dal Male, quando lo ha addosso? Non so. Non credo sia possibile una cosa del genere. Forse può valere per le piccole anime, troppo inutili per interessare l'Oscurità a lungo. Le persone ancora vive, però, così giovani, per giunta, sono una preda ambita dal Male... -
Noiva, che sembrava profondamente addormentato, mugolò qualcosa.
Link lo osservava, disperato. Poi distolse lo sguardo.
Cosa era stato scatenato?
Tutto ciò, se non si fosse risolto in tempo, avrebbe portato Hyrule alla rovina?
- Ragazzo! - gridò all'improvviso il vecchio, indicando Noiva.
L'attenzione di Link tornò su di lui.
Moroalt il Ladro era apparso vicino al giovane e gli teneva una mano sotto la testa. Gli stava dicendo qualcosa.
Temendo che potesse fare del male al ragazzo - anche se non lo credeva davvero - Link corse verso di loro, odiando con tutto se stesso la sabbia che lo faceva affondare.
Solo a pochi passi da loro, si accorse che il Ladro non stava facendo nulla di male.
Non voleva portare via Noiva, tantomeno togliergli la Triforza Oscura.
Gli stringeva semplicemente una mano e gli mormorava parole di conforto.
Link, sorpreso e felice allo stesso tempo, si avvicinò ancora di più.
Ma non pensò alla Luce che possedeva e che Noiva cominciava a soffrire come non mai; l'agonia del ragazzo aumentò.
Moroalt lanciò un'occhiata seccata all'Eroe e riprese a parlare con dolcezza al ragazzo del Male.
Noiva sembrava non sentirlo, ma ogni tanto la sua mano stringeva con forza quella del Ladro e tentava di rispondere.
- Cacciale, ragazzo. Cacciale. - ripeteva Moroalt, accarezzandogli la mano.
- Le puoi controllare! Cacciale dalla tua mente! -
Arrivò anche il vecchio, negli occhi un'ombra di curiosità.
- Tu pure appartieni al Male, ma sei diverso da quel giovane. - disse al Ladro.
Quest'ultimo annuì.
- Posso controllarlo. - spiegò.
- Vuoi insegnare a fare lo stesso anche a lui? - domandò l'eremita, indicando il povero Noiva.
- Vede le ombre. - sussurrò il Ladro. - Il Male lo chiama. Se non gli resiste, sarà perso per sempre. -
Noiva gemette e si dimenò, sudando freddo, gli occhi chiusi.
Ogni tanto, urlava qualcosa di incomprensibile.
Moroalt imprecò e lo tenne per una spalla, impedendogli di farsi del male contro la roccia.
Link provò ad aiutarlo, ma il Ladro lo cacciò duramente.
- No! Così peggiori le cose! State lontani! -
Riprese la mano di Noiva e gli gridò:
- Resisti loro, maledizione! Resisti alle ombre, ragazzo! -
La Triforza del Male brillò intensamente, ma Moroalt la ignorò.
Con un gesto seccato, per la prima volta in pubblico, si tolse il cappuccio che sempre gli aveva celato il volto.
Aveva i capelli un po' lunghi, neri e lisci; un ciuffo gli cadeva davanti al viso.
Gli occhi gialli brillavano al sole, spiccando sulla pelle pallidissima.
Ma c'era una cosa che colpiva subito.
Uno strano simbolo blu, luminescente, simile ad un tatuaggio, gli copriva metà del volto.
Il Ladro si asciugò il sudore dalla fronte e riprese il suo monologo con Noiva.
- Ragazzo, ordina loro di andare via, di lasciarti in pace! Puoi farlo! Sforzati, avanti! -
Con un ultimo grido disperato, Noiva si tirò su a sedere, premendosi una mano sul cuore, artigliando la pelle.
Aveva aperto gli occhi e ansimava.
Non appena vide il Ladro, la sua espressione terrorizzata si addolcì.
- Moroalt? -
L'uomo annuì, un sorriso cupo in volto.
- Mi chiamavi tu? -
- Sì. -
- perché? -
Moroalt si strinse nelle spalle.
- Nessuno merita quella sorte. -
Noiva non rispose, ancora provato da ciò che aveva vissuto.
L'eremita gli portò qualcosa da bere, per rinfrescarsi.
Link rimase in disparte, felice ma triste allo stesso tempo.
E così, non potevano continuare la loro ricerca...
Ogni momento passato con Noiva, poteva significare la morte, per il ragazzo.
E cosa era successo a Moroalt?
Era cambiato, dopo che gli aveva mostrato il suo passato.
Non era mai stato cattivo.
Era il Male il vero nemico, colui che controllava le vite e le distruggeva senza pietà.
Ma era un nemico quasi invisibile, pericolosissimo.
C'era una via di uscita, in tutto quel caos?
Il Ladro si avvicinò all'Eroe.
- Ascolta, Noiva deve trovare quella cura, ma da solo non può farcela. Andrò io con lui. -
Link annuì, ma non riuscì a nascondere la delusione.
Si era affezionato al ragazzo.
Lo voleva davvero aiutare.
Sapeva, però, che non poteva. Erano troppo diversi. Lo avrebbe ucciso.
Moroalt sorrise.
- Tranquillo, ci penso io a lui. -
Si indignò alla vista dello sguardo scettico di Link.
- Pensi che voglia ancora la sua Triforza? No, grazie. Ho cambiato idea. Non credo di poter controllare un potere del genere. -
Puntò lo sguardo su Noiva.
- Anche io, all'inizio, le vedevo. Ma non mi comportavo mica come ha fatto lui ora. Vedevo solo le ombre del Male che mi chiamavano dagli alberi, dai massi... dal terreno... -
Ridacchiò.
- Le ignoravo. Alla fine, ho imparato anche a controllarle. -
Rise di nuovo, vedendo l'espressione sorpresa di Link.
- Esatto. Vedevo i Dannati, anime perse che gli artigli del Male avevano trasformato in mostri. Ho capito come fare per procurarmi anche io fedeli servitori. - Scosse la testa.
- Non è difficile. Il Male ti permette di vedere molte cose. Vedi un'anima, la prendi e le dai un po' del tuo sangue contagiato. -
L'Eroe si sentì disgustato.
Come aveva fatto Moroalt, un Reale, ad abituarsi a quell'inferno?
Il simbolo che aveva sul volto, poi... cosa significava?
- Link - continuò il Ladro. - hai detto qualcosa... ehm... riguardo a me, a Noiva? -
Il ragazzo scosse la testa con un sorriso rassicurante.
- Bene. Ti pregherei di non dirlo a nessuno. -
Sbuffò, asciugandosi di nuovo il sudore.
- Sei proprio affezionato a lui, eh? Forse, se rimani a debita distanza... puoi venire. Credo. -
- Cosa?? -
L'eremita apparve alle spalle di Moroalt, allibito.
- Assolutamente no! Il Bene non può avvicinarsi al Male! È impensabile! Avete visto come l'Oscurità si è accanita, quando Link si è avvicinato troppo. -
- Appunto. - replicò il Ladro. - Starà lontano dal ragazzo. Non si preoccupi. Ci penso io, a loro. -
- È pericoloso! - gridò il vecchio, furioso. - Hai sentito cosa ho detto prima all'Eroe? -
- Sì. -
- E sei ancora deciso a farli viaggiare insieme? -
- Sì. -
L'eremita fece un gesto esasperato e si allontanò borbottando.
Moroalt si rimise il cappuccio.
- Andiamo. Io monto sul cavallo con il ragazzo. Tu camminerai davanti a noi. -
L'uomo prese in braccio Noiva, che lo guardò senza parole, gli occhi sgranati, e lo fece montare sul cavallo.
Poi, salì dietro di lui, afferrò le redini e fece un buffo inchino a Link.
- Dopo di lei, Eroe. Cerchiamo questa cura. -

Si allontanarono dal Deserto e decisero di viaggiare per la Pianura.
Noiva non sembrava molto contento di stare vicino a Moroalt.
Ogni tanto, chiedeva a Link di avvicinarsi, sorpreso nel vederlo camminare così distante.
Ma l'Eroe scuoteva la testa, mostrando un sorriso di scusa.
Noiva non sapeva nulla del loro problema.
Il Ladro e l'Eroe avevano preferito non spiegargli certe cose, per il momento.
Così, una cupa amarezza colpì il giovane. Cominciò a credere che Link lo temesse e se prima questo lo avrebbe reso felice, ora sentiva solo un vuoto insano e deprimente.
Quella sera stessa, si accamparono sotto un albero e accesero un fuoco.
Link si mise in disparte, annuendo ogni tanto alle parole di Moroalt.
- Ragazzi, che fame. - si lamentò il Ladro. - Ehi, Eroe, non puoi prendere qualcosa con i tuoi incredibili poteri? -
Rise.
Con un sospiro, Link si alzò e andò a cercare qualcosa nella foresta lì vicina, chiedendosi se l'Eroe del Tempo avesse mai utilizzato la Spada per cacciare...
La foresta, di notte, sembrava un enorme labirinto.
Le stelle non si vedevano a causa delle chiome degli alberi, gli animali notturni lanciavano strane grida, ma restavano nascosti.
La Spada era l'unica fonte di luce e, provando lo stesso senso di solitudine di prima, Link si inoltrò sempre più nel bosco.
Camminava solo da pochi minuti, quando udì delle voci.
Provenivano da una radura lì vicina, nascosta dai cespugli e da alcune rocce.
Su una di queste, era seduta la Fata che avevano visto nell'altro bosco, colei che misurava la bontà nel cuore delle persone.
Stava parlando con un'altra fata, dai capelli rossi e le ali bianche.
- Ti ho detto che è lui! - disse la Fata dei funghi. - Però è cambiato. È decisamente diverso. Non so cosa gli sia successo. -
- Rial, mi preoccupa quello che mi hai detto. - disse l'altra Fata.
- Hai detto che sembrava inseguire l'Eroe Supremo e quel misterioso ragazzo, vero? -
- Sì. -
- E che un cappuccio gli celava il volto. -
- Sì, allora? -
- È riapparso dopo ciò che ha fatto, insegue quei due e nasconde il suo volto. Non mi convince. Non mi piace! -
Rial scosse la testa, sbuffando.
- perché? Avrà la sue ragioni. -
La Fata dai capelli rossi sembrò sconvolta.
- Amica mia, ti rendi conto di quello che dici? Ha ucciso il Re! Così, senza motivo! È un pazzo! -
Rial si alzò di scatto, furiosa.
- Non dirlo! Tu non sai! -
- Non so cosa? -
Rial arrossì e si sedette di nuovo, senza rispondere.
- Ti ha raccontato qualcosa che io non so? - azzardò l'amica, ora molto curiosa. - Cosa sai? -
- No.... niente... è solo che credo abbia sofferto molto. - mentì la Fata.
L'altra scosse la testa, poco convinta.
- Sanno tutti che, prima di quel fatto, eravate molto amici. Si dice addirittura che vi volevate sposare in segreto! -
Rial scoppiò a ridere, le ali che si muovevano nervosamente.
- Cosa? Chi si inventa queste storie? -
- Cosa importa! - gridò la Fata dai capelli rossi. - Se sapevi qualcosa, perché non hai parlato? Siamo le tue sorelle, avevamo il diritto di conoscere! Ha quasi distrutto il Regno, uccidendo il Re! -
Rial sospirò, esasperata.
- Non so niente, Noemi. -
- Va bene. -
Noemi l'abbracciò e volò via, con un sorriso.
Link cominciò ad avviarsi, pensando a quella nuova scoperta, ma non notò delle foglie secche al suolo e il rumore si udì distintamente nell'aria.
Rial si alzò subito in volo, all'erta.
- Chi c'è? - gridò.
Alzando gli occhi al cielo per la sua sbadataggine, l'Eroe entrò lentamente nella radura.
- Ah, sei tu! - esclamò la Fata. - Salve! -
Parve molto a disagio.
- Hai sentito? -
Link annuì.
Rial sospirò.
- A te posso dirlo... - mormorò. - Moroalt ed io... eravamo grandi amici. Fu... fu esiliato perché... -
Link annuì.
La Fata sgranò gli occhi color smeraldo.
- Lo sai? Te l'ha... te l'ha detto lui, vero? -
L'Eroe annuì di nuovo.
- Dov'è, ora? -
L'Eroe indicò qualcosa alle sue spalle.
La Fata trattenne il respiro, emozionata, e volò in quella direzione.
Link la seguì, senza pensare che era ancora a mani vuote.

Giunsero al fuoco.
Moroalt alzò lo sguardo speranzoso, ma lo riabbassò notando Rial.
- Oh, ciao. - mormorò.
Link giurò di aver sentito qualcosa di molto simile all'imbarazzo, nel tono della sua voce.
- Moroalt! - esclamò la Fata. - Insomma, vuoi spiegarmi cosa sta succedendo? Compari dopo tutto questo tempo, così mutato e in compagnia dell'Eroe Supremo e di questo ragazzo del Male... -
- Allora? - fece il Ladro, con la voce più innocente di questo mondo.
La Fata si avvicinò a lui, le ali che trillavano e l'espressione dura.
- È da anni che non ci vediamo! Ti credevo morto! Cosa è successo? -
- Ho cambiato strada. - spiegò tranquillamente l'uomo. - Però il sentiero non mi piace più molto. Ho deciso di cambiare di nuovo. -
Indicò Noiva.
- Vale anche per lui. -
Rial scosse la testa.
- Quel ragazzo è pericoloso. perché tu e l'Eroe rischiate le vostre vite stando con lui? -
Noiva sbuffò e la guardò male, molto risentito.
Era così diverso... per questo lo temevano. Sentiva di non meritare quel trattamento.
- Anche io sono pericoloso, Rial. -
Si tolse il cappuccio.
La Fata si portò le mani alla bocca, incredula.
- Cosa hai fatto? - mormorò.
- Anche io mi sono legato al Male. - mormorò il Ladro, giocando con un bastoncino, incapace di guardare troppo a lungo Rial.
- La sera stessa in cui... mi hanno esiliato. -
- Cosa? - esclamarono all'unisono Noiva e la Fata.
- Ti hanno esiliato?? -
- Allora quando hai ucciso il Re... -
Avevano di nuovo parlato assieme.
Moroalt annuì.
- Sì, mi hanno esiliato. E sì, quando andai da Daphnes, ero già legato all'Oscurità. -
- Non l'hai ucciso, però. - si ricordò Noiva. - Lo hai detto nella Foresta Kokiri. -
Si udì un altro gemito di Rial.
- Il Re... è vivo? -
Moroalt mostrò le mani, come per difendersi.
- Non lo chiedete a me. È da anni che non lo vedo. Il luogo in cui lo rinchiusi scomparve, un giorno, e da allora non è più tornato. -
Si avvilì.
- Non so se è vivo oppure se anche lui ha raggiunto le Dee. Quello che so è che non mi rimane più niente. -
Rial si sedette vicino a lui, senza preoccuparsi del Male che gli scorreva nelle vene.
- C'è sempre Zelda. E ci sono io! -
Moroalt fece una smorfia.
- Zelda mi odia. Daphnes le ha raccontato chissà quali cose su di me, dopo il mio esilio. E tu, Rial... ormai sono lontani quei giorni. -
Si alzò e cominciò a passeggiare avanti e indietro, pensieroso.
- Ho passato mesi a pensare a come far tornare la torre. Non ci sono riuscito. -
- La torre? Questa qui? -
Noiva si frugò nelle tasche e tirò fuori la lettera trovata nella casa del Ladro.
In fondo, c'era il misterioso disegno.
- Oh, quello... - mormorò Moroalt, prendendo il foglio. - Un pezzo del mio diario. Ero appena stato esiliato. Mi rimaneva solo quello nelle tasche. Cominciai subito ad ideare il mio piano di vendetta, grazie alle conoscenze di cui usufruivo. -
Lesse a voce bassa le parole e rise.
- Ero molto immaturo. Ma riuscii a far apparire la torre, dopo aver stretto il patto con il Male. Poi andai al Castello... -
Tacque, accartocciando la lettera.
- Non puoi usare le stesse formule, per farla tornare? - chiese Rial, raccogliendo il pezzo di carta da terra e studiandolo.
- Ci ho provato. Invano. -
Rial gli mise una mano sulla spalla.
- perché lo hai fatto? -
- Non era più mio fratello. Mi aveva esiliato. Non mi importava nulla di lui. -
- Ma ora? -
- Non lo so. Non so nulla. -
Si allontanò, per non essere più toccato.
- Non so nemmeno se è stata colpa mia, quando... la Regina è morta. -
Noiva si alzò, seccato.
- Volete spiegare anche a me, per favore? Non l'hai uccisa tu, la Regina? -
- Non lo so. -
- Come sarebbe?? -
Rial chinò il capo, le lacrime agli occhi.
- La nostra adorata Regina morì a causa di una forza maligna che si era impossessata del suo corpo già malato. Il Regno passò uno dei suoi momenti più difficili. -
- Ed io, che studiavo il Male alla ricerca di qualcosa per debellarlo che non fosse uno sporadico Eroe, fui accusato di aver fatto entrare quella forza maligna. - concluse Moroalt, cupamente.
- Non sai se è stata davvero colpa tua? - chiese Noiva in un sussurro.
- Ho vissuto sempre con questo terribile dubbio. Vorrei tanto trovare quella.... cosa che ha ucciso Scidelia, però... credo sia impossibile. Quel giorno, persi tutto. - Si coprì il viso con una mano, stanco e afflitto dai ricordi.
- Daphnes mi odiava. Mi cacciarono. Ma io non abbandonai il Regno e iniziai la mia vendetta. -
Si chinò e disegnò qualcosa per terra, servendosi del bastoncino con cui stava giocando prima.
- Evocai la torre, dopo essermi legato al Male, rapii Daphnes e lo rinchiusi. Sapevano che ero stato io, ma... -
- ... tutti credevamo che l'avessi ucciso. - finì per lui la Fata. - Ti avevo incontrato solo pochi giorni prima, quando eri venuto a chiedere ospitalità dopo l'esilio, quando avevi ancora la Luce nel cuore... Quando sentii la notizia, non ci volevo credere. Avevo visto la rabbia nei tuoi occhi, ma non ti credevo capace di uccidere tuo fratello. -
- Cosa?? - urlò Noiva. - Moroalt è il fratello del Re?? -
Il Ladro fece un gesto vago con le braccia.
- Avresti saputo, prima o poi. - mormorò. - Sì, sono il fratello minore del Re Daphnes. E zio di Zelda. -
Noiva si lasciò cadere a terra, la bocca spalancata dalla sorpresa.
- E lo dici con quel tono?? -
- Come dovrei dirlo?? -
Rial incrociò le braccia al petto.
- Ho deciso. - affermò. - Il Re deve essere salvato. Ritroveremo la torre. Ci deve essere un modo, no? -
- Ritroveremo? - ripeté Moroalt.
- Certo! Vengo con noi! -
- Rial, noi dovremmo anche cercare qualcos'altro... una cura. -
- Bene, cercheremo tutte e due. Vi sarò utile, promesso. Forza, riposiamo un po', ora. -
Il Ladro sospirò, rassegnato, e spensero il fuoco.

CONTINUA NEL CAPITOLO QUINDICI