- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo sedici -

Il gruppo sedeva di nuovo nella Pianura, vicino all'ormai noto ruscello e tra le pietre chiare.
Moroalt osservava in silenzio la Triforza spenta.
Cosa era successo?
La Luce era stata battuta dall'Oscurità?
Link osservava la Sacra, gli occhi vuoti di ogni speranza.
Prima, a quanto pareva, non aveva possibilità di battere il Male. Ora meno che mai.
E Noiva? Come lo avrebbe salvato?
Era tornato un semplice ragazzo con un simbolo sulla mano.
Si guardò i vestiti.
Strano che fossero ancora argentati.
Rial posava il mento sulle mani e guardava con il broncio alcune coccinelle sul terreno.
- Che si fa? - chiese.
- Cosa vuoi fare? - replicò Moroalt. - Ci mancava solo questa! Non ho la minima idea di ciò che è successo. E non so come rimediare. -
Si rivolse a Link.
- Ti ha toccato, per caso? Non ti sei sentito diverso, ad un certo punto? -
Link scosse la testa.
Noiva non l'aveva neppure sfiorato. Non si era sentito diverso e neanche il quel momento provava qualcosa di strano. Semplicemente, vedeva la Triforza spenta e si sentiva stanco, amareggiato.
Il Ladro emise un suono che poteva somigliare ad un ringhio e chinò il capo.
Link stava per seguire il suo esempio, quando la vide.
Non bene, solo per un attimo, ma ne era sicuro.
Si alzò e si guardò attorno, pronto ad ogni nuova visione.
Eccola di nuovo lì, come se giocasse a nascondino.
Picchiettò sulla spalla di Moroalt e gliela indicò.
Il Ladro si voltò e rimase a bocca aperta.
La torre, con il suo muro con archi, era apparsa davanti a loro, né troppo vicina né troppo lontana.
Era bianca come le nuvole, ma non molto alta.
Aveva poche, piccole finestre e l'entrata era semplice, nulla di sontuoso.
Il cortile che creava il muro si era riempito di fiori rossi, forse rose.
Ma ciò che colpiva era la finestra posta in cima alla torre.
Era più grande delle altre ed anche più bella.
Una cornice d'oro la decorava con cura e le conferiva un aspetto regale.
Forse l'unica cosa maestosa di tutto l'edificio.
- Eccola... è tornata... - mormorò il Ladro. Senza aggiungere altro, cominciò a correre.
Mentre si dirigeva verso la torre, Moroalt si voltò e gridò, rivolto a Rial.
- Vola fin lassù e guarda dalla finestra! Dimmi se è vivo! -
Sospirando, Rial fece l'occhiolino a Link e spiccò il volo.
L'aria fredda la fece tremare più di una volta, ma infine giunse alla finestra dorata.
Timidamente, fece capolino e osservò la stanza.
Era magnifica.
Arredata con cura e sfarzo, era la prigione perfetta per un Re.
Uno specchio, un letto a baldacchino, un'enorme libreria nell'angolo, un tavolo, un armadio e una poltrona.
Tutto finemente decorato, con gemme e oro.
Rial rimase imbambolata per un minuto, davanti a quello spettacolo.
Poi ordinò ai suoi occhi di cercare esseri umani e non pietre preziose.
Vide una figura seduta sul letto, il capo chino e le mani tremanti.
Felice, la Fata tornò giù.
Moroalt la aspettava all'entrata della torre.
- È vivo? - chiese con ansia.
- Sì. Credo stia piangendo. -
Il Ladro mormorò qualcosa ed entrò.
Rial fece un segno a Link da lontano e l'Eroe li raggiunse.

Anche l'aspetto interno era molto semplice.
Tutto era bianco, immacolato, scolpito nel marmo.
Non c'erano dipinti, tappeti né lampadari.
Solo qualche rara incisione sui muri che raffiguravano scene del passato.
Le scale che conducevano in alto erano larghe e accecanti, linde com'erano.
Mentre salivano, Link notò un'incisione particolare su un muro.
Una figura umana con una spada che lottava contro un mostro con sei artigli.
Moroalt si fermò per prendere fiato e vide la curiosità di Link.
- Tocca sotto. - gli disse.
Link ubbidì e fece scivolare la mano sotto l'incisione.
Avvertì una leggera rientranza.
Spinse con forza e la pietra si modellò per mostrare delle lettere.
Era la Lingua Antica, parlata più di cento anni prima.
Il Ladro si avvicinò e lesse scandendo le parole.

L'impavido eroe apparve dal nulla, venuto
da un'epoca lontana di sette anni,
la Suprema stretta in mano.
Il mostro che aspirava al dominio,
cadde sotto i colpi della Luce

- La solita poesia da quattro soldi sull'Eroe del Tempo. - borbottò il Ladro.
Riprese a salire, ma Link si fermò un attimo ancora davanti a quelle parole e a quel disegno su pietra.
L'impavido Eroe...
Ma era stato davvero così?
Alla fine della lotta, l'Eroe del Tempo era stato davvero coraggioso?
O anche lui si era rifugiato nel mondo da favola che la Corte Reale offriva?
Non aveva continuato a lottare come un tempo?
A quanto pareva no, visto che aveva dimenticato i suoi migliori amici, probabilmente a causa di troppi impegni mondani.
Deluso, Link ricominciò la salita.

Giunsero al piano finale.
C'era una grande porta di legno laccato, davanti a loro.
- È qui. - sussurrò Moroalt.
Si avvicinò alla porta e, dopo un attimo di esitazione, bussò.
Silenzio, dall'altra parte.
Moroalt bussò di nuovo, questa volta con più forza.
Una voce piuttosto anziana, titubante, spaventata, disse:
- Avanti. -
Il Ladro aprì la porta e si ritrovò davanti il fratello.

Il Re era invecchiato molto, in tutti quegli anni, rinchiuso tra quelle mura bianche.
I capelli, prima biondo scuro, ora era bianchi e la barba era cresciuta.
Era pallido. Molto.
L'unica cosa che non era cambiata, era lo sguardo, immerso in quegli occhi profondi.
Moroalt rimase in silenzio per un attimo, poi disse:
- Ti trovo bene. -
Il Re annuì e fece un passo indietro, per lasciarlo entrare.
Solo allora notò Link e Rial.
La sua espressione divenne ancora più sorpresa.
La Fata si inchinò leggermente e l'Eroe chinò il capo con rispetto.
- Sono amici. - spiegò il Ladro. - L'Eroe Supremo e la Fata Rial. -
- Eroe Supremo? - ripeté il Re, senza fiato. - Vuoi dire che possiede... -
Moroalt annuì e fece loro cenno di seguirli all'interno.
Quando furono tutti dentro, chiuse la porta.
Il Re sedette sulla poltrona con stanchezza e sospirò.
- Non sei venuto per molti anni, Moroalt. - disse.
- Lo so. Non appariva più la torre. Mi spiace. -
Il Re voltò lentamente il capo per osservare tutti e tre.
Dapprima Rial, che arrossì. Il Re sembrò sorridere come fa un padre con la figlia.
Poi Link e qui gli occhi del Re si illuminarono di curiosità e ammirazione.
Infine Moroalt. Gli occhi di Daphnes tornarono stanchi.
- Sai perché non appariva? -
- No. -
Il Re chinò il capo, con un gesto di disprezzo.
- Quante cose non sai. -
Link notò con preoccupazione le dita di Moroalt artigliare la coperta del letto su cui erano seduti.
- Anche tu sei parecchio ignorante, Daphnes. - disse senza troppi complimenti l'uomo.
Il Re rise cupamente.
- Io? Penso di sì, visto che mi hai rinchiuso qui dentro per... quanti anni? -
Il Ladro non rispose.
- Non so nulla di ciò che accade lì fuori. - Indicò la finestra dorata. - Ti vedevo passare, sai? Ma tu non vedevi me. Sembravi disperato, sai? -
Ancora silenzio.
- Forse un po' di Bene ti è rimasto... oppure cerchi di ottenere qualcosa, tenendomi qui? -
Questa volta, Moroalt rispose.
- Ho ottenuto parecchie cose, Daphnes. -
Il sovrano lo fece continuare con il semplice sguardo.
- Alcune belle, altre un po' meno. -
- E ora? -
Moroalt indicò la Fata e Link.
- Ora cerchiamo un amico. -
L'espressione del Re si indurì.
- Cerchi il mio aiuto? Dopo ciò che mi hai fatto? -
Link non capì bene cosa successe in quegli attimi.
Sentì solo un movimento vicino alla spalla e di colpo il Ladro era sparito.
Lo ritrovò vicino al Re, la punta della lama nera puntata al collo del fratello.
- Dopo ciò che tu mi hai fatto. - replicò con tono calmo il Ladro.
Il Re non rispose.
La lama scomparve e Moroalt tornò a sedersi sul letto.
- Ora che abbiamo risolto questo piccolo equivoco, - disse. - posso dirti in tutta tranquillità che non vogliamo il tuo aiuto. Resta pure qui. A guardare da una finestra, spettatore di un Regno malato. -
Ci fu un attimo di silenzio, poi Daphnes chiese, con tono preoccupato:
- E Zelda? -
- Sta benissimo. È cresciuta molto. -
A quelle parole, il Re chinò il capo.
- Le somiglia? - mormorò, così piano che Link e Rial dovettero allungare il collo per sentire.
- A chi? -
Daphnes alzò lo sguardo.
Affogato nelle lacrime, aveva perso ogni potere.
Invece che incutere timore e rispetto, ora faceva solo pietà.
- A Scidelia. Le somiglia? -
Il Ladro deglutì e annuì due volte.
Daphnes mostrò di nuovo il suo sorriso cupo.
- Meglio così. Lei però non deve averti trattato bene. -
- Direi di no, dopo ciò che le hai raccontato. -
- La verità fa male, Moroalt. -
- Quale verità? - scattò il Ladro. - La tua? Quella che ti sei creato per trovare un rifugio dove affogare nel dolore? -
- Quella è l'unica verità e tu lo sai. -
Lo sguardo del Re aveva perso ogni lacrima ed era comparso dell'odio, accompagnato da tanta rabbia.
La stessa ira che vibrava in Moroalt.
L'uomo rise, senza allegria.
Rial e Link si guardarono, preoccupati.
Il Ladro scosse la testa, mantenendo un sorriso un po' buffo, simile ad una smorfia di disgusto.
- Hai lo stesso sguardo di quando mi hai condannato. Il Regno non è l'unico ad essere malato. -
Con un sospiro, Moroalt tornò a sedersi.
Ma non era più calmo.
Rimasero in silenzio ancora.
Daphnes rivolse un sorriso gentile a Link, come se non fosse successo niente.
- Eroe Supremo, sono onorato di averla qui. -
Superando il primo momento di imbarazzo, (gli dava del lei?) Link ricambiò il sorriso.
- Posso chiederle cosa ci fa con Moroalt? -
Fu il Ladro stesso a rispondere.
- Link è un bravo ragazzo. Mi aiuta. -
Il sovrano annuì e la sua attenzione si posò su Rial.
La Fata arrossì di nuovo.
- Mi ricordo di lei. - le disse il Re. - Ogni tanto, veniva a giocare con Zelda. La rendeva molto felice. -
- Grazie. - riuscì ad articolare la Fata, diventando sempre più rossa.
Con l'ennesimo sospiro, il Re appoggiò meglio la schiena.
- Cosa siete venuti a fare, allora? -
- I carcerati devono essere sorvegliati. - disse Moroalt.
Si alzò e così fecero anche Link e Rial, che cominciavano a sentirsi simili a dei paggi.
Il Ladro aprì la porta.
- A presto, Daphnes. A meno che la torre non scompaia di nuovo. Ma tu hai tutto ciò che ti serve, no? Cibo e acqua che appaiono quando hai sete e fame... lo stesso vale per i servizi. Continua a divertirti. -
Stavano per richiudersi la porta alle spalle, quando Daphnes li bloccò.
- Aspetta! -
Moroalt si voltò, con un'espressione finta-sorpresa stampata sul volto.
- Sì? - disse.
- Vi aiuterò... in qualche modo. Troveremo questo amico. Ma fammi uscire di qui, Moroalt! -
- Perché dovrei? -
Il Re aprì la bocca per parlare, ma cambiò idea.
Il Ladro lo spinse dentro e gli disse:
- Non fare lo stupido. Dammi un solo motivo per cui dovrei farti uscire. -
Daphnes gli afferrò la mano.
- perché sono tuo fratello. -
Lentamente, Moroalt liberò la mano dalla stretta.
- Tu non sei più mio fratello. -
- Moroalt...! -
Il Ladro gli chiuse la porta in faccia e cominciò a scendere.
- Lo lasci davvero qui? - gli chiese Rial, incredula.
- Ovvio. -
- Ascolta, non... -
Moroalt si voltò.
- Andiamo. -
Se il Re convinceva con lo sguardo, di certo Moroalt faceva lo stesso effetto con la voce.

Non appena uscirono, si accorsero che qualcosa non andava.
C'era troppo silenzio.
La natura taceva.
Anche il vento non soffiava più tra le chiome degli alberi e l'erba.
- Link. - disse Moroalt. - Non senti proprio niente? -
L'Eroe guardò la Triforza.
Ancora spenta.
Perché?
Eppure non si sentiva diverso.
Era solo scomparsa una luce.
Aveva ancora i poteri, ne era certo.
Si concentrò.
Sentì un suono leggero, proveniente da tutte le parti.
Come se qualcosa dormisse.
La natura stava riposando? Perché mai?
Moroalt capì e si grattò la testa, confuso.
- Ho paura che questo sia Noiva. - disse.
- Lo è! - esclamò Rial, indicando il Castello che si vedeva anche da lì.
La costruzione, simbolo di potere e bellezza, era circondata da alcuni fulmini neri.
Il sole cominciò a calare, oltre l'orizzonte, ad una velocità innaturale e fu subito notte.
Si udì un boato. Link giurò di aver sentito anche delle urla di terrore.
- Andiamo! Presto! - gridò il Ladro.
- Moroalt! -
Alzarono la testa.
Il Re si era affacciato.
Anche lui aveva sentito.
- Cosa succede? - gridò. - Il Castello... -
- Torna dentro, Daphnes! -
Il Re scosse la testa e batté un pugno sul davanzale.
- Fammi uscire! Devo salvare Zelda! -
- La aiuterò io! - gridò il Ladro, furibondo. - Non ti libererò! -
- Moroalt, ti prego! -
Rial si avvicinò all'uomo.
- Non puoi lasciarlo lì mentre la figlia rischia la vita. Devi liberarlo! -
Moroalt girò la testa per non guardare nessuno dei due.
Link, invece, alzò di nuovo la testa per vedere il Re.
Anche se stava in alto, sembrava disperato.
L'Eroe entrò nella torre, senza curarsi del richiamo di Moroalt, e cominciò a salire le scale.
Si fermò solo per osservare nuovamente l'incisione.
Cosa avrebbe fatto l'Eroe del Tempo?
Fu allora che Link si accorse di pensare sempre a ciò che avrebbe fatto l'Eroe del passato.
Lui doveva pensare al presente. Al futuro.
Non alle possibili azioni di un Eroe morto.
Scosse la testa e salì le scale.
Giunto alla porta laccata, l'aprì e il Re gli corse incontro.
- Grazie! Eroe, io... -
Link gli fece cenno di tacere, con un sorriso, e scesero le scale, in silenzio.

Moroalt, con rabbia, vide il fratello libero guardarsi attorno.
Fece riunire tutti attorno a sé e disse:
- Andiamo a vedere cosa è successo. -
Aggiunse, rivolto a Daphnes:
- Non ho finito con te. -

CONTINUA NEL CAPITOLO DICIASSETTE