- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo diciassette -

Si ritrovarono nella piazza della Città.
Grida ovunque.
Tutti scappavano, diretti chissà dove. Sicuramente, verso un luogo molto lontano da lì, dal Castello avvolto dai fulmini neri e dal manto scuro.
Effettivamente, era spaventoso.
Sembrava davvero ricoperto da una velo nero, ma Link sapeva cos'era: Male allo stato puro.
Lo sentiva entrare nelle viscere, oscurargli la mente, senza dare pace.
- Eroe! - gridò una voce.
Una bambina lo aveva visto, mentre fuggiva con la madre, e lo aveva indicato.
- Mamma! L'Eroe! -
La voce si sparse e una folla si creò attorno a Link.
Perché guardano me? Non si accorgono che c'è il Re scomparso anni fa??
Si voltò verso gli amici, ma non vide Daphnes.
Era già entrato nel Castello? perché non lo avevano fermato?
- Eroe! - disse intanto un uomo. - Ci aiuterai, vero? Un mostro... ha preso possesso del Castello. Ha radunato un esercito intorno alle mura e... - prese fiato. - Ha detto che se entro mezzanotte l'Eroe e un certo Moroalt non si fossero presentati... avrebbe ucciso tutti e la Principessa. -
Un giovane gli prese la mano.
- Ora lei è qui, però! Salverà tutti! -
Il Ladro prese in disparte il povero Link, sottraendolo alla folla.
- Un esercito, ti rendi conto? Con cosa lo combattiamo, con i contadini e i nobili? -
Lo strattonò.
- Si è avverato ciò che ha detto l'eremita! È iniziata la guerra! E tu hai ancora la Triforza spenta! -
Le ultime parole gliele aveva sibilate nell'orecchio, come se fosse colpa sua.
L'Eroe si liberò, seccato.
Tutti riponevano speranze in lui, ma lui non le riponeva affatto in se stesso.
Si sentiva inutile, un peso per il mondo.
Soprattutto ora che la Sacra aveva perso la sua Luce, senza motivo.
Si udì un altro boato.
La folla gridò e cominciò a pregare l'Eroe di sbrigarsi, di fare qualche miracolo.
Link rimase fermo, pallido e serio, come sordo.
Rial atterrò lì vicino e corse da Moroalt, ansimando.
- Ci sono dei mostri neri... che circondano le mura! Le stanno abbattendo! -
Il Ladro borbottò qualcosa e tirò fuori la sua lama nera.
- Link, entriamo dentro. Così l'Oscurità farà cessare tutto questo... spero. -
L'Eroe annuì e lo seguì, diretti al Castello.
- Ehi! Io cosa faccio? - gridò Rial.
- Aiuta la gente ferita! - le rispose Moroalt.

Nel cortile, trovarono una sorpresa.
C'erano Rafael e Charley.
Non appena udirono i passi, si voltarono e i loro visi furono attraversati da due sentimenti molto diversi: la felicità nel rivedere Link e il disprezzo nel riconoscere Moroalt.
Charley corse loro incontro e spiegò (soprattutto a Link) ciò che era successo.
- Quel ragazzo ha detto che la Principessa morirà se... non vi presenterete alla Sala del Trono entro mezzanotte. -
- Lo sappiamo. - disse il Ladro. - Avete visto Daphnes? -
Charley e Rafael lo guardarono come se si fosse trasformato in una Fata.
- Cosa dici? - mormorò il primo. - Sappiamo benissimo che... -
Link lo interruppe scuotendo il capo. I suoi occhi mandarono un solo, semplice messaggio: è vivo.
I due rimasero a bocca aperta.
- Il Re... -
Moroalt alzò gli occhi al cielo.
- Rinchiuso, non ucciso. Viste le vostre espressioni, non è passato di qui. -
Si voltò verso Link, negli occhi un lampo di preoccupazione.
- Dove è finito? -
Ci fu un altro boato e delle urla disumane li fece uscire dal cortile per controllare la situazione.
- Eroe! - gridò una donna, scorgendo Link. - Aiutaci! I soldati stanno combattendo, ma non ce la faranno senza te! -
Ovunque, grida, pianti e preghiere.
Hyrule stava svanendo, lentamente.
E lui non stava facendo niente per fermare quel processo.
Che razza di Eroe era? Doveva muoversi, ragionare, farsi venire in mente un'idea per salvare Zelda, ma allo stesso tempo aiutare quella gente.
La sua gente.
Non poteva lasciarsi andare mentre coloro che credevano in lui morivano.
E mentre questa consapevolezza lo attraversava, la Triforza si illuminò di nuovo, più bella e potente che mai.
Si voltò a guardare Moroalt.
I suoi occhi blu cristallo incontrarono quelli gialli di lui.
Il Ladro capì.
- Cercare aiuto? Dove? -
Link indicò un punto lontano.
- Dove?? - ripeté con ira Moroalt.
Gli occhi di Link non risposero.
In essi bruciava una forza enorme, maestosa.
Il Ladro lo lasciò fare, sicuro che tutto sarebbe andato bene.
- Io andrò al Castello. Cercherò di prendere tempo. Tu sbrigati e trova questo aiuto. -
Fece un buffo cenno con la testa, che poteva somigliare ad un inchino, e tornò nel cortile.
Charley e Rafael augurarono buona fortuna al loro Eroe e seguirono il Ladro.

Link scoprì il teletrasporto.
La Triforza gli sembrava utile e facile da usare, ora che aveva più fiducia.
Forse per questo si era spenta.
Aveva perso fiducia e speranza.
Ma ora stava bene, sapeva che la Luce avrebbe battuto il Male e Hyrule sarebbe risorta, bella come un tempo.
Come all'epoca dell'Eroe del Tempo.
L'aiuto di cui aveva parlato poteva trovarsi ovunque. L'importante era cercare bene.
E mentre si scervellava, comparve, dopo tanto tempo, il lupo dorato.
Alias il guerriero fantasma, saggio e severo, che gli aveva insegnato utili mosse.
Gli apparve davanti, come sempre uscito dal nulla.
I suoi occhi rossi lo squadravano con la solita severità.
- Questa è la fine di Hyrule. - sentenziò.
Ma Link, serio e freddo come non mai, scosse con decisione la testa.
- No? - fece il lupo dorato, piegando la testa per dare maggiore rilievo all'espressione sorpresa che aveva assunto.
- Perché dici così? Non vedi la distruzione dilagare? -
Link scosse di nuovo il capo.
- Capisco. Non ti vuoi arrendere. Può rivelarsi saggio, a volte. -
Impaziente, Link avanzò, con l'intento di superarlo.
Ma il lupo gli sbarrò la strada.
- Non da questa parte. Seguimi. -
Lo condusse verso un bosco lì vicino, fitto e piuttosto piccolo.
Non si sentiva niente, nemmeno il sospirare del vento o il canto dei grilli.
Il lupo lo guidò fino a delle pietre: sembravano quasi gettate alla rinfusa, senza ordine, come fa un bambino capriccioso quando lancia i suoi giocattoli.
Era grandi, di un grigio chiaro, e riportavano alcune scritte.
Erano in Antico Hylian.
Il lupo le guardò con una traccia di ammirazione negli occhi e disse:
- Lo sai chi è sepolto qui? -
Link scosse la testa.
- Gli Sheikah. -
L'Eroe sgranò gli occhi.
Era stato nel villaggio dove avevano vissuto, ma trovare le loro tombe lo riempì di incredulità.
- Queste sono tombe speciali. Appartengono ai Generali Sheikah. Quando vivevo ancora, nessuno sapeva della loro esistenza, tranne la Famiglia Reale. -
Link si inchinò con rispetto.
Il lupo gli diede un colpetto sulla gamba con il muso.
- Risvegliali. Con la Triforza puoi farlo. Stanno solo dormendo. -
Link si voltò a guardarlo, allibito.
Allora la Triforza controllava la vita...?
- Dormono da molto, ormai. È arrivato il momento che aiutino di nuovo Hyrule. -
Link contò le tombe.
Erano sei.
Anche se erano i migliori guerrieri che Hyrule avesse mai visto (era certo fosse così), non potevano cambiare l'attuale situazione. Scosse la testa, facendo capire al lupo i suoi dubbi.
L'animale sembrò sorridere.
- Penseranno loro a risvegliare le loro truppe. Non preoccuparti. -
L'Eroe annuì, cercando di non sembrare nervoso, e si avvicinò alle tombe.

Moroalt cominciò a salire le scale, con il peso sul cuore che diventava sempre più difficile da sopportare.
Non solo si stava avvicinando al Male, ma stava anche attraversando sale odiose, colme di ricordi brucianti.
Teneva la lama stretta in mano, come se potesse dargli più forza.
In realtà, gli cominciavano a fare male le dita.
Sentì un altro boato, più forte dei precedenti, e chiuse un attimo gli occhi.
Gli girava la testa.
Sapeva che poteva essere una trappola (il Male non avrebbe liberato Zelda, ne era certo), ma dovevano per forza raggiungerlo.
Nella Sala del Trono. Dove era stato condannato, anni prima.
Barcollò, ricordandosi di trovarsi in quello stesso Castello.
Riprese a salire, augurandosi che Link facesse in fretta.
Era l'unico che poteva tenere testa al Male.

L'Eroe ricomparve nella Città, accompagnato dal lupo.
- Non preoccuparti, i sei Generali verranno con le loro legioni. Tu sbrigati a raggiungere Moroalt! -
Link annuì, ancora estasiato da ciò che era successo nel bosco.
Si divisero, ma proprio mentre imboccava il viale che conduceva al Castello, si sentì chiamare.
Era una Guardia Reale.
- Eroe! Il Generale delle truppe nemiche... vuole parlare con te... Dice che ucciderà trenta dei nostri uomini presi in ostaggio, se non ti presenterai! -
Link impallidì in un sol colpo.
Che cosa significava tutto ciò?
Era una trappola di Noiva, forse?
Se non fosse sceso in battaglia, trenta uomini sarebbero morti.
Ma se avesse partecipato alla guerra, Moroalt come avrebbe fatto?
Il Male voleva tutti e due... si sarebbe infuriato.
Sospirando, Link seguì la Guardia Reale, la Spada Suprema stretta in pugno.
Doveva solo sperare nell'arrivo tempestivo dei sei Generali Sheikah.

Il campo di battaglia, ovvero la Pianura, era orribile.
Corpi ovunque, soprattutto di Hylian.
L'esercito nemico, formato da Dannati assai più evoluti di quelli che controllava Moroalt, non sembrava né stanco né a corto di soldati.
C'era odore di sangue e Link stava quasi per vomitare.
Il cielo era scuro, ma sapeva che non sarebbe arrivato nessun temporale.
Dopo le parole del Generale nemico, si era creata una sorta di tregua, anche se le due fazioni si osservavano con odio.
Link cominciò a camminare tra i cadaveri, il sudore che gli imperlava la fronte.
Davanti a lui, c'era il Generale dei Dannati, rinchiuso nella sua armatura nera.
Si vedevano solo gli occhi, rossi come carboni ardenti, che fissavano l'Eroe con macabro divertimento.
- Li vedi questi insulsi esseri? - disse la creatura, indicando trenta soldati Hylian, legati accanto a lui.
- Li avrei uccisi, se non fossi arrivato. Per fortuna hai il cuore tenero, ragazzo. -
Qualche Dannato rise a quella che doveva essere una battuta.
Il Generale schioccò le dita e le corde che legavano i soldati scomparvero.
Le povere Guardie raggiunsero subito i loro compagni.
- Ecco fatto. Ora lotta contro di me. -
Link non rispose. Si limitò a fare qualche passo avanti e attese la mossa dell'avversario.
Evidentemente non aveva paura della sua Luce.
Anzi, sembrava divertirsi un mondo.
- Non mi sembra giusto lottare mentre i nostri uomini oziano. - disse il Generale.
Lanciò un grido:
- Attaccate! -
I Dannati si lanciarono all'assalto e i soldati Hylian posizionarono i loro grandi scudi per proteggersi dall'assalto.
Intanto, Link vide, con un po' di paura, apparire una barriera che divise lui e il Generale nemico dal resto della battaglia.
Deglutì e attaccò per primo.
Il Dannato parò senza problemi il colpo e menò un fendente piuttosto potente.
Link schivò, ma con orrore si accorse di essere finito in una trappola.
Aveva posato il piede su una tagliola.
Gridò di dolore e cadde in ginocchio.
- Ne abbiamo posizionate parecchie, di queste. - rise il Dannato. - Che Eroe, che sei! Incapace di individuare un pericolo! Come possono questi sciocchi riporre speranze in te? -
Il mostro alzò la spada per colpirlo.
Sarebbe bastato un solo colpo per ucciderlo.
Ma anche Link era armato. Si era procurato solo una brutta ferita.
Quando arrivò il colpo, lo bloccò con la Spada Suprema e con un gesto del polso secco disarmò l'avversario.
La sua spada cadde poco più in là.
Link ne approfittò: con la lama, spezzò i denti di ferro della tagliola e si alzò, a stento, il piede che gridava pietà.
Ansimando, Link appoggiò la mano con la Triforza sulla ferita e si lasciò curare dalla Sacra.
Quando il dolore scomparve, si rimise in posizione di combattimento.
Il Dannato, intanto, aveva recuperato l'arma.
- Cosa speri di fare? Io sono intessuto di Male. Non puoi battermi. -
Sbagli.
Il Dannato rise e lo attaccò.
Link questa volta fu attento e parò.
Ma il combattimento arrivò ben presto ad un punto di stallo.
Non riuscivano a ferirsi.
Il Dannato parava tutti i suoi colpi, non si lasciava prendere di sorpresa e non temeva la sua Luce.
Link cominciò a preoccuparsi per Zelda e Moroalt.
Doveva arrivare in tempo.
Intanto, la battaglia infuriava attorno a loro e Link, durante un attimo di pausa, notò con orrore che le creature del Male stavano vincendo.
Gli Hylian cadevano come mosche.
Le loro spade non potevano niente contro i corpi dei Dannati e i loro poteri.
Link cominciava a perdere fiducia.
Di nuovo.
No, non poteva permetterselo. La Triforza non doveva spegnersi di nuovo.
Gli Sheikah sarebbero arrivati.
Per aiutare di nuovo il loro Regno.

Moroalt era giunto alla torre della Sala del Trono.
Sentiva le grida della battaglia anche da lassù.
Il cielo era oscuro e c'era uno strano odore nell'aria.
Dove diavolo sei, Link? Il Male si arrabbierà, non vedendoti. Come farò a prendere tempo?
L'entrata della Sala era avvolta nelle ombre. Non vedeva l'interno, ma sentiva un rumore strano, profondo.
Come se qualcosa di molto grosso respirasse.
Il Ladro deglutì e si complimentò con se stesso per non aver più preso la Triforza del Male, che lo avrebbe legato ancora di più a quell'inferno.
Si avviò verso il grande arco d'entrata.
Il respiro si fece più forte e spaventoso.

Link si appoggiò alla barriera.
Era stanco.
Non riusciva a fare neppure un graffio a quel mostro in armatura nera.
- Le Fate Grandi! Sono venute ad aiutarci! - gridò qualcuno.
Tra le truppe Hylian, ci fu un urlo di speranza e gioia.
- Anche quelle bamboline di porcellana vogliono aiutarvi? Non avete proprio senso dell'orgoglio! - esclamò il Generale nemico.
- Link! - gridò una voce.
L'Eroe alzò la testa e vide Rial volteggiare sopra di lui.
- Link, cosa ci fai lì? È quasi mezzanotte! Le truppe nemiche entreranno in Città se non corri al Castello! -
L'Eroe annuì, ma le indicò la barriera e il mostro.
Rial gli atterrò vicino e squadrò il Dannato con una punta di odio.
- Non preoccuparti, ti porto via io da qui. Devi salvare Zelda, ricordi? -
Ucciderà tutti se non lo fermo! le disse Link mentalmente, diviso tra quei due doveri.
Rial gli sorrise.
- Li ho visti, Link. Ho visto gli Sheikah del passato emergere dalle loro tombe. Stanno venendo qui, a cavallo di grigi destrieri, guidati da un lupo color del sole. -
Gli occhi della Fata sembravano emanare un'aura di felicità.
- Sono tantissimi! L'esercito che un tempo proteggeva la Famiglia Reale e il Regno! Non preoccuparti, si occuperanno loro di questa battaglia! Io ti porto alla Sala del Trono. -
Fece passare un braccio dell'Eroe attorno alle sue spalle piccole e delicate e si issò in volo.
Link non avrebbe mai pensato che Rial potesse essere così forte.
Lo trasportava senza la minima fatica!
Con un sorriso, Link udì il Generale dei Dannati gridargli insulti per la sua "fuga".

Finalmente giunsero alla torre della Sala del Trono.
Rial lo posò con delicatezza al suolo e gli prese una mano.
- Buona fortuna, Link. Salva quel ragazzo, mi raccomando. È il Male il vero nemico! -
Si alzò di nuovo in volo, ma si voltò all'ultimo momento e disse:
- E Moroalt... digli che lo aspetterò, anche se non dovesse tornare più come prima. -
Arrossì e volò via.
Link guardò l'entrata della Sala.
Ecco il momento.
Bene e Male si sarebbero incontrati davvero questa volta.
Si sarebbero toccati, recisi l'un l'altra, mordendosi.
Ma Link era certo, ora, che la Luce era più forte dell'Oscurità.
Non erano uguali.
Erano infinitamente diversi.
Ma in quella differenza, dovette ammettere, c'era una pizzico di somiglianza.

Le pareti della Sala erano completamente nere.
In fondo, c'era qualcosa che respirava, che viveva e che distruggeva.
Link rabbrividì, pensando che quella creatura era attaccata alla schiena di Noiva.
All'inizio, però, non si rese conto che era cresciuta.
Solo quando individuò due occhi rossi, enormi, che lo fissavano ad un'altezza vertiginosa, si rese conto che il Male si era evoluto ed era diventato terribilmente potente.
- Eroe... - disse la creatura, con una voce pesante come un masso. Il suo tono era, come sempre, canzonatorio.
Gli occhi lo fissavano intensamente, come se volessero leggergli dentro.
Lentamente, la sua figura prese forma.
Arrivava quasi al soffitto.
Nasceva dalla schiena del povero Noiva, ormai suo succube, suo servo fedele.
Anche il ragazzo, seduto sul Trono, fissava l'Eroe con un sorriso divertito.
- Manca poco a mezzanotte, sai? - continuò il Male, muovendo le braccia gigantesche.
Link non osava immaginare lo scontro con quella creatura e per il momento pensò solo ad ascoltare.
- Per fortuna sei arrivato. - ridacchiò. - Peccato che Zelda non sia qui. -
A quelle parole, Link si irrigidì.
- In compenso, c'è qualcun altro. -
Con un dito enorme e affilatissimo, il Male gli indicò una forma strana, stesa al suolo.
Link lo riconobbe subito: era Moroalt.
- Ci ha aggrediti quando ha saputo che Zelda non era qui. Si è infuriato. Ma un servo non deve ribellarsi al padrone. -
Link corse dal Ladro, senza curarsi del mostro che gli stava davanti.
Incredibilmente, lo lasciò fare.
Il cappuccio di Moroalt era lacero e lasciava intravedere una ferita alla testa molto profonda.
Link gli scoprì il viso e posò la mano con la Sacra sul taglio.
Si ricordò appena in tempo che anche il Ladro non sopportava la sua Luce.
Sospirò e cercò di pulirlo almeno da un po' di sangue.
- Tranquillo, è un osso duro... - mormorò il Male. - Si sveglierà, lo sento. Vuole essere libero... Ma abbiamo stretto un patto! -
Link si alzò, fece qualche passo indietro per allontanarsi da Moroalt e tirò fuori la Spada Suprema.
L'Oscurità e Noiva non batterono ciglio.
- Anche tu ci attacchi... mi sembra giusto. Questa è una guerra, ragazzo. Non un gioco. -
Il Male rise, mostrando i suoi denti affilati.
- Ma tu sei solo un ragazzo. Sai controllare quella Luce che ti scorre in corpo? -
Come risposta, Link sorrise.
La Triforza si illuminò ancora di più.
Noiva emise un piccolo gemito.
- Vuoi sconfiggermi con la mia gemella? Non hai ancora capito? Non possiamo distruggerci. Possiamo solo intrappolarci a vicenda. - continuò il Male. - Ti farò provare l'oblio, ragazzo. La tua Luce smetterà di brillare, rinchiusa nell'Oscurità, e tu sarai mio servo. -
Link continuò a sorridere e scosse la testa.
- Cocciuto. - disse il mostro. - Possiamo lottare per ore. La Luce non può distruggere l'Ombra e l'Ombra non può distruggere la Luce! Era così, è così e sempre lo sarà! -
No.
- Sì, invece! - gridò improvvisamente il Male, dimenando le braccia. - Non puoi uccidermi con la Luce! Non potrai mai! Siamo uguali! E non mi farò imprigionare ancora! Il Male è ovunque, ma quando qualcuno rinuncia alla propria Luce, come ha fatto Noiva, allora esco allo scoperto e tento di schiacciare la Luce, gemella antagonista, che mi dà tormento! -
Riprese fiato, gli occhi sgranati dalla rabbia.
- Tu non puoi sconfiggermi! E non mi farò rinchiudere, in attesa che qualcun altro rinunci al Bene! -
Link smise di sorridere.
Sbagli.
L'Oscurità piegò la propria schiena per avvicinare il suo viso a quello di Noiva.
- Imprigioniamo la sua Luce e facciamolo nostro servo... - gli mormorò in un orecchio.
Il ragazzo sorrise e si avvicinò a passi lenti, estraendo una spada nera, simile a quella di Moroalt.
- Benvenuto, Link, Eroe perduto... - sussurrò il Male.

Il cavaliere, rivestito di un'armatura grigiastra con un simbolo rosso sul petto, alzò la spada al cielo e un grido di trionfo e speranza fece tremare la Pianura.
Altri cinque cavalieri gli si avvicinarono e fissarono in silenzio i Dannati che, senza parole, erano davanti a loro.
Le truppe Sheikah erano immobili, lo sguardo che non tradiva alcuna emozione e la pelle color cenere.
I soldati Hylian li osservavano con ammirazione, ma anche con un po' di paura.
- Sono... morti che vivono... - mormorò una Guardia.
Silenziosi come ombre, gli Sheikah si mossero verso i Dannati, le spade e le lance strette in mano.
Da lontano, alcuni arcieri prendevano la mira.
I sei Generali guidavano le legioni, i volti celati dall'elmo. Solo gli occhi erano visibili.
Erano di un blu molto scuro, come il mare in tempesta.
Cavalcavano senza il minimo rumore, seguiti altrettanto silenziosamente dai loro soldati e dagli Hylian.
I Dannati tremarono, per un attimo, di fronte a quelli che dovevano essere come loro, morti, anime, ma che invece non lo erano affatto.
Il loro Generale, però, gridò:
- Non temeteli! Distruggeteli tutti! Ora! -
Un Dannato gli si avvicinò, scuotendo la testa.
- Signore, la loro Luce è troppo forte. Non possiamo combatterli. -
- Vedo anche io la loro Luce, sciocco, ma non la temo! Non possono ucciderci! -
- Signore, capisco ciò che vuole dire, ma li guardi... non potranno ucciderci con la loro Luce, ma possono farlo con le loro armi! Sono troppi! -
Il Generale lo colpì con la spada e si fece avanti, furente.
I sei Generali Sheikah lo osservavano senza mostrare emozioni.
- Avete una palla al piede, sciocchi risorti! Quegli umani... uccidendoli, ne possiamo ricavare altri Dannati. Aumenteremo di numero e sarete schiacciati! -
Gli Sheikah non risposero.
Gli Hylian, invece, cominciarono a sentirsi fuori posto, in quella battaglia tra morti.
- Attaccate! - gridò come prima il Dannato.
Le due fazioni si lanciarono all'assalto.
Mentre i loro guerrieri li superavano, i sei Generali si guardarono, per un solo istante.
Poi anche loro cominciarono a combattere.

CONTINUA NEL CAPITOLO DICIOTTO