- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo venti -

Link chiamò Epona e vi issò il corpo di Noiva.
Dietro di lui, una grande folla di persone li osservava, curiosa.
Rial, Moroalt, il Re e Zelda aspettavano un cenno di Link.
Davanti a loro, una luce proveniente da una collina.
Sembrava un piccolo sole, era impossibile osservarla a lungo.
- Andiamo? - chiese Moroalt.
Link annuì e si avviarono.

Il viaggio fu silenzioso, pieno di aspettative e curiosità.
Il Re e Zelda camminavano vicini, per riprendersi tutto il tempo perduto.
Moroalt e Rial sembravano in imbarazzo, ma nei loro occhi comparve ben presto la gioia degli innamorati.
La collina si avvicinava sempre più e la luce si fece meno intensa.
- Link... - mormorò ad un certo punto il Principe. - Vedo delle persone. -
L'Eroe portò una mano davanti agli occhi per vedere meglio.
In effetti, c'erano sette figure, sulla collina.
Li aspettavano.
Chi erano?

Quando raggiunsero la collina, erano scomparsi.
Link scese da cavallo portando con sé Noiva e guardò in alto.
La luce proveniva dall'alto, da un punto imprecisato.
- Cosa succede? - fece Zelda, guardandosi attorno.
- Le Dee sono arrabbiate. - disse una voce maschile, severa e possente.
Da dove proveniva?
- Sono stati fatti molti errori. - continuò un'altra voce, questa volta femminile, leggera e cristallina come acqua.
- Errori sciocchi che hanno portato ad altri errori. - La voce tornò maschile, ma era più anziana della precedente.
- Le Dee devono punire i colpevoli. Non può essere fatto altro. - Ora sembrava avesse parlato una bambina!
- Avvicinatevi ancora. - disse la voce di una donna. - Sarà l'Araldo delle Dee a mostrarvi la loro volontà. -
I "giudicati" si guardarono, allibiti.
L'Araldo delle Dee...?
La luce sopra le loro teste divenne più forte; poi si sentirono dei passi, leggeri sull'erba fresca.
E dal nulla, apparve un ragazzo.
Avrà avuto sedici o diciassette anni.
I capelli corti, biondi, con la riga in mezzo, si dividevano in due ciuffi sulla fronte.
Gli occhi erano di un blu chiaro come il cielo.
Il suo viso era sottile, serissimo.
Indossava una lunga fino ai piedi, argentata: la stoffa era simile a quella degli abiti di Link.
Quando lo vide, gli sorrise, per un secondo solo.
- È bello rivederti. -
L'Eroe arrossì violentemente.
Aveva capito chi aveva di fronte.
Quello era l'Eroe del Tempo.
Senza pensare a come fosse possibile una cosa del genere, Link si chiese piuttosto dove si fossero già incontrati.
L'Eroe del Tempo comprese la sua confusione e gli spiegò:
- Ci siamo visti durante il tuo allenamento. Forse così capirai. -
E al posto del ragazzo, comparve un uomo, con un'armatura addosso.
Si tolse l'elmo.
Il suo viso era rimasto più o meno lo stesso, solo molto più adulto, con un po' di barba.
Link rimase a bocca aperta.
Era il guerriero che gli aveva insegnato tutte quelle mosse utili!
Quindi il lupo dorato...
L'Eroe del Tempo tornò ad essere ragazzo.
- Non è stato difficile addestrarti. - disse, intrecciando le mani dietro la schiena. - Dopotutto, sei l'Eroe Supremo. -
Link strinse più forte il corpo di Noiva, come se potesse dargli forza.
L'Araldo notò questo suo gesto e la sua espressione si incupì.
- Questo non doveva accadere. Le profezie non avevano parlato... di simili errori. -
Il suo sguardo serio e incredibilmente adulto per un ragazzo di quella età, si posò sul Re.
Il sovrano arrossì e chinò il capo.
- Anche la vendetta non era prevista. - continuò l'Eroe del Tempo, ma Moroalt replicò, con fermezza:
- La vendetta è stata causata da una ben nota azione, Araldo. -
- Non giustificarti. - lo rimproverò il giovane, con severità. I suoi occhi erano di ghiaccio vivo.
- Hai ricambiato un torto con un altro torto. -
Poi si rivolse a Zelda.
- E tu, principessa, non hai saputo intravedere neppure per un attimo la verità. L'amore per tuo zio è stato cancellato da delle involontarie quanto sporche menzogne. -
- Era una bambina! - gridò improvvisamente il Re. - La colpa è solo mia! Non punite lei! -
La luce divenne molto più forte.
- Taci, sire. - continuò l'Araldo. - Forse tu non lo sai, ma tua figlia è stata molto egoista. -
Zelda arrossì e senza pensarci guardò Link che gli dava le spalle.
Non stava veramente osservando lui, bensì pensava al giovane che portava tra le braccia.
- Sa già a cosa mi riferisco. Questo basta. -
L'Eroe del Tempo allungò le mani verso Link.
Istintivamente, l'Eroe Supremo indietreggiò.
- La vittima che più addolora le Dee e me, è questo povero ragazzo. Non meritava quel destino. -
Guardò Link e i suoi occhi persero la loro durezza.
- Dammelo, Link. Avrà il posto che gli spetta. -
Ci fu un attimo di esitazione da parte dell'Eroe Supremo, poi diede all'Araldo il cadavere dell'amico.
L'Eroe del Tempo lo osservò per un attimo, poi scosse la testa.
- Mi spiace davvero, Noiva. -
Link, senza più niente da tenere, lasciò cadere le braccia lungo i fianchi.
- Le Dee... vogliono che Hyrule sparisca. - disse improvvisamente l'Eroe del Tempo.
A quelle parole, il Re lanciò un grido.
- Non possono! -
L'Araldo delle Dee divenne furioso e urlò:
- Silenzio! -
Il sovrano deglutì e non parlò più.
- Non ci saranno altre vittime. Si apriranno dei portali che vi condurranno nel Regno del Crepuscolo, dove diverrete suoi abitanti. Gli Hylian cesseranno di essere Hylian e diverranno Twili. -
Il cuore di Link fece un balzo, sapendo che avrebbe rivisto Midna.
Ma l'idea di abbandonare il suo Regno...
- Hyrule sarà inondata. - continuò l'Eroe del Tempo. Non sembrava né triste né cupo.
Semplicemente serio e deciso.
- Tutto finirà nelle profondità marine... ma alcuni dovranno restare. -
Zelda impallidì.
- Cosa significa? - chiese con voce roca, incrinata dal vicino pianto.
L'Araldo sospirò. Per un attimo, parve davvero infelice.
- Il Re, a causa del suo odio e di ciò che ha fatto a suo fratello, deve rimanere qui. E tu, principessa, non potrai rimanere con lui. -
Zelda gridò e cadde in ginocchio, piangendo a dirotto.
Il Re rimase impassibile, una maschera di ghiaccio.
- E Moroalt... - L'Araldo si rivolse al Principe. - Le anime che hai trasformato in Dannati, sono tornate anime, ovviamente. Devi diventare come loro. Anima. Questo è il volere delle Dee. -
Rial emise un lungo gemito e strinse con forza la mano del Principe, tanto da farla diventare bianca.
- Va bene. - disse Moroalt. Anche lui non sembrava colpito da quelle parole.
L'Eroe del Tempo si allontanò, stringendo Noiva.
- Tra poco si apriranno i portali. Radunate tutta Hyrule. Se qualcuno vuole rimanere qui, è libero di farlo. -
Si voltò per un attimo.
- Ma sappiate questo: non potrete cambiare idea. E la vita, in questo luogo, non sarà più così facile. Avvertite tutti. -
Sparì nel nulla, avvolto nella luce dorata.
Il pianto della principessa si fece più forte.
- Figlia mia, non fare così. - disse Daphnes, chinandosi per calmarla.
- Ora che ti ho ritrovato... dobbiamo... dividerci... rimanere in un mondo d'acqua... Come farai?? -
Zelda non trovava pace. Le sue lacrime avevano inzuppato l'erba ed il terreno.
Sembrava distrutta.
- Zelda... - mormorò il padre, la voce decisa ma disperata allo stesso tempo.
- Noi andiamo... ad avvertire Hyrule. - sussurrò Rial.
Aveva gli occhi rossi.
- Le mie sorelle avvertiranno anche le altre razze. Ci vorrà poco. - aggiunse, issandosi in volo. - Moroalt? -
- Vengo. -
Si avviarono, silenziosi e cupi.
Link strinse le labbra e alzò lo sguardo.
Quella luce...
Le Dee erano lì?
Volevano davvero che finisse così?
Non stavano ripagando tutto il male che era stato causato con altro male?
Non è giusto!
Lasciò perdere per un attimo la luce e andò dalla principessa, ancora china sul terreno.
Le toccò leggermente una spalla.
Lei non lo guardò neppure, continuando a singhiozzare.
Mentre cercavano di smuoverla dalla sua disperazione, Link udì un suono inconfondibile.
Si girò.
Si era aperto un portale del Crepuscolo.
Con il fiato sospeso, Link vide uscire alcuni Twili.
Si guardavano attorno con le bocche aperte; poi si ricordarono della loro mansione e infilarono la testa nel portale, dicendo qualcosa.
Uscì una ragazza di grande bellezza, con i capelli rossi raccolti a codino sul petto e un lungo mantello dietro le spalle.
Midna.
Quando vide Link, arrossì e lo salutò con un cenno della mano.
Si corsero incontro, ma non ebbero il coraggio di abbracciarsi.
- Abbiamo sentito una voce, nel Regno. - spiegò la principessa. - Ci ha spiegato molte cose. Possiamo rimanere qui nella luce fino a quando tutti gli Hylian non saranno dentro. -
Scosse la testa.
- Non posso credere che sia successo tutto ciò. -
Vide Zelda, con gli occhi rossissimi, che la fissava, le mani bagnate dalle lacrime.
Midna le si avvicinò e l'abbracciò dolcemente.
Poi, mentre continuava a stringerla per farla sfogare ancora, disse a Daphnes:
- Lei deve essere il Re. Piacere di conoscerla. Ma mi spiace incontrarla in un momento del genere. -
Daphnes annuì.
- Spiace anche a me. -
In lontananza, si udì un gran trambusto.
Link si avvicinò al pendio e vide una grandissima folla di persone risalire la collina.
Rial lo raggiunse in volo.
- Le mie sorelle sono andate ad avvertire i Goron e gli Zora. - informò.
Notò Midna e arrossì di nuovo. Aveva capito chi era.
- Salve, principessa del Crepuscolo. - disse. - Avevamo sentito parlare di lei. -
Midna le sorrise dolcemente e tornò ad occuparsi di Zelda.
La folla di Hylian era ormai arrivata e cominciò a guardare con somma ammirazione Midna e con curiosità gli abitanti Twili che l'avevano accompagnata.
Si aprirono altri due portali dai quali uscirono altre persone del Crepuscolo, pronte ad aiutare.
Ogni Hylian, infatti, aveva portato con sé un piccolo bagaglio.
All'inizio, molti erano scoppiati in lacrime, quando erano stati informati di ciò che doveva accadere.
Altri avevano accettato coraggiosamente il loro destino.

Qualche bambino Twili riuscì a infilarsi in uno dei portali e si ritrovò alla luce di Hyrule.
Alcuni ragazzini Hylian li notarono e dopo delle timide presentazioni, cominciarono a giocare, mentre i genitori si scambiavano saluti educati e grati con i Twili, pronti ad entrare in quel misterioso Regno del Crepuscolo.
- Vedo che hanno accolto bene la notizia. -
Link, che osservava con un sorriso spento i bambini, così diversi, giocare, si voltò.
Era tornato l'Eroe del Tempo.
- Diventare Twili non li spaventa... - mormorò. - È un grande popolo. -
Link annuì, con decisione e tornò a guardare i bambini.
- È una bella collinetta, quella laggiù, vero? - disse indicandola con un dito.
Un'idea improvvisa balenò nella mente di Link.
Sarebbe stata una bella cosa, dopotutto.
Si alzò, montò su Epona e andò alla collina.
L'Eroe del Tempo sorrise leggermente.

Sulla collinetta, c'era una piccola pietra squadrata, liscia, con vicino martello e scalpello.
E così, aveva preparato tutto... ne era certo, dal momento in cui gliela aveva indicata.
Link conficcò a terra la pietra e cominciò a scrivere con gli attrezzi.
Qualche minuto dopo, sulla lapide vi era questa scritta:

Questa per ricordare Noiva,
non prescelto dalle Dee per essere Eroe,
ma diventatolo ugualmente grazie al suo cuore puro

Si alzò, si pulì i vestiti dall'erba e tornò sulla collina della luce.
L'Eroe del Tempo gli sorrideva con fare complice.
- Fatto? -
Link annuì, ricambiando il sorriso.
Improvvisamente, apparvero le Fate Grandi, sorelle di Rial.
Portavano il messaggio dei Goron e degli Zora.
- Vogliono rimanere qui. - disse una Fata. - Non vogliono abbandonare il loro Regno, dicono. -
L'Araldo delle Dee scosse la testa.
- Posso capire gli Zora, l'acqua è la loro vita. Ma come faranno i Goron? Moriranno in un mondo del genere. -
La Fata si strinse nelle spalle.
- Hanno detto così. Non cambieranno idea. -
L'Eroe del Tempo sospirò.
- Come vogliono. Spero tutto vada bene. -
Non erano rimaste molte persone ormai.
Link riconobbe Telma, la proprietaria della taverna, che gli corse incontro, ignorando (incredibile) l'Araldo delle Dee che gli stava accanto.
- Link! È vero quello che... -
Non finì la frase a causa del pianto.
- Noiva... è...? -
L'Eroe Supremo annuì, stringendole un braccio per darle forza.
La donna scosse la testa e si allontanò.
C'era il Gruppo di Resistenza al completo: videro Link, lo salutarono e si inchinarono cerimoniosamente all'Araldo.
- Manca poco, ormai. - disse il ragazzo. - Preparati, Link. -
L'Eroe Supremo si sentì girare la testa.
Sembrava un sogno.
Un brutto, bruttissimo sogno.
Voleva svegliarsi, ma non sapeva come.
Rivolse all'Araldo un cenno quasi disperato, che significava:
"poco" quanto?
L'Eroe del Tempo sospirò e lo lasciò, avvicinandosi a Zelda, che continuava a piangere, stretta da Midna e accarezzata dal padre sui capelli.
- Alzati, principessa. Dovete andare. - le disse senza pietà.
- No! - gridò Zelda. - Non possono farci questo! Resterò con mio padre! Non mi importa! -
- Zelda, ti prego! - gemette il Re, osservando la luce sopra le loro teste con preoccupazione.
L'Araldo delle Dee la prese per un braccio e la tirò su di peso.
- Non trattarla così! - gridò Midna, alzandosi di scatto e schiaffeggiandogli un braccio.
A lei non importava chi fosse, non era l'Eroe del suo Regno.
Ma le poche persone rimaste sulla collina trattennero il fiato, sconvolte.
Aveva osato colpire il messaggero delle Dee, l'Eroe del Tempo!
Il giovane lasciò andare il polso della principessa e fece un passo indietro.
Sembrava ferito nel profondo.
- Anche a me dispiace che tutto vada così. Non posso farci niente, però. È questo che mi rende infelice! -
Si voltò e andò via, diretto chissà dove.
Mentre lo superava, Link lo vide per la prima volta con un'espressione sofferente dipinta sul volto.
Lo seguì, allora, e quando l'Araldo se ne accorse si voltò, seccato.
- Devi andare con Zelda e Midna, Link. -
Manca ancora un po'.
L'Araldo voltò la testa e si toccò velocemente gli occhi.
Piangeva?
- Ti ho deluso, vero? - chiese improvvisamente.
Link arrossì e non rispose.
- Immaginavi l'Eroe del Tempo come un idolo, una persona perfetta, vero? - continuò l'Araldo.
- Quando hai scoperto il mio egoismo, cosa hai pensato? Cosa? -
Di nuovo silenzio.
Quel mutismo fece arrabbiare l'Araldo, che si voltò nuovamente e lo spinse leggermente, per spingerlo a rispondere.
- Dimmi cosa hai pensato! - gridò.
Che non eri perfetto. Eri un semplice Hylian, con i tuoi difetti e pregi.
- E non ti ha deluso? - continuò a gridare l'Eroe del Tempo. - Mi sono abbandonato ai piaceri della Corte Reale, ho dimenticato i miei amici, il mio mondo! Ho dimenticato chi ero! Non ti ha deluso tutto questo? -
Link annuì.
Voleva dire basta a quella tortura: perché continuava a porgli quelle domande?
Conosceva le risposte.
Che lo lasciasse in pace, con la sua tristezza e la sua delusione!
Ma l'Araldo continuò:
- Dopo aver compiuto la propria missione, cosa deve fare un Eroe, Link? Deve aspettare nuovo Male, nuovi mostri, nuovi traditori? Deve rifiutare, durante gli anni di pace, i privilegi, i doni e tutto il resto? Perché? Non è un essere come gli altri? Ha solo dimostrato più coraggio! -
Il tono di voce era disperato, quasi pazzo.
Sembrava che si fosse tenuto dentro quei pensieri per anni.
Alla fine era esploso, travolgendo Link.
- Lo hai detto anche tu, ho dei difetti, non sono come credono tutti! Quando i Kokiri... si lasciarono morire... sapevo che la colpa era mia. Come Eroe del Tempo, era mio dovere pensare a tutti, senza tralasciare niente e nessuno, dovevo preoccuparmi per ogni piccola cosa! E invece, inebriato da quella pace... ho dimenticato il mio ruolo, quello vero. -
Lo afferrò per un braccio e per un attimo Link ebbe paura.
- Tu invece visitavi tutti i villaggi, le lodi ti imbarazzavano... come puoi essere così? Come possono i privilegi non avere effetto su di te? Potevi chiedere tutto ciò che desideravi! Eppure non hai mai chiesto nulla... -
Lo lasciò andare, pallido.
- Ti invidio, sai? Sembra che i vizi non ti tocchino neppure. -
Respirava a fatica.
Era stremato, ma anche più sereno.
Finalmente si era sfogato.
Link prese la Spada Suprema, ancora rinchiusa nel fodero dietro la sua schiena, e tornò sulla collina.
L'Araldo lo seguì con lo sguardo, chiedendosi cosa avesse in mente.
Ci furono una luce e delle grida di sorpresa.
Confuso, l'Araldo corse sulla collina e rimase a bocca aperta.
Link aveva evocato la Triforza.
E l'aveva spezzata con la Spada Suprema.
Ora i tre Frammenti si libravano in aria, leggeri, mistici.
- Link, fermo! - gridò Zelda con voce strozzata.
I Frammenti della Saggezza e della Forza volarono via: rimase quello del Coraggio.
Con un colpo preciso, Link lo spezzò in otto pezzi.
Anche questi scomparvero tra le nuvole.
L'Araldo mormorò solamente:
- Perché? -
Ma Link non rispose.
I suoi abiti erano cambiati: ora la sua Tunica era tornata verde, il diadema era sparito.
La Spada Suprema non brillava più come un piccolo sole, tra le sue mani.
Link la porse all'Eroe del Tempo e sorrise.
I suoi occhi mandavano un messaggio.
Sai quale è il suo posto.
L'Araldo esitò a lungo.
Da quanto tempo non brandiva quella lama?
Non lo ricordava più.
Allungò, quasi tremando dall'emozione, una mano e toccò l'elsa.
Gli parve di sentire una vibrazione, ma l'ignorò.
Poco alla volta, le sue dita si strinsero attorno all'impugnatura.
Era come la ricordava. Bella e leggera.
Annuì a ciò che aveva detto Link e guardò Zelda.
La principessa non pensava più alla Triforza spezzata: osservava con terrore uno dei portali che l'avrebbe portata via dal padre.
- Principessa. - la chiamò l'Araldo.
Lei non lo guardò neppure.
- Principessa! - ripeté l'Eroe del Tempo.
Questa volta voltò la testa.
L'Araldo le si avvicinò e le indicò la collina dove si trovava la tomba di Noiva.
Si vedeva qualcuno.
La principessa mormorò qualcosa, ma si zittì subito quando alle sue orecchie arrivò una ninnananna.
La conosceva bene.
Sua madre, Scidelia, gliela cantava sempre, quando era piccola e non riusciva ad addormentarsi.
- Chi è? - Il dubbio era penetrato nella mente della ragazza.
- Una persona che vuole darti un po' di coraggio. - spiegò l'Eroe del Tempo. - La principessa del Destino. -
Zelda scosse la testa, incredula.
- Non è possibile. - disse. - Lei... sta... suonando per me? -
- Non solo per te. Anche per tuo padre. -
Lo sguardo dell'Eroe incontrò quello del sovrano, che sorrise.
- Non puoi rifiutare il volere delle Dee, principessa. - continuò l'Eroe. - Ti prego, non peggiorare le cose. -
Nella sua voce, c'era una preghiera nascosta, che però Zelda riuscì a trovare.
Si alzò, solenne, fredda, calma e disse:
- Molto bene. Sia fatta la volontà delle Dee. -
Era pallida, ma si muoveva con grande sicurezza.
Midna l'accompagnò al portale e si allontanò per permetterle di salutare per l'ultima volta il Re.
Padre e figlia si abbracciarono e strinsero forte.
Prima di lasciarla andare, il sovrano le mormorò qualcosa all'orecchio.
Poi la principessa corse verso il portale, ma non vi entrò subito.
Cercò con lo sguardo Moroalt e lo salutò con la mano, rossa in volto.
Il Principe sorrise tristemente e ricambiò il saluto.
Sembrava finalmente che Zelda stesse per entrare, ma non fu così.
All'ultimo momento, corse dallo zio e lo abbracciò.
Moroalt si tolse la cordicella che teneva legato il collo del mantello e gliela strinse al polso.
- Così ti ricorderai. -
- Non ti ho mai dimenticato veramente, zio. - singhiozzò la principessa.
- Lo so. - sorrise il Principe.
Dopodiché, la baciò sulla guancia e la spinse leggermente verso il portale.
Zelda vi entrò, senza voltarsi.
Se l'avesse fatto, avrebbe perso tutto il coraggio che la ninnananna le aveva dato.

La macchia di luce nel cielo si fece più intensa.
- Moroalt. - disse l'Araldo delle Dee. - Tocca a te. -
Il Principe annuì e chiese:
- Cosa devo fare? -
Proprio mentre pronunciava quelle parole, si aprì una breccia nell'aria.
Era color seppia, piccola, ovale.
Alcune mani spettrali si aggrapparono ai bordi dell'apertura.
Erano le anime, venute a prendere Moroalt.
L'uomo sembrava calmissimo.
Si avvicinò alla breccia e sospirò.
- Aspetta! - gridò una voce.
Rial gli abbracciò la schiena, piangendo.
- Perché deve finire così? Moroalt! -
Il Principe si voltò e la baciò sulla guancia.
- Perché non sei già entrata nel Crepuscolo? - le chiese.
Rial scosse la testa, muta.
Moroalt la strinse forte, la lasciò andare e mise una mano nel portale.
Impallidì e rabbrividì.
- Moroalt! -
Il Principe si voltò.
Il Re si era avvicinato.
- Perdonami. - disse.
Senza rispondere, Moroalt infilò meta del proprio corpo nella breccia.
- Non preoccuparti. Dimentico facilmente le cose brutte... - fece.
Si girò ed immerse la schiena in quello strano portale. Si vedeva solo la testa, ora.
-...fratello mio. - concluse.
Sorrise dolcemente a Rial, fece un cenno a Link e scomparve nella breccia delle anime, che si richiuse al suo passaggio.
- Link. - mormorò l'Araldo, come se avesse paura di rompere quell'atmosfera di infelicità.
- Aspettami qui. Non entrare fino a quando non sarò tornato. Puoi farmi questo favore? -
Link annuì.
- Midna! - L'Eroe del Tempo ora si era rivolto alla principessa del Crepuscolo. - Torna nel tuo Regno, c'è bisogno di te. -
- Vuole venire o rimanere, signorina? - chiese educatamente Midna, rivolgendosi a Rial.
- Vengo. - rispose la Fata, asciugandosi le lacrime.
Entrarono insieme nel portale, ma prima Rial salutò timidamente il Re con un inchino.
- Allora io vado. - annunciò l'Eroe del Tempo. - Aspettami, Link. -
Si incamminò.
Diretto verso la Città.

CONTINUA