- I due eroi -

Racconto di Lafaiette

- Epilogo -

La Pianura non era come la ricordava.
Erano cambiate molte cose.
Era diventata più grande, misteriosa, impenetrabile.
La Città la vedeva bene, per fortuna: non si sarebbe perso.
Si fermò.
Perché andare subito a mettere al suo posto la Spada?
Poteva esplorare ancora un po' il suo Regno, che ora gli sembrava completamente estraneo.
Si guardò attorno. Possibile che la Montagna fosse sparita?
Non ci credeva, i Goron dovevano ancora vivere lì...
La vide, avvolta nel solito fumo.
Sorrise e si diresse da quella parte, la Spada che gli pesava gradevolmente sulla schiena.

Quando finalmente raggiunse la Montagna, il sudore gli imperlava la fronte, i suoi abiti preziosi erano macchiati di fuliggine e gli facevano male le gambe.
Nonostante questo, si sentiva felice come non mai.
Gli sembrava di essere tornato indietro nel tempo, quando era abituato a quelle fatiche, a quei dolori.
Arrivare nella Sala del Patriarca fu ancora più arduo.
Non solo non c'erano scale o altri appigli, ma l'odore di zolfo era insopportabile.
Un tempo lo avrebbe ignorato, ma ora aveva ogni secondo la tentazione di andarsene.
Quando la sua figura apparve nel vano della porta, non era molto presentabile.
I Goron, però, lo osservarono a bocca aperta.
Vedevano benissimo che non era il loro Link e immaginarono facilmente chi fosse.
Si inchinarono e Don Ardesio gli offrì di sedersi sul suo scranno, ma l'Eroe del Tempo rifiutò gentilmente, anche se le sue gambe maledissero quel gesto.
- Noi... non sappiamo come comportarci... - ammise il Goron. - Non abbiamo mai ricevuto la visita di un Eroe Leggendario... - Ridacchiò con una punta di imbarazzo.
- Link è stato qui. - gli ricordò l'Araldo.
- Sì, lui è l'Eroe Supremo, ma prima che lo diventasse eravamo già grandi amici. C'è un rapporto molto stretto, glielo assicuro, Eroe. -
- Desidero che si crei questo rapporto anche con me. - sorrise l'Araldo. - Sono molto affezionato alla vostra razza. -
I Goron si sentirono più a loro agio, dopo quella affermazione, e lo invitarono a bere qualcosa di fresco.
- La scalata vi ha stancato, vero? - ebbe il coraggio di dire Dalboss.
Don Ardesio e gli altri Goron lo osservarono senza parole, come se fosse impossibile che l'Eroe del Tempo potesse provare anche solo un pizzico di fatica.
L'Araldo meravigliò tutti, esclamando: - Oh sì, non potete immaginare quanto! -
Dopo aver bevuto acqua fresca e aver tolto almeno qualche macchia dal vestito, il ragazzo chiese di poter visitare le loro stanze, per vedere se era cambiato qualcosa.
- Ho trovato già molte differenze. - disse con un po' di tristezza. - La Pianura è diventata vastissima, qui invece tutto si è rimpicciolito. Ricordo che la Città Goron era gigantesca, scavata nella roccia... -
Don Ardesio lo interruppe con un educato fervore.
- I Goron avevano una città? -
- Sì. - confermò l'Eroe. - Bella, maestosa, ma dolce allo stesso tempo. Tutto era impregnato di amicizia, lì. -
Sospirò, forse con un po' di delusione e nostalgia.
- Sono cambiate molte cose. -
Calò un silenzio tetro.

Dopo la visita, l'Eroe si congedò con un inchino.
- Mi aspettano altri luoghi. - disse. - Siete sicuri di voler rimanere qui? Siete ancora in tempo. -
Don Ardesio scosse la testa.
- Questo è il nostro Regno. Non lo abbandoneremo. -
- Arriverà l'acqua! Voi non la sopportate! Morirete. -
Dalboss rise, allegro.
- Eroe, vada e non si preoccupi. I Goron rimarranno per sempre a Hyrule, vivi. -
Sorridendo, l'Araldo si inchinò leggermente, imitato dalle creature della roccia, e se ne andò.

Anche il Lago era diverso.
Era comparso il Ponte Hylia, il Santuario dello Spirito e quella strana casa tutta colorata.
Dove erano finiti il Laboratorio, il negozio di pesca?
Sospirò.
Gli mancava la vecchia Hyrule.
Discese fino alle calme acque del Lago e gettò un sassolino sulla tiepida superficie trasparente.
Uno Zora che nuotava da quelle parti, lo vide e si avvicinò.
Capì chi era, arrossì e uscì dall'acqua.
Cominciò a balbettare qualcosa, ma l'Araldo lo interruppe alzando la mano.
- Può portarmi dalla principessa? -
- Quale principessa? - domandò, perplesso, lo Zora.
- Colei che vi governa, ovvio! -
- Oh, no! Noi abbiamo il principe Rals! L'ultima principessa che abbiamo avuto, è stata sua madre, la regina Rutela, ormai deceduta. -
L'Eroe rimase un attimo in silenzio, confuso e sorpreso allo stesso tempo.
Poi sorrise e chiese di essere portato dal principe.

Rals lo accolse con la goffaggine che tenta di essere elegante tipica dei bambini.
L'Araldo si stupì ancora di più notando la sua età, ma non commentò.
- A cosa devo la sua visita? Mia madre mi raccontava sempre delle sue gesta! -
L'Araldo sorrise di nuovo e le Zora lì vicino arrossirono e ridacchiarono, civettuole.
Ma il ragazzo le ignorò e rispose, chinando per un attimo la testa al cospetto del principe:
- Io conosco bene la vostra razza. Vorrei rimanere qualche minuto, qui, se vi aggrada, per vedere se è cambiato qualcosa dai miei tempi e... ripescare i ricordi. -
Le Zora, a quelle parole, risero ancora più forte, sperando che Rals desse il suo consenso.
Ovviamente, il principe accettò.
Fece preparare un piccolo banchetto: i tavoli di corallo furono messi ai due lati della Cascata Grande.
- Nota qualcosa di diverso, vero? - gli chiese Rals, mentre mangiavano e ammiravano i tuffi degli Zora.
- Sì. - ammise l'Araldo. - Il Lago, questo posto... è cambiato tutto. È come se Hyrule fosse stata modellata. Mi sento un estraneo, arrivo dove voglio quasi per caso. -
Rals tacque per un attimo, poi disse:
- Eroe del Tempo, posso chiederle un favore? -
Il giovane distolse lo sguardo dalle piroette degli Zora per posarlo sul principe.
- Sì. - rispose.
- Può raccontarmi qualcosa sulla sua lotta contro Ganondorf? Sentirlo proprio da lei... sarebbe... ecco... meraviglioso! -
L'Araldo annuì.
- Cosa vuoi sapere, in particolare? - Aveva ripreso a guardare gli Zora tuffarsi.
- Nei libri che mi leggeva mamma, c'era scritto che Ganondorf si trasformò in una orribile bestia, grazie al potere della Triforza della Forza. È vero? -
- Sì. -
- Che cosa ha fatto quando lo ha visto? Gli è corso subito contro, a spada sguainata, oppure ha riflettuto sulla strategia migliore? I libri non specificano certe cose. -
L'Araldo chinò il capo per guardare all'interno del suo bicchiere.
- Per prima cosa, ho avuto paura. - disse.
Rals lo guardò come se fosse impazzito, gli occhi sgranati.
- Lei? Aveva paura? Lei, Eroe del Tempo? -
Quasi con l'orgoglio negli occhi, l'Araldo rispose, fissandolo:
- Sì, io. Non sono perfetto, nessuno lo è. -
La sua attenzione tornò ai tuffi, mentre Rals batté gli occhi più volte, incredulo.

Dopo il banchetto, l'Araldo se ne andò e augurò agli Zora di continuare ad essere quella razza nobile che era.
Gli rimanevano solo due cose da fare.

Trovò subito la foresta.
O forse fu lei a trovare lui.
Non lo capì mai.
Ma quando entrò fra le pareti verdi e gialle, colme di magia e vita, si sentì a casa, non più un estraneo.
Sospirò di sollievo, ma anche con un vago accenno di paura.
Si inoltrò tra la vegetazione, con sicurezza.
Conosceva la strada.
E quando trovò il tronco cavo, sorrise e vi entrò.
La luce del sole, non più offuscata dalle chiome degli alberi, lo colpì in pieno volto.
Strinse gli occhi doloranti e si guardò attorno.
Voleva chiamare, gridare il suo ritorno, ma la paura e la vergogna lo bloccarono.
Avanzò di qualche passo e si arrestò, sperando che qualcuno lo trovasse.
Così avvenne.
- Non è possibile... - mormorò una voce vicina ma allo stesso tempo lontana dall'Eroe.
Arrossì.
Si sentirono anche altre voci.
- Link? -
- Sei proprio tu? -
- Link... -
Lentamente, apparvero le anime dei Kokiri, con delle espressioni tristemente sorprese.
L'Araldo cercò di sorridere, di parlare, di chiedere perdono, ma non ci riuscì.
Rimase in silenzio e attese.
Si avvicinò Mido. Lo guardava come se fosse un sogno diventato realtà.
Forse era veramente così.
Allungò una mano spettrale e sfiorò la sua.
L'Eroe rabbrividì per un attimo: la sensazione non era delle migliori. Ma non si mosse.
- Ti ha chiamato il Link di questo tempo? - sussurrò Mido.
L'Araldo scosse la testa.
- Hyrule sta per essere inghiottita dall'acqua. Le Dee si sono arrabbiate. - spiegò con un filo di voce.
- E allora? -
- Io sono il loro messaggero. Dovevo portare il messaggio.-
Mido sorrise cupamente e ritrasse la mano che ancora toccava quella dell'Eroe.
- Sei sempre stato una persona importante. -
L'Araldo si inginocchiò, gli occhi umidi.
- Mi dispiace per tutto. -
Mido si allontanò, visibilmente commosso da quelle lacrime, ma tentava di fare il duro.
Tipico del Kokiri.
Anche quando il loro Link aveva lasciato la Foresta, dopo le sue avventure, per diventare Guardia Reale, Mido aveva trattenuto il pianto con coraggio.
Solo quando la figura dell'amico era scomparsa oltre il tronco cavo, si era lasciato andare, con rabbia e tristezza.
Ma ora non ce la faceva davvero a trattenersi.
Le lacrime uscirono prima che potesse tentare di fermarle.
L'Eroe del Tempo, con un cenno, chiamò attorno a sé le anime. Ormai piangevano tutti.
Si avvicinarono e Link li cinse in un abbraccio pieno di affetto.
Dopo tutto quel tempo, poteva di nuovo farlo.
Non poteva lasciarli così, però.
No. Non sarebbero rimasti in quello stato.
- Voglio chiedervi scusa... in un modo un po' speciale. - disse l'Eroe, mentre le anime piangevano più forte.
Le sue mani "accarezzarono" le testoline arruffate e si illuminarono lievemente.
Mido alzò lo sguardo bagnato.
- Link... -
L'Araldo chiuse gli occhi e mormorò, con un po' di fatica nella voce:
- Non posso ridarvi i vostri corpi. Però ve ne posso donare altri. Le persone lo chiamano "riportare in vita", ma in realtà io vi sto donando nuovi "recipienti". Solo le Dee hanno potere sulla vita e la morte. -
Chiuse le mani a pugno e cominciò a sussurrare strane parole.
I Kokiri si sentirono più leggeri, sereni.
Una grande luce li avvolse e non videro nient'altro.

Quando riaprirono gli occhi, sentirono, dopo tanto tempo, il contatto della pelle con la terra.
Si alzarono, con versi di sorpresa, e osservarono i nuovi corpi.
Erano verdi. Un po' bassi, con le braccia e le gambe corte.
Quando si muovevano, emettevano degli strani rumori, come il suono di tante campanelle.
E il viso era coperto da una foglia, diversa per ognuno.
Dapprima, rimasero a bocca aperta.
Poi, scoppiarono a ridere, divertiti e felici.
Quando si calmarono, corsero dall'Araldo, che giaceva a terra.
Stava dormendo: qualunque cosa avesse fatto, lo aveva stremato.
Ma i ragazzini erano troppo contenti e lo svegliarono, ringraziandolo con bacini e abbracci.
L'Eroe si alzò e sorrise.
- Ho fatto un bel lavoro. - dovette ammettere. - Ma non vi chiamerete più come prima. Da oggi, voi siete i Korogu. Scegliete altri nomi. È l'inizio di una nuova epoca! -
Mido abbassò la testolina paffuta.
- Io vorrei chiamarmi Macorè. - disse.
Link lo accarezzò, ridendo dopo tanto tempo.
- E Macorè sia! Ora, devo fare un'altra cosa! -
Corse verso il fiume secco, lo superò con un salto e si addentrò per un cunicolo ricoperto di edera.
Le creaturine lo seguirono, ridendo.

- Il Giovane Albero Deku... - mormorò l'Eroe del Tempo.
Era enorme, la sua chioma era folta, sebbene di un giallo cupo, e gli occhi erano chiusi.
- È sempre rimasto così, da quando tu e Saria avete lasciato questo luogo... - spiegò una Korogu, che era stata la bambina dai capelli rossi.
- È morto... - continuò Macorè. - Non puoi dare un nuovo corpo anche a lui, vero? -
L'Eroe stupì tutti.
Scoppiò a ridere.
I Korogu, commossi da quella risata che non sentivano da così tanto tempo, cominciarono a ridere con lui, anche senza capirne il motivo.
Quando le risate si spensero, l'Araldo esclamò:
- Non c'è alcun bisogno di un corpo nuovo! Questo va benissimo! -
- Ma hai detto che... -
- Non è morto! - fece l'Eroe. - Sta solo... dormendo! -
Alzò le braccia al cielo e riprese con le sue parole misteriose.
Dopo qualche minuto, l'Albero aprì gli occhi.

I Korogu si misero a suonare degli strumenti musicali costruiti lì per lì.
Erano troppo contenti e dovevano sfogarsi in qualche modo.
Link sedeva su una delle radici dell'Albero e li guardava con orgoglio.
- Ti prenderai cura di loro, vero? - disse l'Eroe.
- Certo. - rispose l'Albero. - Non so cosa mi sia successo! Mi sono addormentato di colpo e... -
- Lascia stare. - lo interruppe Link. - Tra poco arriverà l'acqua. Dovrete ambientarvi. -
- Sarà facile. - lo rassicurò l'Albero. - L'acqua non ha mai fatto male a nessuno. -
- Bene. Allora posso andare. Mi raccomando! -
L'Albero Deku rise.
Aveva una risata forte, potente, gioiosa.
- Andrà tutto benissimo, amico mio! Sai che sono bravi con quegli strumenti? Soprattutto Mido. Oh, perdonami, Macorè. -
- Sì. Sarà divertente, vedrai. -
- Ci puoi scommettere! Ho dormito troppo, ho bisogno di qualche svago! -
Link si alzò e si pulì i vestiti.
- Posso anche andare. Ora sono veramente felice. Buona fortuna. -
- Anche a te, amico mio. Ma non saluti...? -
L'Eroe sorrise dolcemente.
- Lasciali suonare. Ma di' loro da parte mia che io ci sarò sempre. Non li lascerò più. -

La Città era deserta, ovviamente.
Tutti ormai erano diventati Twili...
Arrivò alla casa diroccata, vi entrò e aprì la botola.
E si ritrovò nella sua Città.
Vide il Tempio del Tempo e sospirò.
Gli era mancato tutto di quel luogo.
Entrò nel Tempio e soffocò un gemito.
Il suo cuore andava a mille.
Superò l'altare e si ritrovò nella Sala della Spada.
Ecco il Piedistallo del Tempo, la fonte di tutti i suoi ricordi importanti e belli.
Lo sfiorò con una mano e tirò fuori la Spada Suprema.
- Torna a casa. - mormorò.
E la conficcò nel Piedistallo, come tanto tempo prima.

Sulla collina, c'era una sola persona, davanti ad un portale.
Il vento gli scompigliava i capelli e gli occhi erano chiusi per assaporarlo meglio.
Una voce lo riscosse.
Si voltò.
L'Araldo, senza più la Spada sulla schiena, sorrise.
- Ti piace il vento? -
Link annuì e guardò il portale.
- Credo ci sia anche lì. - lo rassicurò l'Eroe del Tempo. - Devi andare. È ora. -
Link annuì e si avvicinò all'ingresso del suo nuovo mondo.
- Ti ho chiesto di aspettarmi... - continuò l'Araldo. - perché volevo ringraziarti, in privato. Ciò che mi hai detto prima... mi ha fatto stare meglio. E grazie per avermi ascoltato. -
Link annuì gentilmente ed entrò nel portale, ma non del tutto.
Si voltò e fece in modo che la mano e la testa rimanessero ancora un po' fuori.
Allungò la mano, mostrando il palmo all'Araldo.
Quest'ultimo riconobbe subito il gesto.
I Goron si dicevano addio in quel modo: poggiando il palmo di una mano contro quello di un caro amico.
L'Eroe del Tempo allungò un braccio.
Ma proprio mentre le mani si stavano per toccare, il portale richiamò Link al suo interno e il ragazzo scomparve, lasciando l'Araldo solo sulla collina.
- Addio. - disse e voltò la testa verso la collina più in là.
La tomba di Noiva si vedeva anche da lì, bianca e maestosa, come quella degli Eroi più coraggiosi.

Fine