- La pioggia di Hyrule -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo cinque: La battaglia sulla montagna -

L'aria era divenuta fredda e la luna sembrava un pezzo di ghiaccio attaccato al cielo.
L'erba della Pianura si muoveva dolcemente, i grilli cantavano la loro solita canzone e le nuvole si abbracciavano come per difendersi da un nemico invisibile.
Link, l'Eroe del Tempo, spronava la sua cavalla Epona, cercando di non pensare alla ferita che il bambino tra le sue braccia aveva riportato durante la fuga dal villaggio Toaru.
Il piccino si era riaddormentato e sembrava finalmente sereno, sebbene l'orribile spettacolo che aveva visto lo aveva di certo traumatizzato.
Link sospirò, pensando al villaggio.
Chissà se qualcuno si era salvato...?
Improbabile. Gli abitanti di Toaru quasi non sapevano maneggiare un coltello, figuriamoci se si erano potuti difendere...
Questo pensiero fece venire la nausea al guerriero, che sentì le lacrime pronte a solcargli il viso.
Aveva perso i suoi amici, la sua casa...
E Corin aveva perso la sua famiglia.
Anche questo pensiero fece del male al ragazzo, che scoppiò in un pianto liberatorio.
Quando si calmò, erano giunti al ponte levatoio, oltre il quale si trovava la Città di Hyrule.
Un piccolo fiume, non molto profondo, attraversava il solco che accompagnava le mura di pietra grigia.
Link scese da cavallo, cercando di non svegliare Corin, mise i piedi nell'acqua gelida e bussò con forza sul legno massiccio. Sentì una voce gridare: - Chi è? -
Link strinse forte Corin e rispose: - Sono l'Eroe del Tempo! Abbassate il ponte! C'è un bambino ferito! -
Udì dei passi sopra le mura e vide una guardia che teneva in mano una torcia. L'uomo gli ordinò di andare sotto l'alone di luce e Link ubbidì.
La guardia lo riconobbe ed esclamò: - Perdonami, Eroe. Abbasso immediatamente il ponte levatoio. -
Non ci volle molto. Link corse in piazza, mentre la guardia gli gridava dietro: - Ehi, ma dove corri? -
L'Eroe attraversò la città, sino ad arrivare alla collina dove di trovava il castello.
Corin si svegliò e chiese: - Link, dove andiamo? -
- Al castello. Dobbiamo avvertire il Re del pericolo. Presto i Goblin arriveranno qui. - rispose il giovane.
Al cancello c'erano due guardiani; anche loro riconobbero Link e lo fecero passare.
Uno di loro accompagnò il guerriero dal Re, il quale fu svegliato bruscamente.
Con mille borbottii, il sovrano si diresse verso la Sala del Trono, dove ad aspettarlo c'era Link.
Corin si guardava intorno, colpito da tanta ricchezza.
- Ragazzo mio! - esclamò Sua Maestà quando vide Link, sporco di cenere e di sangue. - Che cosa è accaduto? -
- Il bambino... - mormorò lo spadaccino, sentendo le lacrime tornare. - È ferito... Aiutatelo... -
Il Re impallidì e fece chiamare Impa, la quale prese Cor dalle braccia di Link e lo portò in un'altra stanza, mormorandogli parole di conforto.
- Che cosa è successo, ragazzo? - Il Re sembrava sul punto di svenire. Ma forse era solo stanco.
- I Goblin... - rispose Link. - Hanno distrutto Toaru... E presto arriveranno qui. Dovete prepararvi... -
Il sovrano e la sua corte trattennero il respiro, angosciati. Dopo qualche secondo di silenzio, Sua Maestà parlò:
- Grazie per averci avvertito, Link. Te ne siamo grati. Farò preparare il miglior esercito che quel branco di letame abbia mai visto! - E con queste parole, il Re si alzò e cominciò a dare ordini a destra e a manca, ordini che furono subito eseguiti.
Link fu condotto in una comoda stanza, dove potè lavarsi e cambiarsi d'abito. Poi, si buttò sul letto e si addormentò.

La montagna dei Goron sembrava, da lontano, un'enorme fiaccola.
I Goblin, invece di attaccare il nucleo della potenza e ricchezza di Hyrule, avevano assediato il villaggio Kakariko, uccidendo e bruciando qualunque cosa vedessero con i loro occhi gialli e piccoli come chicchi di riso.
L'esercito preparato dal Re era intervenuto troppo tardi: Kakarico sembrava il gemello del villaggio Toaru.
I Goblin si erano spostati verso la montagna dei Goron e anche lì avevano ucciso e rubato.
Darunia, il capo del coraggioso popolo della roccia, aveva lottato con tutte le sue forze, ma era stato colpito da numerose frecce avvelenate e sentiva avvicinarsi ciò che i Goron chiamano "l'ultimo fuoco".
Il fuoco della morte.
I poveri Goron, così pacifici e dolci, non avevano mai combattuto in vita loro e furono presto sopraffatti.
L'esercito Hylian era in svantaggio numerico e non riusciva a difendere la Città Goron, nella quale si erano nascosti i mangiaroccia più deboli e quelli con le ferite più gravi.
Darunia avrebbe voluto continuare a combattere, ma il Re (anche lui partecipe alla battaglia) gli aveva fatto notare che era un Saggio e che quindi doveva sopravvivere.
Convinto da queste parole, il Goron si era così rifugiato nella sua Città.
Lì, cercava di dare conforto a chiunque, sentendosi un povero fallito. Ma sapeva che il Re aveva ragione.
La battaglia sembrava non finire mai. Per ogni Goblin che l'esercito Hylian uccideva, ne uscivano fuori altri dieci.
Gli esseri immondi avevano anche uno sciamano, che creava palle di fuoco che venivano gettate senza pietà sui soldati Hylian.
Il Re prese la sua spada migliore e cominciò ad attaccare lo sciamano, il quale però si teletrasportava continuamente.
Era quasi impossibile da colpire, anche con le frecce.
Improvvisamente, tre Goblin uccisero i soldati che facevano a guardia delle porte della Città Goron.
Con dei versi fastidiosissimi per l'orecchio Hylian, segnalarono ai loro compagni che le porte erano aperte e quando ricevettero il verso di risposta, si fiondarono dentro.
I Goron che si erano rifugiati nella Città furono rapiti o uccisi. Darunia cercò di combattere, ma fu colpito da una pesante ascia e cadde a terra.
Il Re intanto incitava i suoi soldati, ma gliene restavano pochi. Dopo qualche minuto, si accorse di essere solo.
Quei pochi soldati che erano sopravvissuti erano stati appena uccisi da un'enorme sfera di fuoco, creata dallo sciamano Goblin.
Il Re tentò di mozzare la testa allo sciamano, ma questo rise e si teletrasportò alle spalle del sovrano. Lo colpì con il suo bastone di ferro e il Re cadde, pallido e sporco di sangue.
- Abbiamo Sua Maestà in persona! - ridacchiò lo sciamano. La sua voce somigliava al rumore che fanno due spade quando si toccano violentemente. - Quale onore! - aggiunse.
Gli altri Goblin scoppiarono a ridere.
- Maestà, ha trovato il coraggio di scendere in battaglia? Non è troppo per una persona della sua età? -
Il Re cercò di alzarsi, ma lo sciamano lo rigettò a terra con un calcio.
- Il suo Regno è proprio bello. - continuò lo sciamano con un sorriso crudele. - Sì, ci piace un sacco. E dato che lei è troppo vecchio per continuare a governarlo, ci penserò io a farlo, con i miei soldati. -
I Goblin scoppiarono di nuovo a ridere.
- Sappiamo che lei ha una figlia! - disse il mago, che a quanto pare era anche il capo. - Bene, scommetto che sarà un'ottima regina. Ma solo se dimostrerà di essere gentile. Se invece mi darà fastidio... -
Lo sciamano scosse la testa, creò una sfera di fulmini e la scagliò contro il Goblin che gli stava più vicino.
La creatura urlò di dolore e cadde a terra, morta. Nessuno, questa volta, rise.
Il sovrano riuscì a mormorare: - Non toccate mia figlia! -
Il capo dei Goblin scoppiò a ridere.
- Dipende da lei! E ora, se non le dispiace, io ritengo concluso questo dialogo. - Avvicinò il viso all'orecchio del Re e gli sussurrò: - Addio, Maestà. È stato un piacere conoscerla. - Prese una spada da terra e la conficcò con forza nella schiena del Re. Il sovrano gridò e spirò.
Il Goblin lo fissò per un momento e poi si rivolse ai suoi soldati: - Al castello! -
Gli esseri immondi urlarono di gioia e partirono al galoppo.

Darunia, nascosto dietro una grande roccia, aveva sentito tutto. Aveva fatto bene ad arrancare fin lì. Con gli occhi rossi di pianto per la perdita del Re, si alzò con difficoltà e si avvicinò al corpo del sovrano. Lo coprì con il suo mantello rosso e pregò per lui.
Poi, cominciò a scendere verso Kakariko. Doveva avvertire qualcuno.
Ma chi?
Come un flash, gli venne in mente la persona adatta.
Con il cuore più leggero, ordinò alle proprie gambe di andare più veloci.
Sarebbe andato tutto bene...

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