- I colori dei sogni -

Racconto di Lafaiette

Lo sapeva e non me l'ha detto.

Mi chiedo cosa mi abbia veramente riferito, quel giorno...
...quando ancora non sapevo la sua identità...
O forse, la conoscevo, ma non volevo accettarla.
È questo che ci ha allontanati?
Oppure sono state le dune a cambiare noi, loro, tutto ciò che credevamo di conoscere?
E se i dubbi sono veramente ciò che penso, quando potrà finalmente una persona trovare la pace?
Il tradimento non è forse l'arma più potente?
O forse quello... è l'egoismo?
Le domande sono dubbi?
Chi mi sa rispondere?

Forse nessuno.

Nei miei numerosi sogni, potevo sempre riconoscere una persona alta, vestita di un lungo mantello nero.
A volte, camminava tra strani paesaggi di sabbia, altre si limitava a diventare un'ombra che spariva per lasciar posto alla parte che il sogno voleva veramente mostrarmi.
A causa della mia curiosità, decisi di vagare tra le mie fantasie notturne per scoprire l'identità di quella persona.
Sono nato con una strana caratteristica: posso cambiare lo svolgimento dei sogni.
E così, in una notte calda e senza luna, mentre sognavo quella strana figura, decisi di conoscerla.

Per quanto le voglia bene,
non posso perdonarla per ciò che ha... anzi, che non ha fatto.
La mia mente era unita alla sua, la sua alla mia.
Perchè non me l'ha detto?
Sono così inutile per lei?

Se solo non l'avesse ritrovato!

Era alta, avevo visto bene, le sue mani sembravano quelle di una regina, così delicate, affusolate...
Il mio più grande rammarico è quello di non aver potuto vedere il suo viso.
Portava un cappuccio, che trasformava la sua figura leggiadra in un'ombra di mistero e solitudine.
Più di una volta sopresi il mio cuore a provare pietà per quella fanciulla.
La sua voce era timida ma decisa, chiara ma perplessa, come se non capisse qualcosa.
Quando le rivolsi la parola la prima volta, sembrò tentennare e per un attimo ebbi l'impressione che volesse fuggire, lontano da me e da tutti.
Ma non lo fece.
Il suo cappuccio si mosse colpito da una leggera ventata e udii la sua voce: "Chi sei?"
Quanta delusione provai!
Scoprii che desideravo, con tutte le mie forze, che lei conoscesse tutto di me.
E invece, non sapeva neppure il mio nome.
Il dolore fu così grande che ordinai a me stesso di aprire gli occhi.
E il sogno finì.

La prima volta che la vidi non le dissi nulla.
Troppa sofferenza provai, per dirle qualcosa.
Ma il secondo giorno, racimolai un po' di coraggio e provai a gettar via la delusione.

Quando la sognai la seconda volta, volli affrontare la mia paura.
E anche la mia delusione.
Le andai di nuovo incontro e le dissi nuovamente: "Ciao".
E lei, ancora una volta, mi chiese: "Chi sei?"
Non glielo dissi.
Cercai di spostare il discorso su qualcos'altro. Le dissi che avevo un fratellino.
E da lì, arrivammo all'infanzia.
Stavo per raccontarle le mie avventure (e lo erano state veramente!) quando sentii un rumore venire dal cielo e alzai lo sguardo.
"Ora devo andare", mi disse la fanciulla.
E la delusione colpì di nuovo, più forte della volta precedente.

Perchè mi sono innamorato di te?
E perchè tu non hai ricambiato i miei sentimenti?
Perchè ti piaceva di più quel giovane Hylian?
Io non so rispondere.
E tu ormai non puoi più dirmi nulla, perchè io ora non sono altro che sabbia in lacrime di speranza e di amore...

La incontrai tante e tante altre volte.
Parlammo delle nostre vite.
La sua, a volte, la trovavo bellissima, migliore della mia, altre la detestavo.
Quando cominciò a parlarmi di un giovane Hylian il cui nome era Link, provai una strana sensazione. Alla fine, capii di cosa si trattava.

Gelosia.
In principio, mi misi a ridere. Non poteva essere.
Ma poi, man mano che lei mi parlava dell'Hylian, capii che non poteva che essere quello.
Zelda, perchè non me l'hai detto?
Perchè non mi hai detto il motivo del tuo viaggio fin dall'inizio?
Mi sarei preparato.

Zelda mi chiese il mio nome.
Non glielo dissi, non volevo.
Non so perchè.
Lei ci rimase male, ma non protestò.
Vedendola delusa, cercai di farla ridere.
Invano.
Si offese, anzi, e se ne andò.
Non potendo fare altro, mi svegliai, anche io piuttosto deluso.
E arrabbiato.

Mi ricorderò per sempre dell'ultimo sogno che ho fatto in cui anche lei era presente.
È stato il più brutto, perchè sapevo che l'avrei persa e che non l'avrei rivista mai più.
Il sogno si svolgeva in un grande deserto, un deserto che io conoscevo.
C'erano rocce ardenti, animali buffi che si infilavano sotto la sabbia alla ricerca di acqua e fresco.
E poi, c'era lei.
La vidi da lontano e per un attimo credetti di non aver visto l'orribile mantello nero ricoprirle le spalle. Ma dovetti ricredermi. Mi avvicinai.
Aveva un quaderno ed una matita, in mano.
Chissà perchè, il quaderno mi ricordava qualcosa.

Avevo le lacrime agli occhi.
Volevo dichiararmi, dirle cosa significava per me, ma sapevo che mi avrebbe rifiutato.
Lei aveva Link.
E io?
Io non avevo nessuno.
Prima, avevo lei, ma la stavo perdendo in quel sogno.
Avrei voluto aggrapparmi al suo mantello per non lasciarla andare, come fanno i bambini con le madri quando vogliono qualcosa.
Io volevo solo che lei restasse con me.
Ma era impossibile, me l'aveva fatto capire lei stessa con i suoi gesti, con le sue parole.
Mi guardò, le mani giunte in vita, e mi disse: "Sto cercando una persona. Ma non ricordo più il suo volto. Solo due occhi blu, bellissimi. Aiutami! Me la puoi descrivere? Tu sai com'è, vero?
Te l'avrò pure descritta, prima di perdere la memoria!"
La gelosia mi colpì di nuovo.
Link.
Si riferiva a lui.
Solo che aveva perso la memoria e non ricordava più nulla di lui, a parte gli occhi.
Non glielo descrissi.
Le dissi che non me l'aveva descritto, prima che dimenticasse tutto.
Ero felice che non avesse dimenticato me, anzi felicissimo, e il senso di gloria
per quella bugia così stupida e infantile fece crescere la mia gioia.

Anche io ho fatto del male a Zelda, solo che lei non se ne è accorta.
Io invece mi sono accorto del male che mi ha fatto.
Ma chissà perchè, la amo ancora.
Sono il rivale di Link.

Lei cominciò a tremare, disperata, ma si riprese quasi subito.
Mi disse, con voce dolce e soave: "Grazie per tutto quello che hai fatto per me. Ora devo andare. Devo trovarlo, in un modo nell'altro ce la farò. Sei stato un buon amico."
Queste ultime parole mi distrussero.
Ecco la conferma.
Io per lei ero solo un amico.
Nient'altro.
Deglutii e arrischiai la domanda che mi premeva il cuore come un macigno, impedendomi quasi di respirare.
"Ma tu... lo ami?"
La sua voce suonò come un coltello nel cuore, alle mie orecchie:
"Sì, molto".

Quando ci eravamo raccontati le nostre vite, lei aveva omesso alcune cose.
Aveva accennato al fatto che viveva in un castello, ma quando le avevo chiesto se fosse una principessa, non aveva risposto. Mi aveva detto solo: "Sappi che il mio nome è Zelda."
E quel nome aveva risvegliato in me qualcosa.

Mi sentivo male: odiavo quel Link e amavo Zelda più di qualunque altra cosa.
I due sentimenti si scontravano, si univano e si abbandonavano, per poi, però, tornare a unirsi.
"Tu..." riuscii a dire. "Tu... chi sei?"
Lei sembrò annuire e rispose:
"Sono Zelda, la principessa di Hyrule."
Avvertii un dolore acuto nell'anima.
Hyrule. Principessa.
Queste parole mi fecero venire in mente un nome.
Sheikah.

Avevo sempre saputo il mio nome, ma mai le mie origini.
Durante quel sogno, le avevo scoperte.

Sorrisi.
"Zelda, io sono..."
Ma lei mi interruppe: "Perdonami. Ora devo andare. Lo devo vedere. Senza di lui non posso vivere."
Il mio dolore divenne così grande che scoppiai in singhiozzi.
Ma lei si limitò a stringermi forte la mano.
Poi si mise in cammino.
Continuai a piangere, ma ad un certo punto mi venne un'idea.
Doveva sapere il mio nome, chi ero, anche se non ci saremo più rivisti.
Era molto lontana.
Unii le mani a coppa e gridai, con tutto il fiato che avevo in gola:
"Zelda!! Zelda, io sono Alair! Sono uno Sheikah! Io ti..."
Ma qui mi bloccai.
Non potevo dirglielo.
Non ce la facevo proprio.
Mi rimisi a piangere.
Come avevo potuto servire la Famiglia Reale di Hyrule, se ero così stupido e vigliacco?

Da allora, cominciai a odiare Zelda, perchè non aveva ricambiato il mio amore.
Ma poi, l'odio divenne tristezza. L'amore rimase ed è vivo tuttora.
Per Zelda, io non sono altro che un amico.
Per me stesso, non sono altro che uno stupido Sheikah che si perse in un deserto maledetto, morendone all'interno come un povero pivello.
Per il mondo, non sono altro che sabbia sciolta in lacrime di amore e di speranza.
I miei due sentimenti più forti...