- Fuggi da me -

Racconto di Nephenee

Il vecchio pescatore si affacciò alla finestra, in parte curioso e in parte irritato per essere stato svegliato nel pieno della notte.
I raggi della luna erano troppo deboli per permettergli di vedere la causa del suo brusco risveglio.
Già, la luna. Il suo sguardo si fermò su di lei, così piccola e bianca come non era mai stata. La luna, la stessa che aveva minacciato di distruggere la Clock Town e, chi lo sa?, forse tutta Termina solo pochi mesi prima. La luna che ora pareva così innocente.
Prese al volo il cappotto e, ancora in ciabatte, aprì la porta ed uscì.
I suoi piedi affondarono nella sabbia. Mosse a fatica qualche passo, in parte ancora intontito.
Quando i suoi sensi parvero finalmente svegli, poté udire una voce. Una voce maschile che cantava. Una voce grave e chiara, punteggiata a tratti da pennellate di malinconia.
Non potendo vedere, si concentrò per intenderne le parole.

Fuggi da me, mia adorata...
Fallo, e se non vuoi, ti prego, fallo per me.
Non sono stato in grado di aiutarti. Io, codardo, codardo, ho esitato, ed quell'insicurezza mi è costata cara.
Mi senti? Ti prego, ascolta le mie ultime parole per te.

Fuggi da me, mia adorata...
Ti ho amato, sai?
Sei stata la mia vita, la tua voce una ragione per andare avanti. Sei stata la mia ispirazione nei momenti di malinconia, un motivo per rischiare l'impossibile.
Ma ho esitato, ho avuto paura e ne ho pagato le conseguenze.
Perché? Perché ho dubitato?
Hai riposto in me la tua fiducia, e io ti ho tradita.

Fuggi da me, mia adorata.
Ho saputo ferirti, ferirti soltanto.
Non ti ho mai detto ciò che provavo per te, forse per timidezza o forse per paura, e me ne pento, poiché ora è troppo tardi per rimediare.
Ora siamo separati da quel sottile confine che chiamiamo Vita, da quel muro insuperabile chiamato Morte, e tu non puoi vedermi, io non posso trovarti.
Mia adorata, ti canto il mio rammarico, ti dedico questa notte, ti dono questa luna.

Fuggi da me.
Ora che puoi, fuggi da me.
Non ho saputo aiutarti, e un Altro è dovuto intervenire per portare a termine il mio compito. Io sono morto nell'impresa. Lui ha mentito per non farti soffrire, ti ha fatto credere che ero ancora lì, vicino a te, e lo ammiro, e lo invidio. In verità io sono qui, sono spirito, e sono lontano.
Non cercarmi.
Fuggi da me.

Una pausa risvegliò il pescatore come da un sogno. L'oceano aveva accompagnato quella canzone con le onde, e gli uccelli avevano cantato in un unico un coro.
Poi, un'altra voce lo raggiunse, come in risposta al canto. Una voce femminile, acuta e molto chiara, sicuramente esercitata molto nel corso della vita. Alle volte s'incrinava, ma proseguiva, imperterrita, e cantava seguendo la stessa melodia della voce maschile, che ora taceva.

Fuggi da me, mio amore...
Ho dubitato di te.
Mi sento una sciocca a cantare in questa notte, credendo che saprai perdonarmi.
Mi sento una sciocca qui, davanti alla tua tomba, a versare le mie lacrime come se potessero riportarti indietro.
Ti ho creduto vivo, ti ho creduto al mio fianco, ma il tuo spirito era lontano.
Ho dubitato, e ti ho perduto.

Fuggi da me, mio amore...
Le mie parole si levano sull'oceano, cavalcano le onde, come sperassero di raggiungerti, di superare quel confine sottile che ci divide. Ma, amareggiate, echeggiano e tornano verso di me, pronte tuttavia a ritentare.
I miei sensi mi avvertono di ogni rumore, di ogni ombra vicina o lontana. Mi volto, ma non ti trovo, così torno a cantare, e canto, e canto.
Ti cerco, ma ti respingo, e per il tuo bene, ti voglio lontano.

Fuggi da me, mio amore.
Fuggi, e non voltarti più.
Tu che ora come sol compagna hai la luna, tu che mi guardi dall'alto, ora che le stelle sono i tuoi occhi, sposta il tuo sguardo lontano da me.
Ti vedo come realmente sei, ora che è troppo tardi. Vedo il tuo coraggio, le tue virtù. Ti ho creduto un vigliacco, ma tu sei morto per me.
Mi sono illusa di averti ancora vicino, ma tu non ci sei, e mi accorgo che eri importante per me. E per te, solo per te, voglio che scappi, lontano, lontano.
Non cercarmi.
Fuggi da me.

Un'altra pausa e poi le due voci si fusero in una, cantando sovrastando qualsiasi altra cosa. Gli uccelli, gli animali di terra, forse persino i pesci, erano ormai un unico coro, diretto dall'oceano, e seguivano i due amanti che cantavano l'uno per l'altra, credendosi però soli.

Fuggi da me.
L'uno dell'altra abbiam dubitato, ci siamo amati e ci siamo persi nell'oblio, soli.
Le parole non possono descrivere il nostro dolore, ma io canto, forse per sentirti al mio fianco.
Forse la musica, forse solo lei può ancora tenerci legati l'uno all'altra, le nostre voci potranno unirsi fra loro e avvicinarci, io potrò ancora prendere la tua mano, sentire il tuo calore, il tuo respiro su di me.
Siamo lontani, divisi, ma i nostri cuori sono ancora vicini, e forse loro sono felici così.

Fuggi da me.
Perché, con tutta la mia forza, voglio averti con me, ma come ho saputo farti soffrire in passato ho paura di farlo ancora. È solo per te che ti respingo, o forse m'illudo soltanto di farlo.
È perché ti amo che ti allontano, è solo l'amore, l'amore.
Io e te, noi, solo noi, soli.
Questa notte danzerò con te sulle acque, il mio spirito sarà legato al tuo, e poi tu tornerai da dove vieni, e tutto sarà come prima, non rimarrà nulla del tuo passaggio, se non un ricordo, che si perderà, e io con lui.
Ti amo.
Fuggi da me.

La voce maschile cantò un'ultima frase, e questa volta la natura tacque, come se quelle fossero le parole più importanti e spettasse solo a lui pronunciarle

Io, Mikau, giuro di proteggerti, il mio spirito veglierà su di te, Lulu, mia Lulu.

E l'improvviso silenzio scese come un peso insostenibile sul vecchio pescatore.
Le ultime note della chitarra si erano già perse nell'aria, le due voci non erano che un ricordo. Poteva essere stato un sogno.
La luna si avviava, lenta ma decisa, verso la linea dell'orizzonte, là, oltre l'oceano. In meno di mezz'ora il sole avrebbe fatto capolino da dietro le montagne. Già adesso il cielo iniziava a rischiararsi, e il pescatore lo osservò fino a quando uno sbadiglio gli suggerì di recuperare almeno una parte del sonno perduto. Tornò nella sua casetta, canticchiando la canzone che per lui non aveva lo stesso significato che per i due Zora.