- Le pietre di Reijin -

Racconto di Nephenee

- Capitolo nono: La Scala di Vetro -

Il viaggio durò alcuni giorni. Nessuno commentò ciò che aveva detto la pantera, anche se si ripeterono mentalmente più volte le sue parole, cercando di coglierne i significati nascosti. L'unico che non aveva dato particolare importanza a quell'avvenimento era stato Mirzan, per il semplice fatto che aveva compreso molto poco di ciò che l'animale aveva detto.
Costeggiarono la montagna di Kar, fermandosi per riposare poche ore e mangiare qualcosa. Poi deviarono a sud-est, e dopo alcuni giorni videro finalmente il mare.
Il mare.
Link non aveva mai visto il mare, e ne rimase incantato. Quando i suoi stivali affondarono nella sabbia, davanti ai suoi occhi c'era solo acqua fin dove lo sguardo poteva spingersi. Si sentiva solo lo stridere di alcuni gabbiani, e lo sciacquio delle onde che si infrangevano sulla spiaggia. Era l'alba; avevano camminato tutta la notte. La stanchezza lo lasciò all'improvviso, davanti a quello stupendo spettacolo.
"Link! Sbrigati!" Alcor non sembrava voler godersi la vista. "Non siamo certi di dove si trovino di preciso le ultime due Pietre. Dobbiamo sbrigarci, o non le troveremo!"
Link avanzò a fatica sulla sabbia, seguendo gli altri.
"Ehi" esclamò Mirzan alcune ore più tardi, indicando davanti a loro.
Link distinse in lontananza qualcosa che emergeva dalla sabbia e saliva verso l'alto. Cominciarono a correre. Anche se ancora lontani, una volta avvicinatisi di più si accorsero che era una scala, un'enorme scala a chiocciola di un materiale semitrasparente che si ergeva imponente verso il cielo, oltre le nuvole. Il raggi del sole si specchiavano su ogni suo gradino, dando l'impressione che in più punti brillasse di luce propria. "È... è..." cominciò Link, senza trovare le parole.
"...la via per il Tempio del Vento!" continuò Talitha per lui, esultando. "Presto!"
Giunti ai suoi piedi, guardarono verso l'alto, timorosi.
"Ma avrà una fine?" chiese Mirzan.
"Credo che c'è un solo modo per saperlo" rispose Link, appoggiando un piede sul primo gradino.
Appena spostò il peso del corpo su quella gamba, giunse alle loro orecchie uno scricchiolio sinistro. Balzò all'indietro.
"Sembra di vetro" commentò Alcor.
"Sicuramente non riusciremo a salire tutti" brontolò Syrio.
"Forse dovrei andare io" disse Mirzan con vocina tremante. "Sono più leggero..."
"Neanche per idea!" si oppose Link. "Non ti lascerò mai salire da solo. E se dovessi cadere? No, salirò io, e pregherò le Dee che riesca ad arrivare in cima tutto intero. E, possibilmente, anche a tornare giù."
Non sopportava l'idea che il fratellino dovesse correre quel rischio. Prima che qualcuno potesse fermarlo, incominciò a salire. Ad ogni passo temeva che la scala si sarebbe sgretolata sotto i suoi piedi, ma si costrinse a proseguire, evitando di guardare in basso.
Le voci dei suoi amici si fecero sempre più remote, finché fu solo il vento a premere contro le sue orecchie. Le parole della pantera ancora gli vorticavano in mente, in parte dandogli forza e in parte intimorendolo.
Si accorse che per ogni gradino che saliva, il successivo sembrava più propenso a cedere. Presto nei suoi stivali penetrarono numerose schegge, rendendo ancora più difficile e doloroso salire.
Il tempo sembrava non voler scorrere, e la scala non mostrava ancora la sua fine. Il vento si fece ancora più forte, tanto che più volte Link perse l'equilibrio e rischiò di cadere. Il sole era da tempo scomparso dietro le nubi.
Si accorse all'improvviso che attorno a lui era tutto bianco e ovattato. Capì dopo alcuni secondi di essere in una nuvola. Salì gli ultimi gradini, allo stremo delle forze.
La scala scomparve da sotto i suoi piedi, e Link cadde in avanti. Con sua grande sorpresa, la nuvola fu abbastanza solida e compatta per poter arrestare la sua caduta.
Si accorse che il dolore ai piedi e la fatica gli avevano indebolito i sensi. Fece forza sulle braccia per tentare di rialzarsi. Riuscì a fatica a mettersi in ginocchio.
Davanti a sé si stagliava il Tempio del Vento, di cui Link distingueva solo vagamente i contorni. Se solo la vista non fosse stata così debole, avrebbe potuto vedere il sole dipingere i contorni delle nuvole con i suoi raggi dorati e creare un paesaggio unico.
Sentiva una voce, di cui faticò a individuare la direzione. Quando la trovò, iniziò a strisciare verso di lei, per cercare di avvicinarsi e capire chi c'era.
Quando fu abbastanza vicino si accorse che apparteneva ad un ragazzo poco più grande di lui, seduto a pochi metri dall'entrata del tempio. No, non era seduto, era inginocchiato. Aveva smesso di parlare.
Era di estrema bellezza: il viso era candido e pacifico, dai tratti lievemente orientali. Il vento giocava con i suoi capelli corvini e con le sue lunghe vesti bianche. I suoi occhi, di un azzurro impressionante, incontrarono quelli di Link.
Il giovane, per un attimo, sorrise.
Link si accorse all'improvviso che il suo viso era rigato di lacrime. Nonostante sembrasse sereno, stava piangendo. Ed era terribilmente bello e triste.
I suoi occhi si chiusero, il suo sorriso si spense.
La nuvola si aprì all'improvviso sotto di lui, per richiudersi quasi immediatamente. Il ragazzo era scomparso.
Link indovinò dopo alcuni secondi che doveva trattarsi del guardiano della Pietra del Vento. Si sentiva troppo debole per formulare alcun pensiero, ma la voce che all'improvviso lo raggiunse da dietro era chiara e inconfondibile.
"Mi aspettavo di trovarti qui" commentò Gorwan.
Con uno sforzo immane, Link si girò sulla schiena e distinse a fatica la sagoma dell'uomo che lo sovrastava. Ovviamente aveva il cappuccio alzato a celargli il viso.
"Marvath non è riuscito a fermarmi. Non lo farai certo tu. Ho preso la Pietra del Vento; prima di impossessarmi di quella del Mare, se non ti dispiace mi prendo ciò che mi appartiene."
Si chinò su Link, troppo debole per impedirgli di prendere dalla tasca la Pietra delle Foreste. "Sembra che la Pietra della Terra non sia in tuo possesso" commentò, rialzandosi. "Ora dovrò ucciderti: non posso permetterti di vivere, potresti ancora darmi fastidio. Pare che anche tuo fratello dovrà fare la stessa fine. Non preoccuparti, non lo farò soffrire. Sarò veloce."
Estrasse una delle due spade dal fodero e la sollevò.
Link sentì il vento alzarsi improvvisamente; la sua forza era tale che Gorwan perse l'equilibrio e cadde.
Forse fu un'illusione, forse un brutto scherzo della mente, ma Link fu certo di aver visto per un momento il guardiano della Pietra del Vento. Lo aveva visto etereo, gli era sembrato uno spirito, un fantasma. E, anche se piangeva ancora, sorrideva.
In una frazione di secondo, Link vide un luccichio verdastro davanti a sé. Scendeva a gran velocità. Non impiegò molto tempo a capire che era la Pietra delle Foreste, sfuggita dalle mani di Gorwan. Il vento l'aveva sospinta verso l'alto, e ora l'aveva abbandonata. Stava cadendo proprio oltre il bordo della nuvola.
Non ci pensò due volte. Fu la forza della disperazione a permettergli di rotolare a lato e lasciarsi cadere nel vuoto. Si mise con la testa verso il basso e allungò le braccia, afferrando al volo la preziosa Pietra.
Il terreno si avvicinava sempre di più. L'aria gli schiaffeggiava violentemente il volto, e lo costrinse a chiudere gli occhi. Il cuore gli batteva all'impazzata, la mente faticava a ragionare.
L'impatto fu tremendo. Link girava su se stesso, fino a non capire più dove fosse il cielo e dove la terra. Sentì un freddo terribile, e un gusto salato gli riempì la bocca.
"Il... mare..."
Due erano le cose fondamentali: non perdere la Pietra e tornare a galla. La Pietra era nella sua mano, ora doveva solo nuotare.
Il panico lo travolse quando si accorse che non riusciva a raggiungere la superficie dell'acqua. Non aveva mai imparato a nuotare. Dimenò disperatamente le braccia e le gambe. Aria. Aveva bisogno di aria.
Poi, finalmente, il dolore, la stanchezza e la paura lo abbandonarono, e Link si lasciò andare.