- Le pietre di Reijin -

Racconto di Nephenee

- Capitolo decimo: Sott'Acqua -

"È ancora vivo?"
"Respira! Respira!"
"Attenti, dannazione! Fate piano... datemi una zampa!"
Prima, voci confuse. Fu l'udito il primo senso che si svegliò con lui. Il secondo fu il gusto: aveva la bocca impastata e sentiva uno sgradevole sapore amarognolo e salato. Si girò su un fianco e sputò acqua. Si sentiva come se il mondo gli vorticasse attorno. Cercò di parlare, ma il tentativo lo fece sentire ancora peggio.
"Non farlo mai più!" ingiunse Mirzan, afferrando Link e abbracciandolo con tutta la forza che poteva.
"Mirzan, fallo respirare" ringhiò dolcemente Talitha, afferrando con i denti il colletto della tunica di Mirzan e allontanandolo da Link trascinandolo sulla sabbia, un po' come le madri trasportano i loro cuccioli.
Link boccheggiava, sperando che quella tortura passasse presto. Il respiro era difficoltoso, le gambe gli dolevano e le ferite ai piedi gli pulsavano terribilmente. L'unico pensiero felice era che la Pietra delle Foreste era ancora stretta nella sua mano, praticamente insensibile. Neanche volendo l'avrebbe potuta lasciare.
"Questa volta non mi sfuggirai."
Il cuore di Link ebbe un tuffo.
Mirzan e i lupi si schierarono tra Link, steso sulla sabbia, e Gorwan. Quest'ultimo aveva entrambe le spade sfoderate. "Non sembra per nulla allegro" constatò Mirzan, spaventato.
Gorwan non disse altro. Si lanciò all'attacco, scaraventando via Alcor e allontanando Talitha con un calcio. Syrio balzò in un tentativo d'attacco, le fauci spalancate, ma Gorwan con un abile volteggio lo evitò e lo colpì su un fianco.
Una scia rossa si dipinse all'istante sulla sabbia.
Mirzan, terrorizzato, guardò il lupo cadere e non muoversi più. Poi incrociò lo sguardo gelido di Gorwan e il suo cuore perse un colpo, accortosi che il cappuccio era calato. Poté vedere il suo viso, i suoi lineamenti, i suoi freddi occhi color ghiaccio. Non riuscì a dire una parola.
Link radunò tutte le sue energie per alzare la testa e seguire la scena. Vide Gorwan sistemarsi il cappuccio sul viso, e in cuor suo fu lieto di non essere ancora riuscito a vederlo. Si stava avvicinando, e sollevò la spada. Mirzan non sembrò voler tentare di difendersi, e Link volle gridare, volle fare qualcosa, qualsiasi cosa; come si sentiva inutile! Ma fu accecato dalla sabbia che all'improvviso si sollevò senza che alcun vento soffiasse. La sua mente non riuscì a concepire come fosse stato possibile: il colpo di Gorwan era stato parato da un muro di rena sollevatosi di sua iniziativa.
Le lame di Gorwan penetrarono per metà nella sabbia. Con un urlo di rabbia, le estrasse e indietreggiò.
Link finalmente capì. Mirzan stringeva nella mano sinistra la Pietra della Terra, e la volgeva verso il cielo. Brillava con forte intensità.
Gorwan lasciò cadere una delle spade e tese il braccio libero verso la protezione dei due fratelli. Un lampo di luce rossastra saettò e distrusse il muro. La sabbia si sparse sulla spiaggia.
"Il gatto ha estratto gli artigli" commentò Gorwan sogghignando. Mirzan cadde in ginocchio. L'uomo allungò nuovamente il braccio, ma questa volta a fermarlo fu una esplosione che sollevò nuovamente la sabbia, e solo quando questa fu calata Link notò Marvath alle spalle di Gorwan, che non sembrava aver subito alcuna ferita. Egli si girò e, con noncuranza, raccolse la spada lasciata pochi secondi prima. Sibilò qualcosa all'indirizzo di Marvath e tese una lama contro il suo viso in segno di minaccia.
Link voltò lentamente la testa, distratto da uno strano suono dietro di sé, come uno scroscio sinistro. Quel che vide distolse completamente i suoi pensieri da ciò che stava succedendo tra Marvath e Gorwan.
Il mare si stava ritirando. Le onde si allontanarono dalla spiaggia per parecchi metri, e cominciarono ad alzarsi. L'acqua si radunò in un unico punto, formando una sola grande onda irregolare che, una volta alta e imponente, si diresse inesorabilmente verso di loro.
"Mir... zan..." mormorò, e l'acqua gelida lo travolse.

"Ehi, tu! Svegliati, non ho mica tempo da perdere io! Beh, a dire il vero il mio tempo è illimitato, ma credo che la cosa abbia scarsa importanza."
La prima cosa che notò Link era che non sapeva se fosse in piedi o sdraiato. Anche se non aveva la consapevolezza di dove (o come) fosse, si accorse che i piedi non gli dolevano più. Si sentiva tanto bene che per un momento temette perfino di essere morto. Il pensiero gli impedì di aprire gli occhi.
"Sto parlando con te! Sì, proprio tu che fai finta di essere annegato, faccia di medusa! Se non ti svegli da solo ti sveglierò io!"
Due robuste mani lo afferrarono per le spalle e lo scuoterono con violenza. Link aprì immediatamente gli occhi e vide davanti a sé un viso bluastro e irregolare. Prima di riuscire a metterlo a fuoco, gridò e si gettò all'indietro.
"Era ora!" esclamò la voce.
Link si accorse di essere dentro al mare. Sì, dentro: attorno e sopra di lui acqua, sotto i suoi stivali sabbia e alghe. Non capiva come potesse respirare, ma decise che per il momento non importava.
Dopo un'attenta osservazione, Link si accorse che la creatura che gli aveva parlato somigliava ad un umano, o meglio, ad un'umana. Ma definirla un essere umano sarebbe la cosa più assurda che si possa fare. La pelle era di uno strano colore tra il violastro e il blu, i suoi capelli erano color rena e i suoi occhi non presentavano pupille. I suoi "vestiti" erano intrecciati con alghe di un verde intenso e le coprivano quasi tutti il corpo, lasciando scoperte solo le braccia e il collo. Era a piedi nudi, se "piedi" si possono chiamare, e nella mano destra reggeva un qualche cosa di somigliante ad un bastone, solo che era di un cupo grigio ed era coperto di strane piccole piante marine.
"Bene, bene, eccolo qui il nostro giovane eroe" ridacchiò l'essere. La sua voce era leggermente alterata dall'acqua, ma era comprensibile e piuttosto allegra. Forse troppo. "Sembri essere in forma, eh? Stai meglio?"
"Io... sì, grazie." Link non trovò nulla di meglio da dire.
"Ottimo" esclamò lei. "Ora seguimi, non possiamo permetterci di perdere tempo prezioso!"
Si volse e si diresse verso quello che Link capì subito che si trattava del Tempio del Mare. I muri erano sbiaditi e coperti di alghe, il grande portone tempestato di zaffiri era aperto. Lui, però, non si mosse.
"Che ti prende?" chiese la creatura che sembrava avere una certa fretta.
"Ci sono molte cose che voglio sapere" rispose Link incrociando le braccia. "Come sono finito qui? Dove sono mio fratello e gli altri? E tu, chi... o meglio, che cosa sei?"
"Ehi, che curiosone" commentò lei. "Tu comincia a starmi dietro, che io ti spiego."
Aveva altra scelta? Link la seguì all'interno del tempio, e almeno una delle sue domande trovò risposta. Lei doveva essere la guardiana della Pietra del Mare... che strana che era, però!
"Cos'è che volevi sapere? Ah, già... i tuoi amici non sono qui" cominciò lei, varcando la soglia del tempio. La stanza in cui si ritrovarono era completamente vuota, il "pavimento" e i muri erano ricoperti di alghe ed era enorme, lunga forse due tiri di freccia per ogni lato: era praticamente impossibile che una stanza così grande potesse stare all'interno di un tempio non più grande, esternamente, della metà. "Ma del resto, con la magia si può fare tutto" pensò Link senza stupirsi troppo. Forse era quella stessa magia che in quel momento gli permetteva di respirare. "O almeno, non i lupi" continuò lei. "Chi ha mai visto un lupo che nuota?" Rise, ma tornò seria in fretta. "Uno di loro si è fatto parecchio male, sai? Non sono sicura che sopravvivrà."
"Chi? Quale lupo?"
"Ma che ne so come si chiama, uno col manto nero e bianco e il muso antipatico..."
"Syrio? Che gli è successo?!"
"Si è preso una brutta ferita al fianco. Ma del resto, che importa? Non è altro che un lupo..."
"Non dire così!" gridò Link senza quasi rendersene conto. Ritrovò in fretta il controllo. "Non è solo un lupo, è un amico..." mormorò.
"Sì, certo... comunque, è rimasto sulla spiaggia con gli altri due. L'altro umano, quello piccolo, è anche lui qui... l'ho trovato prima di te, galleggiava come un pesce morto. Sta bene, non preoccuparti" aggiunse, interrompendolo prima che potesse farlo lui. "È qui."
Avevano attraversato interamente la stanza. La creatura aprì una porta, seminascosta dalle alghe, e Link la oltrepassò praticamente correndo. Abbracciò il fratellino, seduto su un qualcosa di simile ad un letto di alghe, con tutta la forza che aveva.
"Ehi, piano!" esclamò Mirzan, ricambiando l'abbraccio. Link constatò con sollievo che stava bene, ma non poté trattenere la domanda. "Ma certo che sto bene" rispose Mirzan, ma il fratello maggiore si accorse che il suo viso si era oscurato per un istante.
"Scusate se vi interrompo, ma c'è del lavoro da sbrigare."
Link e Mirzan decisero di rimandare quei momenti di felicità e portarono la loro attenzione sulla creatura.
"Sbaglio o volete la Pietra del Mare?"
Link portò la mano alla tasca sinistra, temendo improvvisamente di aver perso la Pietra delle Foreste. Accertatosi che essa fosse ancora in suo possesso, annuì.
"Bene, bene!" esclamò lei sfregandosi le mani con soddisfazione. Il bastone ondeggiava al suo fianco. "Oh, ora che ci penso, non mi sono nemmeno presentata! Il mio nome è Nehomia... anche se ciò, effettivamente, non ha tutta questa importanza... no no, non ditemelo, so già come vi chiamate. Ma non distraiamoci! Sono secoli che mi annoio, qui sotto, e il mare ha perfino alterato il mio aspetto umano... sì, sono un umano" precisò, davanti alle espressioni esterrefatte dei due fratelli. "Dicevo, è da secoli che son qui sotto, e oggi che ci siete voi intendo divertirmi un po'... oh, come mi divertirò!"
Tornarono nella prima sala. Nehomia fece uno strano movimento con la mano che stringeva il "bastone" e il grande portone d'ingresso, ancora aperto, si richiuse all'istante. Ad un altro gesto apparve una specie di sedia, anzi, si potrebbe definire "trono", formato interamente da alghe. Nehomia ci si sedette e, con nella voce qualcosa che ricordava allegria, esclamò: "Si comincia!"
Link sfoderò la spada, pronto. Avrebbe dovuto affrontare dei mostri, come quando s'impossessò della Pietra delle Foreste? Era molto probabile. Attese, il silenzio scandito solo dal regolare flusso dell'acqua. Mirzan aveva perduto l'arco quando l'onda anomala li aveva travolti, ma del resto non era nemmeno sicuro che gli sarebbe servito: il legno, probabilmente, si sarebbe rovinato a contatto con l'acqua e lui non avrebbe potuto scoccare alcuna freccia. Così si preparò ad usare pugni, calci, morsi, qualsiasi cosa pur di aiutare il fratello maggiore.
Link sentì un rumore alle sue spalle, ma non riuscì a voltarsi. Con sgomento si accorse che le alghe si stavano muovendo e che erano già riuscite a bloccargli i piedi. Si affrettò a trinciarle con un fendente leggero ma preciso, ma subito altre accorsero in aiuto delle prime. Mirzan non aveva certo vita facile: le alghe erano impossibili da afferrare, viscide com'erano, e prenderle a calci non pareva procurar loro danni. Presto Link perse la presa sull'elsa ed entrambi i fratelli furono completamente immobilizzati.
"Oh, tutto qui?" brontolò Nehomia, visibilmente delusa. "Allora dovremo attendere alcuni secondi... entro poco entrerà in scena il jolly!"
Passò quasi un minuto e nulla si mosse. Link cominciava a chiedersi cosa fosse quel "jolly", ma la sua curiosità fu presto saziata: il portone d'ingresso si spalancò e Gorwan, il cappuccio al suo posto, entrò a passi lunghi e lenti. Era dentro una... bolla? Sì, era una bolla, constatò Link. Doveva averla creata con l'aiuto della Pietra del Vento per poter respirare sott'acqua.
Gorwan si avvicinò a Nehomia senza degnare i due fratelli si uno sguardo.
"Fantastico, fantastico!" esultò Nehomia battendo le mani con soddisfazione. "Bene, unisciti pure ai giochi, credo proprio che ci sarà da diver..."
"Zitta" le ordinò Gorwan con tutt'altro che gentilezza. "Niente giochi con me." Sfoderò entrambe le spade.
"Oh, che insolente. Ma non credere di poter uccidermi come hai fatto con gli altri due... chi erano? Alnitak del Tempio del Fuoco... e il giovane Gienah del Tempio del Vento... Giusto?"
Nominò i due guardiani delle Pietre come se nulla fosse. Non sembrava triste della loro morte, o se lo era, non lo dava a vedere. "Eh no, non sarà così facile" continuò tranquillamente Nehomia. "Con me sarà diverso... già già, molto diverso! Sono l'ultima Guardiana rimasta, la mia è l'ultima Pietra a non essere stata ancora trovata: la sua esistenza è legata alla mia vita e non potrà essere portata via con la forza. Se io morirò... beh... di' pure addio ai tuoi sogni di gloria, caro mio!"
Gorwan si morse il labbro inferiore, ma nessuno poté vederlo. "Sbrigati. A che condizione me la cederai?"
"Beh, potrei fare una bella cosetta..." Nehomia schioccò le dita e le alghe che ancora immobilizzavano Link lo lasciarono libero. Si massaggiò i polsi.
"Volete entrambi la Pietra del Mare, vero? Bene, allora, combatterete per averla. Tra di voi, naturalmente. No, tu no, giovane" disse all'indirizzo di Mirzan, ancora bloccato dalle alghe. "Tu non hai un'arma né sembri troppo forte... no, ti farebbe secco subito. Voglio vedere questi due scontrarsi!" annunciò. Alcune alghe coprirono la bocca di Mirzan per impedirgli di protestare. Link si accorse che il fratellino sembrava voler dirgli qualcosa. Recuperò la spada e trasse un profondo respiro. Gorwan era davanti a lui, alto e fiero, e quel maledetto cappuccio ancora sul viso. "Andrà tutto bene, Mirzan. Abbi fede." Non ebbe il coraggio di pronunciare ad alta voce la promessa: non era certo che sarebbe riuscito a mantenerla.
"Oh, ma un piccolo vantaggio te lo potrei concedere!" aggiunse Nehomia, e alle sue parole un oggetto prese lentamente forma al fianco destro di Link fino a rivelarsi in tutto il suo splendore: uno scudo, uno scudo che al solo vederlo pareva il più prezioso e resistente che poteva esistere. Presentava sul davanti un simbolo rosso, forse di un qualche regno a Link sconosciuto o appartenente ad un popolo antico, chissà. Sopra di esso c'era un rilievo dorato - con ogni probabilità proprio del prezioso metallo - a forma di un triangolo formato da tre triangoli più piccoli. Nessun dubbio, doveva essere la Sacra Luce di cui gli aveva parlato Talitha. Lo prese con la mano destra e rimase colpito dalla sua leggerezza.
Gorwan si preparò al duello. La bolla che lo proteggeva dall'acqua scoppiò sotto suo ordine. Non ne aveva strettamente bisogno, poteva respirare sfruttando altri trucchi.
"Bene, direi che ora tutto è pronto! Si comincia!"
Link si mise in posizione. Si sarebbe giocato tutto in quel duello: era la resa dei conti.

Gorwan caricò con tutto il peso del suo corpo, le spade alte. Link indovinò che non sarebbe mai stato in grado di parare un simile attacco e si scansò lateralmente, rallentato però dall'acqua. Una delle lame gli sfiorò la spalla destra.
Non perse tempo e passò al contrattacco, colpo che per il suo avversario fu semplice da parare. Gli bastò una sola arma per far ciò, e con l'altra tentò di ferire il fianco destro di Link. Lo scudo fece il suo dovere e lo protesse.
Gorwan fece forza sulla lama sinistra, quella che bloccava la spada di Link, e costrinse il suo avversario ad indietreggiare. Volteggiò su se stesso e mirò al fianco sinistro, e nuovamente lo scudo si rivelò prezioso. Link caricò, il braccio teso davanti a sé, e anche questo attacco fu fermato.
"Ehi, niente sangue? Questo scontro si sta rivelando più noioso del previsto" sospirò Nehomia, delusa.
Fu presto accontentata. Link fu troppo lento a reagire ad un altro attacco e fu colpito alla gamba sinistra. La ferita, a contatto con l'acqua salata, fu terribilmente dolorosa. Ma non doveva deconcentrarsi proprio ora, doveva combattere, doveva!
Evitò di appoggiare il peso su quella gamba e tentò un fendente da sinistra, poi un altro dall'alto. La sua mente correva da un pensiero all'altro, nel tentativo di ignorare il dolore. Andò da Mirzan ai lupi, da Nehomia alla Pietra del Mare, poi si soffermò sul ricordo dei propri genitori.
Fu forse la rabbia a che gli permise di anticipare Gorwan con un colpo preciso al fianco sinistro. Gorwan si piegò in due, stupito, dolorante e rabbioso al tempo stesso. Nehomia scattò in piedi, non per esultare – come Link aveva creduto - ma a causa della sorpresa prodotta dal portone principale, inaspettatamente apertosi. Link sentì l'acqua improvvisamente farsi densa e sospingerlo con forza contro una parete, lontano da Gorwan, e perse la presa sulla spada che si adagiò sul pavimento a pochi metri di distanza.
Marvath entrò correndo e liberò Mirzan dal groviglio di alghe con un piccolo pugnale. Si frappose fra Gorwan e Link e si concesse alcuni secondi per riprendere fiato. Prima che potesse dire qualcosa, Nehomia protestò:
"Oh, insomma! Devi proprio farlo? Lo sai che mi piacciono i finali drammatici..."
"Questo non è un gioco" sentenziò lui, il respiro che pian piano tornava regolare. "Link, ti prego di perdonarmi se non te lo dissi già prima. Ma ora devi sapere, così come ha saputo tuo fratello."
"Cosa...?" Link si rialzò, un po' traballante sulla gamba ferita. Mirzan corse al suo fianco, gli afferrò la tunica e affondò il viso nella stoffa.
"Fratellone... non è vero... non è possibile..."
"Link..." Marvath si avvicinò a Gorwan, ancora a terra, e gli strappò via il cappuccio che, sospinto dall'acqua, si stabilizzò ad alcuni centimetri dal pavimento.
Link ebbe la sensazione che il suo cuore si fermasse. O forse, tutto si era fermato: Nehomia non parlò, Marvath non volle rompere il silenzio, Mirzan continuava a mormorare "Non è vero... non è vero..." ma la sua voce era lontana, non udibile.
Quegli occhi... quel viso... quei capelli...
Link cadde in ginocchio, senza riuscire a distogliere lo sguardo da quello di Gorwan. No, non si chiamava Gorwan. Dalle sue labbra uscirono solo singhiozzi incontrollabili e una parola, una sola.
"P-Padre..."