- E dopo la battaglia, la pace... -

Racconto di Nephenee

"Buon giorno, signor Link."
Lentamente, una dolce voce lo riportò alla realtà. Si stropicciò gli occhi, spostò le coperte e con un sonoro sbadiglio si mise a sedere.
"Avete dormito bene?" chiese ancora la voce. La donna scostò le tende e spalancò le finestre. "Sentite, signor Link, l'aria fresca del mattino! Un nuovo giorno per Hyrule, un nuovo giorno di pace..."
Link sbadigliò ancora e si stiracchiò.
Pace...
Un raggio di sole penetrò dalla finestra aperta, scaldandogli amichevolmente il viso. Avrebbe voluto dormire ancora, con quel dolce tepore a cullarlo, su quel letto caldo e comodo come non ne aveva mai trovati...
"Signor Link, vestitevi, vi attendono per la colazione."
Link afferrò la sua tunica verde, ma la donna lo fermò.
"Signor Link, Santo Cielo! Volete mettervi quelli stracci? Venite, vi ho preparato degli abiti eleganti che vi staranno a pennello!"
Link fece quella smorfia contrariata tipica dei ragazzini, gonfiando appena le guance e incrociando lo sguardo della donna con evidente disappunto.
Lei lo ignorò e aprì un armadio.
"Ecco, signor Link, guardate qui! Mettetevi questi, vedrete come vi staranno bene!"
Pochi minuti dopo, il ragazzino si osservò allo specchio. Sembrava quasi appartenere alla famiglia reale di Hyrule! Le vesti erano nere e portavano fieramente dei ricami rossi sui bordi. Sì, era elegante, ma Link non era abituato ad abiti così scomodi. Si squadrò più volte tentando banali movimenti: stese le braccia davanti a sé, di lato e in alto; provò ad allungare e piegare le gambe; sentiva la stoffa aderire alla pelle, donando una strana sensazione di prigionia.
"Signor Link, non dimenticate di pettinarvi!"
Link sbuffò appena, non troppo attento a non farsi notare. Afferrò un pettine e tentò di sciogliere i nodi; quando si accorse che buona parte dei dentini si erano spezzati, decise di lasciar perdere. Appena la donna si voltò, lanciò il pettine fuori dalla finestra.
"Guardatevi, signor Link! Come siete carino! Scendete, ora, vi aspettano per la colazione!"
Link uscì dalla sua stanza e scese le varie rampe di scale fino a giungere al grande salone che veniva usato per le feste, le cerimonie e per i pranzi. Quella mattina erano stati portati dentro tre grandi tavoli ed erano state tolte le decorazioni della festa del giorno prima. Al tavolo centrale sedevano i nobili, ai due laterali le guardie e altre persone di minor grado.
Link si diresse verso il tavolo a sinistra, ma una voce lo chiamò:
"Link! Vieni, siediti qui!"
Link raggiunse la principessa Zelda, seduta a capotavola assieme al padre. Era vestita di abiti bianchi pregiatissimi, eppure ancora nulla rispetto al suo intero guardaroba. L'accollatura era finemente ricamata, così come i bordi delle maniche e della gonna; i capelli erano legati in una lunga coda; al collo, un pendente azzurro a forma di farfalla.
"Siediti qui" ripeté lei, indicando una sedia poco distante. Link la prese e si sedette. Si sentiva osservato, e sapeva il motivo: era la prima volta che un ragazzino, oltretutto senza cognome, si sedeva al Grande Tavolo.
Link mangiò senza prestare troppa attenzione agli sguardi curiosi su di lui. Quelle persone non erano a conoscenza degli eventi appena avvenuti. Solo Link, Zelda e la famiglia reale di Hyrule sapevano ciò che era appena successo: sapevano di Ganondorf, delle sue malefatte e della sua sconfitta da parte dell'Eroe del Tempo. Quando Zelda aveva rimandato indietro nel tempo Link, tutto era tornato normale come se niente fosse mai avvenuto.
Ma la voce dei precedenti avvenimenti si sarebbe sparsa presto, forse sotto forma di favola ma si sarebbe sparsa.
Zelda tentò più volte di fare conversazione con Link, ma lui, concentrato sul cibo, si limitava ad annuire o negare senza aprir bocca.
Quella strana vita a corte in cui era stato catapultato all'improvviso non gli piaceva. Avrebbe preferito affrontare qualche altro strano mostro, tanto per tenere in allenamento il braccio.
Aveva odiato quella vita fatta di combattimenti, di sangue e di dolore. Il suo destino era stato deciso prima della sua nascita, e lui era stato costretto a seguirlo. Aveva avuto alternative quando l'Albero Deku gli aveva chiesto di presentarsi alla Principessa Zelda? Non immaginava nemmeno lontanamente che da quel "Sì" dipendeva il suo destino, nonché quello dell'intero Regno. Certo, l'Albero Deku aveva alluso più volte a ciò, ma Link non lo aveva preso sul serio, l'aveva creduta una qualche metafora. I primi sospetti erano nati quando, pochi istanti dopo, aveva visto le foglie del Grande Albero seccare all'improvviso, e la corteccia contrarsi per poi indurirsi, perdere colore e luminosità, e infine cessare di vivere.
Quando ebbe finito di mangiare si alzò e, senza troppi problemi, tornò nella sua stanza. Si buttò sul letto. Che pace, ora che la serva se n'era andata. Com'era appiccicosa!
Link avrebbe volentieri ripreso a dormire, ma non riusciva. Parecchi piani più sotto tutti i servi del castello sembravano essersi mobilitati in contemporanea; i passi continuavano ad echeggiare fuori dalla porta, e un continuo vociferare lo raggiungeva attraverso le pareti e dalla finestra.
Link sbadigliò. Sarebbe stata una lunga giornata.
La porta si spalancò. "Signor Link, alzatevi, non vi ho ancora fatto il letto!"
Link avrebbe voluto volentieri buttarsi dalla finestra. Con un sospiro si alzò e, ignorando le proteste della serva, indossò la sua tunica, afferrò le sue armi e uscì.
Passeggiò per i giardini interni del castello. Gli tornò alla mente il giorno in cui era giunto fino a Zelda senza farsi scoprire dalle guardie... sorrise.
Sentì qualcosa scricchiolare sotto gli stivali. Raccolse i resti di un pettine. Aveva terminato di romperlo. Camminò fino alla piana di Hyrule, poi si diresse verso il villaggio Kakariko. Giunse mezzogiorno, ma Link non tornò indietro per il pranzo. Continuò a camminare fino all'entrata della Foresta Kokiri, quella che per lui era stata la sua casa. Si chiese se entrare o no. Ora sapeva di non essere nato lì. Anche se i suoi amici sembravano ignorare la sua vera identità, si sentì un estraneo. Chissà, forse per lui sarebbe stato meglio non scoprire di essere un hylian.
Decise di tornare indietro.
Giunse al castello poco prima di sera. Appena entrò nella sua camera, la serva lo accolse.
"Signor Link! Scendete, tra poco inizierà la cerimonia!"
Link non capì. Cerimonia? Non ne sapeva niente. Si stupì del fatto che la serva lo spinse giù per le scale senza obbligarlo a cambiarsi o a lasciare le armi.
Giunto davanti al portone della Grande Sala, rimase perplesso di trovarlo chiuso. Era sempre aperto, e chiuderlo prima di una cerimonia era a dir poco stupido.
Con mani insicure, spinse ed entrò.
Fu una sorpresa sentire sotto gli stivali un tappeto rosso che si estendeva fino alla fine del salone, dove lo aspettavano la principessa Zelda e il re di Hyrule. I tavoli erano stati portati via. Alle pareti erano appesi striscioni di lusso, ma non colorati come quelli di una festa: erano invece seri e solenni, e infondevano al salone un'atmosfera tutta sua. Radunati ai lati della sala, decine e decine di nobili di cui Link non conosceva praticamente nessuno.
Link avanzò, nascondendo a fatica la sorpresa. Zelda sorrideva. Era vestita con abiti che dimostravano ancora una volta l'abilità del sarto che li aveva cuciti: la gonna azzurra era lunga quasi a toccare il tappeto, e decorata da farfalle rosa. La blusa era dello stesso colore, e le maniche erano appena più lunghe del necessario e arrivavano a coprire le dita della giovane principessa. Una piccola corona era posata sul suo capo.
Il padre era vestito di una tonaca rossa dai ricami dorati, lunga fino a coprirgli i piedi. La corona sul suo capo era decorata da alcuni piccoli rubini, smeraldi e zaffiri.
Il re di Hyrule mosse qualche passo avanti, e Link indovinò che doveva inginocchiarsi.
"Link, figlio della foresta." Il re parlò con la tipica voce solenne di ogni imperatore che si rispetti. "Per il tuo coraggio e per le tue nobili azioni ti nomino cavaliere reale."
Posò la sua mano sulla fronte del ragazzo.
"Hai la mia benedizione."
Zelda avanzò. Suo padre si spostò appena di lato.
"Link, dammi la tua spada" disse lei. Altro che voce solenne! Sembrava quasi divertirsi a guardare il viso arrossato di Link, disturbato da tutti quelli sguardi.
Link, sempre in ginocchio, estrasse la Spada Kokiri dal fodero e gliela porse.
"Giuri di servire la famiglia reale e di combattere per il bene del regno?"
Link giurò. La principessa posò il piatto della lama sulla spalla sinistra di Link, poi sulla destra.
"Alzati."
Si rialzò. La principessa gli riconsegnò la spada. La sala echeggiò degli applausi dei nobili, e Link non poté fare altro che strofinare gli stivali sul tappeto, spostando il peso da un piede all'altro.
Quella notte ci fu una grande festa a cui non parteciparono solo i nobili del regno, ma tutti gli hyrulean. Furono invitati Darunia, che appena arrivato tirò una poderosa pacca sulla spalla del ragazzino, che stramazzò a terra; le Gerudo, che tuttavia erano riluttanti di mostrarsi agli hylian e preferirono rifiutare l'invito; il re degli Zora e anche sua figlia Ruto.
"Link!!" chiamò lei, appena arrivata. Link alzò gli occhi al cielo e tentò di scappare, ma lei lo afferrò per la tunica e lo costrinse a voltarsi.
"Complimenti! Ora sei un nobile! Sei un vero cavaliere! Non sei contento?"
Link avrebbe voluto rispondere di no. Nobile? Cavaliere? No! Non voleva. Era un ragazzino, voleva vivere come un ragazzino. Voleva dimenticare tutto, voleva gettare lontana la sua spada, nonostante fosse per lui come un'amica, e scappare lontano. Vivere con una famiglia che non aveva mai avuto, vivere una vita normale che non gli era stata concessa.
Tuttavia annuì, tentando ancora di sottrarsi dalla presa ferrea della Zora. Ruto lo trascinò al tavolo degli stuzzichini, ignorando le sue proteste.
"Oh, quante cose da mangiare! Vieni, andiamo a sederci da qualche parte, soli soletti!"
Fu costretto a sorbirsi la Zora per quasi mezz'ora. Fu incredibilmente grato a Zelda quando lei lo chiamò per presentarlo ad alcuni hylian.
Il resto della serata fu abbastanza tranquilla. La festa durò tutta la notte, e solo alle prime luci dell'alba gli ultimi ospiti strinsero la mano di Link e se ne andarono.
Link augurò la buona notte a Zelda e raggiunse la sua camera, sfinito. Si addormentò subito, senza nemmeno cambiarsi. Era stata una lunga giornata. Ma almeno era stata una giornata di pace. Senza mostri, senza sonni inquieti infestati dagli incubi.
Un giorno di pace.
Pace...

Link non si svegliò nella sua stanza al castello di Hyrule. Si trovava in un giaciglio improvvisato con un po' di paglia e sacchi. Si alzò, guardandosi attorno confuso.
Camminò a lungo, fino a giungere in una grande piana. Ma non era la Piana di Hyrule. Si chiese dove si trovasse. Le prime luci dell'alba gli permisero di notare che non c'erano le montagne che delimitavano il confine del Regno.
Com'era finito lì?
Silenzio assoluto, solo i passi soffici di Link sull'erba umida di rugiada. Quella calma assoluta gli diede l'idea di un luogo felice.
Pace.
Eppure, qualcosa gli fece capire che non era nulla di buono. Si trattava solo della quiete prima della tempesta. Una grande tempesta che avrebbe distrutto tutto.
Un incubo, sì.
Perduto nei suoi pensieri, Link continuò ad avanzare.
Un fruscio dietro di sé.
Estrasse la spada e attaccò il mostro che aveva tentato d'assalirlo. Un essere verdastro, dal corpo gelatinoso. Non fu difficile eliminarlo, ma altri si avvicinavano da ogni direzione.
"Link! Dietro di te!"
Link si voltò e con un gran fendente si liberò di un altro mostro che aveva minacciato di attaccarlo alle spalle.
Dato che quegli esseri arrivavano sempre più numerosi, Link e la fatina che l'accompagnava si diedero alla fuga. Si rifugiarono sotto un albero. Cominciò a piovere.
"Link..." chiamò la fata, stringendosi a lui per tentare di scaldarsi.
Link non la sentì. La sua mente era attraversata da molti pensieri. Lentamente, capì cosa stava succedendo.
"Link?" chiamò ancora. Link guardò la fatina posata sulla sua spalla. "Cos'hai? Sembri a disagio."
"Pensavo." rispose lui, sorridendo.
"A cosa?"
"Stanotte ho fatto un sogno strano. Ho sognato che mi veniva dato il titolo di cavaliere reale, e c'era una gran festa e tutti si complimentavano con me." Rise. Una risatina nervosa che lentamente si trasformò in una vera e propria sghignazzata. "Sai? Sono proprio contento che sia questa, la realtà! Preferisco affrontare mostri ogni giorno, invece che affrontare Ruto! E quella serva!"
La fatina lo guardò, poi scosse la testa, rinunciando a cercare di capirlo. "Sei strano" fu il semplice commento di Tatl.