Vivevo ormai sulla terra in una sorta di latitanza e rifiutavo ogni invito da parte delle forze sovrannaturali, che mi volevano al cospetto dei grandi mastri che sorvegliano l'universo e regolano le entrate e le uscite delle anime.

Ho sempre voluto vivere da ribelle e anche se non avevo un corpo che attestasse la mia presenza sulla terra volevo comportarmi come un ribelle.

Ricordo che il Grandissimo Gengon Blake, il padre delle anime Vegane voleva offrirmi il paradiso ma io gli risposi: "Scusami Blake, con tutto il rispetto. Ma che cavolo di paradiso puoi offrirmi? Io amo i latticini, le carni corpulente e la cioccolata... Il gelato!!"
"Ma tu non hai un corpo, come fai a sentire la fame? La tua anima non può sentire la fame. Unisciti a noi. Giungi al Paradiso Vegano" rispondeva sempre lui.
Giorno dopo giorno il vecchio Blake si faceva sempre più insistente e cercava in qualche modo di convincermi. "Sappi che tu rinunci alle ragazze più belle che la terra abbia mai prodotto. Donne che han mangiato sempre pasta, verdura e frutta e sono cresciute baciate dal sole. Tu rinunci ai piaceri terreni" ed io a questo punto dovetti vomitargli in faccia tutto ciò che pensavo di lui: "Allora, tu cosa mi prometti? A cosa alludi quando mi parli dei piaceri terreni? Il tuo è un paradiso oppure un umido bordello fatto di donne artificiali, che a mio parere non valgono nemmeno mezza tacca rispetto a quelle dolci bambole che si nutrono di tutto ciò che la terra offre, animali compresi e soprattutto di tutto ciò che gli animali in vita ci offrono. Tornatene nel tuo paradiso vegano e spero che tu non sappia mai cosa si intende per cioccolato svizzero."

Peccato che Blake non esisteva, era solo stato partorito dalla mia fantasia e dal mio odio verso i vegani. "Strano che un'anima possa sentire la fame? Strano che io possa ancora sentire le pulsazioni del mio cuore quando vedo una bella ragazza?"

Non avevo mai saputo cosa fosse la vita dopo la morte e molte delle cose che i predicatori, i preti e compagnia bella cercano di farti capire sono solo delle sciocchezze. Ero morto, ero una specie di fantasma ma mi sentivo sempre vivo.
Mi sentivo vivo così come mi pare d'esserlo nei sogni. Nei sogni ci sentiamo vivi ma sempre un pò strani. Alle volte ci pare di vivere a scatti ma pur sempre di vivere. E se io stessi sognando? Magari dopo un pò il gallo canta e mi ritrovo a letto con Samus... Oppure con Guendalina o Michelle o in mezzo ad un sacco di donne e uomini dopo l'orgia domenicale. No, non può essere. Sono giorni e giorni che vago e i sogni non mi sono mai apparsi così lunghi. La vita dopo la morte è come un sogno, un sogno lunghissimo: Il sogno infinito.

 
- IL SOGNO INFINITO - IL FU PEPO GARROSS -

Racconto di Pepogarross

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Da quanto sto sognando? Sto contando gli attimi e mi pare di aver vissuto troppo in queste condizioni. Rivoglio indietro il mio corpo. Voglio svegliarmi e abbandonare questa dimensione. Domani penso di fare un salto nel mondo dei "metempsicotici", sono persone folli però credo che loro potranno aiutarmi. Sarà un pò dura convincerli del fatto che io voglio indietro il mio corpo e non voglio diventare un fiore oppure un octorok. Magari mi offrono il corpo di qualche attrice famosa? Non sarebbe male... Ma cosa vado a pensare. Io voglio indietro il mio corpo, punto e basta.

Mettiamo pure a capo il capoverso perché le mie meningi non reggono questo mio monologo. Ho detto meningi? Ma allora io ho pure un cervello? È inutile portare avanti questo soliloquio lungo un'eternità.

Andrò dai metemPSICOTICI e loro sapranno rispondere ai miei dubbi. Quasi quasi parto adesso visto che non ho niente da fare, è un pò che non faccio niente.

Quando ero in vita almeno cazzeggiavo. Solo dopo essere morto posso capire la differenza tra cazzeggiare e non fare niente. Il cazzeggiare è un'azione puramente terrena ed è un modo per far credere agli altri che stai lavorando ad un progetto interessante e top secret al momento mentre in realtà stai solamente giocando oppure guardando un sito porno. Il non fare niente è una cosa triste. Tu cerchi di fare qualcosa, cerchi di renderti utile e di guadagnarti il pane ma non è possibile: un qualcosa o un qualcuno non ti permette di agire. Il disoccupato ad esempio non fa niente ma non è colpa sua. Sta male per questo ma non può farci nulla.

Io mi sentivo disoccupato nel vero senso della parola. Se la mia occupazione terrena era quella di cazzeggiare, adesso non avendo un corpo ed una identità riconosciuta nel presente non potevo nemmeno cazzeggiare. Mi sentro troppo triste per questo. Voglio indietro il mio corpo. Voglio ritornare al cazzeggio.

È il momento giusto per partire e abbandonare questa sensazione che mi attanaglia e mi tormenta. Non so assolutamente dove si trovi il mondo dei metempsicotici però grazie ai miei poteri posso sempre teletraspostarmi. "metem... psicosi!!"

Mi ritrovo in un tetro quartiere abitato da gentaglia strana. Indossano dei costumi carnevaleschi e conversano ai bordi delle strade. Questo luogo mi da l'idea di essere un mercato. Somiglia moltissimo alle viuzze del Borgo di Hyrule però non conosco il singolo volto di queste persone e loro paiono non riconoscermi. Riescono a vedermi? Oppure mi vedono e mi ignorano? È molto brutto essere ignorati. Quando qualcuno ti ignora tu appari impotente agli occhi suoi e non hai più il coraggio di parlare e ritieni questa persona la più antipatica al mondo. La sensazione si moltiplica non appena ti ritrovi ignorato da tutti. Inizi ad avercela con tutti. Piangi e prendi a calci il mondo. Io però voglio provare a capire se per loro sono invisibile veramente. Salto sopra il tavolo ed inizio a strappare le pergamene che questi gentili signori stanno consultando. Niente. Nessun grido o gemito. I signori tirano fuori dalle loro borse di pelle altre pergane. Pergamene identiche a quelle che avevo strappato e continuano a fare ciò che avevano fatto precedentemente.

Stanno continuando a fare quello che avevano fatto poco prima e nella stessa maniera. Questi personaggi padroneggiano il tempo a parer mio. Devo stare molto attento perché potrebbero pure... Magari potrebbero pure riportarmi in vita. Riportarmi indietro nel tempo e fare in modo che io che non sia mai morto.

"Possiamo solo curare un uomo in fin di vita. Possiamo far richiudere ferite mortali prima che l'anima spiri da un corpo ormai stanco. Non possiamo però far ritornare in vita un'anima senza un corpo a meno che..." Uno di quei tizi mi ha letto nel pensiero e mi sta parlando. Rimango per un po' a scrutarlo. Mi sembra tale e quale a Goethe durante il suo grand tour in terra romana. Dopo un po' rispondo: "A meno che?" A meno che tu non riesci a riportarci il tuo corpo intatto e noi vedremo cosa potremo fare per te." "Mannaggia a me!! Ho cremato il mio corpo e ho donato i miei organi a chi ne aveva bisogno." "Niente da fare allora." Un altro uomo inizia a parlare: "Non darti per vinto. Non è ancora detta l'ultima parola. Potresti prendere ricercare un tuo capello e da lì lavorare sul DNA per creare un..." "Kailihim, hai bevuto troppo. Con quel DNA creeremmo un altro essere vivente e non un corpo esanime. Questo ragazzo cerca un corpo da abitare e noi non possiamo aiutarlo."

Loro non possono aiutarmi. Sapevano già da prima che non potevo essere aiutato da loro ed è per questo che cercavano di non vedermi. Chissà quante anime avranno visto nella loro vita. Chissà quanto si saranno arricchiti con i loro servigi. "Noi non vogliamo danaro in cambio, giovanotto. Per chi ci hai preso?" "Scusate Messere, non era mia intenzione dire una cosa del genere." "Ma hai pensato questa cosa e non ci sono scuse. Noi siamo capaci di leggere nel pensiero di qualsiasi entità: siano esse anime, viventi, animali, piante. Non riusciamo ancora a capire bene le donne però stiamo affinando le nostre tecniche."

Ah le donne. Nemmeno io sono riuscito a capirle. Ho avuto molte relazioni perché temevo di essere abbandonato e così abbandonavo io per primo. "Mi dispiace..." Wé, non interferite con il mio flusso di pensieri. Potete leggere nel pensiero ma non fate commenti ad alta voce che mi interrompete. "Va bene giovanotto. Non capiterà più." Lo spero bene. Inutile citare i miei matrimoni e tutte le scappatelle. La mia vita comprendeva le donne, le infatuazioni e gli innamoramenti. Ma a quante ho dimostrato realmente il mio amore? Forse a nessuna. Pensavo che l'amore fosse provare un sentimento molto forte verso qualcuno. Ma mi sbagliavo. Il vero amore è pensare al noi e non di certo al me con te. Io ho sempre pensato a me. Sono viziato ed egoista perciò pensavo all'amore come un me con il te ma non come un noi. Beh bando alle ciancie, posso sempre dimostrare di essere un amante migliore non appena sarò in vita.

"Buona Gente, ma voi chi sareste in realtà?"
"Noi siamo dei Temporeggiatori."
"Non siete allora dei MetemPsicotici."
"Mi dispiace, quelli stanno nell'altro isolato."
"Potevate dirmelo prima invece di farvi gli affari miei leggendomi nel pensiero. Poi ho un'altra domanda. Mi sono teletrasportato in questa zona pensando alla metempsicosi..."
"... Commettono tutti questo errore. Il problema è che ci siamo traslocati da poco in questa zona. Questo quartiere apparteneva ai metempsicotici poco tempo fa ed è rimasto un pò di Ki?"
"Chi?"
"Ki. il Ki."
"Ma il chi cosa?"
"Il Chakra, il Ki, la reiatsu. Ci siamo intesi giovane ignorantone?"
"Sì, ho capito. Quella specie di aura che mi pervadeva quando provavo un sentimento di odio, amore, paura verso qualcuno. Non sapevo come chiamarla e dicevo aura."
"Sì insomma, è un qualcosa del genere."

Mi devo concentrare sul Ki dei Metempsicotici... "Guarda che fai meglio a fare 2 passi che li raggiungi subito." Quante volte ho detto che non dovete interferire con i miei pensieri. Farò 2 passi visto che ho sprecato troppe energie con quel teletrasporto. Mi trovo davanti ad un grande tempio in stile cino-giapponese. La cosa più interessante però è che posso leggere tutto quello che c'è scritto nei simboli e nelle tavole di legno all'ingresso.

"Dimora dei Metempsicotici. Suonate una volta la campana e noi giudicheremo la vostra idoneità." Sembra interessante capire come possano giudicare la mia idoneità e quella di tutti gli ospiti.

DONG DON DONG

"Chi è?"
"Sono Garross, Pepogarross."
"Meno male. Speravamo un giorno di incontrarLa onnipotente Pepo."
"Mi è un po' difficile capire se mi prende in giro oppure se parla sul serio dato che non vedo il Suo volto."
"Ah mi scusi Pepo-sama, non sto abitando nessun corpo ed è per questo che non mi vede."
"Lei è in grado di abitare corpi?"
"Non solo. Siamo capaci di crearne di nuovi. Possiamo farLe provare il nostro nuovo corpo? È tale e quale a quello di George Clooney in età matura."
"Mi interesserebbe non poco però preferirei il mio di corpo."
"Venga con me allora."
"Mi scusi un attimo. Perché io non riesco a vederLa? Se è un'anima come me dovrei essere in grado di vederLa o no?"
"Dice bene. Ma io non sono un'anima. L'anima è comunque un qualcosa di vivente mentre io non vivo. Io non esisto. Sono solamente una voce. Non so se esistono parole per definirmi. Io mi vorrei chiamare pseudo entità non so se a Lei torna congeniale la faccenda."
"Francamente non ci sto capendo molto ma mi fido della Sua parola."
"Bene. In questi tempi manca la fiducia e Lei invece da prova di padroneggiare i suoi sentimenti. Si è mai sentito in vita anche se tutto le faceva credere di essere morto? Ha mai pensato di vivere una vita come un sogno... di vivere..."

E tutti e 2 pronunciamo assieme Un Sogno Infinito.

Continua...