- Un altro punto di vista -

Racconto di Salvatore Guccione (con la collaborazione di E.G.)

"...Correvo tra quelle fiamme che formavano aguzze lingue di fuoco, scappavo da loro come fossero presagio di un'entità di cui non potevo neanche immaginare la malvagità, che di lì a poco avrebbe rovinato la mia terra, distrutto il mio regno e sicuramente annientato il mio potere..."

Era una soleggiata mattina primaverile e come al solito restavo assopita nel mio letto, accolta dalle soffici lenzuola ancora calde. Ripensavo a occhi chiusi al sogno che spesso tormentava la mie notti. Non di rado mi svegliavo con un senso di inquietudine, di cui già avevo informato mio padre, che però in quel periodo aveva ben altri problemi di cui tener conto...
Ero pervasa da queste tristi sensazioni. All'improvviso un raggio di sole accarezzò il mio viso e quasi mi convinsi di non necessitare d'altro, ma subito i servitori irruppero nelle mie stanze per annunciare che Impa, mia fidata accompagnatrice, già mi aspettava per la passeggiata mattutina.
Non era consentito a noi principesse uscire dal castello, per questo ogni mattina dovevo accontentarmi di girare per i soliti interminabili corridoi, raggiungere i soliti cortili e seguire le solite lezioni che Impa teneva tanto ad impartirmi, ripetendo sempre: "l'ocarina che la famiglia reale si tramanda da secoli e che possiede un potere immenso conferitole dai sette saggi, oggi è nelle tue mani. Rispettala come fai con i preziosi di famiglia".
Seduta sempre sulla stessa panchina nei giardini che circondavano il castello, per un attimo mi sentii mancare; il mio potere si stava indebolendo, ma non riuscivo a comprenderne la causa.
Al ritorno passavamo sempre dalla fontana da dove potevo ammirare uno scorcio del paesaggio che fiancheggiava il fortilizio e con Impa, salita la scalinata esterna, varcato l'arco in fiore, attraversavamo un corridoio dell'ala destra del castello che era sovente controllato da Poek, una della guardie reali, in cui io per prima riconoscevo fedeltà, rispetto e devozione. Ormai Impa aveva capito che gli sguardi che ci scambiavamo al mio passare nascondevano ben più di una stima particolare. In verità avevamo già un appuntamento per l'indomani mattina, cosicché non appena mi fossi congedata da Impa, ci saremmo incontrati e lui mi avrebbe fatto ammirare il paesaggio fuori dal castello... anche se solo per poche miglia...
Poek conosceva bene i punti meno controllati e ci saremmo avventurati insieme per le lande limitrofe al castello, considerando di tornare prima di destare sospetti.

Il sole era già tramontato e come la notte avvolse Hyrule, quella inquietudine tornò a prendere possesso dei miei sogni, quell'oscuro presagio tornò a sfinirmi, fin quando una candida luce dissolse il buio ormai padrone di ogni mio alito...

...Era il sole. La serva aveva spalancato la finestra e aperto le tende lasciando entrare la calda luce propria di un'estate ormai prossima. Ma io avevo altro a cui pensare, Poek non avrebbe potuto attendermi a lungo, perciò dovevo cercare di finire la passeggiata mattutina con Impa il più presto possibile. Lei era già in attesa nell'androne davanti al castello.
Con Poek ci eravamo ben accordati: il giardino interno era il posto migliore per incontrarci.

Avevo salutato Impa già da un po', ma lui ancora non arrivava.
Attesi, in virtù di una speranza che andava ogni secondo affievolendosi.
I miei occhi si persero a spiare, dalla finestra centrale, le guardie che svolgevano i loro compiti; improvvisamente potei notare irrompere l'immagine di un uomo con la pelle scura e secca, tipica di chi si lascia bruciare il volto dal sole crudele del deserto, percorrere fieramente il corridoio a passo spedito; si chinò al cospetto di mio padre e i due si misero a confabulare. Sembravano intendersi riguardo a un piano per placare i piccoli malcontenti popolari che in quei tempi si facevano sempre più pressanti. Inoltre volevano mandare un esercito che controllasse e se necessario spegnesse le piccole rivolte nascenti. Di questo esercito quest'uomo sembrava dover assumere il controllo. Attorno a lui io potevo distinguere un'aura di elevatissima potenza maligna, ma non potevo proferirne parola a mio padre, lui non aveva i miei poteri, e tutt'al più era molto bravo a lasciarsi convincere da qualche ipocrita buona parola: "di quest' uomo il regno ha bisogno", è così che mi avrebbe risposto.
Certo è che di Poek non c'era neanche l'ombra e che sicuramente gli era successo qualcosa che gli aveva impedito di incontrarmi.
Così tutti i pensieri più orribili attraversarono la mia mente, finché un fruscio, poi un tonfo: di fronte al rovo davanti all'arcata era disteso un ragazzino. Dai suoi abiti compresi subito che proveniva dalla foresta, ma nonostante quel che si dicesse di quei kokiri, aveva un'aria buona, e anche se, appena si riprese, mi si avvicinò rapidamente, non ebbi paura di lui.
Era riuscito addirittura a schivare tutte le guardie attorno al castello per raggiungermi, così mi spiegò cosa lo condusse da me.
Disse che in fin di vita l'albero Deku gli aveva imposto di raggiungermi e conoscendo l'indiscutibilità della sua saggezza, non potei non dare peso a ciò di cui mi stava informando: tenebre e oscurità minacciavano Hyrule e il male si era già addentrato nel Sacro Reame, gli stessi presagi di morte che tormentavano i miei sonni, tormentavano i suoi. Allora gli raccontai delle mie impressioni riguardo al nuovo servitore del re, del Tempio del Tempo, chiave per le porte del Sacro Reame e sede dei sette saggi protettori delle terre di Hyrule, a cui si poteva avere accesso soltanto guadagnandosi le tre pietre spirituali.
Non potevo dare più informazioni: la vita del ragazzo era la cosa più importante e se avessi fatto altrimenti avrei potuto inibirlo e chissà, anche portarlo alla morte...

Ma non appena terminai, ecco che comparve Impa. Mi aveva cercato per tutto il castello per mettermi al corrente di ciò di cui era venuta a conoscenza: ormai si era diffuso un sentimento di protesta per tutto il regno e continuava a dilagare. Così, non appena prese commiato dal forestiero clandestino, mi guidò frettolosamente al mio gabinetto, mi concesse poco tempo per sistemarmi e riempire i bauli. La notte si stendeva su Hyrule, allora mi consentì di sonnecchiare per poche ore sul mio letto.
Quella fu l'ultima volta che io vidi la mia stanza...

Dell'ingenua curiosità che avevo fino al giorno prima, era rimasta una debole meraviglia che a tratti mi confondeva. Dovevo scappare dal pericolo imminente di un assalto alla fortezza.

La notte fu breve e adesso ero molto spaventata, il destriero ormai cavalcava spietato, e io a stento fui capace di ammirare la cittadella giù per il viale. Quelle immagini sfocate che mi passarono davanti agli occhi, era tutto ciò che avrei mai visto del regno di cui ero principessa. Mi voltai ad un tratto per cercare di imprimere nella mente l'immagine del posto che mi aveva cullata per anni e che mai più sarebbe stato come lo stavo lasciando...

Mi rammaricai tanto quella notte per essermi dimenticata di donare la mia ocarina al buon ragazzino che mi aveva fatto visita, senza di essa non avrebbe mai potuto accedere al Tempio. Ma non feci neanche in tempo a ricordarmi di quanto ero stata sciocca, che, valicato il ponte per la cittadella, lo trovai là, era lui, il ragazzo della foresta!
Non esitai un attimo. Sfilai l'ocarina dalla mia borsa e la lanciai quanto più precisamente potevo... mentre il cavallo era in corsa.

Improvvisamente mi tornò in mente, come una lama in una ferita, l'immagine di Poek, di cui non avevo ancora avuto notizie, e non potevo certamente chiederne.

Non avevo idea di quale fosse la nostra meta, Impa sembrava agitata e turbata, ma io mi riservai dal domandarle se ci fossero problemi di cui non mi avesse ragguagliata. Ero in un posto incantato e la mia debolezza mi aiutava a concentrarmi soltanto su quanto i miei occhi non avevano mai conosciuto. La mia vista non era abbastanza lunga per ammirare tanta magia, una vasta prateria si espandeva davanti a noi, sembrava senza fine. I raggi già illuminavano di un rosa pastello gli orizzonti attorno a noi, tutto questo scenario sembrava rivolgermi un caldo saluto, era l'inizio di un nuovo giorno, l'inizio di una nuova vita!
Sostammo per un'oretta scarsa...

Il posto più sicuro era la dimora di Impa.
Il villaggio Kakariko emanava quell'allegria tipica di una cittadella dove il potere regio è meno pressante. Impa portava il cavallo alla stalla, così rimasi sola per qualche minuto in mezzo alla piazzola principale del paesino ed ebbi l'opportunità di guardarmi in giro...
Salendo le scale alla mia sinistra e prestando attenzione a non essere vista da Impa, mi voltai esterrefatta (non avevo mai avuto tanta libertà) e intravidi un viso conosciuto sotto una buffa maschera gialla, forse assomigliava ad un coniglio, ma era molto più strano notare che era indossata da una guardia che faceva servizio alle pendici del Monte Morte.
"Zelda!", con un tono secco urlò il mio nome. Era...
Impa che mi richiamava. Allora mi misi a correre con quanta abilità possedevo e mi feci trovare con aria stanca dietro l'angolo di un mulino. Ella con sguardo incattivito più che severo, mi condusse da lei.
Non l'avevo mai vista così...
In casa c'era il fetore degli animali da pascolo, anche se rimaneva dall'aspetto quanto meno accogliente.
Quella notte mi permise di dormire sul suo letto...

Mi svegliai. Il miasma si era fatto ancora più ripugnante. Le mie guance non furono accarezzate dal sole, l'umido stagnante prese il posto delle mie soffici lenzuola e io invece di una finestra con allegri ghirigori, mi trovai di fronte forti spranghe di ferro. Mi misi seduta, la grata era sopra di me ad un'altezza per me irraggiungibile. Ogni mattina, da quel momento in poi, potevo ammirare, solo per qualche secondo, un fascio di luce penetrare dalla botola aperta da cui un' ombra indistinguibile lasciava cadere l'indispensabile per la mia sopravvivenza e poi la richiudeva lasciandomi lì, ad ascoltare i discorsi confusi tra un uomo ed una voce che riuscivo a riconoscere a stento, ma non volevo credere a me stessa o almeno speravo di sbagliarmi. Ero stata sola con le tenebre che mi divoravano... per un anno!

Non sapevo ormai da troppo tempo distinguere un pomeriggio da una mattina... mi svegliai e lo stupore contrastava a più non posso quel senso di terrore che scivolava beffardo lungo il mio corpo: la grata era aperta! La osservai un po' col timore che qualcuno venisse a richiuderla, ma nessuno. Allora presi coraggio, mi sollevai di sobbalzo, un capogiro fortissimo, ma alla fine saltai fuori.
Quanto ero stata stolta!
Per tutto questo anno avevo provato a non perdere la speranza che Impa sarebbe corsa in mio aiuto un giorno o l'altro, ma non potevo immaginare di vedere quello che i miei occhi stavano osservando confusi.
Il fetore campestre tornò fievole, l'ambiente più accogliente: ero in casa di Impa e vi ero stata inconsapevolmente per un lungo anno.
Umida delle mie stesse lacrime, aprii l'uscio...

Tagliava la mia pelle quella pioggia turpe, mille piccole goccioline appesantirono il mio abito ancora più sudicio. Mi trascinai giù per le scale, allora mi resi conto del disastro, della terribile sventura che era toccata all'allegra cittadella che non riconoscevo più. Fuoco ardeva le case, un orribile senso di morte annebbiava la mia ragione. Il vento soffiava perfido e accelerava il mio passo, fino a spingermi quasi via da quel villaggio in rovina.
Non avevo mai visto tanto nulla, corsi cercando di non curarmi di cosa mi circondava, il ponte per il castello era distrutto e non potevo varcarlo. Il fiumiciattolo era in piena come era in piena il mio cuore di cui sentivo i battiti sempre più frastornanti e pesanti. Disperata e confusa caddi svenuta sul ciglio del fiume, la pioggia però non smise di battermi sulla schiena quando chiusi gli occhi, il freddo non smise di provocarmi brividi, allora il torpore prese il sopravvento e credetti di abbandonare il mio corpo, consapevole di provare un sentimento che mi terrorizzava... io odiavo!

La notte non portava conforto nel cuore di una ragazza e già terminava la sua danza stregata...

Sentivo un lungo formicolio andare su e giù, riuscivo a muovermi a stento. Pensavo di trovare terriccio e fango sotto di me e il fiume al mio fianco. Ma sdraiavo su una superficie dura, di pietra, intorno non vi era l'aere dei campi, ma mura in rocce viva mi circondavano. Non potevo credere di ritrovarmi ancora segregata da sbarre. Nuovamente prigioniera di non sapevo chi e in un posto che non riconoscevo.
Ma stavolta non rimasi con le mani in mano, mi girai un po' attorno, l'odore delle segrete era familiare, urlai, picchiai ovunque, piansi.
Sentii un suono a cui non potevo non fare caso. Ma il suono diventò melodia.
Era la mia ninna nanna.
Chiesi: "Chi va là?"
Un sussulto, poi rispose: "Zelda! Sono Impa!"
Spinsi la mia testa tra due sbarre così ad un primo sguardo non notai nulla ma girai un po' gli occhi e un'ombra si avvicinò alla luce in un'altra cella, era Impa, anche lei era stata fatta prigioniera.
Mi accasciai confusa. Chi era Impa? La mia fidata accompagnatrice o una perfida traditrice senza scrupoli?
Meditai tutto il giorno. Lei nel frattempo non proferì parola, probabilmente non si mosse neppure. Ormai pensavo di perdonarla, lei era prigioniera come me, era nella mia stessa situazione e non parlarle non avrebbe potuto portare a niente.
Graffiavano milioni di catene il duro pavimento di pietra, entrarono quei rozzi e presero Impa con sé.
Chi erano? Cosa volevano farle? Non sapevo neanche se sarebbe mai più tornata.
Grandinava sulle mie guance sudice un'acqua salina, i miei occhi rimasero chiusi e il rimorso lacerava la mia coscienza: non le avevo dedicato neanche un' ultima parola di perdono.
Ma ecco che il portone in ferro battuto si spalancava di nuovo emettendo il lamento straziante di un ammasso di anime infernali. Impa era ferita ovunque, perdeva gocce di sangue lungo il cammino alla cella.
Nonostante tutto mi tranquillizzò rivederla!...

"Scusa!", lei ruppe il silenzio di quella triste sera ormai tarda.
" Perché lo hai fatto, Impa?"
"Non avevo altra scelta, davvero! Ganondorf, il comandante dell'esercito, ci espose i suoi piani, quella notte in cui tu dormisti a casa mia, aveva intenzione di catturarti perché segregata i tuoi poteri si sarebbero affievoliti, diceva, ma io avevo capito che le sue intenzioni erano più drastiche, lui è malvagio ed è un gerudo e io so bene che educazione riceve un gerudo! Ma sapeva che io ti custodivo nella mia dimora, allora preferii tenerti rinchiusa per un po', lì saresti stata al sicuro. Ma quando mio fratello scappò dalla città ridotta a ferro e fuoco dai vandali di Ganon e ti lasciò fuggire dallo scantinato sotto la stalla, contemporaneamente questo mostro assunse un potere che lo fece quasi impazzire, la situazione degenerò, il reame passò nelle sue mani, usò la forza, l'inganno e il ricatto per farsi alleati i più deboli. Io, come gli altri soldati che si opposero, fui cacciata, spodestata delle mie ricchezze e fui rinchiusa come molti in queste segrete!
Zelda! È vero, ti ho tradito, ma non credevo realmente di causare tutto ciò!"
"Mio padre il Re, dov'è adesso?"
"Ganon e il Re ebbero uno scontro e nessuno di quelli che assistettero sono in grado di tramandarlo oggi. Di Sua Maestà il Re non si ha alcuna notizia da molto tempo ormai."

NO! Mio padre non poteva essere scomparso! Non poteva! Ero davvero rimasta sola! La speranza era l'unico Smeraldo che possedevo! Non avevo nulla... solo Poek!
Ma del resto se non era ancora venuto a salvarmi, probabilmente si era dimenticato del innocente amore di una principessa bambina.
Ero diventata un tutt'uno con le immagini di morte, con i gridi di dolore, con le tristi sensazioni e con il sentimento che uccide l'anima.
Sollevai le palpebre, non so se dopo due, tre, o quattro ore o solo dopo un istante, ma ero diversa mi sentivo avvolta da bendaggi. Lo ero. Erano blu queste stoffe calde. Ero diversa, non mi sentivo più padrona dei miei poteri, ma non perché sottrattimi, piuttosto ero molto più forte di prima, ero più consapevole e decisa. Il cambiamento interno si rivolse all'esterno.
Il mio corpo nella sua nuova forma poteva vincere le forze del male e salvare prima di tutti me dal mio cuore avvelenato.

Adesso un gabbiano vola in cielo ricordandomi il senso di una libertà che ho creduto perduta troppe volte. Ma ora sono una persona nuova. Sheik. Sarà il nome che darò alla personalità forte e disperata, diversa dalla povera Zelda che è solo la bambina spaventata che vivrà sempre dentro me.

La mia mente si librò in aria e la mia vista andò oltre la cella.
Un cavallo galoppava temerario. Dal fruscio delle foglie usciva la dea del vento che correva misteriosa e si schiantava sui monti bagnati dai fiumi d'argento. La luna cacciava il sole e il mio desiderio batteva forte sull'incantevole piana di Hyrule...
Quando inaspettatamente mi ritrovai nei luoghi dei miei pensieri.
Non sapevo come avevo fatto ma sapevo che questo sarebbe stato un mio nuovo potere.

Non feci in tempo a gioirne che un lontano ricordo riaffiorò nella mia mente alla vista di un buffo oggetto giallo che si lasciava trasportare dal letto del fiume Zora, era una maschera strana... nascondeva quell'ultima... terrificante... verità!