- Illusioni - Parte Seconda: Malon -

Racconto di Sl88

"Vi prego, fatemi entrare! Mio padre è andato a consegnare il latte al castello più di quattro ore fa e non è ancora tornato! Per favore, permettetemi di andare a vedere cosa è successo!" gridava Malon alle guardie del castello reale. Suo padre aveva il difetto di addormentarsi ovunque fosse e se avesse tardato ancora, non solo sarebbe stato in un tremendo ritardo per le consegne, ma, siccome era già giorno inoltrato, non avrebbero fatto in tempo a tornare a casa. Non le andava affatto di passare la notte all’aperto. Una guardia le rispose con veemenza: "Vattene, ragazzina! Qui non abbiamo tempo da perdere con mocciosi, padri perduti e latte!". Malon, sconfortata, stava per andarsene ma, appena girato l’angolo, vide un ragazzino tutto vestito di verde e accompagnato da una fata che cercò di entrare nel castello e, come lei, fu brutalmente respinto. Gli si avvicinò e gli disse: "Perché devi andare al castello?". Lui rispose: "Devo incontrare la principessa". Malon, animata da una scintilla di speranza, gli chiese: "Se riesci a entrare, potresti cercare mio padre e dirgli di tornare a casa? Malon lo sta aspettando". Il ragazzino accettò la richiesta e se ne andò arrampicandosi su alcune piante rampicanti che crescevano vicino al muro di cinta. Dopo un po’ arrivò correndo il padre di Malon, Talon: "Scusami, piccola...". Malon rispose abbracciandolo: "Non fa niente... Torniamo a casa!". Il Lon Lon Ranch era una fattoria situata nel mezzo della piana di Hyrule. Il proprietario era Talon, un gran lavoratore, ma da quando la moglie era morta, aveva preso l’abitudine di rilassarsi appena poteva. Malon allora aveva circa dieci anni e capelli rossi, lunghi fino alla schiena. Aveva una vitalità fuori dal comune e adorava gli animali della fattoria: erano parte della sua famiglia. In particolare, una puledra le era molto affezionata: il suo nome era Epona e non si lasciava mai avvicinare da nessuno, tranne che da lei. Dalla madre, tra le altre cose, Malon aveva ereditato una splendida voce. Quando cantava, tutti gli animali erano tranquilli. Nella fattoria lavorava anche un’altra persona: si chiamava Ingo e, dietro la sua aria da scorbutico, celava un profondo amore per gli animali. Aveva per loro una dedizione e una cura tali che non aveva con le persone. Di solito, quando qualcuno gli rivolgeva la parola, non faceva altro che lamentarsi di quanto era stanco e sosteneva sempre che lui era il solo a darsi da fare in quella fattoria. Un giorno arrivò lì il ragazzino vestito di verde che aveva aiutato Malon. Lei stava cantando seduta sulla staccionata che delimitava il recinto dei cavalli. Quando si accorse di lui, disse: "Ah, sei tu, ragazzo fatato! Non ti ho ancora ringraziato per quello che hai fatto per me. Grazie! Come ti chiami?". Il ragazzino rispose: "Link". Malon disse: "Link?! Preferisco «ragazzo fatato»... Posso chiamarti così?". Link rispose incerto: "Mmm... va bene...". Link si accorse di Epona e, avvicinandosi a lei, disse: "Ma che bel cav...". Quando la stava quasi per toccare, Epona s’impennò e corse via. Link la inseguì per tutto il recinto gridando: "Torna qui!". Malon, divertita dalla scena, rise di cuore. Dopo un po’, Link tornò vicino a Malon, stanco morto. Lei gli disse sorridendo: "Epona ha un animo libero, se non le piaci non ti avvicinerà mai. Sai cantare?". "No, però ho questa!" disse Link prendendo l’ocarina dalla tasca. Malon disse: "Va bene lo stesso". Gli insegnò la canzone che aveva imparato dalla madre. Piano piano, Epona si avvicinò a Link. Lui tese lentamente la mano verso di lei e la accarezzò. Malon gli disse: "Ecco, ora anche tu sei un suo amico!". Malon gli mostrò la fattoria e gli fece conoscere Ingo che, appena li vide, disse immediatamente: "Non seccatemi, marmocchi! Ho già abbastanza lavoro da fare senza due mocciosi che mi girano intorno...". Malon soffocò una risata e disse sottovoce a Link: "È un po’ burbero, ma è una gran brava persona...". Link conobbe anche Talon, che gli regalò una bottiglia di latte e disse: "Sei in gamba, ragazzo! Dimmi, vorresti sposare mia figlia Malon?". Malon urlò imbarazzata: "Papà?!". Link era un po’ dubbioso, ma alla fine rispose deciso: "Sissignore!". Mentre Link stava per andarsene, Malon gli sussurrò: "Non dare ascolto a mio padre... Da quando è morta la mamma è diventato più strano che mai...". Appena uscì dal Lon Lon Ranch, Link chiamò la sua fatina e le chiese: "Navi, che significa «sposare»?". Col passare degli anni, il cielo si fece sempre più scuro e gli animali della fattoria divennero sempre più irrequieti. Ganondorf andò al Lon Lon Ranch e cercò di impadronirsene, ma Talon si oppose strenuamente: "La fattoria è la nostra vita, non ti permetterò di portarcela via!". Tuttavia, il povero fattore non poteva contrastare l’immensa potenza dell’oscurità. Ganondorf usò il suo potere su Ingo, che cacciò Talon dalla fattoria e schiavizzò sua figlia. Infine Ganondorf notò Epona e disse: "Ma che magnifico esemplare! Deve essere mio!". Tese la mano verso di lei, ma Epona fuggì via, proprio come aveva fatto con Link anni prima. Ingo con un briciolo si paura nella voce disse: "Padron Ganondorf, Epona è sempre stata molto indisciplinata...". Ganondorf gli rispose di rigetto: "Allora educatela! E portatemela quando sarà pronta!". Quando Link tornò alla fattoria, stentò a riconoscerla. Tutta la sua allegria e vitalità erano sparite... Talon lo aveva pregato di andare a salvare sua figlia, ma non lo aveva avvertito di quel cambiamento radicale. Passando davanti alle stalle, vide attraverso una finestra Malon: era seduta per terra, aveva il viso sporco e stanco e i vestiti laceri. A quella visione il cuore di Link ebbe un sussulto. Come potevano averla ridotta così? Malon alzò lo sguardo nella direzione di Link, ma vide solo un’ombra verde e pensò di aver avuto un’altra allucinazione. Da un po’ tempo pensava continuamente a Link. Aveva la sensazione che sarebbe tornato a liberarla da quel posto che un tempo chiamava casa. Ma non era mai arrivato. Link andò più avanti e vide che il vecchio recinto con la staccionata di legno era diventato un alto cancello di pietra e ferro. Vide Epona attraverso le sbarre e corse verso di lei. Anche Epona aveva avvertito la sua presenza e nitrì per la gioia. Nel momento in cui Ingo lo vide vicino a Epona, gli si accostò e commentò: "Bella, vero? Per questo è stata scelta da Sire Ganondorf in persona!". A quell’affermazione, Link capì tutto. Battendo Ingo in una gara di corsa a dorso di Epona, fece tornare la fattoria alla normalità. Per ringraziarlo, Malon decise di donargli Epona: "Tra voi due c’è una sintonia invidiabile. Ti ha scelto come suo compagno, quindi, anche se mi dispiace separarmene, è tua!". Link restò lì per qualche giorno e una sera, si era fermato a guardare Malon che mungeva. Quando lei ebbe finito, Link le chiese: "Posso aiutarti a portare il latte?". Malon rispose con gentilezza: "No, grazie, faccio da sola". Link insistette: "Lascia che lo porti io!" e mentre cercava di prendere il secchio, rovesciò tutto il latte addosso a Malon. Lei si arrabbiò e gli disse: "Ti rendi conto di quanto lavoro abbia fatto per ottenere quel secchio di latte?!". E iniziò a rincorrerlo gridando: "Se ti prendo, ti...". Ma non finì la frase, perché mentre lo stava per acchiappare inciampò e cadde su un mucchio di fieno. Link trattenne a stento le risate. Malon lo guardò un po’ imbronciata. Lui la aiutò ad alzarsi e le disse: "Aspetta! Hai del fieno tra i capelli...". Le si avvicinò e delicatamente le tolse il fieno dai capelli. Malon sentì il battito accelerarsi e il viso farsi caldo. "V-vado a cambiarmi!" disse correndo via. Il giorno dopo, Malon lo stava cercando: "Link! Link!". Era la prima volta che lo chiamava per nome e lui non se n’era neanche accorto. Lo trovò che dormiva sul cumulo di fieno su cui era caduta. Prese una coperta e, mentre gliela metteva sulle spalle, lo sentì sussurrare nel sonno: "... sa...". Gli andò più vicino per sentire meglio: "Principessa...". Le sembrò che il tempo si fosse fermato. Meccanicamente andò in camera sua, si sedette sul letto e iniziò a guardare il pavimento con occhi vuoti e tristi. Quando Link si svegliò, decise di andarsene. Talon chiamò la figlia: "Malon! Link se ne sta andando, non vieni a salutarlo?". Malon rispose: "N-non mi sento molto bene, papà". Osservò Link dalla finestra della sua stanza e vide che lui stava guardando nella sua direzione; montò su Epona e andò via. Malon rimase a guardarlo finché la punta del suo cappello verde sparì dalla sua vista.