- Illusioni - Parte Terza: Ruto -

Racconto di Sl88

"Arrivo, arrivo!" urlò spazientita Ruto. Stava preparando uno sformato per il sacro Lord Jabu Jabu, il protettore del dominio di Zora. Gli Zora erano creature dell’acqua: avevano un corpo dalle sembianze umane, ma la pelle simile a quella dei delfini, dietro la testa avevano un’estremità a forma di coda di pesce e avevano pinne poste sulle braccia e i fianchi. Il re teneva molto a sua figlia, il suo unico pensiero era vederla felice e credeva che il modo giusto fosse trovarle un marito. Le proponeva pretendenti in continuazione; quel giorno, per esempio le voleva presentare il figlio del consigliere. Sperava che le piacesse, era molto impaziente e la chiamava ogni cinque minuti. Ruto non ne poteva più di tutte le attenzioni del padre. Guardò con nostalgia la pietra che era sul tavolo, lo Zaffiro di Zora. Sua madre, prima di morire, lo aveva affidato a lei, era la cosa più preziosa che possedeva. La madre le mancava molto. "Ruto! Principessa Ruto!" la chiamava il padre. "Ora vengo!" disse Ruto annoiata. Mentre se ne andava urtò il tavolo e la pietra cadde nell’impasto dello sformato che stava preparando, ma lei non se ne accorse. Quando arrivò vide un ragazzo vicino a suo padre. Era carino e molto più grande di lei; quando si presentò, si inginocchiò e le baciò la mano: "E’ un vevo piaceve conoscevvi, pvincipessa...". Alzò lo sguardo, ma lo distolse subito. Ruto guardò il suo riflesso nell’acqua che le arrivava alle caviglie: aveva il naso sporco di farina. Si pulì e disse: "Il piacere è tutto mio, ...". Il padre finì per lei: "È il figlio del consigliere, Sarmas". Il giovane Zora si alzò: "Mi piaverebbe sapeve qualcosa su di voi, pvincipessa. Quali sono i vostvi intevessi?". Ruto assunse quell’aria di superiorità che le piaceva tanto e rispose: "Be’, mi occupo dei differenti modi di regnare dei sovrani del passato; essendo destinata a condurre il regno, non vorrei ripetere gli errori commessi dai precedenti re. Inoltre, in qualità di sacerdotessa sono... Oh, per Nayru, lo sformato!" disse correndo via. Sapeva che non era educato andarsene in quel modo, ma odiava i tipi noiosi e intellettualoidi. Portò lo sformato a Lord Jabu Jabu e, quando tornò in cucina, non trovò più lo Zaffiro di Zora. Lo cercò dappertutto, poi guardò il piatto dello sformato e capì. Doveva recuperarlo. Suo padre non gli avrebbe mai permesso di entrare nello stomaco del protettore degli Zora, ma non poteva andare senza avvertire nessuno. Scrisse una lettera in cui indicava dove era andata, la mise in una bottiglia e la gettò nella pozza d’acqua della sala principale. Andò da Lord Jabu Jabu e gentilmente gli chiese di poter entrare in lui. Il protettore acconsentì dicendole: "Lo Zaffiro di Zora è importantissimo per tutti noi, se dovesse andare perso sarebbe la rovina". Spalancò la sua gigantesca bocca e vi fece entrare Ruto. Lo stomaco di Lord Jabu Jabu era molto strano: non solo le sue pareti emanavano una singolare luminescenza che permetteva a Ruto di vedere, ma era infestato da meduse elettriche e insoliti mostri dalla forma di calamari. Purtroppo alcune parti dell’apparato digerente di Lord Jabu Jabu erano troppo sensibili e si agitavano violentemente anche se venivano solo avvicinate e, di conseguenza, Ruto non poteva oltrepassarle. Molte ore dopo perse la cognizione del tempo: sembrava che avesse passato lì dentro un’eternità. Lentamente i mostri lì dentro continuavano ad ingrandirsi e farsi minacciosi. Per evitare una medusa, Ruto inciampò e finì contro una parete sensibile dello stomaco che la scaraventò via. In quel momento arrivò un ragazzino vestito di verde che uccise la medusa con la fionda. Le si avvicinò e le chiese: "Sei la principessa Ruto?". "Sì..." rispose lei tendendogli la mano per farsela baciare. Lui la afferrò per il braccio dicendo: "Presto! Dobbiamo andare via di qui!". Ruto, stupita dall’enorme mancanza di rispetto ritirò il braccio e gli urlò: "Come osi?! Chi sei per venire qui e pretendere di portarmi via come un sacco di patate?". Lui rispose: "Scusa, sono Link. Andiamocene via!". Ruto indignata disse: "Come ti permetti di rivolgerti con un simile tono ad una principessa? Ti avverto che non mi muoverò di qui finché non avrò trovato la mia Pietra!". Link le disse: "Ma tuo padre mi ha detto che devi tornare subito da lui!". "Hai detto a mio padre che ero qui?" gli urlò la principessa sbalordita. Link rispose: "Sì, è molto preoccu...". Ruto lo schiaffeggiò e disse: "Perché lo hai fatto? Avevo espressamente detto nel messaggio che avevo lasciato che mio padre non doveva venirne a conoscenza! E’ insopportabile, manovra ogni cosa che faccio, io vorrei semplicemente vivere la mia vita senza che tutti s’intromettano!". Poi si girò di spalle e disse: "Devo assolutamente trovare la mia Pietra!". Link disse rassegnato: "Va bene, ti aiuterò a cercarla, ma appena l’abbiamo trovata ce ne andiamo". Ruto rispose con aria altezzosa: "Certo...". Lo guardò negli occhi e gli intimò: "Non ti aspetterai che io ti insegua di qua e di là affannandomi come una plebea? Mi porterai in braccio!". Link, pazientemente se la mise sulle spalle e iniziò la ricerca. Ruto pensò soddisfatta: "È quello che si merita per avermi trattata in quel modo!". Link, grazie ad un boomerang con cui calmava le parti sensibili dello stomaco di Lord Jabu Jabu, riuscì a passare anche dove Ruto non era riuscita. Tempo dopo, finalmente, trovarono lo Zaffiro di Zora. Si trovava su una specie di piattaforma. Link la fece salire lì, ma appena Ruto prese la Pietra, la piattaforma si sollevò e la portò nella stanza superiore a quella. Ruto non voleva abbandonare Link, dopotutto l’aveva salvata. Ma alcune meduse la tramortirono e la portarono via. Quando rinvenne, Ruto si trovava in una cella sferica dalle mura gelatinose. Poteva vedere quello che c’era fuori, ma non riusciva a capire dov’era. All’improvviso arrivò Link, che iniziò a combattere contro qualcosa che lei non vedeva. A un certo punto vide che Link si dirigeva verso di lei con la spada sguainata. Ruto gridò spaventata: "Cosa stai facendo? Fermati!". Link vibrò un fendente e la parete gelatinosa intorno a lei si dissolse. Ruto si accorse di essere stata imprigionata all’interno di un tumore che attanagliava lo stomaco di Lord Jabu Jabu. Avrebbe voluto ringraziare Link di averla salvata, ma si vergognava troppo e gli disse solo: "Perché ci hai messo così tanto? Avrei potuto morire!". Poi, con il potere della Pietra, si teletrasportarono sul fondo della Fontana di Zora, un piccolo lago dove alloggiava Lord Jabu Jabu. Link, per la pressione troppo forte, svenne e mentre Ruto lo trascinava in superficie ebbe tempo di pensare: quando aveva incontrato Link, lo aveva trovato sgarbato, ma nessuno l’aveva mai trattata da persona normale, non da principessa. Poi, durante la ricerca della Pietra, aveva sentito la gentilezza del suo tocco quando la portava in braccio. E aveva visto quanto coraggio aveva dimostrato combattendo contro ogni sorta di mostri. Infine le venne un dubbio: "Perché ha fatto tutto questo per me? In fondo mi conosce appena e non sono neanche la sua principessa...". Arrivarono in superfice e mentre Ruto aspettava che Link rinvenisse pensò che era davvero carino. Quando Link si riprese, Ruto prese una decisione, fin da quando era nata la madre le aveva detto che il periodo più felice della vita di una persona era quando ci si innamorava e il padre non faceva altro che cercarle un marito: Link era quello giusto per lei, lui si comportava con piena naturalezza e sincerità, non come gli altri che non osavano dire quello che pensavano per via del suo sangue reale... Gli disse: "Link, io ti scelgo come mio compagno per la vita. Ti dono la cosa a me più cara, lo Zaffiro di Zora, come pegno del mio amore". Link arrossì e corse via. "Che maleducato!" pensò Ruto sorridendo. Quando il re Zora seppe della decisione della principessa ne fu felice, anche se rimase un po’ scioccato quando Ruto gli disse che non era uno Zora. Gli anni passarono e Link non tornò. Intanto il dominio di Zora diventava a poco a poco sempre più freddo. All’inizio quasi nessuno se ne accorse, perché gli Zora, in quanto esseri acquatici sopportavano abbastanza bene il freddo. La superfice dell’acqua si stava pian piano ghiacciando e molti se ne andarono per la temperatura troppo bassa. Alla fine rimasero solo il re, che si rifiutava di andarsene dalla sua dimora, e Ruto, che non voleva lasciare il padre. Una mattina, Ruto si svegliò e trovò il re congelato. Si sentì morire. Nonostante tutto quello che aveva pensato di lui, Ruto lo amava, era la sua unica famiglia. Si inginocchiò davanti a lui, battendo i pugni sullo strato di ghiaccio che lo ricopriva, con le lacrime che le scendevano dagli occhi: "Padre! Padre!". "Non potete fare più nulla per lui" disse una voce alle sue spalle. Ruto si girò. Era un ragazzo biondo con gli occhi rossi, sul petto portava il simbolo degli Sheikah, una razza di protettori del re di Hyrule, ma che da tempo si era estinta. "Chi sei?" gli chiese la principessa. "Il mio nome è Sheik, principessa Ruto" disse inchinandosi a lei, poi si alzò e continuò: "Non potete rimanere qui, altrimenti finirete congelata come vostro padre". Ruto disse: "Dove andrò allora? Questa è la mia casa, non sono mai stata fuori di qui, non conosco il mondo!". Sheik le rispose con voce flautata: "A Lago Hylia. Lì faremo vostro rifugio il Tempio dell’Acqua, antico santuario della divinità degli Zora". Ruto, a malincuore, lo seguì. Il Tempio dell’Acqua si trovava sotto la collinetta nel mezzo di Lago Hylia. Era molto grande e, in un certo senso, anche un po’ sinistro. Ogni suono veniva amplificato dall’effetto combinato dell’ eco e l’acqua. Sheik rese il posto abitabile e insegnò a Ruto come difendersi utilizzando il potere degli Zora. Rimase con lei diversi mesi, per Ruto era l’unica compagnia. A Ruto piaceva molto il modo in cui la considerava: era sempre molto gentile e, pur non essendo legato alla sua razza, si comportava come se fosse la sua principessa. Un giorno Sheik fu costretto ad andarsene: "Una persona a me molto cara è in grave pericolo, principessa. Devo andare da lei". Ruto lasciò che se ne andasse, anche se le dispiaceva molto separarsi da lui. In quel tempio vuoto si sentiva terribilmente sola, così iniziò a fantasticare... Pensava a Link, il giorno del loro matrimonio, i loro figli... Era così immersa nel suo mondo da non accorgersi che un mostro era entrato nel Tempio. Tempo dopo si accorse di una presenza estranea; percepiva che non era una creatura acquatica, il suo corpo scendeva nell’acqua come zavorrato da qualcosa. Ruto decise di affrontarlo faccia a faccia, così andò sul fondo del Tempio e aspettò che arrivasse. Quando la creatura toccò il fondo, un tonfo metallico rimbombò in tutto il Tempio. Ogni suo passo produceva quel terribile rumore. Il battito di Ruto iniziò ad accelerare per la paura, ma quando vide chi era non poté far altro che sorridere: "Link!". Era cresciuto tantissimo dall’ultima volta che si erano visti, ora era quasi un uomo, inoltre portava la tunica blu degli Zora che gli permetteva di respirare sott’acqua. "Ti rendi conto di quanto ti abbia aspettato?! Non dovresti far attendere così a lungo la tua promessa sposa!" lo rimproverò cercando di assumere un espressione imbronciata, ma non ci riuscì, perché era troppo felice di vederlo. Link le si avvicinò e prendendole le mani le disse: "Sono contento di rivederti, Ruto". Lei avrebbe voluto gettargli le braccia al collo e baciarlo, aveva atteso tanto quel momento... Purtroppo fu fermata da un’affermazione di Link: "Sei in pericolo! Dobbiamo andarcene di qui!". A quel punto Ruto si arrabbiò: "Possibile che ogni volta che ti vedo c’è qualcuno o qualcosa che cerca di uccidermi?". Improvvisamente avvertì un’altra presenza nel Tempio dell’Acqua oltre le loro. Si diresse verso quella presenza e allontanò Link: "Questa volta me ne occupo io". Link cercò di fermerla ma Ruto non ne volle sapere: "Queste seccature ci stanno impedendo di vivere felici. Non voglio perderti di nuovo, capito?" detto questo, andò nella stanza dove c’era la presenza e la chiuse in modo da non poter far entrare Link. Lo sentì che batteva i pugni sulla porta: "Ruto! Nooo!". Lei fece finta di non sentirlo. La stanza era apparentemente vuota, ma era sicura di non essere sola lì dentro. Per proteggersi si tuffò in acqua, il suo elemento; quello fu il suo più grosso sbaglio. "Questa... Questa non è acqua!". Troppo tardi si accorse che la presenza che sentiva era tutto il liquido attorno a lei. Cercò invano di raggiungere la superfice, ma Morpha, l’essere mutaforma, la bloccò. All’improvviso si trovò davanti una sfera rosa luccicante. Questa iniziò a colpirla con violenza finché Ruto non sentì più niente. Solo buio e gelo. Vide l’orribile mostro fagocitare il suo corpo senza vita. Di colpo Ruto comprese che era morta. Era una sensazione orribile: non avrebbe più potuto vedere suo padre, Sheik e soprattutto Link. Non avrebbe mai potuto esaudire il suo unico desiderio, sposarsi con lui e vivere una vita felice. Aveva perso di nuovo Link e questa volta era per sempre... I suoi pensieri furono interrotti da un’esplosione. Link aveva fatto saltare con una bomba la porta da cui era entrata e lo sentì chiamarla: "Ruto! Dove sei?". Nella stanza Link non vedeva nessuno, così saltò su una delle piattaforme che ne erano al centro. Morpha fu attirato da lui e uscì allo scoperto. Link afferrò il suo cuore con il rampino e lo trafisse. Di colpo tutta l’acqua presente nella stanza evaporò e scomparve. Ruto fu accecata da una luce tiepida e fu di nuovo davanti a Link: "Mi hai salvato ancora una volta" gli disse sorridendo "dopotutto sei l’Eroe del Tempo... Avrei voluto vivere con te, ma, a quanto pare, sono destinata a proteggerti dall’alto... Anche se non potremo più vederci volevo comunque dirti una cosa: ti amo e non smetterò mai di vegliare su di te". Si avvicinò a lui e gli accarezzò il viso: "Addio, amore mio" si protese verso di lui e per un attimo le loro labbra si toccarono, prima che Ruto sparisse.