- The Legend of Zelda: Secret of Bipotence -
- CAPITOLO IV: Dai, che forse l'avventura comincia -

Di TOTUCCIO

Appena fuori dal castello, rimembrando le parole della principessa –potrai accedere alla Montagna della Morte- il giovane eroe ricominciò a cercare nervosamente qualcosa nella tasca dei pantaloni.
Calava ormai il sole e con esso anche il sonno sui due eroi…
Mentre si recavano verso il Villaggio Kakariko o, meglio, mentre Navi trascinava quel poveretto assonnato, il terreno cominciò misteriosamente a muoversi...
In un attimo Navi e Link si trovarono circondati da mostri indescrivibili, assetati di sangue, dei mostri senza scrupoli. Erano degli avvocati.
“Attenzione Link, sono pericolosi!” Urlò spaventata la fatina.
Link estrasse fuori la spada, e attaccò con vigore un avvocato che però tramite un cavillo gli scaraventò a terra ogni possibile accusa. Allora provò con la fionda mirando ad un altro avvocato apparentemente distratto ma questi si oppose e l’opposizione fu accolta. Infine riprese la spada, ma il più grosso avvocato tirò fuori la sua penna -che è più forte della spada- e il giovane eroe si ritrovò ancora una volta disarmato.
“Che devo fare, Navi, nessuno può sconfiggere gli avvocati!”
“Avvaliti della facoltà di non rispondere!” si sentì urlare da lontano e in quel momento tutti gli avvocati scomparvero, quasi impauriti da quell’affermazione.
“Ti è andata bene, compagno!”
“Ciao bambino sfigato che va in giro con una fata rompiscatole!”
Erano Talon e Malon, i due simpatici compagni incontrati nelle vicinanze del castello che evidentemente conoscevano quel genere di mostri e che accompagnarono il giovane eroe e la fatina al loro ranch.
Il Lon Lon Ranch era una modesta fattoria a gestione familiare, costituita da mucche, cavalli, galline, scimmie urlatrici, ramarri e tartarughe ninja. A lavorarci c’erano Talon, il proprietario, addetto alle consegne, Ingo, fattore sindacalista tuttofare e infine Malon, addetta alle relazioni internazionali -non sapeva cosa voleva dire, però lo faceva per far contento il babbo-.
Link e Navi passarono la notte lì, sfruttando a pieno la generosa e disinteressata ospitalità dei fattori.
Passarono tutta la mattina seguente a raccogliere fieno per ripagarli del cantuccio di paglia nella stalla delle mucche concessagli da Ingo.
E finalmente a mezzo giorno potettero rimettersi in viaggio. All’ingresso del villaggio Kakariko si ergeva la figura di un omaccione ancora più fine del negoziante, con le braccia conserte che, vedendo il giovane vestito di verde, esordì con un caloroso “Leghista schifoso,cosa vuoi? ”.
“Leghista?” si chiese perplesso Link che iniziò un complesso ragionamento:
“Allora: Leghista = lega; lega = alleanza; alleanza…Alleanza Monarchica! Ma certo, è un alleato!”
E subito disse con entusiasmo all’omaccione: “Sì, sono un leghista, devo and…”
Non fece in tempo a finire che si beccò un pugno in faccia.
Si risvegliò dopo due ore nella casa di una donna molto affascinante, era simile all’omaccione di prima, solo che in più aveva la barba e i baffi…
“Ah, bè, donna baffuta mi è sempre piaciuta!” pensò il poveretto ancora convalescente.
“E’ stato molto gentile da parte sua, signora, aiutarmi…” disse umilmente Link al quale la donnona rispose allegramente:
“Figurati, è stato un vero piacere, quando vuoi la mia porta è sempre aperta.
Dammi 50 rupie!”
Rientrò in casa l’omaccione, che nel frattempo si era spiegato con Navi, il quale, per farsi perdonare, portò i due a fare una visita di tutto il villaggio.
Era fantastico, allegro, soprattutto. C’era un grande cimitero,una casa infestata da alcuni sfigati colpiti da una maledizione e un mulino dentro il quale un tizio allegro cantava una canzone strana, inquietante, che in un certo senso rapiva chi la ascoltava. Si trattava di “Finché la barca va”, di Orietta Berti.
Alla fine, giunti all’ingresso della Montagna della Morte, l’omaccione si rivelò:
“Sono il capo dei Carpentieri, e questi sono i miei figli, tutti iscritti al partito” e gli presentò degli sfigati tutti uguali, che fino ad allora non avevano fatto altro che correre per tutto il villaggio.
“In bocca al lupo, mio giovane amico. Dobbiamo unire le nostre forze se vogliamo sconfiggere quel cavaliere nero”.
Anche la Montagna della Morte si presentava come un posto allegro: mostri che saltellavano si qua e di là, pesanti macigni che rotolavano schiacciando tutto ciò che trovavano davanti, una caverna oscura e il solito gufo rompi palle che lo tenne fermo per un paio d’ore narrandogli la storia dei Goron. Anche questa storia era una gran rottura, quindi beati voi che ne leggerete solo la sintesi:
Dunque, i Goron erano una popolazione molto felice, infatti erano brutti, unisessuati e si nutrivano di pietre. Un giorno però delle lucertole che stavano nella grotta vista poco fa, a furia di assorbire tutte le scorie radioattive provenienti da quella città, si ingrandirono a tal punto da diventare dei mostri. Ora, i Goron di per sé non avevano nulla contro questi mostri, solo che per principio ritenevano che la grotta fosse loro. E quindi stabilirono di iniziare uno sciopero della fame affinché i mostri lasciassero la caverna. E lo fecero sul serio, giurando che avrebbero preferito morire, piuttosto che convivere felicemente con quelle lucertole. Difatti rimasero in 10. Congedato il gufo, contento di aver venduto a Link un aspirapolvere e una macchinetta fotografica usa e getta, i due raggiunsero la Città di Goron. Solo nel suo monolocale, il sindaco Darunia accolse benevolmente il giovane vestito di verde:
“Ciao terùn! Ma lo sai ca te si proprio bruto nè?”
“Sarai bello te” gli rispose garbatamente Link.
“Ma da dove vieni, mi fai schifo e cos’è quella cosa che ti svolazza intorno che mi fa schifo più di te? Ma dove l’ hai trovata, nella fogna di Calcutta? ”
“Questo mi sta già simpatico…” pensò il giovane tra sé e sé.
Navi invece se la prese a tal punto da rintanarsi nel cappuccio di Link decidendo di non uscirne più.
Per tanto l’eroe e il sindaco brindarono a questa scelta. Ridotti a stozze –che nell’antico linguaggio di Hyrule voleva dire “che più ubriachi non si può”- cominciarono a raccontarsi tutto ciò che avevano da raccontarsi: la storia dei Goron, quella di Alberobello, l’incontro con Zelda, il derby in coppa… insomma, passarono una cosa come 7 ore e 51 minuti, finchè Darunia cambiò espressione. Ad un tratto divenne serio, quasi si rattristò e disse:
“Senti, io non ho capito mica che vuoi da me. Sappi però che non ti regalo niente, ben inteso. Se vuoi qualcosa da me devi prima superare tre prove: portarmi una canzone allegra, cacciare le lucertole dalla grotta ed infine, se sarai ancora vivo, dovrai ascoltare per intero un CD di Ornella Vanoni. Ragazzo, finora hai giocato, adesso si fa sul serio!”