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| FUMETTI DI ZELDA |

  
- Comic della Valiant -
 

Questo è il comic di Zelda pubblicato da Valiant Comics che consta di meno di dieci albi, con il character design basato su quello del cartoon (anche se Link, almeno sulla copertina, sembra una scimmietta... avete presente Diddy Kong? Uguale...). Lo scenario contiene elementi del primo The Legend of Zelda, di Adventure of Link (ad esempio i nomi delle varie aree di Hyrule, che sono gli stessi dei saggi di Ocarina of Time, come molti già sapranno), e ovviamente del cartone animato, come ad esempio Link che cerca sempre di baciare Zelda; la storia stessa è ispirata a quella del cartoon, con Ganon che dopo gli eventi di TAoL si è nuovamente impossessato della Triforce del Potere. La sceneggiatura è totalmente incurante della psicologia dei personaggi e delle loro azioni, che sono assolutamente stereotipate e senz'anima, sulla falsariga della peggior specie di comic americani. Anche se Link è disegnato in modo fedele a come appare nei primi episodi della serie, poi, in generale il tratto è mediocre. Nel primo volume, che è l'unico che finora ho avuto il coraggio di leggere, dapprima Zelda fugge con la Triforce of Wisdom (che, come nel cartoon, è un grosso triangolo fluttuante O_o ), poi chiede a Link di andarle a procurare il "Flauto del quinto dungeon" (sic), che ha il potere di teletrasportare chi lo suona ovunque desideri. Nel secondo episodio dello stesso volume, Ganon abbindola gli abitanti della regione di Saria facendo loro credere che i cattivi siano Link e Zelda (bah... ma come puoi pensare che uno con mani sì grosse e ungulate, e che peraltro nasconde il proprio volto sotto un cappuccio, sia lì per farti del bene, non arriverò mai a capirlo...). Insomma, abbastanza deludente. Ma d'altronde cosa ci si può aspettare da un comic americano tratto da un videogioco risalente a quegli anni, tra l'altro evidentemente ispirato al cartoon soprattutto per "stupidità"? Gli albi di questo comic dovrebbero ammontare a otto in totale, per i collezionisti all'ascolto.

 
- Manga di Yu Mishozaki -
 

Si tratta di due opere in volume singolo ispirate a The Legend of Zelda e The Adventure of Link, pubblicate da JICC/Takarajima sulla fine degli anni '80/primissimi anni '90. Ne parlo più approfonditamente sotto, comunque la loro caratteristica principale è quella di essere fumetti molto, ma molto legati al modo "Eighties" di fare i manga, che ormai potrebbe non piacere a parecchi (tratto compreso, che non è certo il massimo). Oltretutto, a parte i nomi e qualche minimo elemento di background, sono un bel po' indipendenti dalla serie vera e propria di Zelda. Ma vediamo meglio cosa intendo con questo.

The Legend of Zelda. Questo è stato pubblicato nel 1989. Già dalla copertina i presentimenti saranno probabilmente neri per tutti gli appassionati del buon disegno: non solo il tratto è primitivo, ma i colori usati sono una sorta di pugno nell'occhio. Cominciando a sfogliare il manga non è che l'impressione migliori di molto. Tengo anzitutto a ribadire che questo manga (e il successivo) non ha assolutamente nulla a che fare con lo Zelda che tutti noi conosciamo: l'atmosfera, soprattutto, ne esce completamente deturpata. I personaggi principali, come Link, Zelda e Ganon, hanno i loro nomi, ma i loro aspetti sono stati talmente ritoccati che si stenta a riconoscere in loro i protagonisti della propria serie di giochi preferita. Giusto Ganon potrebbe essere un tantino più somigliante, ma solo perché ci vuol poco a fare un cattivone mostruoso che lo ricordi. Link è un ragazzino con i capelli castani, e la razza a cui appartengono tutti gli abitanti di Hyrule non è chiamata "Hylian", termine effettivamente entrato in uso a partire da A Link to the Past, ma con un più generico "Elf" (sic). Il manga poi si preoccupa di descrivere anche qualche momento della "vita quotidiana" di Link, Zelda & Company in Hyrule, anche perché certamente i primi due Zelda, e specie il primo, non è che fossero chiarissimi in materia, per cui nel trasporre ad un media prevalentemente narrativo era di certo necessario un minimo di compensazione, ma stiamo comunque parlando di un fumetto mediocre. Soprattutto perché da un certo punto in poi si susseguono solo battaglie, peraltro disegnate piuttosto male; da notare poi il dettaglio della Triforce presente sulla fronte di Zelda, dovuto ovviamente all'invenzione dell'autore, che avrà pensato: "Dato che ha la Triforce della Saggezza, il luogo più adatto per rappresentare questa caratteristica sarà senz'altro la testa". Ma tralasciando il fatto che si tratta comunque di un manga anni '80 e che quindi andrebbe preso come tale, c'è da dire che se cercate un fumetto di Zelda non vi ritroverete proprio nulla che lo richiami alla mente se non in maniera molto vaga. Consigliato solo e unicamente se volete collezionare ogni singolo fumetto di Zelda uscito sulla faccia della Terra: vista la qualità generale piuttosto scarsa, dubito peraltro che ne realizzerò una traduzione.

Adventure of Link. Il secondo manga risale a due anni dopo, essendo stato pubblicato nel 1991. La copertina stavolta è un tantino migliore, soprattutto nella scelta dei colori, ma quel che guadagna in disegno lo perde in qualità di riproduzione, davvero penosa. Per il resto, anche Adventure of Link segue le linee guida tracciate dal manga precedente. Il disegnatore poi è comunque un autore dal tipico tratto anni ottanta, quindi non aspettatevi modifiche epocali nel modo di realizzare i personaggi. Anche Adventure of Link non c'entra proprio un bel nulla con lo svolgimento del gioco, pur presentandone ancora una volta i character principali: new entry è prevedibilmente Impa, trasformata da vecchia cadente in ragazzetta poco più grande di Zelda. Presente anche il North Castle, ovviamente con un aspetto molto diverso da quello del gioco. Scordatevi fratelli della Principessa Zelda e stregoni chiamati Thunderbird (almeno, nulla del genere mi è saltato all'occhio), ma in compenso il simbolo della Triforce compare sul dorso della mano di Link, e c'è anche un tentativo di inserire qualcosa che somigli a quel Dark Link che è il boss finale di AOL; in questo caso, però, questo doppelgänger perseguiterà Link quasi per tutto il volume, risultando molto più inquietante del figuro incontrato nel gioco. A parte la breve descrizione della trama (o di quel che ne fa le veci), valgono le stesse considerazioni fatte per il manga precedente: quasi nessuna relazione con la storia e l'atmosfera della serie di Zelda e ancoramento ai canoni anni '80 del manga. Una cosa che mi ero scordata di far notare a proposito di entrambi i fumetti è che in essi Link è destro anziché mancino, il che allontana ancor di più il personaggio da quello inventato da Miyamoto.

 
- Manga di A Link to the Past di Shotaro Ishinomori -
 

Questo non è esattamente un capolavoro. Vabbe', praticamente con un pugno di parole l'ho demolito, ma sarà che mi aspetto, da parte di chi si occupa di operazioni di questo genere, un maggiore impegno nel cercare di catturare l'atmosfera di Zelda. Capisco che è difficile, ma sforzatevi un po', che diamine! Per poter parlare un po' più nel dettaglio di questo fumetto me lo sono andata a cercare tradotto in scanlation, e me lo sono letto meglio. Si tratta di un fumetto realizzato dallo scomparso Shotaro Ishinomori e pubblicato in Giappone in un unico volume, e in America colorizzato sulla rivista Nintendo Power al ritmo di una ventina di pagine a numero, per un totale di dodici puntate. Essendo il mangaka in questione un disegnatore Anni '70/'80, lo stile è molto antiquato, ed il tratto è poco dettagliato (in più i piedi di Link sembrano dei funghi). Anche la sceneggiatura in alcuni frangenti lascia un po' a desiderare, essendo spesso un po' troppo "veloce". La storia poi inizialmente procede quasi di pari passo con il gioco (A Link to the Past), ma dopo poche puntate se ne va a fragole presentando numerosi eventi che non c'entrano nulla, pur seguendo sempre, più o meno, il filo della vicenda originaria. Ad un certo punto poi, Link incontrerà una fatina (oddio, basta, non c'è più tregua!), ed il capo degli Zora gli donerà una certa "Zora's Mask", che effettivamente potrebbe ricordare qualcosa di esistente in uno degli ultimi episodi della serie (wink wink nudge nudge), non fosse per il fatto che essendo gli Zora in A Link to the Past degli esseri mostruosi, la maschera darà a Link un aspetto più che mai lovecraftiano (da Maschera di Innsmouth!)... altro che l'aggraziato Zora-Link di Majora's Mask. Ganon, invece, sembra più che altro un peluche con la forma di un porcello, non proprio un minaccioso Re del Male. Per concludere, parliamo della colorazione aggiunta dagli Americani: sfogliando il fumetto, devo dire che effettivamente essa migliora, e non di poco, molte scene che senza colore sarebbero bruttine. Fortunatamente poi, se togliamo la casacca rossa di Link all'inizio del fumetto (tanto dopo la prima pagina passiamo ai più consoni abiti verdi), la scelta cromatica è piuttosto fedele al character design del gioco. In definitiva, se riuscite a passare sopra all'estetica non proprio esaltante (colori a parte) di questo manga, non si tratta proprio di un'opera orrenda, però certo risente molto degli anni che si porta sulle spalle.

 
- Manga di Ataru Kajiba -
 

Queste due miniserie, pubblicate da Enix Comics, sono state disegnate da Ataru Kajiba (a volte si trova in giro anche come "Ataru Cagiva"), e si ispirano rispettivamente ad A Link to the Past (Kamigami no Triforce, La Triforce degli Dei) e Link's Awakening (Yume wo Miru Shima, L'Isola che Sogna). La prima è in tre volumi, mentre la seconda in due.

A Link to the Past. Sappiamo già tutti che di manga di A Link to the Past ce n'è uno precedente, di fama molto maggiore rispetto a questa seconda versione. Bisogna però dire che gli eventi su cui si concentra, e soprattutto quelli che si inventa questo secondo manga sono per ovvie ragioni diversi. Anzitutto, invece di cominciare in media res come quello di Shotaro Ishinomori, in cui nella prima pagina Link viene subito svegliato dalla voce della Principessa Zelda, in questo caso Ataru Kajiba va indietro di qualche giorno, intendendo presentarci la situazione da un punto di vista più "approfondito", mostrando la "bontà" e i miracoli di Agahnim (che guarisce un cagnolino), nonché il nostro Link che va a zonzo con un suo sconosciuto amico, mentre lo zio Alfon ed una guardia del castello confabulano tra loro; qualche tavola dopo si scoprirà che avevano in animo di smascherare i veri propositi di Agahnim recandosi nei sotterranei del castello di Hyrule proprio mentre compiva uno dei suoi rituali di "bandimento" nel Dark World. Peccato che Agahnim, nel tempo in cui comincia ALTTP, avesse già attuato il colpo di stato ai danni del Re, ma vabbe'. Possiamo considerare questo manga come una sorta di rivisitazione, più di quanto non lo fosse quello di Shotaro Ishinomori, della storia di A Link to the Past, e per questo l'autore (è un uomo) si è discostato parecchio dall'atmosfera originaria del gioco, tanto che probabilmente questo è fra i fumetti di Zelda "meno zeldosi" qui elencati. Ciononostante, a parte il tratto che ovviamente è molto inferiore a quello delle opere firmate Akira Himekawa (recensite più sotto), questi due manga di Ataru Kajiba sono sicuramente i più "fumettosi" e degni di essere letti a prescindere dal fatto che raccontino storie legate alla serie di Zelda. Si tratta infatti di manga a tutti gli effetti, e non di semplici trasposizioni fatte per "accontentare" il pubblico dei fan; che cosa intendo per manga a tutti gli effetti? Semplicemente che la sceneggiatura è fatta veramente molto bene, e tutto viene trattato adattandosi al medium fumetto, senza diventare una passerella gratuita di mostroni di fine livello e di Saggi che si risvegliano.

Link's Awakening. La stessa cura nella sceneggiatura e nella trama si riscontra nel manga di Link's Awakening, come detto prima composto di due volumi e anche molto, ma molto più fedele al gioco rispetto a quello di A Link to the Past di cui sopra. Tutto ciò che succede nel titolo per Game Boy è qui ripreso in modo quasi pedissequo, a partire dal naufragio di Link nella sua barca, quindi sin dalla primissima schermata dell'intro del gioco, e proseguendo anche nei capitoli successivi fino alle battute finali, identiche a quelle del gioco; piccoli ritocchi e aggiunte del tutto comprensibili e appropriati sono stati fatti qui e lì, ma a mio parere si nota appena. Sono presenti, e dovutamente trattati, anche episodi divertenti del gioco, come il prestito del BowWow e altri, che sicuramente riusciranno a strappare una risata o quantomeno un sorriso a chi il gioco l'ha affrontato e amato. Questo, ovviamente, senza che la qualità del fumetto in sé ne risenta in qualche modo. Anzi, pur rinunciando alla zeldosità, anche l'atmosfera onirica e bizzarra del gioco ne esce perfettamente intonsa, rimanendo immortalata nelle tavole del manga, e questo significa anche che un'operazione del genere è possibile senza snaturare e modificare troppo la trama originaria (capito, Himekawa-sensei?). Una curiosità: questo manga, e non quello di A Link to the Past, è stato in realtà il primo ad essere realizzato dall'autore.

  
- Manga di Akira Himekawa -
 

Questi, che sono i manga più recenti e moderni per tratto e sceneggiatura tra quelli dedicati alla serie di Zelda, sono stati realizzati da una coppia di autrici che si fa chiamare col nome collettivo di Akira Himekawa, già responsabili del manga Nazca e di un remake di Astroboy. Trattandosi di allieve del maestro Shotaro Ishinomori (vedi sopra), il loro tratto rotondo degli adattamenti in stile "The Wind Waker" ricorda molto una versione attualizzata dello stile di scuola tezukiana.
Si tratta inoltre dei primi manga ufficiali di Zelda a esistere anche in versione italiana cartacea. La divisione JPop della Edizioni BD, infatti, ha opzionato sulla scia di molti altri adattamenti videoludici anche i diritti per l'intera serie di trasposizioni curata da Akira Himekawa e la pubblica a partire da Ocarina of Time e in ordine di uscita in volumi praticamente identici agli originali, a 5,90 euro l'uno e 200 pagine di foliazione. Fra i manga usciti in patria, devo inoltre segnalare che quello dedicato a Phantom Hourglass non è stato da me recensito in quanto non sono ancora riuscita a visionarlo.

Ocarina of Time. Questo manga si compone di due volumi ed è realizzato da Akira Himekawa, uno pseudonimo che in realtà raggruppa due autrici (Honda S e Nagano A). È stato pubblicato, come tutti i fumetti sulla serie di Zelda realizzati dalle autrici, nella collana Tentomushi (Coccinella) Comics Special, di Shogakukan (sì, proprio la casa dei fumetti di Rumiko Takahashi, da Ranma a InuYasha e compagnia bella!) nell'arco di ben due anni, a partire dal 2000 e, sembra, fino al 2002. Nel primo volume vengono raccontate le vicende di Link bambino e parte di quelle di Link adulto, nel secondo il nostro eroe affronta il resto delle avventure dei templi dei Sei Saggi, ed in più è protagonista di un paio di storielline fuori serie. Il tratto è davvero notevole, ben inchiostrato e modellato benissimo, con un ottimo uso dei retini, ma d'altronde il 90% dei manga di successo oggi possono vantare una simile qualità del disegno (un po' meno nelle storie, molto spesso).
Per quanto riguarda il manga in sé, sarò molto sincera: me lo aspettavo un po' migliore. Prima di tutto il Link adulto è disegnato in maniera un po' troppo "dinoccolata" (è anche un po' troppo uno scricciolo!), sebbene comunque di faccia abbia mantenuto il suo cipiglio eroico, nonostante le frequenti espressioni super deformed spesso anche piuttosto esilaranti. Vediamo poi, in questo come nei manga successivi della serie, che le Himekawa hanno il vizio di "perdersi" in prologhi completamente avulsi dal contesto: in Majora's Mask, prima di finire a Termina Link si presenta ad un maestro per imparare da lui le tecniche di spada, in Four Swords Plus salva una fanciulla da un brigante, e altre cretinate. In questo caso ci va comunque meglio, in quanto ci viene presentato Link all'interno della Kokiri Forest, discriminato perché non ha una fatina; e sebbene Mido lo accompagni all'interno del Deku Tree infestato, il carattere del rivale di Link è tratteggiato benissimo ed in maniera molto fedele al gioco, anzi, è reso ancora più frizzante; si vede che ci hanno lavorato sopra, ma in modo più che accettabile. Purtroppo però, qua e là, le autrici hanno evidentemente deciso di non aver voglia di seguire gli eventi della storia del gioco ed hanno fatto parecchio di testa loro, combinando nella maggior parte dei casi un pastrocchio. Nel senso che se volevano modificare un po' la storia, vabbe', ma hanno esagerato, snaturando molti avvenimenti; posso capire che il ritmo di un fumetto sia diverso da quello di un videogioco e che quindi possa risultare difficile sceneggiare una storia tratta da un'opera videoludica, ma ci sono modi e modi di "adattare" le storie a queste esigenze. Andando avanti con la lettura si può ad esempio notare come la leggenda Goron del grande drago Volvagia sia stata trasformata né più né meno in una favoletta per bambini dal finale triste. Non voglio dirvi di più, anche perché basta andare alla pagina dei download e scaricare il nono capitolo del primo volume del manga per capire cosa intendo. Nel secondo volume, idem: la scena della rivelazione di Sheik è stata modificata ed ora è un'improbabile avventura di Link e del falso Sheikah nel deserto delle Gerudo. Potrei anche continuare, ma la lista è piuttosto lunga. Per contro, la bellissima scena di Ganondorf che suona l'organo è presente, anche se questo non riscatta le "cacchiate" tirate fuori precedentemente. È discutibile anche la scelta di far parlare i mostri, tipo Gohma o gli Stalfos.
Un altro difetto presente in questo manga sta nella sceneggiatura non sempre impeccabile e a volte un tantino frettolosa (ed in questo senso vengono ripresi i lati negativi della narrazione da videogioco), ma tant'è... mi sarò abituata male con le ineccepibili sceneggiature dei fumetti di CLAMP, quindi adesso non sono più in grado di apprezzare altri fumetti realizzati un po' peggio... in definitiva, quando date un'occhiata al manga, fatelo sapendo che ci sono molti cambiamenti, alcuni non proprio felici, alla trama principale del gioco, per quanto fortunatamente l'atmosfera generale (ma sottolineo generale) della storia non sembra essere stata poi troppo scalfita. Alla fin fine il tutto è abbastanza godibile, almeno per l'occhio, date le pose plastiche e dinamiche di Link e degli altri personaggi (includo anche Epona nel mazzo), e ovviamente letto in volumetto mi è parso leggermente migliore e decisamente più scorrevole. Questo manga comunque contiene alcuni elementi interessanti: per esempio, come detto fra le note al comic che fa da prologo ad Ocarina of Time nella sezione dei download, le Himekawa hanno disegnato il padre e la madre di Link (nonché lo stesso Link da neonato) assolutamente identici a quelli del comic summenzionato. Prima pensavo in effetti che solo la madre di Link ed il pargoletto fossero stati oggetto di questa sorta di "continuity", ma poi sfogliando con attenzione il manga mi sono accorta che in una piccola vignetta compare, in ombra, la silhouette del padre di Link col suo elmo, proprio come in alcune pagine del comic. Anzi, sia quella vignetta che quella direttamente sotto sembrano essere prese di peso dal comic, e a questo punto sarebbe interessante sapere se l'aspetto dei genitori di Link fosse stato già deciso in passato, lasciando i fumettisti semplicemente ad attenersi alle disposizioni di Nintendo, oppure se sia stato inventato da Himekawa o dall'autore del comic (credo che quest'ultimo sia uscito prima), e poi ripreso nell'opera successiva. Credo sia più plausibile questa seconda ipotesi, considerando quanto poco importi in EAD di definire i dettagli esterni alla narrazione che è stata inserita nel gioco.

Majora's Mask. Sempre di Akira Himekawa è uscito poi il manga di Majora's Mask in un unico volume. Se devo scegliere, questo è uno dei migliori manga di Zelda delle Himekawa per rapporto qualità-fedeltà al gioco: presenta un tratto un po' più evoluto rispetto ad OOT, ed anche una certa attinenza all'atmosfera stralunata del gioco (nonostante anche qui ci siano stravolgimenti assolutamente da non sottovalutare). Il finale, ad esempio, è molto, molto simile a quello che si ammira su video (compreso il matrimonio di Kafei ed Anju, ammantato della stessa aura di mistero per quanto riguarda la figura di Kafei Adulto), con la scena finale che, come anche nel manga di OOT, rimanda direttamente a quella che compare a suggello dei nostri sforzi una volta scorsi tutti i titoli di coda. La Majora's Mask, poi, è disegnata benissimo, mentre la Luna è orrenda. Il prologo, come detto prima, non c'entra niente, almeno finché Link non arriva a Termina. In fondo al volume c'è una storia collaterale che nulla ha a che vedere col resto della trama e soprattutto nulla c'entra con quella del gioco, ma che vorrebbe narrare della creazione della Majora's Mask: un bellimbusto biondo si reca nelle terre in cui risiede un mostro divoratore di uomini e lo fa danzare per tre giorni e tre notti, facendo nascere il tempo e ricavando dal suo guscio la maschera che noi tutti conosciamo. Tutto sommato, una storia piacevole soprattutto per lo stile di disegno, anche se completamente "out of topic" e incongruente con ciò che sappiamo della Maschera dal gioco.

Oracle of Ages. La prima delle trasposizioni degli Oracle, che contano un volume ciascuna. Il tratto, col passare del tempo, ovviamente migliora esponenzialmente, e si nota anche che le Himekawa cercano sempre di imitare lo stile utilizzato dal character designer di ogni episodio, pur mantenendo riconoscibile il loro tratto. I fumetti della serie Oracle sono sicuramente i meno fedeli fra tutti quelli da loro realizzati: parlo soprattutto di quello di Ages, che ho letto leggermente con più attenzione. I personaggi paiono essere in generale quelli del gioco (si occhieggia Veran piuttosto spesso, in più Ralph accompagna costantemente Link), ma le situazioni in cui essi si vengono a trovare sono perlopiù inventate, e in più questo non sembra nemmeno un fumetto di Zelda. Abbondano le scene di massa, e il modo in cui gli accadimenti chiave del gioco vengono causati nel manga è completamente diverso. In più, è stato aggiunto un nuovo personaggio che risponde al nome di Raven: senza paura di rovinare il fumetto a qualcuno (non è certo un'opera che vive dei suoi colpi di scena, a mio parere), dico subito che si tratta di un antenato di Link, e le Himekawa hanno voluto con lui creare un po' delle situazioni alla "Ritorno al Futuro", visto che trovandosi nel passato, se succede qualcosa a Raven anche Link ne soffrirà le conseguenze, ad esempio rischiando di sparire. Lasciate perdere, ovviamente, l'idea di trovare qualunque tipo di spiegazione sul perché un antenato di Link debba trovarsi in una terra teoricamente a migliaia di chilometri di distanza da Hyrule, in cui lo stesso Eroe s'è ritrovato solo per volere della Triforce. Nel complesso, si potrebbe ancora trattare di un buon fumetto, ma guai a considerarlo un'opera tratta dalla serie di Zelda, né come atmosfera né come fedeltà della trama...

Oracle of Seasons. Altro volume, stavolta dedicato ad Oracle of Seasons. Non ci discostiamo molto dalla qualità del fumetto precedente: abbiamo ancora un manga che si allontana dagli eventi narrati nel gioco. Come mai proprio i fumetti dedicati agli Oracle siano i meno rispettosi delle storie dei giochi, non lo capisco di certo: si tratta di una cosa effettivamente piuttosto strana. Dopotutto, le storie degli Oracle cominciano ad essere molto più "RPG" di altre nell'ambito di Zelda: bastava prenderle, magari aggiungere o cambiare qualche minima cosa, e sceneggiarle a fumetti. Almeno a mio parere.

Four Swords Plus. La prima puntata del manga ispirato a Four Swords Plus (da noi Four Swords Adventures) è stata visibile sul sito ufficiale giapponese di Zelda per tutto il periodo della promozione del gioco. Assistiamo ancora ad un'ulteriore evoluzione del tratto delle Himekawa, che stavolta comunque cercano di rifarsi allo stile "Windwakeriano" di FSA. La prima cosa notevole è certamente la copertina del primo tankobon (l'opera è distribuita su due volumi), molto colorata e soprattutto in grado di richiamare stranamente le illustrazioni ufficiali del gioco. Cominciando a leggere il fumetto, poi, prologo a parte, che come nello stile di Himekawa è completamente slacciato dal resto, presentando eventi anche piuttosto ridicoli e che nulla hanno a che fare con lo svolgimento della vicenda (troviamo un bandito che rapisce una fanciulla in una locanda ed una discussione tra la Principessa Zelda e il padre di Link che non sta né in cielo nè in terra - da quando Link ha un padre?!), si può notare con piacere come l'ossatura della trama allestita in FSA sia molto somigliante in questo manga, al punto che, come detto più sopra ad inizio paragrafo, alla Nintendo hanno addirittura deciso di utilizzare la prima puntata come pubblicità per il gioco. Assurda la trovata utilizzata per distinguere i Link: ognuno ha un carattere ed un'espressione diversi. I retini utilizzati per i vestiti sono anche leggermente differenti, ma almeno vedendo solo le scansioni è difficile comunque fare delle distinzioni. Buona la sceneggiatura: è lapalissiano che continuando a disegnare fumetti su argomenti simili prima o poi gli autori prendano confidenza.

A Link to the Past. Le Himekawa non si sono certo stancate di realizzare fumetti dedicati alla serie di Zelda: quasi in contemporanea con la serializzazione di Four Swords Plus è uscito anche in rivista (Nintendo Game Comic Special, poi raccolto in volumetto), un manga di 176 pagine su A Link to the Past, una sorta di "omaggio" al manga di A Link to the Past realizzato da Shotaro Ishinomori (alcune trovate grafiche sono tratte dalle sue pagine), ma che include un personaggio nuovo di zecca, una ladra di nome Ganty, e ovviamente si svolge in modo molto diverso. Questo è certamente il manga che metterei subito dopo Majora's Mask nella classifica delle opere di Himekawa, anche solo per qualità della narrazione. Leggendolo si rivela molto buono sebbene a volte paia disegnato un po' di fretta, e ovviamente come sempre è pieno di interpretazioni eccessivamente libere della trama principale del gioco, che addirittura in alcuni casi appaiono confusionarie - per esempio, nel narrare la presa della Triforce ad opera di Ganondorf viene utilizzato il character design del personaggio in Ocarina of Time, mentre il resto della storia è differente e non sembra riferirsi a quella narrata in OOT, come se si fossero accavallate più versioni o fosse stata trasformata stranamente qualche parte del prologo di ALTTP (altro esempio: sempre nella storia di cui sopra, nel manga sembra che la Master Sword sia stata forgiata subito dopo la convocazione dei sette Saggi da parte del Re, mentre nel manuale giapponese è detto chiaramente che i Saggi avevano dovuto cercarla, sottintendendo che la spada era stata forgiata secoli o millenni prima). Quel che voglio dire è che se si usano dei riferimenti, non solo grafici, ad Ocarina of Time, anche il resto dovrebbe attenervisi in qualche modo, oppure si fa un'opera che non ha nulla a che vedere con qualcosa di uscito in precedenza e basta, ma forse è semplicemente la mentalità del pubblico giapponese ad essere differente. Fortunatamente la buona qualità del fumetto fa di tutto per far dimenticare queste bizzarre incongruenze. La rivista su cui è stato pubblicato è un must-have per un fan di Zelda e Nintendo in generale: oltre ad un poster orizzontale rappresentante Link, Ganty, Sahasrahla e il ragazzo dell'Ocarina trasformato, la rivista è venduta con un portadocumenti in plastica con un'illustrazione per lato, e nelle prime pagine, oltre ad alcune descrizioni di giochi DS, si trovano le foto di Nagano e Honda, le due Akira Himekawa, più una sorta di reportage fotografico sulla realizzazione dei fumetti di Zelda da loro firmati. Anche il volumetto su cui è stato successivamente raccolto, da 192 pagine, è un'edizione decisamente lussuosa con una veste da graphic novel e una copertina molto ben fatta, che ricorda un po' l'"antiquatezza" del gioco da cui il fumetto è tratto. Sul fondo si trovano inoltre dei 4koma inediti.

The Minish Cap. Non si può proprio dire che le Himekawa siano delle mangaka dal tratto sempre immobile e uguale a se stesso: oltre a migliorare visibilmente a ogni manga di Zelda che viene pubblicato in volumetto, riescono ad adattare i loro disegni alle illustrazioni ufficiali in modo mirabile. A un anno dall'annuncio della pubblicazione su rivista, il manga di The Minish Cap è stato finalmente raccolto in volumetto nei primi mesi del 2006. Come se la saranno cavata nel riproporre la storia, decisamente più consistente che in passato, dell'unico episodio di Zelda originale per Game Boy Advance? La prima cosa che salta all'occhio, dicevamo, è la notevole perizia nel riprodurre lo stile super deformed del gioco, che ci fa chiedere con una certa perplessità perché il manga di The Wind Waker non abbia mai visto la luce, né per mano loro né ad opera di qualche altro disegnatore. Subito dopo ci si immerge nella lettura e si nota con grande piacere, scorrendo le pagine, che trama e personaggi sono stati rispettati con insospettabile rigore. Link lavora con suo nonno, il fabbro, Zelda viene a chiamarlo ed entrambi si recano alla Piccol Fair, che si tiene ogni cento anni. Vaati vince il torneo di lotta libera e gli viene conferito il diritto di vedere la Piccol Sword, poi apre lo scrigno e libera i mostri, tramutando Zelda in pietra. E poco importa che Link incontri Vaati nella foresta poco prima di recarsi alla festa, anzi, la cosa dà relativamente maggior spessore al rapporto tra i due personaggi, di certo piuttosto superficiale nel gioco (mentre le sue potenzialità, considerato il fatto che si tratta dei due "allievi" di Ezlo, erano decisamente superiori). L'incontro con Ezlo è identico, e, incredibile ma vero, le incursioni nei dungeon sono trattate non solo in modo decisamente più "calmo" e accettabile dal punto di vista della sceneggiatura, ma vediamo effettivamente Link raccogliere i nuovi oggetti speciali, come il Gust Jar, la Cane of Pacci e via di questo passo. Anche i Minish sono di una tenerezza incredibile e nel complesso i disegni sono semplicemente adorabili. Le pagine si scorrono che è un piacere, sia per via delle belle immagini che per la trama, che finalmente ha molte più probabilità di non far venire un attacco di bile a tutti gli appassionati del gioco, anche se avanzando si nota qualche libertà di troppo. Potrebbe essere considerata la loro migliore opera, o comunque tra le migliori e più piacevoli da leggere.

 
- Autori vari: Zelda 4koma Gag Battle -
 

Pur non essendo disegnati tutti dagli stessi autori, e pur non essendo annoverabili al 100% nella categoria dei fumetti ufficiali di Zelda, i 4koma si inseriscono di straforo fra di essi come fumetti dedicati alla serie di Zelda di portata comunque commerciale. Non stiamo infatti qui parlando di dojinshi (le fanzine giapponesi), ma di volumi con tanto di codice d'acquisto e distribuzione capillare, per quanto il mondo delle fanzine e quello delle pubblicazioni professionali, in Giappone, siano a volte divisi da confini molto sfumati e indistinti. Tuttavia, i 4koma in questione sono pur sempre volumi di lusso pubblicati da case editrici relativamente importanti e venduti anche nelle più grandi catene di negozi online, come Amazon, non libricini di poche pagine distribuiti unicamente alle fiere di fumetto amatoriale in Giappone.
Dopo questo preambolo, vi annuncio che sotto la catalogazione di "4koma Gag Battle" raggruppo volumi di manga comici dedicati a tutti gli episodi di Zelda finora usciti, e che quindi non descriverò separatamente ogni singolo capitolo o volume di Gag Battle mai uscito in Giappone, perché si tratterebbe di impresa improba: il numero di questi albi raggiunge cifre veramente vertiginose, e coprirli tutti, ma proprio tutti, è davvero impossibile. Penso che nessuno sia ancora riuscito a scovarli nella loro totalità, e anche su Amazon giapponese non ne ho trovati che alcuni. Solo per Ocarina of Time esisteranno una decina di volumi diversi, pubblicati da editori differenti e contenenti storie di autori differenti, mentre per The Legend of Zelda (suppongo il primo, perché non c'era alcun sottotitolo) ne ho contati circa 8, sempre considerando solo quelli venduti su Amazon. Non mancano ovviamente nemmeno 4koma di A Link to the Past, Link's Awakening, gli Oracle o Majora's Mask. "Sì, ma che cosa sono questi '4koma'?", mi par già di sentire chiedere dal fondo della sala da chi ancora non ha capito di cosa sto parlando (ed in effetti il criptico nome in questione potrebbe non essere noto a tutti). Ecco che ci arrivo. In sostanza, qui si sta parlando di volumi contenenti raccolte di quelle famosissime strip a 4 vignette tanto apprezzate in Giappone; tutte le strip hanno una struttura ben precisa e studiata in modo da avere sempre una conclusione a sorpresa nell'ultima vignetta, ed inoltre tutte sono di genere comico (d'altronde quel "Gag Battle" deve pur riferirsi a qualcosa). Bando quindi alla serietà e via libera agli sfottò e alle prese in giro di ogni tipo, nei confronti del sistema di gioco (nel caso che le strip siano ovviamente dedicate ad un videogioco... XD ), della trama, dei personaggi o di qualsiasi aspetto dell'opera cui sono dedicati i 4koma. Altra caratteristica peculiare di questi volumi è l'impaginazione, con le prime dieci/quindici facciate a colori (più un paio di illustrazioni all'inizio) e le altre in bianco e nero. Ogni facciata contiene due strip, ovviamente costruite in verticale, ed è dedicata ad un autore diverso. Sì, perché la seconda particolarità dei 4koma è quella di essere un'antologia di tanti disegnatori (nessuno dei quali però, a quanto ne so, inserito nel circuito professionale), ognuno con il proprio stile, senso dell'umorismo e preferenze in fatto di personaggi. Avete letto bene: in fondo a questo tipo di volumi, infatti, solitamente sono contenuti mini-profili scritti di pugno dagli autori che hanno partecipato, ognuno con un "avatar" da lui disegnato e in cui si rappresenta come preferisce, oltre a firmarsi, il più delle volte, con uno pseudonimo (per questo è impossibile individuare eventuali mangaka professionisti che abbiano partecipato alla realizzazione di queste storielle).
Gli autori realizzano sia strip a colori che in bianco e nero, e solitamente nell'indice sono riportati i "nomi" delle facciate di ogni autore, con accanto il nome dello stesso e (ovviamente) la pagina da cui partono. Per quanto riguarda la qualità delle strip, beh, trattandosi di tanti autori è facile che si incontri qualcuno che piace meno degli altri e qualcuno che si preferisce, sia come disegno che come comicità delle storie; in generale, comunque, si tratta di fumettini spassosi che strapperanno almeno una risata a ogni appassionato di Zelda. Se volete avere un'idea di come sono, correte pure a vederne qualche 4koma nella sezione dei Download: sono solo una piccola selezione, ma penso siano sufficienti a capire il tipo di umorismo che li anima.

 

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